“QUANDO IL TIFOSO SI SENTE TRADITO SI ARRABBIA, DEVO RICONQUISTARLO RIPORTANDO LA NAZIONALE A VINCERE” – IL CT ROBERTO MANCINI PREPARA A COVERCIANO L'ESORDIO BIS A TRE ANNI DALLA FUGA IN ARABIA TRA INVITI ALLA LEGGEREZZA E PROCLAMI: “DI CALCIATORI NE CAPISCO, SAREMO PIÙ FORTI DEL 2021. ALLORA NON AVEVO TANTI GIOVANI TRA CUI SCEGLIERE. IN QUATTRO ANNI QUALCOSA PORTEREMO A CASA, DI SICURO" (QUESTA CE LA SEGNIAMO) – IL MANCIO RIPARTIRA’ DAL 4-3-3. CHI FA IL CENTRALE DI META’ CAMPO AL POSTO DI CRISTANTE? E LE DUE ALI OFFENSIVE? SONO IN SETTE PER DUE POSTI...
1 - TRADIMENTO E PERDONO MANCINI RIFÀ L’ITALIA “TORNEREMO A VINCERE”
Emanuele Gamba per “la Repubblica” - Estratti
Gli anni e le rughe scavano i visi, inevitabilmente, ma Roberto Mancini ha sorrisi che resistono ai segni del tempo e vanno d'accordo con gli occhi che, si sa, la felicità non sanno mentirla né i pensieri felici simularli. Per la prima volta accenna a un concetto, quello del tradimento, che aveva cercato di rimuovere, ma sa che è da lì che gli tocca ripartire: «Quando il tifoso si sente tradito si arrabbia, devo riconquistarlo facendo le cose per bene e riportando la Nazionale dove merita. Poi le cose si sistemeranno».
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Ora Mancini e Malagò devono sostenersi a vicenda, anche se in questa fase sono i problemi del presidente che possono interferire sul lavoro del tecnico e non viceversa.
Però il Mancio sa che, partendo bene, darebbe un grande sostegno al palazzo: «Ho parlato con il presidente, è tranquillo e mi ha tranquillizzato, io devo solo pensare a battere il Belgio».
Malagò ha diverse preoccupazioni in più e oppositori più influenti («C'è un discorso che riguarda la politica, che ha sempre di più interesse, voglia, desiderio e bramosia di intervenire nel mondo dello sport e del calcio», ha detto), ma se passerà le prossime nottate, comincerà anche lui a dipendere dall'insindacabile codice dei risultati, che non ha cavilli: «Il presidente è de facto legato al commissario tecnico. Se va male, c'è una legge non scritta di cui bisogna prendere atto».
Mancini ha portato a Coverciano i ragazzi, certo, ma anche l'ottimismo: «Sono qua per vincere, il più velocemente possibile. Sono curioso, veramente, di vedere i ragazzi all'opera e costruire una squadra che mi incuriosisce molto. In quattro anni qualcosa porteremo a casa, di sicuro. Non abbiamo amichevoli che ci consentirebbero di sbagliare: bisogna vincere subito, migliorare il ranking, fare in fretta».
Il viaggio comincia con un gruppo allargato e già ritoccato: Cristante e Dimarco sarebbero stati titolari venerdì contro il Belgio e invece hanno dato forfait, rimpiazzati da Ricci e Ruggeri. Il ct ha cominciato a lavorare sulla piattaforma del 4-3-3 e se la difesa ha già una fisionomia (Scalvini sostituirà lo squalificato Bastoni),
il centrocampo un'architettura basata su Tonali e Barella e l'attacco ruoterà attorno a Pio Esposito, quello che resta veramente da selezionare sono le ali. Mancini ne ha portate sette. Ieri a Coverciano le ha divise tra destre (Zaniolo, Vergara, Cambiaghi) e sinistre (Raspadori, Inacio, Zoma, Maldini):
roberto mancini foto mezzelani gmt 063
c'è abbondanza numerica ma nessuno, per un motivo o per l'altro, è una garanzia assoluta, quindi questi giorni serviranno a soppesare, valutare, selezionare, «perché devo capire chi potrà stare con noi per quattro anni». Inacio, Kayode e Romano, che è in ballottaggio con Mandragora per il ruolo di centrocampista centrale, quello che sarebbe stato di Cristante, sono i primi aspiranti al posto fisso, anche perché all'estero, dove i primi due sono emigrati ragazzi e il terzo è nato, si matura più alla svelta. «Nel 2021 non avevo tanti giovani tra cui scegliere», difatti qualcuno se lo dovette letteralmente inventare, mentre adesso sono in molti a bussare al domani: «In futuro voglio avere una squadra molto forte». Lo dice anche con gli occhi.
