pierferdinando casini pier ferdinando

ITALIA NEI CASINI – SABATO SERA ALL’OLIMPICO CON IL FIGLIO, IERI A CASA MA SENZA ANDARE A MESSA, PIERFURBY SA BENE CHE DA GIOVEDÌ, QUANDO PER IL COLLE SARÀ SUFFICIENTE LA MAGGIORANZA ASSOLUTA, PUÒ COMINCIARE A SPERARE – IL SUO SPONSOR E’ RENZI, IL CAVALIERE HA TUMULATO LA SUA CANDIDATURA: “ESCLUSO. È UN TIPO CHE TRADISCE” – CAMBIERA’ IDEA? SALVINI ANNUNCIA: “CASINI NON SARÀ NELLA ROSA CHE IL CENTRODESTRA PROPORRÀ NELLE PROSSIME ORE”. MA… - IL RITRATTONE BY RONCONE

pier ferdinando casini foto mezzelani gmt 009

Fabrizio Roncone per il "Corriere della Sera"

 

Andare a messa: neanche a parlarne. Troppi ficcanaso di cronisti in giro. Così decide di accendere il maxischermo del salone: ascolta, su Rai1, l'Angelus di Papa Francesco in diretta da piazza San Pietro. Prende la benedizione, si fa il segno della Croce.

 

Poi inizia a squillargli il cellulare. Il senatore Pier Ferdinando Casini è rimasto a casa. In attesa di capire se dovrà organizzare, presto, un trasloco. Scrivere che è sereno sarebbe una solenne bugia: però sa che ormai ci siamo.

 

E niente dipende più da lui. Tutto quello che poteva fare, nel gioco della diplomazia più sottile, l'ha fatto. È stato anche ligio alla antiche e ferree regole della candidatura quirinalizia: sparito dalla scena pubblica, da settimane non rilascia interviste, né scampoli di dichiarazione (gli ultimi suoi virgolettati ufficiali sono datati 17 agosto 2021: e ragionava sul futuro dell'Afghanistan). Poi più niente, zero. Ha solo cercato di farsi dimenticare.

 

pier ferdinando casini foto mezzelani gmt 010

Un cronista, sere fa, l'ha intercettato sotto Palazzo Madama, l'ha chiamato - «Casini! Casini!» - ma lui ha quasi finto di non essere Casini, ha allungato il passo, s' è infilato in un portone. Si fa così.

 

Naturalmente, da adesso in poi, è però cosciente che una possibile nuova vita da presidente della Repubblica è legata solo ai più imponderabili incastri politici, e alla mano della Divina Provvidenza. Almeno gli incastri cerca di sapere come si stiano mettendo. Al cellulare è Matteo Renzi. Il suo sponsor ufficiale (con dentro solida stima e amicizia: del resto, nel 2018, Casini fu eletto al Senato proprio con la complicità del Pd, di cui Renzi era segretario).

 

Pier Ferdinando Casini

Telefonata lunga. Renzi lo tranquillizza, senza comunque nascondergli le insidie: doppi giochi sublimi, volgari trappoloni, l'innegabile potenza di Mario Draghi, la straordinaria suggestione di una candidata donna.

 

Casini parla al cellulare passeggiando nel salone, soffitti alti e decori barocchi, il finestrone con un panorama che è quanto di più familiare, e rassicurante, possa avere uno come lui: piazza del Gesù e il palazzo rococò che fu la sede storica della Dc, la grande sagrestia nazionale dove venne allevato.

 

Figlio del segretario bolognese dello scudocrociato, lanciato alla Camera a soli 27 anni (in seguito ne è divenuto presidente), studiò poi alla scuola dei pesci in barile dorotei - essendo un battutista strepitoso, un giorno disse: «Potrei parlare per ore senza dire niente» - in realtà sul palcoscenico ha detto a lungo, e con autorevolezza, la sua: tatticamente formidabile, crea uno zatterone scudocrociato, l'Udc, su cui accoglie naufraghi cattolici alla caccia di un seggio, che subito conduce nel porto sicuro di Berlusconi. Con il quale poi litiga: finendo con l'appoggiare i governi di Monti, Letta, Renzi, Conte e Draghi.

PIER FERDINANDO CASINI PALOMBARO - MEME BY DEMARCO

 

Uno che lo conosce benissimo, Marco Follini, ha scritto sull'Espresso lo scorso agosto (perché le candidature al Quirinale i democristiani sanno che si costruiscono in anticipo): «Dei difetti di Casini penso di essere, a mio modo, un esperto. So che in lui il talento e la furbizia, e l'ambizione e la lealtà, si tengono sempre in precario equilibrio...

 

Ma il capo dello Stato, ce lo ricorda l'esperienza di molti, si nutre di quella che viene chiamata appunto la "grazia" di Stato. E cioè la capacità di prendersi sulle spalle il carico di un Paese... Ecco, Casini possiede il dono della mediazione. E di mediatori il Paese ha e avrà sempre bisogno».

 

Il problema è che il Cavaliere la pensa un po' diversamente. Un mese fa, ha tuonato: «Casini al Quirinale? Escluso. È un tipo che tradisce». Vecchie ferite. Però assolutamente sanabili. «La verità - riflette Paolo Romani, storico forzista, amico di Casini e ora capo delegazione al Senato della componente Idea-Cambiamo-Europeisti - è che Pier Ferdinando ha amici sia di qua, nel centrodestra, che di là, nel centrosinistra». Non sono le ore giuste per capire cosa accadrà dalle parti del Nazareno.

marta cartabia romano prodi pierferdinando casini sabino cassese quirinale by macondo

 

E anche la telefonata con Luigi Di Maio è molto cordiale - come ha svelato Francesco Verderami sul Corriere , lo scorso Natale Di Maio spedì una bottiglia di champagne a Casini - ma inevitabilmente interlocutoria.

 

Poi, alle 19.30, arriva una notizia scontata. Salvini annuncia: «Casini non sarà nella rosa che il centrodestra proporrà nelle prossime ore», sottolineando tuttavia che «sarebbe pericoloso togliere Draghi da Palazzo Chigi». Casini è un maestro nel leggere in controluce certe dichiarazioni.

 

Soprattutto, sa bene che è da giovedì, quando sarà sufficiente la maggioranza assoluta, che può cominciare a sperare. Deve riuscire a mantenere la calma. Le luci accese nel palazzo di fronte, nella ex sede dicì, riportano la sua memoria a notti di riti solenni, dove il monito rigoroso dei grandi capi della Balena Bianca era: bisogna saper aspettare.

pier ferdinando casiniENRICO LETTA PIERFERDINANDO CASINIGiovanni Battista Bazoli pier ferdinando casinipier ferdinando casiniPIERFERDINANDO CASINI GIUSEPPE CONTE

umberto bossi silvio berlusconi pierferdinando casini gianfranco fini pierferdinando casini umberto bossi pierferdinando casini umberto bossi umberto bossi silvio berlusconi raffaele fitto pierferdinando casini gianfranco fini pierferdinando casini ugo zampetti

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…