malago galliani calcagno ulivieri

NELLA BATTAGLIA PER LA FIGC MALAGO’-GALLIANI STA PER ESPLODERE UNA BOMBA CHE RISCHIA DI TRAVOLGERE L’ASSOCALCIATORI E ASSOALLENATORI (SPONSOR DELLA CANDIDATURA GALLIANI) – SOTTO ESAME IL FONDO DI FINE CARRIERA, CHE GESTISCE DAL 1975 I SOLDI DI CALCIATORI E ALLENATORI: SONO STATI PRESENTATI OLTRE 23 ESPOSTI IN 12 PROCURE DIVERSE – DOVE FINISCONO I SOLDI VERSATI DA GIOCATORI E TECNICI? LA NUOVA ASSOCIAZIONE DI CALCIATORI E ALLENATORI (ASSOCAPP) FONDATA DA BEPPE DOSSENA: “IL FONDO HA INCASSATO 534 MILIONI E NE HA EROGATI 349. QUANTA PARTE DEI 185,6 MILIONI ANCORA DA EROGARE RIGUARDA CHI HA SMESSO? DAI DOCUMENTI PUBBLICATI NON RISULTA” – LA DENUNCIA SULLA POCA TRASPARENZA DEL FONDO DELL’EX PORTIERE VIVIANO. E POI INCOMPATIBILITÀ, INTRECCI E INTERESSI, LE POLEMICHE SUI RUOLI DI UMBERTO CALCAGNO (AIC) E RENZO ULIVIERI (AIAC), I POTENZIALI PROFILI DI CONCORRENZA SLEALE O ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE: LA FIGC, STAVOLTA, VUOLE ANDARE FINO IN FONDO…

Dagonota

umberto calcagno

Nella battaglia per la Figc Malago’-Galliani sta per esplodere una bomba che rischia di travolgere l’Assocalciatori e l’Assoallenatori (che sostengono la candidatura Galliani). Sotto esame è finito il fondo di fine carriera, un’associazione non riconosciuta che gestisce dal 1975 i soldi di calciatori e allenatori: sono stati presentati oltre 23 esposti in 12 procure diverse. Dove finiscono i soldi versati da giocatori e tecnici?

 

La nuova associazione di calciatori e allenatori (Assocapp) fondata da Beppe Dossena, che prova a rompere il monopolio Aic, incalza: “Il fondo ha incassato 534 milioni e ne ha erogati 349. Quanta parte dei 185,6 milioni riguarda chi ha smesso? Dai documenti pubblicati non risulta”. La Figc vuole andare fino in fondo ed è intenzionata a chiedere chiarimenti…

 

LA STORIA DEL FONDO CALCIATORI E ALLENATORI

 

Michele Spiezia per https://storiesport.it/indiscreto/fondo-calciatori-e-sport-invest-conti-interessi-intrecci-calcagno-ulivieri-amico-di-meane-e-il-clamoroso-caso-del-presidente-sica-i-rischi-figc/#google_vignette

 

 

 

 

renzo ulivieri foto mezzelani gmt 034

Avete presente la situazione di quando un comune consumatore decide di sottoscrivere una polizza, un fondo integrativo, un investimento azionario? Si imbatte in una serie di fogli da leggere e sottoscrivere; spesso in minuscolo e a fondo pagina, c’è poi una sfilza di note che bisognerebbe approfondire bene prima di mettere le firme.

 

Si chiamano (anche) avvertenze: il proponente ne è tenuto per legge mettendosi così al riparo da eventuali contestazioni, e servono all’investitore che ha contezza di quanto sta sottoscrivendo e dei rischi nei quali potrebbe incorrere cautelandosi da effetti indesiderati. Effetti indesiderati presenti anche nei “bugiardini” inseriti nelle scatole dei medicinali: fogli da leggere con attenzione, per evitare che la panacea al dolore o malore si trasformi in un altro rosario di dolori o malori. E avete presente quando sui quotidiani o in tv ci si imbatte in notizie e articoli che informano sulle infrazioni o sulle multe che l’Agcom o l’Agcm emettono per “pubblicità ingannevole” o per “concorrenza sleale” o per “abuso di posizione dominante”?

 

umberto calcagno presidente assocalciatori 5

Situazioni che sono all’ordine del giorno, situazioni comuni per tutti i cittadini comuni (e non). Compresa la categoria di calciatori e allenatori: quante volte si è letto di investimenti rovinosi, di truffe, di raggiri che colpiscono anche i protagonisti, spesso avventati o mal consigliati, del pallone tricolore?

