UN CALCIO AL PORTAFOGLIO - PREMIER DA RECORD: DALLE TV UNA PIOGGIA DI STERLINE PER I CLUB INGLESI. IN EUROPA CHI POTRÀ COMPETERE CON LORO? SERIE A FUORI GIOCO, LIGA NEL CAOS: SENZA NUOVO ACCORDO SUI DIRITTI TV I PICCOLI CLUB MINACCIANO DI FERMARE IL CAMPIONATO

 

1. PREMIER, UN MONDO A PARTE

Marco Mensurati per “la Repubblica

 

la trimurti tavecchio macalli lotitola trimurti tavecchio macalli lotito

Mentre Tavecchio si baloccava con l’editoria, Galliani con la geometria televisiva e mentre i cinesi mettevano le mani sul calcio italiano (e non solo) acquistando Infront Sports & Media, l’Inghilterra, o meglio, la Premier League poneva le basi per il definitivo dominio agonistico e commerciale vendendo i propri diritti televisivi — per il solo mercato inglese — alla cifra monstre di 6,9 miliardi di euro per il triennio 2016-2019. Un accordo record che ha fatto segnare un aumento del 70 per cento rispetto al precedente triennio, al quale andranno presto aggiunti i ricavi della vendita dei diritti per il mercato internazionale, attualmente stimati intorno ai 3 miliardi e mezzo di euro.

ANTONIO CONTE E CARLO TAVECCHIO 2ANTONIO CONTE E CARLO TAVECCHIO 2

 

Un fiume di denaro nel quale sono destinati ad affogare tutti i competitor internazionali delle squadre inglesi, con le solite eccezioni di Real Madrid e Barcellona e delle big tedesche che possono contare su una economia molto florida ma soprattutto su un sistema del tutto diverso.

 

GALLIANI AGNELLIGALLIANI AGNELLI

Già nel 2014 nella classifica delle 30 squadre europee con le maggiori entrate, stilata da Deloitte, figuravano 13 club inglesi. Adesso, secondo le previsioni che circolano in queste ore, quella classifica è destinata a “inglesizzarsi” ulteriormente con il Manchester United che inevitabilmente finirà in testa, prima di Real e Bayern, e con Manchester City, Chelsea, Arsenal, Liverpool, Tottenham, Newcastle ed Everton tra le prime venti. Ma soprattutto, e forse questo è il dato più inquietante, con “squadrette” come lo Swansea e il Sunderland a precedere vecchie glorie europee come Inter, Ajax, Roma o Olympique Marsiglia.

 

A queste cifre saranno costretti a pensare i tifosi italiani, quando leggeranno le notizie degli assalti dei club britannici ai gioielli — i pochi che restano — della Serie A, da Pogba in poi. Secondo i giornali inglesi, le nuove entrate porteranno presto a contratti da mezzo milione di sterline a settimana (a settimana, non al mese) per i calciatori più forti. Il quintuplo di quanto percepisce il più pagato calciatore della serie A. Né gli italiani potranno appellarsi al fair play finanziario di Platini e della Uefa, essendo tutti soldi regolarmente iscritti a bilanci ben più solidi di quelli dei club nostrani.

MANCHESTER UNITED MANCHESTER UNITED

 

Un risultato tutt’altro che casuale. Nato da una strategia avviata nel 1992, quando il calcio era una “cosa italiana”. I club inglesi capirono per tempo che gestendo in maniera più moderna la questione dei diritti tv, ma anche l’ammodernamento degli stadi e lo sfruttamento dei marchi, si sarebbero potuti ricavare molti più soldi. Si “staccarono” dalla vecchia “first division” e crearono la Premier League.

roma manchester city champions league 8roma manchester city champions league 8

 

Da allora l’asta dei diritti è stata perfezionata di rinnovo in rinnovo, fino a diventare, senza l’aiuto di alcun advisor, il volano dell’intero movimento. Che oggi si vanta di riempire gli stadi per il 95 per cento della disponibilità e di avere squadre che hanno investito 340 milioni di sterline nel quadriennio 2012-2016 nel calcio giovanile.

 

Spagna e Italia che pure partivano molto più avanti dell’Inghilterra, hanno tardato a mettersi in scia. Secondo uno studio di PricewaterhouseCoopers, nel 2014 mentre una squadra inglese guadagnava mediamente 70,4 milioni di euro dai diritti tv, una italiana ne prendeva 48,6 e una spagnola 40,1. E quando hanno cominciato a lavorare sui diritti non sono riuscite né a replicare il modello inglese dell’asta (in Italia ad esempio la legge Melandri prevede la vendita per piattaforma, mentre in Inghilterra si vende “a pacchetto”) né a reinvestire in infrastrutture e marketing.

