PAESE DEI GUELFI E DEI GHIBELLINI - TUTTI CON FOLLINI, METTENDO LA BOCCUCCIA A CULO DI GALLINA - "LIBERTÉ, ÉGALITÉ, IMMOBILITÉ!" ('68 OGGI) - LA DEA TROIA (PARIS HILTON, O CARA) - FACCI ASPETTA BOBO ALLA FRONTIERA.
1 - PAESE DEI GUELFI E DEI GHIBELLINI
Alberto Arbasino per "La Stampa"
Ma perché cadere dalle nuvole proprio adesso, in un Paese che si è sempre bastonato tra Guelfi e Ghibellini e Capuleti e Montecchi, e perfino Dante Alighieri veniva cacciato via come un direttore di telegiornale?
2 - "LIBERTÉ, ÉGALITÉ, IMMOBILITÉ!" ('68 OGGI)
Giuseppe Scaraffia per Io Donna - Corriere della Sera
Neanche in catene, fossi in quel gentiluomo di campagna del premier francese, continuerei a fare jogging nel parco ministeriale di Matignon, che, a quanto si dice, trova oltretutto un po' piccolo. Ma come, non si è accorto che ormai il suo posto è nelle strade, fra i tre milioni di studenti e lavoratori che sfilano contro la mobilità nei contratti di lavoro? In effetti, nessuno più dell'aristocratico dagli imperturbabili occhi azzurri è a rischio di entrare nelle file degli invasati seguaci di Saint- Précaire, il martire apparso agli studenti inquieti sulla stabilità del loro immediato futuro.
Già, perché se Villepin, seguendo la sua dichiarata inclinazione bonapartista, tenterà di persistere nella linea liberale che consente di licenziare al primo impiego "senza giusta causa", il rischio è che il primo disoccupato sia proprio lui, licenziato dalle masse. "Liberté, Égalité, Immobilité!". Nel '68 gli studenti volevano buttare all'aria il sistema, adesso vogliono renderlo immobile. Occupano la Sorbona, sì, ma per avere un'occupazione fissa.
3 - LA DEA TROIA (PARIS O CARA)
Giampiero Mughini per Il Foglio
Una troia è una troia. Naturalmente non è vero affatto che una troia è una troia, punto e basta. Così come non è vero che una rosa è una rosa, al modo in cui lo scriveva Gertrude Stein. Non è vero affatto che una rosa sia una rosa, punto e basta: la rosa può essere un fiore che si dona all'amato oppure un fiore che si sferza in volto a un amante che ti ha tradito. Allo stesso modo, una troia può essere mille cose diverse tra loro. E quando dico troia, è evidentissimo che non ci metto alcuna connotazione negativa, né più ne meno che se dicessi di qualcuno che fa l'idraulico o il cardiochirurgo.
Questa lunga e noiosissima premessa per dirvi che ho trovato sul frizzante Dagospia la foto di una esuberante fanciulla (Paris Hilton, ndD) che più troia di così non si può, di una fanciulla internazionale - nel senso di una fanciulla che attrae il gossip internazionale -, la quale se ne andava non so più se a un locale pubblico o a una festa svestita come una troia. Svestita alla maniera in cui lo erano le ragazze che passeggiavano su una carreggiata romana, a invitare i possibili clienti, e mentre io stavo tornando in macchina da Milano.
Solo che la ragazza di Dagospia non si svestiva a quel modo perché ha bisogno di clienti che le paghino la miserabile prebenda che si paga alle ragazze di strada. Lei è ricca di suo, è una troia che lo fa per piacer suo, per essere apparire riuscire. E più troia è, più la fotografano, più le versano dei cachet pubblicitari, più la sbattono sui giornali popolari, più la intervistano e come se lei avesse qualcosa da dire. Perché a questo tempo siamo arrivati, che non c'è più differenza tra una troia e una dea. Ahimé.
