TRAVAGLIO RAUS! - LA FIRMA DE "L'UNITÀ" È PERSONA NON GRADITA ALLE "FESTE DELL'UNITÀ". È LA VENDETTA DI VELARDI PER IL CELEBRE «ERANO ENTRATI A PALAZZO CHIGI CON LE PEZZE AL CULO E NE ERANO USCITI RICCHI»?
Vittorio Zincone per Corriere della sera Magazine
Da venti presenze a una fugace apparizione. Nel giro di un solo anno Marco Travaglio, giornalista e antiberlusconiano doc, ha assistito alla decimazione degli inviti a presentare i suoi libri alle feste dell'Unità. Lo ha scritto pure in una lettera al "Foglio" di Ferrara: «Qualcuno ha ordinato di non invitarmi più».
Sul perché di questa improvvisa esclusione dalle sagre estive diessine, lo stesso Travaglio ha un sospetto. «Già negli scorsi anni, la mia presenza faceva discutere e infastidiva alcuni dirigenti locali della Quercia», dice. «Ora, il discorso che ho pronunciato all'Assemblea dei Girotondi deve aver fatto arrabbiare qualcuno». Quale discorso?
In gennaio, di fronte a una platea di diessini e girotondini, Travaglio ironizzò su coloro che ai tempi del governo ulivista erano entrati a Palazzo Chigi con le «pezze al culo» e ne erano usciti ricchi. Parole pesantissime.
«Al contrario di quanto hanno pensato in molti», spiega Travaglio, «non mi riferivo né a D'Alema, né ai Ds». A chi alludeva allora? « È la stessa domanda/imboscata che mi hanno fatto alla presentazione di un mio libro a Napoli. Gli ho risposto che parlando di merchant bank a Palazzo Chigi pensavo anche a Velardi. Risultato: una causa civile».
E niente inviti alle feste dell'Unità? «Credo proprio si tratti di una scelta di vertice. Non pensavo che Velardi fosse il segretario occulto della Quercia». Travaglio ha detto più volte di essere di destra. Perché tiene tanto ai festival del quotidiano fondato da Gramsci?
«Scrivo sull'Unità. Mi sembra normale incontrare i miei lettori. Parlo di conflitto d'interessi e di censura. Loro sono entusiasti. Si vede che al Botteghino, dove il consulente Klaus Davi consiglia di non parlare di Berlusconi e di giustizia, preferiscono fare a meno delle mie analisi».
Dagospia 22 Luglio 2004
Da venti presenze a una fugace apparizione. Nel giro di un solo anno Marco Travaglio, giornalista e antiberlusconiano doc, ha assistito alla decimazione degli inviti a presentare i suoi libri alle feste dell'Unità. Lo ha scritto pure in una lettera al "Foglio" di Ferrara: «Qualcuno ha ordinato di non invitarmi più».
Sul perché di questa improvvisa esclusione dalle sagre estive diessine, lo stesso Travaglio ha un sospetto. «Già negli scorsi anni, la mia presenza faceva discutere e infastidiva alcuni dirigenti locali della Quercia», dice. «Ora, il discorso che ho pronunciato all'Assemblea dei Girotondi deve aver fatto arrabbiare qualcuno». Quale discorso?
In gennaio, di fronte a una platea di diessini e girotondini, Travaglio ironizzò su coloro che ai tempi del governo ulivista erano entrati a Palazzo Chigi con le «pezze al culo» e ne erano usciti ricchi. Parole pesantissime.
«Al contrario di quanto hanno pensato in molti», spiega Travaglio, «non mi riferivo né a D'Alema, né ai Ds». A chi alludeva allora? « È la stessa domanda/imboscata che mi hanno fatto alla presentazione di un mio libro a Napoli. Gli ho risposto che parlando di merchant bank a Palazzo Chigi pensavo anche a Velardi. Risultato: una causa civile».
E niente inviti alle feste dell'Unità? «Credo proprio si tratti di una scelta di vertice. Non pensavo che Velardi fosse il segretario occulto della Quercia». Travaglio ha detto più volte di essere di destra. Perché tiene tanto ai festival del quotidiano fondato da Gramsci?
«Scrivo sull'Unità. Mi sembra normale incontrare i miei lettori. Parlo di conflitto d'interessi e di censura. Loro sono entusiasti. Si vede che al Botteghino, dove il consulente Klaus Davi consiglia di non parlare di Berlusconi e di giustizia, preferiscono fare a meno delle mie analisi».
Dagospia 22 Luglio 2004