1. L’ORO ALLA PATRIA? MADDECHÉ! NEGLI ULTIMI 20 ANNI LE BANCHE CENTRALI HANNO SVUOTATO I CAVEAU PIENI DI LINGOTTI ATTRAVERSO ASTE, LEASING E OPERAZIONI DI CREDITO 2. LA GERMANIA HA CHIESTO ALLA FEDERAL RESERVE DI RIAVERE INDIETRO LE SCORTE DI ORO CHE TENEVA IN AMERICA. MA GLI USA STANNO TEMPOREGGIANDO DA SETTE ANNI 3. NON È CHE GLI AMICI AMERICANI HANNO “IMPEGNATO” IL METALLO DEI TEDESCHI E ORA NON SANNO COME RECUPERARLO, VISTI I PREZZI CHE HANNO TOCCATO 2MILA $ L’ONCIA? 4. LO STESSO GIOCHINO LO HANNO FATTO IN MOLTI. SECONDO I DATI UFFICIALI, NEGLI ULTIMI 40 ANNI 6.500 TONNELLATE SONO USCITE DAI CAVEAU, VERSO ASIA E ACQUIRENTI PRIVATI 5. MA L’ORO FUORIUSCITO DI NASCOSTO DAL “SISTEMA” POTREBBE ESSERE DI 15.000 TONNELLATE (SU 33MILA TOTALI). UNA MASSA CHE PUÒ DESTABILIZZARE L’ECONOMIA GLOBALE 6. E NON È UN CASO CHE, DALLA RICHIESTA DELLA GERMANIA, L’ORO È CROLLATO DA 2.000 A 1.300 $, NONOSTANTE LA CRISI DI CIPRO E DELL’EUROPA E SCAMBI INTENSISSIMI

Glauco Benigni per Dagospia

Recentemente l'Oro è tornato ad essere un tema rilevante e strategico nel dibattito mondiale . "La notizia che la Germania vuole rimpatriare parte delle sue riserve auree dagli Usa e dalla Francia - scrive Robert Lenzner, ex banchiere e oggi analista di Forbes - fa molto preoccupare, perchè è il primo grande segnale che la fiducia tra le Banche Centrali del mondo si sta deteriorando" E quando la fiducia si incrina non si sa mai come va a finire.

L'episodio non è isolato. Sono tanti i Paesi che negli ultimi 50 anni hanno ricoverato il loro oro nei grandi caveau americani e inglesi, ma ora lo rivorrebbero indietro. Tra questi Paesi ovviamente non poteva mancare l'Italia. Sembra però che ci siano dei problemi .

Dopo aver trascorso 50 anni in casa straniera oggi l'Oro della Germania vorrebbe tornare in patria: per lo meno il 50% . Lo ha deciso recentemente la Bundesbank, la seconda grande proprietaria di riserve auree nel mondo . Perchè e perchè ora ? Ci sono diverse ragioni. In parte perchè una lobby di economisti, legali e uomini d'affari tedeschi sta esercitando pressioni, ma non solo.

La storia ha inizio lo scorso ottobre quando la Corte dei Conti tedesca ha richiesto un'ispezione presso i forzieri delle Banche Centrali che custodiscono il loro oro all'estero. Non era mai successo prima e ciò ha da subito innescato un'atmosfera da thriller internazionale. Inoltre c'erano precedenti ambigui. Secondo il magazine Der Spiegel : "nel 2007, dopo numerose richieste, alcuni ispettori della Bundesbank erano stati autorizzati ad entrare nel caveau della FED americana , ma ... solo nell'anticamera ! Quattro anni dopo, in maggio 2011 gli ispettori fecero una seconda visita e stavolta ebbero modo di entrare in uno dei 9 compartimenti dove si trovava l'oro tedesco. Qualche lingotto venne pesato, ma l'esito di tali verifiche fu, su richiesta della FED, posto sotto segreto. Ahi, ahi, ahi!

Da quel momento si comincia ad elaborare un piano settennale di restituzione che avrebbe avuto inizio nel 2013 e si sarebbe dovuto concludere nel 2020. Oggetto: il trasferimento di 54.000 lingotti dai caveau di New York a quelli di Francoforte. Un'operazione (apparentemente ) senza effetti collaterali sul mercato. In realtà tale da innescare un effetto domino.

Gli olandesi, che hanno solo il 10% del loro oro in casa e il resto nei caveau di New York, Ottawa e Londra, si sono agitati e hanno chiesto anche loro ispezioni e resoconti . Altri paesi si stanno disponendo a fare altrettanto.