 

 

Nel mondo del pallone tricolore galleggia ancora, come una zavorra, la sentenza del Consiglio di Stato (l’articolo è di gennaio, leggi qui) che, dopo un lungo contenzioso amministrativo (ribaltato il giudizio Tar, accolto il ricorso dell’Avvocatura dello Stato), ha confermato la salatissima multa inflitta dall’Agcm (Autorità Garante concorrenza e mercato) alla Figc perché, abusando della sua posizione, aveva cercato di attrarre “sotto la propria autorità”, in danno degli enti di promozione sportiva, quanta più attività possibile.

 

renzo ulivieri

 Una multa salatissima: 4,2 milioni di euro per le infrazioni durate 8 anni e 11 mesi (468mila euro l’anno), perché – leggendo il provvedimento assunto a giugno del 2024 dall’Agcm – almeno dalla stagione sportiva 2015/2016 la Federcalcio aveva utilizzato strumentalmente il potere regolatorio, attuato pratiche di concorrenza sleale e usato poteri intimidatori (deferimenti e sanzioni) “abusando della propria posizione dominante nel mercato dell’organizzazione di competizioni calcistiche a carattere agonistico, con l’obiettivo di escludere gli enti di promozione sportiva e limitare anche le loro attività amatoriali”.

 

Il collegio difensivo Figc (nominato all’epoca dal presidente Gravina) era composto dal professore universitario e già commissario ad acta in Lega A Gennaro Terracciano e dall’avvocato Giancarlo Viglione che, nel tempo del contenzioso, era pure capo del legislativo della Figc (poteva fare contemporaneamente le due cose?).

 

 

umberto calcagno presidente assocalciatori 4

Una decisione (con conseguente stangata e avvertimento) che ancor più da allora impone alla Figc attenzione e cautela, un’approfondita rilettura dello Statuto federale (e quello delle sue componenti) e decisioni conseguenti. Ancor più adesso. Ancor più in una dibattuta e attuale vicenda nella quale rischia di passare ancora una volta sotto le forche caudine dei controlli sulle proprie attività commerciali e finanziarie. L’istanza è nata anche per gli esposti e denunce della nuova associazione di calciatori e allenatori (Assocapp) fondata da Beppe Dossena che prova a rompere il monopolio Aic/Aiac e da quelle dell’ex portiere Viviano (…)

 

 

Istanze e richieste sulla situazione, sulla gestione, sulle (eventuali) anomalie e sulle richieste (finora inevase) di accesso agli atti (il minimo del principio della trasparenza) del “Fondo di accantonamento di indennità di fine carriera” (lì dove finiscono i “contributi volontari” trattenuti nelle buste paga sulla base di un accordo collettivo stipulato da Aic e Aiac, il 6,25% a carico del club e l’1,25% del calciatore/allenatore fino ad un massimale di poco più di 8mila euro l’anno, soldi che vengono reinvestiti) che è anche il socio unico di una società, la “Sport Invest 2000- Investimenti sportivi immobiliari SpA”, capitale sociale 31,2 milioni di euro e una stratificata diversificazione negli investimenti (ad esempio: la vendita di un immobile a Milano ha da poco fruttato 18 milioni di euro, questo secondo i vertici della società).

renzo ulivieri

 

 

Breve riepilogo delle posizioni. L’83enne avvocato genovese Leonardo Grosso è il presidente del cda e legale rappresentante di Sport Invest 2000; contemporaneamente è anche presidente e legale rappresentante del “Fondo accantonamento delle indennità di fine carriera”. Il vicepresidente e consigliere d’amministrazione è Renzo Ulivieri, da vent’anni presidente dell’associazione allenatori e direttore della scuola allenatori a Coverciano. Consigliere d’amministrazione è Umberto Calcagno, da sei anni presidente Aic ed ex vice-vicario di Gravina in Figc: è anche consigliere, amministratore delegato e vice-presidente di “Aic Service srl” (società che gestisce le attività commerciali, organizzative e di marketing del sindacato calciatori). Consigliere d’amministrazione è Giannantonio Grazioli che è anche presidente, amministratore delegato e consigliere di “Aic Service srl”, direttore generale di Aic e dal 2019 anche il coordinatore delle relazioni istituzionali del Club Italia, organismo all’interno della Figc (non è un dipendente Figc ma partecipa alle trasferte e agli impegni della Nazionale, vitto e alloggio a carico federale).

