VOLA IL MERLO: "SOLO IN ITALIA POTEVA AVERE UN SUCCESSO COSÌ CLAMOROSO. TRA PANZANATE, ECCESSI, PROVOCAZIONI, GOSSIP E INSULTI, DAGOSPIA SPESSO ANTICIPA LE NOTIZIE, SIA PURE DEFORMATE DALLE RIFRAZIONI DEL SACCHETTO TRASPARENTE DELLA SPAZZATURA"...
Francesco Merlo per La Repubblica
I nostri scarti rivelatori di verità
In Italia non c´è nulla di più valoroso e di più pulito della spazzatura. E tuttavia, nel nostro paese, dove è giustamente riconosciuto un ruolo altamente istituzionale alla raccolta e all´intercettazione della spazzatura telefonica, e dove spesso si arriva alla verità solo rovistando tra le scorie gergali e i rimasugli verbali, il Garante della privacy ha ora proibito la visibilità dell´intercettazione della spazzatura solida urbana.
Ha insomma vietato il sacchetto trasparente per la raccolta dei rifiuti. Ma noi, che sappiamo d´essere polvere, tifiamo per la trasparenza della polverosa spazzatura piuttosto che per l´impenetrabilità dei sacchi neri. L´Italia infatti, per gli studiosi dei rifiuti, è come una caramella: tra coloranti e dolcificanti e aggreganti chimici, la cosa più sana, la più ricca e la più trasparente è la carta che si scarta, è il residuo, è la monnezza. Perciò chi si appassiona alla monnezza si appassiona all´Italia. Del resto, l´intercettazione telefonica, che sta animando la nostra estate, è come il sacco trasparente della spazzatura, contiene gli scarti rivelatori della verità, rifuti-spia, avanzi-indizi, residui-traccia, foglie di lattuga, torsoli di mela, confezioni ammaccate di callifughi, conti che non tornano: «il quartierino» di Ricucci, il «bacio» di Fiorani a Fazio, il «chiamatemi Fassino» di Consorte.
Dunque noi, uomini metaforici, amanti dell´altrove, disapproviamo che sia diventato illegittimo l´uso di quel sacchetto trasparente che, soprattutto nei comuni del Nord, facilita la raccolta differenziata: vetro, carta, plastica. E non ci importa se la trasparenza "espone a sguardi indiscreti" l´immondizia. La trasparenza del contenitore, sostiene il Garante, illustrando un provvedimento che davvero ci pare anarco-individualista ed obliquamente corrivo a Ricucci, "svela i nostri gusti, le nostre preferenze, i nostri stili di vita, il nostro stato di salute", proprio come, aggiungiamo noi, la pubblicazione delle intercettazioni rivela gli umori, le fobie, i fastidi emorroidali, "l´umano troppo umano" dei finanzieri, dei brasseur d´affaires, dei palazzinari, dei politici.
Secondo il Garante, il sacchetto trasparente della spazzatura "viola l´identità" e, addirittura, la precisa più di un documento anagrafico con fotografia, come ben intuiscono gli animali che, d´istinto, per sfuggire alla cattura e non lasciare tracce ai loro eventuali predatori, nascondono i propri immondi escrementi, li coprono di terra, li seppelliscono, li occultano: "Le lettere d´amore, le bollette, gli estratti conto, le confezioni medicinali che decidiamo di buttar sono tutte informazioni che compongono la nostra identità". E però tutto quel che di importante in Italia è accaduto lo abbiamo appreso dalla spazzatura: dalla spada di latta del generale De Lorenzo al trapianto di capelli del cavaliere Berlusconi. In un paese dove tutto è falso e paludato, è posticcio ed imbellettato, la verità, come perla data ai porci, si trova nella spazzatura. Così dalla spazzatura di Tangentopoli fiorì Di Pietro e nella spazzatura del «questo io lo sfascio» sfiorì Di Pietro. Rovistando nel sacco dell´immondizia abbiamo illuminato la morte di Giuliano e il delitto Montesi; l´emblematico Pasolini è morto nell´immondizia; la P2 era un grattacielo di immondizie.