Ovviamente in tale scena gioca un ruolo anche la crisi dell'Euro. Secondo Peter Krauth, analista di Money Morning, "la Germania si sta preparando in caso di dissoluzione dell'area Euro e vuole il suo oro, eventualmente per sostenere un nuovo Deutsche Mark". Questa ipotesi, che riporterebbe le lancette della storia monetaria indietro di 40 anni, è sostenuta anche da altri analisti e Autorità Monetarie .

A questo punto si pone un dubbio? Ma l'Oro è ancora lì dove dovrebbe essere? Se così fosse perchè ci vogliono 7 anni per farlo rimpatriare? Steve Scacalossi, vicepresidente della TD Securities, dice che l'Oro "is allocated outside" , cioè la FED lo ha "prestato" o "dato in leasing" a qualcun'altro , quindi non si può restituire in tempi brevi perchè ciò influirebbe negativamente sugli interessi che la FED percepisce da chi lo sta usando.

Keith Barron però, un geologo responsabile di imponenti ricerche minerarie, va giù più duro : "Credo che la maggior parte delle riserve auree del mondo occidentale, che dovrebbero essere nei caveau delle Banche Centrali Custodi, sia in realtà in mano di privati in India e ciò che rimane continua ad essere inoltrato verso l'Asia. Pertanto la maggior parte dell'oro occidentale "è sparito " (has vanished) dai caveau ed è ora solo una voce di registro. Queste Banche Centrali e le Bullion banks (una bullion bank è una banca d'affari che funziona come trader all'ingosso di grandi quantità d'oro, ndr.) semplicemente "rollano" i contratti di locazione e l'oro non torna mai nelle nazioni d'origine."

A conferma delle affermazioni di Barron c'è un tragico precedente.
Nel 1990 Drexel Burnham Lambert, una delle maggiori Banche d'Affari del tempo, andò in bancarotta coinvolta nello scandalo dei famosi junk bonds di Michael Milken. Pochi sanno che la Banca del Portogallo le aveva "prestato" 17 tonnellate d'oro. Oro che semplicemente evaporò. A quel tempo l'oro quotava 380 dollari per oncia.

Quando gli ispettori tedeschi hanno visitato i caveau però l'Oro volava verso i 2000 dollari l'oncia ... e questo ha fatto la differenza. In questa nuova scena parlare di 7 mesi per la restituzione sarebbe anche pensabile, ma 7 anni no! Un tale periodo genera sospetti inevitabili. Sarebbe questo un tempo utile per "buy back" l'oro dato in prestito? E come si fa a "ricomprare" a 2000 dollari l'oncia un bene che in passato valeva molto, molto meno? Le Banche Custodi che incautamente hanno fatto circolare "fuori casa" l'oro che era stato loro affidato, oggi dovrebbero dissanguarsi per riottenerlo e restituirlo. E dovrebbero anche cancellarlo dai loro libri contabili.

Fra l'altro, se la Germania insiste e si tira dietro altre nazioni, il mercato dell'oro fisico potrebbe reagire in modi impensabili. Le Banche Centrali di molte nazioni emergenti (come vedremo) stanno acquistando come mai in passato. Il prezzo potrebbe andare alle stelle. In ogni caso la parola d'ordine che sta circolando è "ridateci il nostro oro fisico" .

Non ostante il dialogo tra i vari gestori dei Forzieri sia da sempre piuttosto "riservato" oggi cominciano a trapelare informazioni alimentate da un sospetto : "Vuoi vedere che c'è meno oro nelle casse delle Banche Centrali Custodi di quanto viene riportato ufficialmente ?".

Cerchiamo di ricostruire un po' di questa storia misteriosa. Una storia che vede protagonista un metallo tanto nobile quanto losco. Un metallo che ha reso schiavi milioni di uomini nelle miniere, che ha provocato guerre e distruzioni, che ha creato ricchezze oscene ...

Negli ultimi 4 decenni lo svuotamento dei caveau sarebbe avvenuto in 2 modi : attraverso aste e operazioni segrete.

Le aste erano il modo più semplice e ufficiale. Un primo dato comparve nel 1975, quando venne rivelato che le riserve auree totali di tutte le nazioni e organizzazioni internazionali del mondo ammontavano a 36.700 tonnellate. Il Global Finance Power decise di mandarle all'asta e di "ottimizzare" le procedure di cessione, scambio, leasing. Il processo, su grande scala, era stato innescato dall'abolizione del gold standard per il dollaro, effettuata da Nixon nel 1970-71.

Dopo secoli, l'Oro perdeva il suo ruolo di massimo garante del valore della carta moneta circolante, mantenendo peraltro quello di metallo per gioiellieri, dentisti e costruttori di raffinati marchingegni tecnologici, anche aerospaziali. A questo punto era una materia prima come un'altra. "Vendete !" tuonò il Dio mercato. "Rollate questo immenso valore ovunque sia possibile."