PricewatershouseCoopers PricewatershouseCoopers

 

In altri termini, mentre in Inghilterra i soldi delle tv sono stati usati dalla Premier per migliorare il prodotto, in Spagna ma soprattutto in Italia i club hanno “bruciato” quegli introiti in calciatori, spesso nemmeno tanto forti.

 

 

2. LA SPAGNA LITIGA SUI DIRITTI TELEVISIVI: “PRONTI A BLOCCARE LA LIGA”

Francesco Persili per “Dagospia”

 

wang jianlin  wang jianlin

La battaglia sui diritti tv spacca il calcio spagnolo. I “piccoli” club contestano lo squilibrio a favore di Real e Barcellona e salgono sulle barricate. Il presidente dell’Espanyol Jean Collet accusa il numero uno madridista Florentino Perez di boicottare la riforma e arriva a minacciare lo stop della Liga: «Se il governo non interverrà entro tre settimane potremmo scioperare».

 

Al centro della protesta dei piccoli la sperequazione nella distribuzione dei proventi televisivi. La torta dei ricavi che ammonta a 784 milioni e 494mila euro viene mangiata per quasi la metà da Real e Barcellona. La Casa Blanca si porta a casa 162 milioni, il Barcellona 160. I due colossi guadagnano quasi quattro volte più del Valencia (48 milioni) e dell’Atletico Madrid (46milioni) e oltre 10 volte più del Rayo che chiude la classifica.

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La Premier, che incasserà nel prossimo triennio la cifra record di 6,921 miliardi di euro, resta il campionato di riferimento in materia di diritti televisivi. Il presidente della Liga Javier Tebas lancia l’allarme e va in pressing sul governo: «O corriamo ai ripari oppure il calcio spagnolo sarà di quinta categoria. I club stanno perdendo centinaia di milioni di euro per il ritardo nell’approvazione di un nuovo regolamento per la vendita centralizzata dei diritti tv».

 

I piccoli club chiedono di adottare il “modello inglese” e lavorano ad un accordo più equo e solidale da un miliardo di euro: 500 milioni divisi equamente tra i club e il resto in base ai risultati e alla rilevanza economica e sociale della squadra. Il Barcellona apre alla riforma, il Real è contrario e viene accusato dagli altri club di bloccare col suo peso “politico” il decreto del governo.

florentino perezflorentino perez

 

La settimana nera della “Casa Blanca” prosegue. Dopo la sconfitta nel derby con l’Atletico e le polemiche seguite alla festa di Ronaldo, Florentino Perez incassa un’altra sconfitta: stavolta in un’aula di giustizia.

 

SANTIAGO BERNABEUSANTIAGO BERNABEU

Da un tribunale amministrativo di Madrid, infatti, è arrivato lo stop ai lavori di ristrutturazione dello stadio e il numero uno madridista deve mettere in stand-by il suo piano da 400 milioni che, oltre alla copertura del Bernabeu, prevedeva la costruzione intorno all’impianto-cattedrale” di Chamartin di centri commerciali, hotel di lusso e parcheggi da 600 posti. Anche l'Unione Europea ha messo la lente sul progetto aprendo un’inchiesta per un possibile aiuto di Stato illegale alla società sotto forma di un scambio di proprietà.

 

La modifica del piano regolatore approvato dall’amministrazione comunale consentiva, infatti, al club di realizzare i lavori di ammodernamento del Bernabeu. Il Real, a sua volta, si impegnava a convertire l'attuale centro commerciale La Esquina in un parco pubblico, a cedere un terreno nel distretto di Carabanchel e a pagare 6,6 milioni in contanti.

CRISTIANO RONALDO PALLONE D ORO PELE CON FIGLIOCRISTIANO RONALDO PALLONE D ORO PELE CON FIGLIO

 

Secondo i giudici con la variazione del piano regolatore, «non si produce un beneficio di interesse generale». Stop al progetto, e palla al centro. Florentino Perez si può consolare con i risultati che arrivano da sponsorizzazioni e merchandising: i “blancos” restano in testa alla classifica dei “fatturati” del calcio europeo, hanno stretto un accordo con Microsoft e proseguono nell’internazionalizzazione del brand: l’Indonesia è oggi il Paese col maggior numero di aficionados madridisti.

irina shayk 3irina shayk 3

 

A rendere ancora più frizzante l’atmosfera nel mondo Real ci ha pensato l’ex di Cristiano Ronaldo, Irina Shayk, che dopo essersi spogliata per “Sports Illustrated”, non ha rinunciato a una stoccata nei confronti di CR7: «Cosa cerco in un uomo? La fedeltà»...

 

 

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