travaglio conte

DI CHI E’ STATA LA MANINA? - TRAVAGLIO: “PURTROPPO NON SAPREMO MAI CHI SIA STATO IL PRIMO DEMENTE CHE HA PASSATO AI GIORNALISTI LE PRIME BOZZE DEL DECRETO ANCORA IN DISCUSSIONE, MA SAPPIAMO CHE LE SOFFIATE SONO STATE PLURIME PER TUTTA LA SERATA, A PARTIRE DALLE 20. E SAPPIAMO ANCHE CHI PUÒ AVERLE DIFFUSE. NON PALAZZO CHIGI, CHE NE È STATO LA PRIMA VITTIMA. MA QUALCHE MINISTRO O FUNZIONARIO CHE MAL TOLLERA LA POPOLARITÀ E CREDIBILITÀ DEL PREMIER E VUOLE SFREGIARLO PER PREPARARE INCIUCI, RIBALTONI O ELEZIONI ANTICIPATE…”

Marco Travaglio per il “Fatto quotidiano”

 

MARCO TRAVAGLIO

La leggenda autoconsolatoria degli italiani brava gente e del Paese che reagisce serio, responsabile e compatto come un sol uomo al coronavirus è andata in mille pezzi l' altra notte, con la felliniana prova d' orchestra delle cosiddette classi dirigenti e della presunta società civile. In poche ore quasi tutto il patrimonio di credibilità che avevamo accumulato nelle ultime settimane grazie alla sobrietà, all' equilibrio e alla trasparenza del governo, alla collaborazione responsabile di una parte del centrodestra e delle "sue" Regioni del Nord, ma soprattutto all' impegno sovrumano di medici e infermieri degli ospedali invasi dai contagiati malati, è finito in fumo per colpa di qualche migliaio di sciagurati che hanno restituito dell' Italia la sua immagine più macchiettistica e caricaturale.

giuseppe conte e rocco casalino

 

Matteo Salvini, con una cinquantina di post e tweet, sciacallava su tutto, persino sulle rivolte carcerarie, pur di strappare qualche decimale nei sondaggi che in realtà lo puniscono proprio per il suo sciacallismo. E un altro premier fortunatamente mancato, Carlo Cottarelli, faceva lo spiritoso sull' isolamento della Lombardia ("La Padania c' è riuscito il virus"), inaugurando la figura dello sciacallo antileghisti.

 

Intanto il vero premier, Giuseppe Conte, dopo un lungo e drammatico Consiglio dei ministri, intervallato dai negoziati con le cinque Regioni interessate e dalle sciagurate fughe di notizie sulle bozze del nuovo decreto, era costretto ad annunciare le misure definitive in piena notte. Misure che nessuno sa se basteranno, visto che non contengono (ancor) il divieto "alla cinese" di uscire di casa tout court almeno per la Lombardia. Conte ha ricordato che non è il momento di "fare i furbi" e si è appellato all'"autoresponsabilità".

GIUSEPPE CONTE ROCCO CASALINO

 

Parola lunare per la minoranza rumorosa di italioti che assaltavano i treni per Sud, affollavano le spiagge, le discoteche e le stazioni sciistiche, preparavano le sporte per la nuova corsa agli accaparramenti nei supermercati, come se il virus non li riguardasse o non esistesse.

 

Parola perfetta per la maggioranza silenziosa di italiani che seguono alla lettera i consigli degli esperti e le raccomandazioni delle autorità, o lavorano giorno e notte negli ospedali, o patiscono i morsi della crisi nei loro negozi, locali, negozi e aziende.

fuga milano

Purtroppo non sapremo mai chi sia stato il primo demente che ha passato ai giornalisti le prime bozze del decreto ancora in discussione, ma sappiamo che le soffiate sono state plurime per tutta la serata, a partire dalle 20.

 

E sappiamo anche chi può averle diffuse, fra le poche istituzioni che ne erano in possesso. Non Palazzo Chigi, che ne è stato la prima vittima. Ma qualche ministro o funzionario che mal tollera la popolarità e credibilità del premier e vuole sfregiarlo per preparare inciuci, ribaltoni o elezioni anticipate. E gli uffici di qualche Regione, magari per far dimenticare le boiate di qualche governatore, o soltanto per la cialtroneria di chi non riesce a tenersi neppure un cecio in bocca: figurarsi un provvedimento di quella drammatica portata.

 

Le possibili "manine" sono tante, e i moventi pure. Prendersela con l' ultimo anello della catena, cioè con i giornalisti che pubblicano bozze ufficiali, per quanto provvisorie, è ridicolo: fanno il loro, anzi il nostro mestiere (diversamente da quelli che sfruttano l' occasione per riprendere il tiro al bersaglio sul premier).

 

fuga da milano dopo il decreto che ha chiuso la lombardia

Certo, è avvilente scoprire che neppure in un momento come questo il capo del governo può fidarsi delle altre istituzioni, e forse nemmeno di tutti i suoi ministri. Tantopiù che questa gente rappresenta lo Stato e dovrebbe essere di esempio ai cittadini comuni, chiamati a sacrifici mai visti dai tempi della guerra.

 

Se un ministro, un funzionario, un governatore o un assessore dà queste prove di irresponsabilità (e taciamo, per carità di patria, sui cosiddetti "presidenti" di serie A, o sui soliti radicali che, a furia di invocare amnistie e indulti, soffiano sul fuoco delle rivolte nelle carceri), come potrà convincere il quidam de populo a non sfruttare la situazione per fregare il prossimo? O invitare all'"auto-responsabilità" chi forza blocchi, viola divieti o nasconde l' infezione diffondendola in giro per l' Italia?

 

fuga da milano dopo il decreto che ha chiuso la lombardia

Il decreto dell' altra notte non estende la zona rossa alle province interessate, troppo estese perchè se ne possano sigillare i confini a mano armata: tutto è affidato al senso civico dei singoli (l'"autoresponsabilità", appunto), nella speranza che tutti rispettino spontaneamente le prescrizioni pur sapendo che sarà impossibile costringerli a farlo manu militari e perseguirli penalmente se non lo fanno. Si spera che questo decreto ottenga i risultati sperati. Che sono almeno due: contenere un contagio che è impossibile fermare per legge; ma anche dimostrare che in Italia le persone serie sono qualcuna in più dei cialtroni.

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