PANORAMA CON VISTA - IL DECENNIO DI ADREANI - BENETTON: GIALLO AUTOSTRADE - MIKE E I 50 DI "LASCIA O RADDOPPIA?" - PUNTO CAMERA FLOP - DE MAIO, DALLA LUISS AL PIRELLONE.



Da "Panorama" in edicola domani


1 - ADREANI RICOMINCIA DA TRE
Dieci anni di lavoro che «valgono» quasi 2 miliardi di euro di fatturato: Giuliano Adreani, amministratore delegato della Mediaset, è stato riconfermato presidente e amministratore delegato della Publitalia per altri tre anni. Ed essendo a capo della concessionaria di pubblicità del Biscione dal 1995, il manager supera così la boa del decennio: un periodo in cui il fatturato della società è quasi raddoppiato, passando da circa 1,5 miliardi a 2,8 miliardi di euro, più gli 800 milioni raccolti in Spagna con la Publiespaña. Una crescita veloce, superiore a quella del mercato pubblicitario nazionale.

Ora il ritmo è più lento: nei primi due mesi del 2005 il mercato complessivo è salito del 3,4 per cento. Una frenata dovuta alle difficoltà di alcuni settori dell'economia, come il largo consumo e l'alimentare, compensate dal buon andamento di banche, telecomunicazioni, media.

Per la Publitalia, che secondo la società di ricerche Nielsen ha archiviato i primi due mesi con un fatturato in crescita del 2,4 per cento, Adreani si aspetta di realizzare nel 2005 un aumento del 5 per cento. Ma potrebbe anche fare meglio: «Nella primavera-estate del 2004» ricorda il manager «la Rai poteva contare su Europei di calcio e Olimpiadi. Quest'anno invece giochiamo alla pari».

2 - DISPACCI
Finirà così. Finirà che Berlusconi e Berlusconi bis s'incontreranno, troveranno un punto in comune, faranno coalizione con il Berlusconi del 1994 e perfino con il Berlusconi antecedente alla discesa in campo. Finirà nel solo modo possibile, con un accordo tra il cavaliere, il dottore, il presidente, il giardiniere e l'operaio.

Finirà pure che a tutti i disoccupati dell'ex Casa delle libertà arriveranno tante belle cartoline dalle Bahamas, ai democristiani però quelle castigate, senza donnine in bikini, Finirà che la devoluzione i leghisti dovranno andare a farsela alle Bermuda ma sarà l'apoteosi dell'Unto. Dirà a tutti, tiè, e dopo si ungerà di crema solare. (P.But.)

3 - BENETTON, GAMBERALE E IL GIALLO DI AUTOSTRADE

I sismografi attenti alle vicende di casa Benetton segnalano movimento. Innanzitutto, c'è da capire perché è stato deciso di spostare i vertici della Autostrade, l'amministratore delegato Vito Gamberale e il presidente Gian Maria Gros-Pietro, dalla società operativa alla holding che la controlla, una scatola vuota, dando all'attuale direttore generale Giovanni Castellucci tutte le deleghe.

Perché è stato silurato Gamberale, uomo vicino a Gianni Mion, il capo della Edizione Holding considerato vicino a Gilberto Benetton e lontano dal resto dei fratelli di Ponzano Veneto? Ed è per questo che qualche tempo fa erano state preannunciate le dimissioni di Mion? E perché né Mion né Gilberto hanno speso una parola per un risultato eccezionale come la riuscita opa da 800 milioni di euro della Autogrill sulla spagnola Aldeasa? Strano.



Così come è apparso strano che i quattro fratelli Benetton abbiano comunicato congiuntamente di aver chiesto un arbitrato per il "Gazzettino", dove vantavano un diritto di prelazione sulle quote che i loro soci veneti hanno ceduto a Francesco Gaetano Caltagirone. Eppure, solo qualche settimana fa a Ponzano avevano fatto sapere che l'avvocato Guido Rossi aveva sconsigliato la causa: cosa ha fatto cambiare idea?

4 - IL RADDOPPIO DI MIKE
Tramontata la campagna per la sua nomina a senatore a vita, l'intramontabile Mike Bongiorno si prepara a un nuovo appuntamento: il mezzo secolo di "Lascia o raddoppia?". II celebre telequiz nacque infatti il 19 novembre 1955 e il pre¬sentatore scalda i muscoli per uno speciale in prima serata, in autunno, su Raiuno.

Ci saranno gran festa e l'omaggio dei fan. Che, finita la trasmissione, si metteranno in attesa can l'occhio puntato al calendario: novembre 2015. Quando Mike, a 91 anni, celebrerà i 60 anni di "Lascia o raddoppia?".

5 - POCHI CLIENTI IN CAMERA
Sarà perché l'ingresso non è sull'affollata via del Corso. Sarà perché bisogna passare sotto un poco attraente metal detector, piazzato per motivi di sicurezza sul più defilato fronte di via del Parlamento. Fatto sta che Punto Camera non ha sfondato. Inaugurato il 1° marzo dal presidente Pier Ferdinando Casini dopo una assai costosa ristrutturazione durata due anni, il nuovo store con tanto di gadget griffati Montecitorio è nato con l'ambizione di diventare «vetrina» della Camera.

Con due facce: una informativa, grazie a otto postazioni internet; l'al¬tra commerciale, affidata a un'azienda, Qualità italiana, che produce molti degli oggetti e ne gestisce la vendita, girando royalty del 16 per cento alla Fondazione Camera dei deputati. Peccato che finora i clienti siano pochissimi. Una media di un centinaio al giorno, comprese le scolaresche portate nel Punto Camera dopo la visita al Palazzo.

Non molti, per una location così di prestigio e malgrado sconti a dipendenti della Camera e parlamentari. A più di un mese dall'apertura, non essendo «a punto il programma gestione-magazzino», non si conosce la quantità del venduto, ma solo la categoria: vanno di più i gadget da 1 a 25 euro. Poche penne e orologi, che possono costare fino a 470-870 euro. I responsabili si dicono comunque soddisfatti. (D.M.)

DE MAIO, DALLA LUISS AL PIRELLONE

Non c'è più posto per Adriano De Maio al vertice dell'Università Luiss. Il rettore abbandona dopo che Luca di Montezemolo ha accelerato una serie di nomine di suo gradimento nell'ateneo della Confindustria. Al vicepresidente e amministratore delegato Attilio Oliva sarà affiancato Pierluigi Celli come direttore generale.

Così De Maio, ex presidente del Cnr, già guarda al prossimo incarico probabilmente a Milano, dove Roberto Formigoni lo vorrebbe assessore regionale, Come suo successore si fanno i nomi di due professori prestati alle imprese, il favorito Paolo Savona (Impregilo) e Gian Maria Gros-Pietro (Autostrade), mentre dal mondo universitario potrebbe arrivare l'attuale rettore dell'ateneo di Trento, Massimo Egidi.


Dagospia 21 Aprile 2005