UN ANAS IN FACCIA AI BENETTON - LA MOGLIE DI SIRCANA SALVERA' GAMBERALE?
"MF" BY PANERAI: ARPE "PRESUNTUOSO E ARROGANTE" (C'E' LA MANINA DI GERONZI?)
LUCHINO: L'ARTONI AL GOVERNO - MA QUANTO SPENDONO LE BANCHE IN PUBBLICITÀ
"MF" BY PANERAI: ARPE "PRESUNTUOSO E ARROGANTE" (C'E' LA MANINA DI GERONZI?)
LUCHINO: L'ARTONI AL GOVERNO - MA QUANTO SPENDONO LE BANCHE IN PUBBLICITÀ
1 - POZZI SI SALVA IL POSTO ATTACCANDO I BENETTON - LA MOGLIE DI SIRCANA SALVERA' L'IMMAGINE DI GAMBERALE?
"Es un hombre muy garibaldino". Sembra che sia stato questo il commento di Salvador Alemany Mas, l'amministratore delegato del colosso spagnolo Abertis, quando nel palazzo di vetro di Barcellona i suoi collaboratori gli hanno messo sotto gli occhi la fotografia di Vincenzo Pozzi, il capo dell'Anas che è furibondo per l'operazione dei Benetton "Autostrade per la Spagna". E quando lo "Estudio de Comunicacion", la società di Madrid che cura l'immagine del gruppo Abertis, gli ha sottoposto la scheda di Pozzi, il manager ha tirato un sospiro di sollievo.
All'ingegnere leccese che sta mettendo i bastoni tra le ruote ai fratelli di Ponzano Veneto piacciono il mare e gli spaghetti, ma soprattutto piace il potere. Ed è forse per questa ragione che oggi è filtrato su "Repubblica" un corposo dossier dei sindaci dell'Anas sulle inadempienze di Autostrade che avrebbero "saltato il 77% degli investimenti". Pozzi gioca la sua partita perchè sa che nel risiko governativo anche la sua poltrona sta traballando ed è pronto a dimenticare i numerosi rilievi formulati dalla Corte dei Conti sulla sua gestione.
Nella battaglia di queste ore contro gli spagnoli, Pozzi sta cercando di salvare il ruolo dell'Anas e la sua immagine. Sul fronte opposto si trova don Vito Gamberale, il manager abruzzese sul quale grandina dopo l'estromissione nel rush finale con gli spagnoli. Nel fortino di via Bergamini dove ha sede "Autostrade per la Spagna SpA" Gamberale sta organizzando le difese. Ciò che lo preoccupa è soprattutto l'immagine che è andata allo sbando nell'ultimo anno da quando Enrica Giorgetti, la donna che fuma i sigari puzzolenti e che ha sposato il sottosegretario Sacconi, ha lasciato l'incarico della comunicazione.
Adesso don Vito si sta riorganizzando e come abbiamo scritto ieri ha affidato alla società Twister di Milano il compito di difenderlo sui giornali. La Twister è stata scelta a sua volta da Brunswick Group, una major della comunicazione fondata nel 1987 a Londra che opera con 300 persone nel mondo delle pubbliche relazioni.
Sembra tuttavia che questo parterre di professionisti a don Vito non basti. Per questa ragione avrebbe chiesto l'aiuto dell'onnipresente Claudio Velardi e della società "Reti" dove lavora una gentile signora di nome Livia Aimonino che (guarda caso) è la moglie di Silvio Sircana, il portavoce di Prodi che gareggia in magrezza con Piero Fassino. Bella mossa.
2 - "MF": ARPE "PRESUNTUOSO E ARROGANTE" (C'E' LA MANINA DI GERONZI?)