2 - MANCINI ATTO SECONDO
Paolo Tomaselli per il “Corriere della Sera” - Estratti
Immaginate di vedere 29 giocatori della stessa squadra (più il portiere), schierati nella propria metà campo con il 4-3-3, ognuno nella propria posizione di competenza: due terzini destri, tre centrali di destra, tre di sinistra e così via. Il Mancini-bis inizia con questa immagine insolita, sul campo di Coverciano che brilla sotto al sole di metà pomeriggio.
Ci sono facce nuove un po’ smarrite, facce vecchie disincantate e poi c’è il ct che per la prima volta da quel Ferragosto 2023 in cui lasciò l’Italia per andare ad allenare l’Arabia Saudita fa un bagno d’umiltà, anzi un bagnetto, che però aiuta a ripartire più freschi, più «leggeri», come chiede il Mancio: «Quando un tifoso si sente tradito è comprensibile che si arrabbi. Per riconquistare il pubblico dovremo fare le cose per bene e riportare la Nazionale dove merita. Sono qui per vincere, iniziamo senza nessuna negatività. Sono curioso di vedere i più giovani: di calciatori ne capisco, per questo sono sicuro che faremo qualcosa di bello, per far divertire i tifosi. E qualcosa nei prossimi quattro anni porteremo a casa».
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Se l’unico tradimento da metabolizzare fosse quello dell’allenatore, sarebbe molto più facile andare avanti. Ma le macerie lasciate dalla terza eliminazione consecutiva al Mondiale sono ancora fumanti. E per giunta Mancini, che è uno dei cinque ct della storia ad aver vinto un trofeo con l’Italia, è anche uno dei quattro che nella nostra storia ha fallito la qualificazione al torneo più importante. Guardare indietro però non serve a nulla e nemmeno fissare chissà quale orizzonte. Con il presidente federale messo all’angolo dalla politica, il ct deve vincere e convincere subito, senza il paracadute delle amichevoli di prova. Partire male toglierebbe la serenità che oggi Mancini ct ostenta: «Ho parlato con Malagò e ci ha tranquillizzato. Noi pensiamo solo a vincere la partita con il Belgio venerdì a Roma.
Non abbiamo tempo, dobbiamo costruire subito la squadra, abbiamo tante opzioni e vedremo quali saranno le migliori per dominare le partite, giocare bene e vincere. Non ho chiamato ragazzi meno conosciuti per stupire, ma per conoscerli e avere in futuro una squadra molto forte. Anche per questo ne ho convocati così tanti».
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Visto al completo sul campo, il maxi gruppo fa una certa impressione. Ma per la prima volta le partite della Nations sono 4 in 11 giorni, un frullatore — discutibile — nel quale sarebbe meglio non sbagliare troppi ingredienti: anche il Belgio e la Francia con due ct nuovi e la Turchia reduce dal flop del Mondiale, hanno i loro problemi, ma se c’è una squadra che riparte da zero, quella è l’Italia. L’unico ieri era Ruggeri, che rimpiazza Dimarco, altro forfait dopo quello di Cristante: entrambi sono tornati a casa per leggeri infortuni che non preoccupano né Inter né Roma.
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Potevano anche tornare utili più in là, ma Mancini vuole vedere all’opera Kayode terzino destro del Brentford, Romano anima del centrocampo del Cagliari che ha scelto l’Italia al posto della Svizzera, Samuele Inacio esterno sinistro d’attacco del Dortmund, Zoma seconda punta del Norimberga nella B tedesca, Kouadio centrale del Monza, Ahanor terzino sinistro del Crystal Palace e Doumbia mezzala dello Sporting Lisbona. Sono tutti debuttanti in gare ufficiali con il doppio passaporto, chiamati per evitare cambi di Nazionale in futuro, ma anche per dare qualcosa di nuovo, qui e ora.
«Non possiamo lamentarci perché gli italiani che giocano in A sono sempre meno — osserva il ct —. Dobbiamo trovare le soluzioni ed essere veloci a chiamare ragazzi come Zoma per non rischiare di perderli, sperando che possano diventare bravi in poco tempo».
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CLAUDIO RANIERI ROBERTO MANCINI
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ROBERTO MANCINI


