MASSIMO LUNARDON, “UN DOMATORE DI CREATURE FRAGILI E SELVAGGE” – UNA MOSTRA ITINERANTE CELEBRA LA CARRIERA 40ENNALE DELL’ARTISTA DEL VETRO – ANTONIO RIELLO: “SOFFIA IL VETRO FIN DA RAGAZZINO (HA IMPARATO DA UNO ZIO EMIGRATO IN SVIZZERA) ED È DIVENTATO UN VIRTUOSO CHE CONOSCE E SFIDA I LIMITI ESTREMI DI QUESTO MATERIALE. LA MOSTRA ‘CONTROTEMPO’ OFFRE LA POSSIBILITÀ DI CONOSCERE DA VICINO IL SUO TALENTO. E' ARTICOLATA IN TRE TAPPE: NAPOLI, BASSANO DEL GRAPPA, MANTOVA..."
Antonio Riello per Dagospia
Il termine “vetro” riconduce genericamente tutti noi a qualcosa di lucido, trasparente e fragile. Non è comunque un materiale cristallino, ma piuttosto una specie di liquido talmente denso e vischioso da comportarsi - almeno a temperature ordinarie - come un solido. Ci sono tantissimi tipi diversi di vetro.
Quello verde e spesso delle bottiglie, quello trasparentissimo in lastre delle finestre, quello che producono a Murano piuttosto colorato e assai pesante.
Esiste anche un vetro leggero e resistente agli sbalzi termici: lo stesso usato per gli strumenti dei laboratori chimici. Si tratta di un composto vetroso al boro-silicato che puo’ essere lavorata al lume con il cannello di Bunsen.
Massimo Lunardon lo soffia fin da ragazzino (ha imparato da uno zio emigrato in Svizzera) ed e’ diventato un virtuoso che conosce e sfida i limiti estremi di questo materiale. Qualcuno l'ha definito: "un domatore di creature fragili e selvagge".
La mostra "CONTROTEMPO" offre la possibilità di conoscere da vicino il suo talento. E' articolata in tre tappe: Napoli, Bassano del Grappa, Mantova (ospite della Galleria Corraini).
Il progetto espositivo è stato curato da Domitilla Dardi (una importante esperta di Storia del Design) ed è accompagnato da un catalogo che contiene anche un testo di Jean Blanchaert.
Lunardon - che attualmente lavora con un suo affiatato team a San Giorgio di Perlena - si muove fin all'inizio della sua carriera (sono ormai una quarantina di anni) su tre piani paralleli ma distinti.
Nel primo caso opera come un esecutore (nel senso musicale del termine): ovvero realizza qualcosa concepito da altri. In questo caso, in genere oggetti per suoi domestico: piatti, bicchieri, vasi, suppellettili, contenitori di forme ardite e inedite.
La lista dei designer che sono ricorsi al suo Bunsen è impressionante: Andrea Anastasio, Ron Arad, Sam Baron, Andrea Branzi, Aldo Cibic, Martino Gamper, Xavier Mariscal, Takaide Sano, Matteo Thun. I progetti di Branzi in particolare costituiscono un apparato dove design e funzionalità riescono a celebrare un mutuo equilibrio di qualità davvero straordinaria.
massimo lunardon antonio riello
Nel secondo "traduce" il pensiero di artiste ed artisti che si vogliono cimentare con l'affascinante (ma difficile) medium che non è solo sinonimo concettuale di fragilità. E' senz'altro seducente ma nel contempo - banalizzato in termini corrivi e ruffiani - può facilmente tramortire anche la migliore delle idee. Lunardon sa dare vita ad una personale forma di "interazione creativa": seleziona attentamente i propri interlocutori e se ritiene che siano animati da mere ambizioni commerciali (o peggio "decorative") rifiuta la collaborazione.
Sa leggere velocemente tra le righe le necessità poetiche del partner di turno, imbriglia tecnicamente le sue visioni e riesce a dar loro fisica consistenza. Qualche test, qualche scambio di opinioni e quello che era materia in fieri diventa, in tempi brevi, opera finita. Quasi tutti gli artisti di Fluxus (Geoffrey Hendricks, Ben Patterson, Emmett Williams, Milan Knizak, Giuseppe Chiari) sono passati dal suo studio. E, nel tempo, anche tanti altri: Vittorio Corsini, Ben Vautier, Ugo la Pietra, Aldo Mondino, El Ultimo Grito, Ugo Carrega, Yoko Ono.
Arriva poi il piano dove è finalmente autore, ovvero artista tout court. Domitilla Dardi, con felice intuizione, definisce l'insieme dei suoi lavori come "Teatro Lunardon". In effetti una ampia congregazione di opere in vetro si manifesta in mostra. Alcune fanno il verso ad ipotetiche funzionalità, altre sembrano intente a raccontare fiabe e storie fantastiche. La resistenza del materiale viene continuamente testata da forme piuttosto inconsuete e da trattamenti sperimentali.
In molti casi il vetro è accoppiato a metalli, ceneri, terre. Semplicemente straordinaria l'installazione "Tavole a Specchio" del 2007: minimalismo che riesce ad appagare la vista (succede di rado). Ci sono anche i suoi famosi "Alieni", uno in particolare di dimensioni notevolissime domina la scena (la sua stessa esistenza simboleggia una capacità tecnica fuori dell'ordinario).
Una serie di magnifici disegni - alcuni sono solo degli schizzi fatti in velocità - certificano e consolidano l'autonomia artistica del "Maestro Leopardon" (così, per gioco, lo chiamato spesso gli amici).
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opere di massimo lunardon 8
massimo lunardon alieno 02
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massimo lunardon alieno 01
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massimo lunardon al lavoro
glassball marilyn
massimo lunardon catalogo
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massimo lunardon sano
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residence pernit antonio riello e massimo lunardon
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massimo lunardon branzi 03
massimo lunardon branzi 02
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