Quando ieri ha letto le due colonne di piombo pubblicate su "MF" con il titolo "L'arroganza di Arpe su Autostrade" il riccioluto portavoce di Capitalia, Mario Calderoni, è impallidito. Sulla sua scrivania zeppa di carte fino all'inverosimile troneggia infatti la copertina che il mensile "Class" di Paolo Panerai, editore anche di "MF", ha dedicato poco tempo fa al giovane amministratore delegato di Capitalia. E a tutti quelli che ieri sono entrati nel suo ufficio di vetro in via Montecatini, il riccioluto Calderoni ha fatto vedere l'articolo del 20 marzo dedicato alla cerimonia svolta presso l'hotel Principe Savoia di Milano in cui Arpe è stato premiato come il "banchiere dell'anno".
L'articolo di ieri è apparso quindi sorprendente. Le parole con cui Arpe ha sostenuto i Benetton (riprese oggi dal "Financial Times") sono state interpretate da "MF" come "la conferma della presunzione e dell'arroganza che Arpe va spargendo da tempo e in molte occasioni".
Adesso a Roma stanno cercando la manina che ha ispirato la svolta del gruppo editoriale che fa capo a Panerai e il quale ha sempre beneficiato alla grande dell'appoggio di Cesare Geronzi. Gli indizi vanno oltre la presunta spaccatura tra il "grande vecchio" e il giovane amministratore di via Minghetti. Dopo il ritorno di ieri dietro la sua scrivania il clima tra i due big di Capitalia è apparso più sereno che mai.
Missili terra-aria come quelli spediti ieri sembrano partire piuttosto dagli ambienti finanziari di Milano. Ma nei corridoi di BancaIntesa, uno dei soggetti chiamati in causa, si escludono categoricamente operazioni di così basso profilo. E ieri mentre Nanni Bazoli discuteva a Roma nella villa di Laterza sulla "Mala Costituzione", Corrado Passera che in due anni ha incassato 31 milioni di euro di plusvalenze, ha dichiarato di voler reinvestire nella sua banca i 14 milioni di stock options guadagnati nel 2005.
3 - LUCHINO VUOLE L'ARTONI AL GOVERNO
Luchino di Montezemolo continua a tacere. Dalla notte della contrastata vittoria elettorale il presidente di Confindustria non ha pronunciato alcun commento. Sembra quasi che la politica, la sua vera passione dopo la Ferrari, non lo interessi più. A piazza SS. Apostoli nessuno l'ha visto, e nell'ufficio di Prodi è entrato soltanto monsignor Maurizio Beretta, sempre più curvo sotto il peso delle aspettative personali (leggi la direzione generale della Rai).
Anche ieri non è trapelato alcun comunicato dopo la riunione del Comitato di Presidenza e del Direttivo di viale dell'Astronomia che oggi pomeriggio nel corso di una Giunta straordinaria dovrà approvare il programma di Luchino per il prossimo biennio.
Sul sito internet di Confindustria c'è una scritta meravigliosa che vale la pena di riprendere perchè dice così: "quello che c'è da sapere dell'Associazione imprenditoriale più diffusa, e più articolata al mondo". Il tono è trionfalistico, ma se cercate l'opinione di Luchino e degli imprenditori sulla partita politica di questi giorni, l'impresa è assolutamente inutile.
Dopo la botta di Vicenza la parola d'ordine è il silenzio, ma dietro le quinte si sa che il pluripresidente di Fiat, Ferrari, Fondo Charme, Luiss, Fiera di Bologna (e chi più ne ha più ne metta) sta mandando segnali forti a Prodi perchè inserisca nella lista di governo la bionda presidente degli industriali emiliani, Anna Maria Artoni.
Le ultime voci la danno al Commercio Estero, ma ieri sera al Tg de "La7" la signora è sfuggita con imbarazzo alle domande del conduttore che le chiedeva una conferma.
4 - MA QUANTO SPENDONO LE BANCHE IN PUBBLICITÀ
Una marchetta di 7 minuti di incommensurabile valore, uno spot che alle tariffe della Sipra sarebbe costato milioni di euro. E' questo il significato più veritiero del lungo servizio sulla Cassa di Risparmio di Torino trasmesso dal Tg regionale del Piemonte alle 19,40 di ieri.
