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DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - “LIFE IS STRANGE” NON TERMINA CON UN BOTTO, CHE D’ALTRONDE SAREBBE STATO BRUTTO, MA CON I DOLCI E AMARI ACCORDI DI UN PIANOFORTE SCORDATO E ANCORA IN GRADO DI ALIMENTARE EMOZIONI - DOPO L’IRRIPETIBILE PRIMO EPISODIO DEL 2015 E IL SUO COMUNQUE PREGEVOLE SEGUITO, “REUNION” RISULTA COMUNQUE PIÙ CHE GRADEVOLE, PERSINO BELLO. UNA TRILOGIA DA GIOCARE SOPRATTUTTO SE ADOLESCENTI… - VIDEO

Federico Ercole per Dagospia

 

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Le qualità e l’amore per un videogioco come per tutta l’arte anche nelle sue manifestazioni più commerciali e triviali -tranne la musica per la sua immaterialità, la possibilità quasi infinita di riproduzione e la peculiare dialettica con il tempo- sono connesse alla memoria, quindi alle stagioni della vita e possono risultare ingannevoli.

 

I ricordi dell’esperienza vissuta con un particolare videogioco tendono a stagnare, risultano immutabili anche perché è abbastanza raro che nel corso del tempo, considerando le numerose uscite e l’obsolescenza degli hardware, si torni a giocare uno stesso titolo. È vero, ci sono le “remaster”, ripubblicazioni di vecchi giochi ma non sono tanto rivolte a un “vecchio” pubblico ma a quello nuovo.

 

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Così prima di giocare al terzo e definitivo episodio di Life is Strange intitolato Reunion, ho deciso di esperire di nuovo il primo titolo del 2015, che rammento ancora con passione ed è quasi universalmente apprezzato da pubblico e critica. Questo perché è facile leggere nelle recensioni del secondo episodio e di questo nuovo, a proposito dell’assoluta superiorità artistica e ludica dell’originale, considerando inoltre che i suoi seguiti sono di uno studio di sviluppo diverso, da DontNod a Deck Nine.

 

Avrei dovuto rigiocarlo già prima di Double Exposure, il secondo episodio, che comunque gradii sebbene scrivessi che non manteneva la “poesia unica e dirompente del primo”. Ma è vero? O il tempo lo ha trasfigurato con un tale lucore da oscurare i suoi seguiti?

 

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Sì, il videogame del 2015 è un capolavoro, soprattutto nel suo essere simbolico, nell’illustrazione intimista della tragedia, nel non motivare il soprannaturale e persino nel suo essere “gioco”. Ma la parabola nuova di Maxine e Chloe non risulta così insulsa come molte recensioni sostengono, anzi, si inserisce con rispetto e delicatezza, amore per i personaggi, risultando più politica persino in una maniera punk già evidente nel secondo. Non si tratta più di una storia di ragazze, ma di donne trentenni.

 

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L’INCENDIO DEL WALHALLA

L’ambientazione di Reunion è la stessa del secondo episodio, ovvero l’università di Caledon dove Max insegna fotografia, ambiguo ed esclusivo rifugio per studenti di discipline umaniste comunque per lo più ricchi e viziatissimi. C’era una forte critica al sistema universitario americano che qui si amplifica, con l’ingresso di un nuovo e insopportabile rettore.

 

Si trascorre quindi per luoghi già visti ma cambiati da un autunno che sembra alludere all’età delle protagoniste in una maniera che non è offensiva ma poetica, connessa al loro stato d’animo più che all’anagrafica.

 

Max riacquista il suo antico potere che le consentiva di riavvolgere il tempo con i suoi drammatici pro e contro, così eccola tornare indietro per sventare un micidiale incendio nel quale periranno amici e centinaia di studenti.

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Ma questa volta, paradosso vivente, torna anche Chloe dai capelli azzurri, sempre magnifica e ribelle, tormentata dalla sua stessa esistenza “impossibile”. Comincia così un giallo affascinante, un gioco soprattutto di indagine per scoprire chi ha scatenato il rogo ed evitarlo. Un videogioco romanzesco e cinematografico insieme, supportato da belle canzoni e da una crescente suspense, che si rivela più che gradevole nel suo rapporto con i giochi passati, facendo leva sull’eccezionale carisma delle due donne.

 

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Si parla tanto e la sceneggiatura funziona, sebbene i momenti di gioco puro siano più elementari, a tratti scontati, e un personaggio interessante come Safi risulti depotenziato, ma ha già detto la sua nel secondo episodio. Questa è di nuovo la storia di Max e Chloe.

 

L’AMORE INESTINGUIBILE

Life is Strange Reunion non è da sottovalutare o trascurare, se avete amato l’originale e apprezzato il suo seguito, provate come ho fatto io a viverli in sequenza, nessuno di loro dura molto. O riviveteli insieme ai vostri figli adolescenti, perché per loro possono essere videogame straordinari e giocare insieme fa sempre bene. Quel lirismo e quella tensione psicanalitica del primo sono quasi ma appunto solo “quasi” smarriti perché qualcosa di essi permane, non si estingue, addirittura matura.

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Si tratta quindi di una trilogia che deve essere vissuta e rivissuta nella sua interezza -d’altronde si parla di tempo- e questa conclusione racconta comunque di un amore (assoluto) immutabile che a avanti e indietro nel corso cangiante dell’esistenza.

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