UN PALLONE DI STRACCI - CHI E' LOTITO CLAUDIO, NUOVO PADRONE DELLA LAZIO? UN AMICO DI STORACE, PREVITI, TAORMINA, SCAJOLA, GUIDO PAGLIA - ANCHE LA GUARDIA DI FINANZA SI È AFFIDATA ALLE IMPRESE DI PULIZIA DI LOTITO.

Vittorio Malagutti per l'Espresso


Di mestiere, secondo quanto raccontano le scarne biografie ufficiali, fa l'imprenditore. Ramo pulizie. Redditizio, forse, ma poco romantico. Meglio, e di gran lunga, puntare sul circo Barnum del pallone, investire sull'entusiasmo e le speranze di migliaia di tifosi. Sarà questa d'ora in poi la principale occupazione di Claudio Lotito, il nuovo patron della Lazio.

Ma nel mondo del calcio anche i sogni si pagano e i 21 milioni sin qui sborsati dal neopresidente rischiano di essere soltanto il primo acconto di una bolletta ben più salata. Nei prossimi mesi, per far fronte alle spese urgenti della squadra (costi generali, stipendi, allenatore e qualche rinforzo al parto giocatori) serviranno almeno una cinquantina di milioni.

(Claudio Lotito)



"Ce la farà Lotito?", si chiede la metà di Roma che tifa per il club che fu di Sergio Cragnotti. Tra l'altro restano da pagare al Fisco quasi 90 milioni di tasse arretrate. Su questo fronte la prima scadenza non è stata rispettata. Entro il 21 luglio andava infatti versata la rata di 20 milioni per l'adesione al condono. Lotito, appena insediato, ha dichiarato che i suoi piani sono diversi: punterà sulla rateizzazione dei pagamenti, che però, a dire il vero, è già stata respinta solo tre mesi fa dall'Agenzia delle Entrate.

Senza contare che la Federcalcio aveva inserito proprio l'accordo con il Fisco tra le condizioni per ottenere l'iscrizione al campionato. La Lazio ha ottenuto il via libera federale, ma poi non ha rispettato i termini del condono perché non ha pagato la rata in scadenza.

(Sergio Cragnotti)


Insomma, anche dopo la svolta al vertice della società la situazione appare tutt'altro che chiara. E la Lazio ha bisogno con grande urgenza di nuove iniezioni di mezzi freschi per evitare il naufragio. "La situazione economica è pesante. Mi attende una sfida impegnativa", ha dichiarato con realismo Lotito.

Sulla base dei bilanci delle sue aziende non è facile azzardare pronostici sull'esito di quella che appare come una vera scommessa. Giro d'affari modesto (una sessantina di milioni in tutto) e utili risicati (poche decine di migliaia di euro) con meno di 2 mila dipendenti. Questi i dati essenziali del minigruppo di Lotito. Ovvero una galassia di piccole società a responsabilità limitata (10.400 euro di capitale; il minimo di legge) che comprende Snam, Linda, Bona Dea, tutte attive nelle pulizie, e la Roma Union security che offre servizi di vigilanza.

Niente di speciale, a prima vista, ma nella capitale da settimane si favoleggia sulle ricche proprietà immobiliari del patron laziale, in gran parte nei dintorni di Roma. Come dire: c'è un tesoro che non emerge dalle pieghe dei bilanci. "È liquido, liquidissimo", dicono di lui gli amici, decantando la bellezza della sua villa sull'Appia antica.

Di certo Lotito, classe 1957, è partito da lontano. Già nei primi anni Novanta, agli, sgoccioli della Prima Repubblica, si occupava di pulizie. Nel 1992 il giovane imprenditore inciampò in un'inchiesta della magistratura sugli appalti alla regione Lazio, che, a quei tempi, proprio come adesso, era il suo principale cliente. Venne anche arrestato, ma la vicenda si chiuse senza conseguenze gravi. Come è accaduto per l'indagine su un giro di fatture false concluso per intervenuta prescrizione qualche giorno fa.



Questi inciampi non hanno pesato sulla carriera di Lotito. Ha sposato Cristina, figlia di Gianni Mezzaroma, esponente di una delle più note famiglie di costruttori romani. In politica ha saputo accreditarsi negli ambienti più diversi. Una scelta in un certo senso obbligata: le sue aziende sono cresciute grazie al rapporto con gli enti pubblici, per lo più con base a Roma.