4 - TUTTI CON FOLLINI, METTENDO LA BOCCUCCIA A CULO DI GALLINA
Andrea Marcenaro per Il Foglio
Le larghe intese? E perché no? A cena con Maltese, un clima di concordia, una puntatina ai concertini di madame Verdurin, la società civile che si apre, poter assurgere al livello di Bordon, parlargli da pari a pari, andare a quelle scoppiettanti conferenze di Tranfaglia, sperare in un invito della signora Verusio, anche solo per una ricca merenda, non guardarsi più in cagnesco, fare come in Germania, l'industria che tira, i ragazzi con un futuro, il latte per i piccini una settimana dopo l'altra, senza soluzione di continuità, una vita diversa, serena, senza caimani, bambini bolliti, una donna vicepremier, una donna vice in Confindustria, una terza vicecapo dei vigili, i coglioni mai più apparentati agli umani. Finalmente. E tutti uniti, tutti tesi come corde nello sforzo comune. Però quello là? Quello così piccino, così carino, intelligentino, dalla bella tignetta, con la sua grande testolina, le braghette, le manine, la giacchetta, il sorrisino, il bel caratterino, che come partito ha scelto un partitino? Come farà Follini, mettendo la boccuccia a culo di gallina, a pronunciare: Grosse Koalition?
5 - TROMBATO
Filippo Facci per "Il Giornale"
Il bello è che tutti adesso si sentono decisivi, tutti che fanno gli aghi della bilancia: falegnami del Nord Est, neo-eletti dell'Oceania, senatori a vita eterna, marescialli dipietristi, persino Bobo Craxi. L'hanno trombato, ma questa è un'espressione sgradevole che non ripeteremo. Cioè: l'hanno trombato, ma niente paura, ha detto che l'aveva previsto, del resto l'avevano messo in lista solo al numero 9, perciò l'hanno trombato. Nel senso: l'hanno trombato, ma ha detto che «io con Piero Fassino ho fatto un patto», e quindi, nonostante l'abbiano trombato, ha detto che «ho salvato la vita politica di Prodi e Fassino» anche se l'hanno trombato. Il fatto che l'abbiano trombato non lo preoccupa anche se Fassino, ha detto, non gli ha ancora telefonato: «Non vado a ricordare nulla a nessuno». È per questo che ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera così titolata: «Farò il ministro, è una promessa di Fassino». E noi ci crediamo tutti. Stando agli apporti elettorali, se daranno un ministero a te, Bobo, ne daranno 14 a Bertinotti e 6 a Di Pietro e 2 alla Lista Consumatori. A proposito, che ministero vuoi? Hai da scegliere: «Penso al Programma», hai detto, «o all'Immigrazione». L'Immigrazione, ecco: il tuo permesso di soggiorno, a sinistra, sta giusto per scadere. Ti aspettiamo alla frontiera, dove ti ripeteremo e scandiremo una sola parola.
Dagospia 14 Aprile 2006
Alberto Arbasino per "La Stampa"
Ma perché cadere dalle nuvole proprio adesso, in un Paese che si è sempre bastonato tra Guelfi e Ghibellini e Capuleti e Montecchi, e perfino Dante Alighieri veniva cacciato via come un direttore di telegiornale?
2 - "LIBERTÉ, ÉGALITÉ, IMMOBILITÉ!" ('68 OGGI)
Giuseppe Scaraffia per Io Donna - Corriere della Sera
Neanche in catene, fossi in quel gentiluomo di campagna del premier francese, continuerei a fare jogging nel parco ministeriale di Matignon, che, a quanto si dice, trova oltretutto un po' piccolo. Ma come, non si è accorto che ormai il suo posto è nelle strade, fra i tre milioni di studenti e lavoratori che sfilano contro la mobilità nei contratti di lavoro? In effetti, nessuno più dell'aristocratico dagli imperturbabili occhi azzurri è a rischio di entrare nelle file degli invasati seguaci di Saint- Précaire, il martire apparso agli studenti inquieti sulla stabilità del loro immediato futuro.
Già, perché se Villepin, seguendo la sua dichiarata inclinazione bonapartista, tenterà di persistere nella linea liberale che consente di licenziare al primo impiego "senza giusta causa", il rischio è che il primo disoccupato sia proprio lui, licenziato dalle masse. "Liberté, Égalité, Immobilité!". Nel '68 gli studenti volevano buttare all'aria il sistema, adesso vogliono renderlo immobile. Occupano la Sorbona, sì, ma per avere un'occupazione fissa.
3 - LA DEA TROIA (PARIS O CARA)
Giampiero Mughini per Il Foglio
Una troia è una troia. Naturalmente non è vero affatto che una troia è una troia, punto e basta. Così come non è vero che una rosa è una rosa, al modo in cui lo scriveva Gertrude Stein. Non è vero affatto che una rosa sia una rosa, punto e basta: la rosa può essere un fiore che si dona all'amato oppure un fiore che si sferza in volto a un amante che ti ha tradito. Allo stesso modo, una troia può essere mille cose diverse tra loro. E quando dico troia, è evidentissimo che non ci metto alcuna connotazione negativa, né più ne meno che se dicessi di qualcuno che fa l'idraulico o il cardiochirurgo.