Ma quanto spendono le banche in pubblicità sui media? Nel 2005 gli istituti di credito hanno aumentato del 64,1% gli investimenti passando da 126.104 milioni a 206.893. "Ti amo bancario!", esclamava Luciana Littizzetto testimonial del San Paolo nelle campagne degli anni precedenti, e lo stesso grido d'amore lo fanno gli editori dei giornali anche se il boccone più grosso (49,9%) è destinato alla televisione.
In testa alla classifica dei top spender c'è il Gruppo Capitalia che è passato dai 10 milioni del 2004 ai 66 dell'anno scorso; segue a ruota Monte dei Paschi (43 contro 8) e il San Paolo (10 contro 3). Per BancaIntesa le cifre sono più modeste: 1 milione di euro, la stessa cifra spesa nel 2004.
5 - BERNABE': MATTEI, MANEGGIONE POLITICO
Per ricordare il centenario della nascita di Enrico Mattei, Paoletto Scaroni e i suoi collaboratori hanno messo a punto, senza particolare enfasi, un calendario di eventi che prevede spettacoli ("Il signore del cane nero" al Piccolo teatro di Milano il 5 maggio) rassegne cinematografiche, e l'inaugurazione a Pomezia dell'archivio storico del Gruppo.
Poi il manager con gli occhiali da seminarista terrà una conferenza all'università di Bologna il 16 maggio sull'insegnamento e l'attualità del mitico fondatore del Gruppo.
Ed è proprio sull'insegnamento e l'attualità di Enrico Mattei che si ferma oggi in una lunga intervista sul settimanale "Economy", Franchino Bernabè di Vipiteno, il manager-banchiere che da Reviglio-boy ha guidato l'Eni dal '92 al '98.
Non è tenero il giudizio di Franchino sull'uomo che morì a Bescapè il 27 ottobre 1962. Pur ammettendo che la visione internazionale di Mattei era per il suo tempo lucida e straordinaria, Bernabè mette il dito sui difetti dell'uomo di Acqualagna nato il 29 aprile 1906. "Uno per tutti era il suo difetto: il permanente e cinico maneggio politico", così dice Franchino. E dopo aver ricordato che Mattei faceva e disfaceva moltissimo nella politica italiana sottolinea l'"abitudine allo scambio" che è rimasta in piedi dopo la morte come il peggio della gestione matteiana. Poi Franchino scivola nella memoria e ricorda che "qualsiasi rottame industriale girasse per l'Italia, purchè protetto da un politico, finiva all'Eni".
Il giudizio non è del tutto corretto perchè nel caso del salvataggio del Pignone di Firenze, che Mattei effettuò su pressioni del sindaco "santo" Giorgio La Pira, quel salvataggio fu lungimirante.
6 - UN FORO PER LA FORUM SPA
Una piccola battaglia sotterranea si sta svolgendo in queste ore a Roma per l'inaugurazione di Forum PA, la fiera della Pubblica amministrazione che si aprirà lunedì 8 maggio. L'imbarazzo per gli organizzatori è alle stelle e il programma della cerimonia inaugurale è ancora per aria. L'evento cade in un momento balordo e non si capisce chi saranno i ministri presenti per il taglio del nastro.
Linda-Belinda Lanzillotta, futuro ministro dell'Innovazione che incorporerà anche la Funzione pubblica, non ha sciolto le sue riserve, e Mario Baccini supertrombato di lusso alle comunali capitoline, ha fatto sapere che di questa mostra non gliene frega niente. L'unica presenza che viene data per sicura è quella del neo-senatore Lucio Stanca, ex-manager dell'Ibm che si è battuto per dare 516 milioni di euro alla riforma tecnologica dello Stato.
