"L'IMPRESSIONISMO È COME LA CAMICIA BIANCA: NON PASSA MAI DI MODA" - ANTONIO RIELLO: "IN QUESTO MESE HANNO APERTO DUE IMPORTANTI RASSEGNE CHE LO TESTIMONIANO. LA NATIONAL GALLERY DI LONDRA PROPONE UN COLOSSO DELL'IMPRESSIONISMO, PIERRE-AUGUSTE RENOIR. LA MOSTRA PONE L'ACCENTO SU COME LE OPERE DI RENOIR RIFLETTANO I MECCANISMI DI SEDUZIONE (ED INGAGGIO SESSUALE) CHE OPERAVANO NEI LUOGHI MONDANI DI PARIGI" - "NELLA CAPITALE FRANCESE, IL PETIT PALAIS OSPITA LE OPERE DI UNA FIGURA, ALMENO FINO AD ORA, POCO NOTA DELL'EPOCA IMPRESSIONISTA: EVA GONZALÈS..."
Antonio Riello per Dagospia
Non c'è niente da fare: la stagione dell'Impressionismo va sempre di moda. In questo mese hanno aperto due importanti rassegne che lo testimoniano e c'è stato pure un furto in un museo francese, a Cagnes-sur-Mer.
La National Gallery di Londra (curatori: Christopher Riopelle e Chiara di Stefano) propone un colosso dell'Impressionismo, Pierre-Auguste Renoir (1841-1919). Anche i quadri rubati - valore stimato più di 8 milioni di Euro - in Costa Azzurra erano comunque opera sua (questa è stata anche l'Estate dei furti d'Arte).
Renoir era nato a Limoges. La famiglia si era poi spostata a Parigi nel 1844. Limoges rimase comunque nel suo DNA artistico perchè il suo primo mestiere fu decorare ceramiche. Potrebbe essere considerato un impressionista atipico, almeno rispetto all'immaginario popolare che tradizionalmente associa questo movimento al paesaggio naturale e alla bella veduta. Come Manet, Renoir preferisce infatti concentrarsi sulle persone. E in particolare sulle loro relazioni.
La vita sociale e i rapporti amorosi nella capitale francese sono l'obiettivo primario della sua esplorazione artistica. Ristoranti, bar, sale da ballo, gite in barca a remi, picnic all'aperto i suoi campi di battaglia. Questa mostra, il titolo lo esplicita, pone l'accento su come le opere di Renoir riflettano i meccanismi di seduzione (ed ingaggio sessuale) che operavano in quegli ambienti. In termini contemporanei si potrebbe parlare delle dinamiche uomo/donna del suo tempo. Dinamiche, ca va sans dire, altamente asimmetriche.
La National Gallery espone 45 quadri dell'autore. Alcuni arrivano da musei americani (soprattutto Boston). Molti provengono invece dal Musée d'Orsay, tra i quali si annovera il celebre "Bal du moulin de la Galette" (1876). Da solo vale la visita. Impressionismo urbano di inarrivabile qualità capace di creare il mito imperituro della Belle Époque parigina: gioiosi scambi di sguardi e ammiccanti sorrisi (e sembra quasi di sentire la musica suonare in sottofondo e il rumore dei bicchieri che tintinnano).
E' un quadro complesso che in verità va molto al di là dei banali cliché sentimental-oleografici. Siamo di fronte anche ad una raffinata - e indiretta - analisi storico-sociologica. La Galette era un luogo dove comunque le giovani donne venivano letteralmente selezionate - seppure in modo galante - dai giovanotti. In maniera, alla fine, non molto dissimile da quello che contemporaneamente accadeva nei bordelli della stessa città (il pensiero corre ad alcune tele di Edgar Degas e di Henri de Toulouse-Lautrec).
Notevole anche un suo vivace autoritratto del 1875. "Les Parapluies" (1881-86) mostra una operaia a cui - in un giorno di pioggia a Parigi - viene offerto riparo da parte di un signore equipaggiato - oltre che di ombrello - di tutti i crismi della agiata borghesia. Forse solo l'istantanea di un gesto di premurosa gentilezza. Oppure la certificazione di un tentativo di seduzione interclassista (traducibile in una forma soft di prostituzione occasionale). Impossibile saperlo.
