RADIO IMBROGLIO - SOTTOFONDO DELLE MIE BRAME: COME UNA MUSICHETTA CHE QUASI NON SI SENTE FA DIVENTARE RICCHI E FELICI (PAGA LA SIAE.)

Giovanni Morandi per Quotidiano Nazionale - La Nazione, Il Giorno, Il Resto del Carlino


È una musichetta che quasi non si sente. Quella che accompagna quasi sempre quei programmi, che chiamano contenitori. Quelli che durano ore, fatti tanto per riempirli di pubblicità. I bla bla trasmessi hanno sul sottofondo un colonna sonora appena percepibile. Ed è con questa musichetta che qualcuno si fa ricco. Perché per ogni minuto di trasmissione la Siae paga sui 50 euro. La tariffa varia da fascia oraria a periodo. E siccome ci sono programmi che durano due ore al giorno e quasi tutto l'anno, in soldoni vuol dire che la musica che li accompagna rende all'autore 5 mila euro al dì. Il che significa, che la musichina in un mese fa guadagnare 130 mila euro, l'equivalente di 260 milioni di lire, che moltiplicati per sei mesi sono un miliardo e mezzo di lire. Così, senza fare nulla. Come se uno vincesse una Lotteria Italia due volte l'anno. Ma c'è di peggio. Qualcuno che è dentro l'ambiente - l' anonimato è di rigore perché il gioco è duro - spiega che a volte agli autori non vanno che le briciole. E altre volte gli autori nemmeno esistono.

E la Siae paga
«ll meccanismo principale dell'imbroglio è questo. L'editore o il regista o il funzionario si mettono d'accordo sulle musiche, per la quale la Siae paga i diritti di autore. Allora prendono un autore fantoccio, non importa se sconosciuto, spesso è solo un prestanome. Tramite questo autore si fanno presentare la musica che poi, loro programmeranno e il gioco è fatto. Un gioco che si traduce in una montagna di quattrini da dividersi nel clan. A volte all'autore non va quasi nulla, il malloppo se lo dividono gli altri».



Gira anche un elenco che un Pasquino ha affisso davanti all'ufficio di un direttore televisivo. È l'elenco con una decina di autori baciati da improvvisa fortuna, gente che non ha quasi mai scritto canzoni o musica in precedenza. «Uno di questi vendeva batterie da cucina: è diventato titolare di chilometrici minutaggi di musica da inserire in programmi televìsivi».

Musichette, sigle, stacchetti, quelle che si chiamano le musiche di sonorizzazione di sottofondo rendono milioni e milioni, «e così si crea una rete di interessi con l'amico che deve comparire, il parente che deve pubblicizzare il libro e tutto questo va a scapito della qualità. Sia della qualità delle musiche, sia della creatività degli autori dei programmi». Perché qualcuno dovrebbe spiegare come mai sta crescendo in modo esponenziale il numero degli autori delle varie trasmissioni. Il sospetto, per usare un eufemismo, è che anche per gli autori valga la legge della spartizione del malloppo e tanto più alto è il numero degli autori tanto più numerosi sono i partecipanti al banchetto.

Format in vendita
Altro sistema è quando il conduttore fa una canzone e la mette come sigla del proprio programma, facendola diventare fonte di introiti cospicui. Ma questo è regolare. «Poi però ci sono alcuni che sono i proprietari del format, magari comprato in Spagna o in America, quindi prendono, soldi perché lo vendono alla Siae o ad un network, poi lo producono oppure fanno i registi della trasmissione, poi sono anche autori delle canzoni e delle musiche, e quindi prendono i diritti di autore perché passano le canzoni, i diritti d'autore perché hanno depositato l'opera dell'ingegno, poi vengono pagati come conduttori, cantanti, autori e perché hanno venduto il format. Conclusione: si fanno d'oro».


Dagospia 26 Gennaio 2004