 

L’ultimo componente del cda è il commercialista Guido Amico di Meane che è anche amministratore unico della società “Serie C Immobiliare srl” e che, in passato, era stato presidente del collegio sindacale del fondo di garanzia delle società di Lega serie C affiliate alla Figc (Fidicalcio Soc. Coop. messa poi in liquidazione per delle irregolarità emerse dopo un’ispezione del Mise), società cessata nel 2021: nel 2015 (come già scritto nel precedente articolo) la sua figura e il suo ruolo avevano attirato la curiosità e gli strali del sub-commissario della Lega Pro Belardino Feliziani che aveva scritto una relazione di fuoco all’allora commissario Tommaso Miele (magistrato della Corte dei Conti e poi componente Covisoc, da giugno 2026 indagato per corruzione nell’affaire Ponte dello Stretto) per le spese della Sport Invest, per il suo ruolo di “dominus del bilancio” della Lega Pro e della Calcio servizi srl”.

 

umberto calcagno presidente assocalciatori 2

Sono passati undici anni da allora, e Amico di Meane è sempre lì, nel Fondo e nella Sport Invest 2000. Una domanda ingenua (ci) sorge spontanea: ma tra le migliaia di commercialisti che ci sono come mai il presidente eletto Calcagno sostiene la presenza di questo (stimato) professionista sul cui conto, in passato, ci sono state relazioni e indagini in merito alla gestione di società come la Sport Invest 2000?

 

 

(...)

Il “Fondo di accantonamento di indennità di fine carriera” è un’associazione non riconosciuta e senza scopi di lucro (con le riserve di bilancio organizza da undici anni, insieme ad Aic e Aiac, un corso per segretario amministrativo: tra i relatori, oltre Calcagno e Ulivieri, anche Amico di Meane) che opera per i professionisti. Istituito nel 1975 su iniziativa di Figc, leghe professionistiche e sindacati di categoria (assurti poi a componenti federali) ha uno Statuto il cui ultimo aggiornamento, stipulato davanti a un notaio di Roma, risale all’1 luglio 2021. Quel giorno i componenti del cda erano: presidente Leonardo Grosso (c’è ancora), Umberto Calcagno (c’è ancora), Giancarlo Camolese (c’è ancora).

 

umberto calcagno presidente assocalciatori 1

C’era poi anche Carlo Sica, fino a maggio 2021 presidente della Corte d’Appello federale Figc e dall’1 luglio 2021 presidente del Tribunale federale (lo è ancora): come risulta dal suo curriculum, ha avuto l’incarico di consigliere nel Fondo per il triennio 2021/2024. A questo punto si pone una domanda: ma il presidente in carica del Tfn poteva avere contemporaneamente un incarico nel fondo di un’associazione privata fra calciatori? Non appare come un’Incredibile conflitto quello del presidente del Tfn (che giudica sui deferimenti dei tesserati) che amministra assieme ai rappresentanti dei calciatori e degli allenatori? Non si è trattato di un clamoroso conflitto che andava sanzionato? Già vero, forse avrebbe dovuto denunciarsi a se stesso….

 

(...)

 

 

Dunque: la Figc si “limita” a nominare un presidente (anche amministratore, con tutti i poteri derivanti) designato dai due sindacati di categoria assurti a componenti federali (giocatori e allenatori). In sostanza: la Federcalcio non ci mette becco, fa da “passacarte”, “accetta” il profilo che gli viene sottoposto da Aic e Aiac. Non solo: se non c’è accordo, la designazione la fa l’associazione che ha più iscritti, e dunque l’Aic. Possibile? Accettabile?

beppe dossena a striscia

 

È un primo elemento importante. La Figc ci mette la faccia, il marchio di qualità, l’endorsement, il “bollino di garanzia”. Ma perché? È per caso ingannevole questa cosa? Perché se il presidente e amministratore lo scelgono Aic e Aiac, poi vanno dalla Figc e le dicono, il presidente e amministratore lo nomini tu ma però chi deve essere te lo diciamo noi: non suona (almeno) un po’ strano?

 

Secondo elemento. Le funzioni di vigilanza e controllo spettano al collegio sindacale, il cui presidente è designato sempre da Aic e Aiac. Ai componenti del cda del Fondo, investito dei più ampi poteri per l’amministrazione ordinaria e straordinaria, spetta un emolumento annuo e un gettone di presenza, oltre il rimborso spese. Il fondo è un’associazione non riconosciuta senza scopi di lucro; una forma che nel diritto italiano attribuisce ampia autonomia statutaria e limita gli obblighi di pubblicità verso l’esterno. Gli organi sono espressione del sistema calcio e i bilanci vengono approvati secondo regole interne.