Un breve elenco di clienti passati e presenti comprende la Regione Lazio, la Provincia di Roma, l'Acea, il policlinico Tor Vergata, alcune Asl capitoline, l'Azienda ospedaliera Spallanzani, il policlinico Sant'Andrea. Anche la Guardia di Finanza (per la precisione i reparti speciali dello Scico) si è affidata alle imprese di pulizia di Lotito.

(Walter Veltroni e Lina Sotis-U.Pizzi))


Impossibile, allora, fare a meno dei legami con la politica. E così, se il centrodestra tifa apertamente per lui, a sinistra il sindaco capitolino Walter Veltroni non ha certo ostacolato la scalata alla Lazio.

Di solito Lotito viene descritto come un supporter del governatore del Lazio Francesco Storace di An, ma è ben piazzato anche in Forza Italia. E non solo per i suoi ottimi rapporti con il vice di Storace, l'azzurro Giorgio Simeoni. Nel partito di Berlusconi il neo patron della Lazio, che conosce bene Cesare Previti, può contare anche sull'appoggio dell'ex ministro dell'interno Claudio Scajola.

(Il romanista Storace pensa alla lazio...-U.pizzi)


Nei due mesi della sua lunga rincorsa alla conquista della Lazio, l'emergente Lotito si è visto tirare la volata di una pattuglia di fan tutti targati An. Tra questi il suo amico Guido Paglia, potente direttore delle relazioni esterne della Rai, e Andrea Abodi, descritto in articoli e trasmissioni radiofoniche come portavoce del patron laziale, nonché come possibile futuro nuovo direttore generale della squadra.

Abodi, ottimo amico di Storace, si è fin qui dimostrato un manager quantomeno versatile. Fino a due anni fa vendeva diritti sportivi alle tv (Rai compresa) come vicepresidente della società d'intermediazione milanese Media partners. Poi è finito al Coni (amministratore di Coni servizi in quota An) e alla presidenza di Astral, l'azienda della Regione Lazio che si occupa di strade.

(Guido Paglia e la moglie-u.pizzi)


Abodi ha smentito la sua candidatura alla direzione generale della Lazio. Certo è che durante le trattative si è accreditato come braccio destro di Lotito.

Una faticaccia, quelle trattative. Mentre la squadra, sommersa dai debiti, rischiava l'esclusione dal campionato, l'aspirante presidente e Capitalia, ovvero l'azionista di riferimento, se le davano dì santa ragione a suon di comunicati stampa.

Ancora due giorni prima della chiusura del contratto, la banca presieduta da Cesare Geronzi metteva in chiaro che non era disposta a finanziare il compratore. E Lotito, da parte sua, non aveva esitato a chiamarsi fuori dall'operazione scaricando sulla banca la responsabilità del flop.

(Cesare Geronzi ed il genero Fabrizio Lombardo-U.Pizzi)


Poi, in extremis, il 19 luglio, è arrivato il lieto fine. Sollievo generale. Grande festa dei tifosi. Resta un interrogativo. Da dove nascevano gli intoppi dei giorni precedenti? Secondo indiscrezioni, Lotito avrebbe cercato di monetizzare il portafoglio crediti delle sue aziende facendoselo scontare da Capitalia. Fonti vicine all'istituto di credito negano di aver finanziato ìn alcun modo l'acquisizione.

Anzi la banca, ancora creditrice per 16 milioni verso la società biancoceleste, sarebbe pronta a cedere anche la quota del 12-13 per cento del capitale Lazio che ancora controlla. Fatto sta che d'improvviso Lotito ha risolto i suoi problemi di finanziamento e l'operazione è andata in porto.

"È il giorno più bello della mia vita", ha commentato il nuovo patron. Che si è dichiarato tifoso della Lazio "da sempre". A dire il vero, il suo amico, Carlo Taormina, ricorda di averlo visto spesso in tribuna alle partite della Roma. Un'eventualità che sembra da escludere per il futuro. Derby a parte, naturalmente.

Dagospia 05 Agosto 2004