Tutte le aste d'oro delle riserve ufficiali possono essere suddivise in tre categorie:
1) Le prime aste: dalla seconda metà degli anni 1970 fino all'inizio degli anni 1980, organizzate dal Ministero del Tesoro USA e dal Fondo Monetario Internazionale;
2) Le Aste da parte delle Banche Centrali, nell'ambito del cosiddetto "Washington Gold Agreement" siglato nell'autunno del 1999, e
3) Aste isolate da parte di singole Banche Centrali e organizzazioni internazionali in anni diversi.

Negli anni ‘70, gli USA hanno "ceduto" a diversi soggetti 530 tonnellate e il FMI ha "ceduto" 732 tonnellate - per un totale di 1.262 tonnellate. Negli ‘80, l'attività è continuata in sordina. Negli anni ‘90, le vendite nette di oro dei paesi economicamente sviluppati raggiungono la considerevole somma di 2.900 tonnellate. Alla fine del 2000, le riserve auree ufficiali del mondo contenevano 3.600 tonnellate in meno di oro rispetto al 1975.

Come accennato, nel settembre 1999 era stato firmato il 1° WGA - Washington Gold Agreement, tra 17 Banche Centrali, compresa la Banca Centrale Europea. Regolava le vendite di oro nel corso dei successivi cinque anni e ufficialmente mirava a non far cadere il mercato. "In realtà - secondo Valentin Katasonov , analista di Global Research- il suo obiettivo era il contrario: obbligare le Banche Centrali a vendere le riserve per mantenere bassi i prezzi dell'oro."

Anche Marco Saba, Direttore della Ricerca del Centro Studi Monetari, conferma : " C'è tra le Banche Centrali una continua manipolazione attiva. Fanno operazioni in perdita sui futures". Vennero stabilite delle «Quote» per i singoli paesi per un totale complessivo di 2.000 tonnellate. Nel settembre 2004, l'accordo è stato aggiornato con nuove regole. (WGA-2). Infine, nel settembre 2009, venne siglato il « 3° accordo di Washington» (WGA-3) .

Dal 2001 al 2009 i maggiori venditori sono stati : Svizzera (1.300 tonnellate), Francia, Gran Bretagna e Paesi Bassi. Seguiti da Spagna e Portogallo. Il volume medio annuo delle vendite delle Banche Centrali è stato pari a 385 tonnellate. Nel 2009, tuttavia, al culmine della crisi finanziaria, c'è stata una inversione di rotta nelle politiche delle Banche Centrali, specialmente quelle asiatiche. Perchè ? Può essere considerata anche un manifesto segno di sfiducia nel Dollaro Usa ? "Anche di più della semplice sfiducia - afferma Saba - potrebbe essere il primo passo di un progetto antagonista per creare nuove valute garantite dall'oro"

In ogni caso : complessivamente, nei 40 anni successivi all'abolizione del gold standard, un totale di 6.500 tonnellate di oro sono state vendute, prestate, "allocate". Secondo i dati ufficiali, le riserve auree sono ora solo poco più di 30.000 tonnellate.
Stranamente un' analisi dettagliata di molte delle operazioni di vendita di oro da parte delle Banche Centrali Custodi mostra che le cessioni sono state eseguite quando erano più vantaggiose per il compratore e non per il venditore. Un esempio classico di "privatizzazione". Ecco un paio di casi .

Tra il 1999 e il 2002, quando il mercato dell'oro mondiale era al suo punto più basso rispetto ai precedenti 20 anni, la Banca d'Inghilterra ha venduto nel corso di 17 aste, 400 tonnellate d'oro, più della metà delle proprie riserve auree. La decisione di vendere fu presa dal Ministro delle Finanze, Gordon Brown. Prima delle aste c'erano 715 tonnellate di oro britannico nei caveau, alla fine, ne rimasero poco più di 300 tonnellate. I proventi delle vendite di oro vennero convertiti in dollari, euro e yen. Valute che oggi si trovano tutte in sofferenza .

Anche qui , come riporta il sito Disinformazione.it, c'è da annotare un episodio interessante "tra il 2000 e il 2001, la Bundesbank avrebbe ridotto le sue detenzioni d'oro a Londra da 1440 tonnellate a 500 tonnellate, ufficialmente «perché i costi di stoccaggio erano troppo alti». A quel punto, il metallo fu trasportato per via aerea a Francoforte. ...Perché questa mossa? Semplice, per evitare che l'oro andasse in giro e non tornasse più".