 

renzo ulivieri

In altre parole, chi versa contributi obbligatori per anni non ha automaticamente accesso alla fotografia complessiva del patrimonio. Il presidente del fondo ha la rappresentanza legale mentre il patrimonio del fondo è costituito dai contributi versati e dai redditi derivanti dagli investimenti; investimenti che, abbiamo scritto in precedenza, sono ad esempio materia della “Sport Invest 2000 etc etc.”. Milioni investiti in titoli azionari, in immobili, in fondi, in azioni, in mutui e altro ancora.

 

Ora viene da chiedersi: cosa c’entra la Figc in tutto questo? Non sceglie il presidente del cda (e nemmeno i componenti), non entra nella gestione e nell’amministrazione del fondo, non ha poteri diretti di intervento né di vigilanza e controllo. Eppure compare nello Statuto del Fondo, Fondo che poi è socio unico di una società (Sport Invest) che investe milioni e milioni in edifici, terreni e titoli e che ha, al suo interno, componenti che figurano nel Fondo e come apicali nei due sindacati di categoria: e anche qui la Figc non tocca direttamente palla, né ha poteri di controllo e vigilanza. Viene da chiedersi: ha almeno contezza di quanto avviene all’interno del Fondo? E, se sì, con chi? E come?

 

beppe dossena a striscia

In questi ultimi mesi, le istanze di accesso agli atti e le richieste di trasparenza di Assocapp e Viviano (finita quest’ultima in tribunale, con tanto di decreto ingiuntivo per l’accesso agli atti, concesso dal giudice ma il Fondo si è opposto, l’1 dicembre nuovo round), sono rimaste inevase. Alle iniziative si è affiancata la Uil (il segretario nazionale Pierpaolo Bombardieri è pronto a scendere personalmente in campo): anche qui nulla ancora. Nel nulla ancora anche la richiesta del sindacato (la Uil) di avere risposte dalla Figc.

 

Più di una volta, l’ultima l’8 ottobre, il segretario della Uil Ronzoni aveva appuntamento in via Allegri con il responsabile del legislativo e giuridico, l’avvocato Giancarlo Viglione: incontri finora tutti saltati, anche dopo l’invito dell’attuale commissario (e in precedenza breve presidente federale) Giovanni Malagò che, dicono, sia però deciso ad andare fino in fondo al tema.

 

beppe dossena foto di bacco

La questione è di assoluto rilievo. Anche perché alla lettura dello Statuto del Fondo bisogna adesso aggiungere quanto c’è scritto nello Statuto federale, il cui ultimo testo con modifiche è stato approvato dal Coni a novembre del 2024. All’articolo 27 (funzioni del Consiglio federale) c’è scritto, alla lettera p: “Il consiglio federale riconosce le associazioni di calciatori e tecnici comparativamente più rappresentative nell’ambito delle rispettive categorie”.

 

Ebbene.

 

Quel riconosce non può (più) essere interpretato come ammissione diretta ed elevata al rango di unica e sola o (uniche e sole) associazione, perché ve ne sono di nuove e diverse. Se rimanesse in questa posizione, la Figc andrebbe in corso a rischi seri, serissimi. Sia dal profilo strettamente sportivo e dunque legato al codice di giustizia sportiva (articolo 4, “lealtà, probità, trasparenza”) ma anche e soprattutto sul versante commerciale, e dunque secondo le norme di codice civile e commerciale.

 

Quello che per il Fondo era originariamente un servizio (nel 1975), nel corso del tempo (dal 1987) è infatti diventata sempre più un’attività commerciale svolta da società operative, società di capitali che gestiscono e investono ingenti capitali la cui vita e la cui gestione non si svolgono però sotto il controllo e la gestione della Figc.

umberto calcagno presidente assocalciatori 3

 

Fondo (e società partecipate) e Figc sono posizioni incompatibili tra loro, svolgono funzioni diverse e la Figc non può essere coinvolta (se non ha la possibilità operativa) in questo tipo di attività commerciali. Se così invece continuasse, si ritroverebbe in una posizione dominante, abusandone. Perché favorirebbe qualcuno (in questo caso Aic e Aiac) sotto forma di monopolio (e induzione al monopolio) a danno di altri (le altre associazioni di categoria).

 

emiliano viviano karamguruk 1

Il fatto che nello Statuto del Fondo compaia il proprio nome, senza però che abbia poteri, potrebbe poi aprire un altro delicato capitolo: non si potrebbe infatti configurare il caso di “pubblicità ingannevole” visto che il calciatore o l’allenatore di turno, leggendo lo Statuto del Fondo e ritrovandoci il profilo della Figc, ne esca rassicurato e per questo firmi sul modulo della contribuzione volontaria, con i suoi soldi che, attraverso il Fondo, vengono poi investiti e gestisti da società di capitali il cui controllo è fuori dalla giurisdizione federale?