La mostra pone anche l'accento sulla tradizione - molto francese - della socialità del ballo (il "Ballo di Campagna" è del 1883.) Le cosiddette "Fetes Galantes", prima che da Renoir, sono state immortalate da Fragonard, Watteau e Boucher. Altro luogo topico è il "Caffè", fisicamente meno intimo del danzare assieme ma altrettanto importante nei rituali di corteggiamento, vedi il quadro "Au Café" del 1877.
Infine non poteva mancare l'Opera, il principale palcoscenico della gerarchia sociale parigina. Degas naturalmente ne è stato il principale cantore, ma anche Renoir ce lo ha raccontato magnificamente. Straordinario in proposito il dipinto "La Loge" (1880), prestato dal Courtauld Institute of Art di Londra. I palchi privati dei teatri fornivano una importante area di intimità protetta per le relazioni extra-coniugali. Probabilmente il numeroso pubblico dell'Opera lirica dell'800 era in realtà più appassionato di faccende prosaiche che liriche.
La National Gallery stavolta propone dunque Renoir come un affascinante esploratore - più o meno consapevole - delle permute corporali (con focus su classi sociali e rapporti di genere) che hanno esaltato e afflitto la Parigi degli ultimi decenni dell'800. Insomma una specie di Alain Corbin (noto specialista francese del corpo umano nella Storia dell'Occidente) provvisto di pennello.
Negli stessi giorni, a Parigi, il Petit Palais ospita le opere di una figura, almeno fino ad ora, poco nota dell'epoca impressionista: Eva Gonzalès. Pensando alle pittrici di quegli anni i nomi che di solito ricorrono sono infatti quelli di Mary Cassatt (1944-1926) e Berthe Morisot (1841-1895).
Eva Gonzalès (1849-1883), figlia di un importante scrittore, fu allieva prima di Chaplin e poi di Eduard Manet (c'è un bel ritratto di Eva fatto proprio da Manet). Era stata, in qualche modo, rivale della Morisot (anche lei allieva di Manet). Sposata con lo stampatore Henri Guérard, morì a soli 34 anni (a sei giorni dalla scomparsa del suo venerato maestro).
Ma nel breve tempo della sua carriera riuscì a sviluppare (ai margini della temperie Impressionista, della quale era una sorta di "fiancheggiatrice esterna") un suo stile preciso e sincero. Niente cedimenti a scontati sentimentalismi ma comunque un occhio attento e partecipe all'universo femminile: non era una pittrice che faceva finta di dipingere come un uomo (come altre colleghe cercavano allora di fare per essere credibili).
"Il figlio con la bambinaia" (1877), "Il palco al Theatre des Italiens" (1874) e "Il Risveglio" (1877) sono solo tre delle sue notevoli tele in mostra (curata da Sthéphanie Cantarutti e Fleur Roos Rosa de Carvalho). Per evidenti ragioni anagrafiche la sua produzione fu, purtroppo, abbastanza ridotta.
pierre auguste renoir le moulin de la galette
Eva dipingeva, con semplice ma sicura maestria, donne nella loro intimità domestica. Ai suoi tempi forse le sue fatiche non dicevano granché all'enfatico e retorico sistema dell'Arte, dominato da una visione - sì, qui non è affatto un'esagerazione ideologica - decisamente maschilista, se non addirittura "patriarcale". Ma oggi i suoi quadri sono divenuti assai significativi, sia per il loro talento artistico che per il valore storico.
La sua attitudine quasi-casalinga infatti non è più un limite. Anzi. Non è ancora una proto-femminista, ma sa comunque mostrare il "pianeta donna" come una realtà autonoma e non più - come ancora usavano i "mitici" pittori Impressionisti - come una addomesticata e piacevole decorazione di quello maschile. Finalmente! Brava Eva! Per chi la perdesse a Parigi, la mostra andrà poi ad Amsterdam al Van Gogh Museum.
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