Questa lunga e noiosissima premessa per dirvi che ho trovato sul frizzante Dagospia la foto di una esuberante fanciulla (Paris Hilton, ndD) che più troia di così non si può, di una fanciulla internazionale - nel senso di una fanciulla che attrae il gossip internazionale -, la quale se ne andava non so più se a un locale pubblico o a una festa svestita come una troia. Svestita alla maniera in cui lo erano le ragazze che passeggiavano su una carreggiata romana, a invitare i possibili clienti, e mentre io stavo tornando in macchina da Milano.
Solo che la ragazza di Dagospia non si svestiva a quel modo perché ha bisogno di clienti che le paghino la miserabile prebenda che si paga alle ragazze di strada. Lei è ricca di suo, è una troia che lo fa per piacer suo, per essere apparire riuscire. E più troia è, più la fotografano, più le versano dei cachet pubblicitari, più la sbattono sui giornali popolari, più la intervistano e come se lei avesse qualcosa da dire. Perché a questo tempo siamo arrivati, che non c'è più differenza tra una troia e una dea. Ahimé.
4 - TUTTI CON FOLLINI, METTENDO LA BOCCUCCIA A CULO DI GALLINA
Andrea Marcenaro per Il Foglio
Le larghe intese? E perché no? A cena con Maltese, un clima di concordia, una puntatina ai concertini di madame Verdurin, la società civile che si apre, poter assurgere al livello di Bordon, parlargli da pari a pari, andare a quelle scoppiettanti conferenze di Tranfaglia, sperare in un invito della signora Verusio, anche solo per una ricca merenda, non guardarsi più in cagnesco, fare come in Germania, l'industria che tira, i ragazzi con un futuro, il latte per i piccini una settimana dopo l'altra, senza soluzione di continuità, una vita diversa, serena, senza caimani, bambini bolliti, una donna vicepremier, una donna vice in Confindustria, una terza vicecapo dei vigili, i coglioni mai più apparentati agli umani. Finalmente. E tutti uniti, tutti tesi come corde nello sforzo comune. Però quello là? Quello così piccino, così carino, intelligentino, dalla bella tignetta, con la sua grande testolina, le braghette, le manine, la giacchetta, il sorrisino, il bel caratterino, che come partito ha scelto un partitino? Come farà Follini, mettendo la boccuccia a culo di gallina, a pronunciare: Grosse Koalition?
5 - TROMBATO
Filippo Facci per "Il Giornale"
Il bello è che tutti adesso si sentono decisivi, tutti che fanno gli aghi della bilancia: falegnami del Nord Est, neo-eletti dell'Oceania, senatori a vita eterna, marescialli dipietristi, persino Bobo Craxi. L'hanno trombato, ma questa è un'espressione sgradevole che non ripeteremo. Cioè: l'hanno trombato, ma niente paura, ha detto che l'aveva previsto, del resto l'avevano messo in lista solo al numero 9, perciò l'hanno trombato. Nel senso: l'hanno trombato, ma ha detto che «io con Piero Fassino ho fatto un patto», e quindi, nonostante l'abbiano trombato, ha detto che «ho salvato la vita politica di Prodi e Fassino» anche se l'hanno trombato. Il fatto che l'abbiano trombato non lo preoccupa anche se Fassino, ha detto, non gli ha ancora telefonato: «Non vado a ricordare nulla a nessuno». È per questo che ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera così titolata: «Farò il ministro, è una promessa di Fassino». E noi ci crediamo tutti. Stando agli apporti elettorali, se daranno un ministero a te, Bobo, ne daranno 14 a Bertinotti e 6 a Di Pietro e 2 alla Lista Consumatori. A proposito, che ministero vuoi? Hai da scegliere: «Penso al Programma», hai detto, «o all'Immigrazione». L'Immigrazione, ecco: il tuo permesso di soggiorno, a sinistra, sta giusto per scadere. Ti aspettiamo alla frontiera, dove ti ripeteremo e scandiremo una sola parola.
Dagospia 14 Aprile 2006