 

Domanda facile facile: quanti operatori finanziari e assicurativi vorrebbero prendere il posto di questo Fondo che, zitto zitto, si acchiappa tutti i contributi dei calciatori e lo fa grazie al bollino di garanzia, all’egida della Federcalcio? Eppure il fondo di cui si tratta non è mica il fondo della Figc. È il fondo di un’associazione che fino ad oggi ha potuto godere di un’esclusiva senza dover confrontarsi con altri concorrenti, figurarsi con le regole del mercato.

 

umberto calcagno da giocatore 2

Siamo andati a curiosare per capire se la vicenda ha dei precedenti o delle analogie nel mondo sindacale: no, niente, nulla. Nessun presidente o segretario di sindacato siede in quasi tutte le caselle della filiera, cumulando cariche e compensi (si pensi al consiglio federale, all’Aic, all’Aiac, al Fondo, a Sport Invest etc. etc). Tutto nelle mani e sulle sedie di poche (sempre le stesse) persone.

 

Tra queste, c’è il consigliere federale (ex vice presidente vicario) Umberto Calcagno, presidente dell’Aic, consigliere di Aic Service, consigliere del Fondo e consigliere di Sport Invest che, alle richieste di Viviano, ha così risposto (da La Gazzetta dello Sport di ieri): «La richiesta di Viviano mira a un controllo generalizzato sulla intera gestione del Fondo per 18 anni: una pretesa che invade un ambito riservato agli organi statutari. Di certo non abbiamo nulla da nascondere». In sostanza, è come se avesse detto: non esiste che noi si debba dare conto di come gestiamo i soldi dei calciatori, mica siamo una pubblica amministrazione…

 

emiliano viviano karamguruk 2

Non sembrano (anche solo lontanamente) le risposte che dava Ponzi, che dava Madoff, che dava Lande…? Naturalmente l’avvocato Umberto Calcagno è una persona seria (e nulla ha a che vedere con i suddetti) che (dietro una remunerazione complessiva che resta segreta) ha messo i soldi dei calciatori in sicurezza: ma allora perché non pubblicare i dati? Il segreto, si sa, alimenta i sospetti.

 

E, infine. Non è almeno strano che in una di queste società di capitali, il cui unico azionista è il Fondo, compaia come consigliere d’amministrazione un (alto) dirigente dell’Aic che però ha ricevuto (dal 2019) un ruolo (non è dipendente, ma partecipa alle trasferte della Nazionale, con tanto di vitto e alloggio) nel Club Italia (organismo interno alla Figc che si occupa delle Nazionali, in Figc è dipendente un nipote) che è sotto il controllo della segreteria generale? La pozione del consigliere Grazioli è solo inopportuna o anche incompatibile? Per non dire di quanto è avvenuto con il magistrato Carlo Sica nel triennio 2021-2024: è ancora contemporaneamente presidente del Tribunale nazionale federale e nel cda del Fondo, o la carica è cessata nel 2024? Si attendono risposte.

umberto calcagno da giocatore 1

 

Dunque, per chiudere.

 

La presenza del nome di Figc nello Statuto del Fondo non va bene. Non va bene in base allo statuto Figc che non consente di favorire un’associazione a discapito delle altre.

 

Non va bene per le regole della concorrenza e antitrust perché far credere che Figc sia coinvolta nel Fondo (come chiunque penserebbe leggendo il relativo Statuto) è una situazione potenzialmente ingannevole per gli utenti e per gli investitori.

 

MALAGO' GALLIANI

Non va bene per i doveri di correttezza e lealtà (art. 4 cgs) perché l’etica sportiva non vuole che lo sport sia usato per fare cassa (privata).

 

Non va bene per tutti i calciatori (e allenatori) che devono poter sapere tutto dell’associazione che li rappresenta.

 

Ministro dello Sport Abodi, presidente del Coni Buonfiglio, commissario Figc e candidato presidente federale Malagò, candidato presidente federale Galliani: questa non è roba da poco. Non vi pare? Incompatibilità, inopportunità, intrecci e interessi, potenziali profili di concorrenza sleale o abuso di posizione dominante: che sia arrivato il momento di andare fino in fondo…alla questione del Fondo?

adriano galliani elena vaccarella giovanni malago foto mezzelani gmt1233umberto calcagno

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