Nella primavera 2010 Londra chiese un'indagine : il prezzo dell'oro si era moltiplicato più di quattro volte rispetto al prezzo di vendita di 10 anni prima (1.250 dollari per oncia troy contro 256-296 dollari). Si scoprì che le "perdite" derivanti da quella incauta vendita ammontavano a 7 miliardi di sterline. E 'interessante notare che tra il 1999 e il 2001, il Segretario del Tesoro degli Stati Uniti era Larry Summers, che era in stretto contatto con Gordon Brown e che aveva esercitato pressioni per decidere le cessioni d'oro.

L'altro esempio è la Svizzera. Nel 1999, le riserve auree ufficiali della Svizzera erano pari a 2.590 tonnellate (era al secondo posto dopo gli USA). Tra il 2000 e il 2005, la Banca Nazionale Svizzera ha venduto un totale di 1.300 tonnellate di oro. Il prezzo medio dell'oro a quel tempo era 350 dollari per oncia troy (oscillava tra 250 e 450 dollari). Nell'autunno del 2012, il prezzo dell'oro sui mercati mondiali si stava avvicinando al valore di 1.800 dollari, quindi più di cinque volte superiore al prezzo medio del periodo 2000-2005. Si calcolò pertanto che le perdite di questa operazione ammontavano a 60 miliardi di dollari. Circa 9 volte le perdite derivanti dalla vendita delle riserve auree inglesi. Una vera stranezza .

Questi esempi dimostrano che le aste d'oro non sono andate a favore delle autorità monetarie o dei popoli della Gran Bretagna e Svizzera, ma a favore degli acquirenti, che ovviamente preferiscono restare anonimi. Se poi ci si chiede come mai quei "volponi" degli Inglesi e degli Svizzeri abbiano commesso un tale errore. La risposta, ancora secondo Marco Saba è : " Chi ha facoltà di stampare moneta se ne frega del prezzo dell'oro"

IL 1990: OPERAZIONI SEGRETE PER RIMUOVERE ORO DAI CAVEAU DELLE BANCHE CENTRALI

Nel 1990 le Banche Centrali hanno iniziato attivamente a fornire oro in leasing. Secondo Katasonov "Queste operazioni sono state tenute nascoste al pubblico, ai legislatori e ai governi. Uno degli obiettivi principali di queste pratiche segrete era abbassare il prezzo dell'oro, che indirettamente continuava a rivaleggiare con il dollaro USA. A quel tempo, l'oligarchia finanziaria aveva bisogno di un dollaro forte per attività di buy-up in tutto il mondo". Molti analisti rivelarono i piani segreti della finanza globale, che aveva asservito la maggior parte delle Banche Centrali di tutto il mondo ai propri interessi.

Venne istituito il GATA (Gold Anti-Trust Action) con l'obiettivo di scoprire le operazioni segrete del «Cartello dell'oro», un'associazione di fatto costituita da : Federal Reserve Bank, Banca d'Inghilterra, Banche di Wall Street (in primo luogo Goldman Sachs), e una serie di altre banche e società finanziarie, anche europee, tra cui la Bundesbank e la Banca Nazionale Svizzera. Nel "cartello" figuravano anche le aziende di estrazione dell'oro. Una di loro, la Gold Fields Mineral Services (GFMS), ha riconosciuto che all'inizio del 21 ° secolo "quasi 5.000 tonnellate di oro, elencate nei bilanci delle banche centrali, si trova "fuori dai caveau" .

Secondo James Turk, analista finanziario autore di "The collapse of dollar" : "se si studiano le statistiche doganali di Gran Bretagna e Stati Uniti si può concludere che solo in questi due paesi, la fuoriuscita segreta di oro dalle riserve ufficiali, tra il 1991 e il 2002, ammonta a 7.287 tonnellate" .

Le stime di Frank Veneroso, che ha pubblicato un rapporto eccezionale sul mercato dell'oro dal titolo «Il 1998 Gold Book Annual», sono ancora più drammatiche. Nel suo rapporto, Veneroso giunge alla conclusione "che la vendita di oro da parte delle Banche Centrali (4.000 tonnellate annue ) ha artificialmente soppresso il volume totale della domanda di oro (circa 1.600 tonnellate l'anno)."

Secondo i calcoli di Veneroso "invece di 33.000 tonnellate le Banche Centrali avevano ufficialmente nel 1998, solo 18.000 tonnellate". Al di fuori delle Banche Centrali, circolavano dunque 15.000 tonnellate di oro consegnate a organizzazioni esterne per mezzo di operazioni di aste, leasing e credito. In linea di principio, le stime di Veneroso non contraddicono quelle di James Turk. Sono più grandi, in quanto tengono conto non solo della rimozione di oro ufficiale da Gran Bretagna e Stati Uniti, ma anche della maggior parte delle altre principali Banche Centrali.


Parte 1 di 2. Continua...

 

 

 

 

 

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