È vero che nell´immondizia tutto è indifferenziato: il candido diventa sporco, il vero si unge di patacca, il verosimile sembra certo, il sospetto è l´anticamera della verità. E qualunque cosa finisca nella spazzatura assume a sua volta sembianza di spazzatura, anche una dichiarazione d´amore, un´espressione di stima, un encomio, un augurio o un complimento. Nell´immondizia abbiamo infatti trovato il caffè di Pisciotta ma anche il bacio di Andreotti. E ficcando il naso nella spazzatura abbiamo scoperto che molti degli antifascisti indomiti o erano fascisti intransigenti oppure si nascondevano opportunisticamente in convento aspettando che passasse la nottata; che il nazicorporativismo di Cantimori era criptocomunismo. E nella spazzatura di vizi e di droga si innalzarono le grandezze di Maradona e di Pantani. Del resto, si nutre di spazzatura anche il più intrigante giornalismo italiano, quello dei retroscenisti, dai grandi quotidiani al fenomeno Dagospia, un sito Internet che "solo in Italia poteva un successo avere così clamoroso. Tra panzanate, eccessi, provocazioni, gossip e insulti, Dagospia spesso anticipa le notizie, sia pure deformate dalle rifrazioni del sacchetto trasparente della spazzatura."
Mai il nostro roboante giornalismo economico ci aveva fatto vagamente intuire la realtà romanesca, "briatoresca" e "mariacristinesca" della Banca d´Italia. E nulla sapevamo degli intrecci solidali tra il solidarismo delle cooperative e il ghigno budinoso degli immobiliaristi. Certo, le intercettazioni-spazzatura deformano, sporcano, violano la privacy, stimolano a loro volta spazzature giudiziarie, e a volte ci scandalizzano come i sacchetti trasparenti scandalizzano il garante della privacy. Ma, alla fine, noi preferiamo la spazzatura. Al garante, che ci vuole proteggere l´identità, rispondiamo che non è un reato esibire l´identità, sia pure attraverso gli scarti. Specie se l´Italia sempre di più tende a somigliare a quella parte del mondo descritto nel 1987 dal recentemente scomparso storico milanese Nino Recupero in "Rifiuti. Storici della monnezza": c´è più grasso nello scarto che nel resto del maiale.
Dagospia 17 Agosto 2005
I nostri scarti rivelatori di verità
In Italia non c´è nulla di più valoroso e di più pulito della spazzatura. E tuttavia, nel nostro paese, dove è giustamente riconosciuto un ruolo altamente istituzionale alla raccolta e all´intercettazione della spazzatura telefonica, e dove spesso si arriva alla verità solo rovistando tra le scorie gergali e i rimasugli verbali, il Garante della privacy ha ora proibito la visibilità dell´intercettazione della spazzatura solida urbana.
Ha insomma vietato il sacchetto trasparente per la raccolta dei rifiuti. Ma noi, che sappiamo d´essere polvere, tifiamo per la trasparenza della polverosa spazzatura piuttosto che per l´impenetrabilità dei sacchi neri. L´Italia infatti, per gli studiosi dei rifiuti, è come una caramella: tra coloranti e dolcificanti e aggreganti chimici, la cosa più sana, la più ricca e la più trasparente è la carta che si scarta, è il residuo, è la monnezza. Perciò chi si appassiona alla monnezza si appassiona all´Italia. Del resto, l´intercettazione telefonica, che sta animando la nostra estate, è come il sacco trasparente della spazzatura, contiene gli scarti rivelatori della verità, rifuti-spia, avanzi-indizi, residui-traccia, foglie di lattuga, torsoli di mela, confezioni ammaccate di callifughi, conti che non tornano: «il quartierino» di Ricucci, il «bacio» di Fiorani a Fazio, il «chiamatemi Fassino» di Consorte.
