francia spagna

“FRANZA O SPAGNA…PURCHÉ SE MAGNA” – STASERA SEMIFINALE CHE VALE COME UNA FINALE MONDIALE TRA I GALLETTI TRANSALPINI E LE FURIE ROSSE - NIOLA SPIEGA CHE "IL PROVERBIO ATTRIBUITO A GUICCIARDINI VIENE CONSIDERATO UN'ESPRESSIONE DEL TRASFORMISMO NAZIONALE, MA IN REALTÀ È UNA PROFESSIONE DI REALISMO" - "DOPO LA VITTORIA DEL 2006 È INIZIATO IL CREPUSCOLO E OGGI CI TOCCA ASSISTERE DA SPETTATORI ALLE IMPRESE DI FRANCIA E SPAGNA, LE DUE VERE POTENZE CALCISTICHE DELL'UNIONE. MA STAVOLTA AD AVVANTAGGIARSENE È AL MASSIMO LO SPETTACOLO. VISTO CHE CHI MAGNA SONO GLI SPONSOR E LE PIATTAFORME…"

 

Marino Niola per "la Repubblica" - Estratti

 

Franza o Spagna purché se magna. È un antico proverbio italiano attribuito a un maestro della realpolitik come lo storico cinquecentesco Francesco Guicciardini. Di solito la frase viene considerata un'espressione del trasformismo nazionale, ma in realtà era una professione di realismo.

FRANCIA SPAGNA

 

(...) Adesso gli scenari politici economici continentali sono cambiati. Ma non nel calcio, visto che le Furie rosse e i Bleus sono le due vere potenze calcistiche dell'Unione, quelle che si affronteranno stasera in una partita che vale come una finale. Perché con tutto il rispetto per Leo Messi e Harry Kane né Argentina né Inghilterra hanno la potenza di fuoco dei francesi e degli spagnoli.

 

E allora stasera per chi farebbe il tifo Guicciardini? Per non essere in disaccordo con sé stesso per nessuna delle due. Semplicemente si godrebbe lo spettacolo sperando in una goleada, dell'uno, dell'altro o, meglio ancora, di entrambe. Gol e bel gioco insomma sarebbero il "purché se magna" del tifoso italiano, la consolazione dell'escluso che non fa il gioco ma lo vive da spettatore. Esattamente come al tempo di Francesco I e di Carlo V che si combatterono a lungo per la conquista dell'Italia.

marino niola

 

Mentre i nostri antenati assistevano allo scontro in attesa di conoscere il vincitore e decidere di salire sul suo carro. In realtà, l'Italia di oggi di cui siamo cittadini fieri e orgogliosi è anche il risultato della partita lunga tra Parigi e Madrid, incominciata quattro secoli fa tra Versailles e l'Escorial. Continuata ai nostri giorni tra il Bernabeu e il Parc des Princes. E che adesso rischia di arrivare ai supplementari e forse ai rigori a Dallas. Certo, dei grandi monarchi l'un contro gli altri armati è rimasto ben poco. Anche se la prima squadra madrilena è ancora Real e Felipe VI regna tuttora, soprattutto sul palazzo della Zarzuela. Mentre a Parigi sotto il Pont Mirabeau ne è passata di acqua.

 

FRANCIA SPAGNA

Al punto che ai re è stata tagliata la testa e la République è diventata una religione di stato. In effetti noi italiani di oggi, con i nostri caratteri e caratterini, i nostri campanilismi e le nostre autonomie differenziate siamo figli di quell'incontro-scontro di civiltà, di visioni del mondo, di idee di eguaglianza e di cittadinanza. Basta passeggiare per Napoli per sentire che l'Andalusia è più vicina nell'abitare e nelle abitudini di quanto sia lontana nello spazio. E al tempo stesso in molte delle nostre leggi e ordinamenti sociali, nella nostra idea dei diritti civili, da Verri a Beccaria, c'è l'ombra lunga della Révolution e delle riforme napoleoniche. In fondo è anche grazie a questo prestito che col tempo abbiamo finito per conquistare i conquistatori.

spagna francia

 

Prima nel calcio, dove tra gli anni Trenta e la fine del Secolo Breve la potenza calcistica eravamo noi.

 

Ma anche nella gastronomia dove abbiamo costretto i cugini d'Oltralpe a calare le penne e li abbiamo colonizzati con pizza e spaghetti, cappuccino e tiramisù. E nella moda, dove abbiamo prima annullato lo svantaggio e poi ribaltato il match che al tempo di Christian Dior e di Yves Saint Laurent sembrava perduto. E siamo arrivati addirittura a conquistare l'Eliseo con Carla Bruni, doppiando il trionfo dell'Italia scugnizza e impunita di Materazzi sulla Francia impettita e presuntuosa di Zidane.

francesco guicciardini

 

Era il 9 luglio del 2006. Quella sera all'Olympiastadion di Berlino incominciò il crepuscolo degli dèi. Quella vittoria risicata, un mix tutto italiano di furbizia e di lato B, era l'annuncio del tramonto di un ciclo glorioso iniziato nel 1970 all'Azteca con il quattro a tre di Italia Germania e culminato nel tre a uno di Madrid 1982 rifilato da Rossi Tardelli e Altobelli alla supponente panzerdivision di Stielike, di Littbarski e di Karl-Heinz Rumenigge.

 

Corsi e ricorsi storici. Dopo di allora nel calcio siamo tornati ai tempi di Guicciardini e adesso, proprio come i signori e signorotti dell'Italia preunitaria, ci tocca assistere da spettatori alle imprese di Francia e Spagna. Ma stavolta ad avvantaggiarsene è al massimo lo spettacolo. Visto che chi magna sono gli sponsor e le piattaforme.

la nazionale della spagna al termine della partita con la franciaspagna francia

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