Dunque noi, uomini metaforici, amanti dell´altrove, disapproviamo che sia diventato illegittimo l´uso di quel sacchetto trasparente che, soprattutto nei comuni del Nord, facilita la raccolta differenziata: vetro, carta, plastica. E non ci importa se la trasparenza "espone a sguardi indiscreti" l´immondizia. La trasparenza del contenitore, sostiene il Garante, illustrando un provvedimento che davvero ci pare anarco-individualista ed obliquamente corrivo a Ricucci, "svela i nostri gusti, le nostre preferenze, i nostri stili di vita, il nostro stato di salute", proprio come, aggiungiamo noi, la pubblicazione delle intercettazioni rivela gli umori, le fobie, i fastidi emorroidali, "l´umano troppo umano" dei finanzieri, dei brasseur d´affaires, dei palazzinari, dei politici.
Secondo il Garante, il sacchetto trasparente della spazzatura "viola l´identità" e, addirittura, la precisa più di un documento anagrafico con fotografia, come ben intuiscono gli animali che, d´istinto, per sfuggire alla cattura e non lasciare tracce ai loro eventuali predatori, nascondono i propri immondi escrementi, li coprono di terra, li seppelliscono, li occultano: "Le lettere d´amore, le bollette, gli estratti conto, le confezioni medicinali che decidiamo di buttar sono tutte informazioni che compongono la nostra identità". E però tutto quel che di importante in Italia è accaduto lo abbiamo appreso dalla spazzatura: dalla spada di latta del generale De Lorenzo al trapianto di capelli del cavaliere Berlusconi. In un paese dove tutto è falso e paludato, è posticcio ed imbellettato, la verità, come perla data ai porci, si trova nella spazzatura. Così dalla spazzatura di Tangentopoli fiorì Di Pietro e nella spazzatura del «questo io lo sfascio» sfiorì Di Pietro. Rovistando nel sacco dell´immondizia abbiamo illuminato la morte di Giuliano e il delitto Montesi; l´emblematico Pasolini è morto nell´immondizia; la P2 era un grattacielo di immondizie.
È vero che nell´immondizia tutto è indifferenziato: il candido diventa sporco, il vero si unge di patacca, il verosimile sembra certo, il sospetto è l´anticamera della verità. E qualunque cosa finisca nella spazzatura assume a sua volta sembianza di spazzatura, anche una dichiarazione d´amore, un´espressione di stima, un encomio, un augurio o un complimento. Nell´immondizia abbiamo infatti trovato il caffè di Pisciotta ma anche il bacio di Andreotti. E ficcando il naso nella spazzatura abbiamo scoperto che molti degli antifascisti indomiti o erano fascisti intransigenti oppure si nascondevano opportunisticamente in convento aspettando che passasse la nottata; che il nazicorporativismo di Cantimori era criptocomunismo. E nella spazzatura di vizi e di droga si innalzarono le grandezze di Maradona e di Pantani. Del resto, si nutre di spazzatura anche il più intrigante giornalismo italiano, quello dei retroscenisti, dai grandi quotidiani al fenomeno Dagospia, un sito Internet che "solo in Italia poteva un successo avere così clamoroso. Tra panzanate, eccessi, provocazioni, gossip e insulti, Dagospia spesso anticipa le notizie, sia pure deformate dalle rifrazioni del sacchetto trasparente della spazzatura."
Mai il nostro roboante giornalismo economico ci aveva fatto vagamente intuire la realtà romanesca, "briatoresca" e "mariacristinesca" della Banca d´Italia. E nulla sapevamo degli intrecci solidali tra il solidarismo delle cooperative e il ghigno budinoso degli immobiliaristi. Certo, le intercettazioni-spazzatura deformano, sporcano, violano la privacy, stimolano a loro volta spazzature giudiziarie, e a volte ci scandalizzano come i sacchetti trasparenti scandalizzano il garante della privacy. Ma, alla fine, noi preferiamo la spazzatura. Al garante, che ci vuole proteggere l´identità, rispondiamo che non è un reato esibire l´identità, sia pure attraverso gli scarti. Specie se l´Italia sempre di più tende a somigliare a quella parte del mondo descritto nel 1987 dal recentemente scomparso storico milanese Nino Recupero in "Rifiuti. Storici della monnezza": c´è più grasso nello scarto che nel resto del maiale.
Dagospia 17 Agosto 2005