Dagospia 27 Aprile 2006
"Es un hombre muy garibaldino". Sembra che sia stato questo il commento di Salvador Alemany Mas, l'amministratore delegato del colosso spagnolo Abertis, quando nel palazzo di vetro di Barcellona i suoi collaboratori gli hanno messo sotto gli occhi la fotografia di Vincenzo Pozzi, il capo dell'Anas che è furibondo per l'operazione dei Benetton "Autostrade per la Spagna". E quando lo "Estudio de Comunicacion", la società di Madrid che cura l'immagine del gruppo Abertis, gli ha sottoposto la scheda di Pozzi, il manager ha tirato un sospiro di sollievo.
All'ingegnere leccese che sta mettendo i bastoni tra le ruote ai fratelli di Ponzano Veneto piacciono il mare e gli spaghetti, ma soprattutto piace il potere. Ed è forse per questa ragione che oggi è filtrato su "Repubblica" un corposo dossier dei sindaci dell'Anas sulle inadempienze di Autostrade che avrebbero "saltato il 77% degli investimenti". Pozzi gioca la sua partita perchè sa che nel risiko governativo anche la sua poltrona sta traballando ed è pronto a dimenticare i numerosi rilievi formulati dalla Corte dei Conti sulla sua gestione.
Nella battaglia di queste ore contro gli spagnoli, Pozzi sta cercando di salvare il ruolo dell'Anas e la sua immagine. Sul fronte opposto si trova don Vito Gamberale, il manager abruzzese sul quale grandina dopo l'estromissione nel rush finale con gli spagnoli. Nel fortino di via Bergamini dove ha sede "Autostrade per la Spagna SpA" Gamberale sta organizzando le difese. Ciò che lo preoccupa è soprattutto l'immagine che è andata allo sbando nell'ultimo anno da quando Enrica Giorgetti, la donna che fuma i sigari puzzolenti e che ha sposato il sottosegretario Sacconi, ha lasciato l'incarico della comunicazione.
Adesso don Vito si sta riorganizzando e come abbiamo scritto ieri ha affidato alla società Twister di Milano il compito di difenderlo sui giornali. La Twister è stata scelta a sua volta da Brunswick Group, una major della comunicazione fondata nel 1987 a Londra che opera con 300 persone nel mondo delle pubbliche relazioni.
Sembra tuttavia che questo parterre di professionisti a don Vito non basti. Per questa ragione avrebbe chiesto l'aiuto dell'onnipresente Claudio Velardi e della società "Reti" dove lavora una gentile signora di nome Livia Aimonino che (guarda caso) è la moglie di Silvio Sircana, il portavoce di Prodi che gareggia in magrezza con Piero Fassino. Bella mossa.
2 - "MF": ARPE "PRESUNTUOSO E ARROGANTE" (C'E' LA MANINA DI GERONZI?)
Quando ieri ha letto le due colonne di piombo pubblicate su "MF" con il titolo "L'arroganza di Arpe su Autostrade" il riccioluto portavoce di Capitalia, Mario Calderoni, è impallidito. Sulla sua scrivania zeppa di carte fino all'inverosimile troneggia infatti la copertina che il mensile "Class" di Paolo Panerai, editore anche di "MF", ha dedicato poco tempo fa al giovane amministratore delegato di Capitalia. E a tutti quelli che ieri sono entrati nel suo ufficio di vetro in via Montecatini, il riccioluto Calderoni ha fatto vedere l'articolo del 20 marzo dedicato alla cerimonia svolta presso l'hotel Principe Savoia di Milano in cui Arpe è stato premiato come il "banchiere dell'anno".
L'articolo di ieri è apparso quindi sorprendente. Le parole con cui Arpe ha sostenuto i Benetton (riprese oggi dal "Financial Times") sono state interpretate da "MF" come "la conferma della presunzione e dell'arroganza che Arpe va spargendo da tempo e in molte occasioni".
Adesso a Roma stanno cercando la manina che ha ispirato la svolta del gruppo editoriale che fa capo a Panerai e il quale ha sempre beneficiato alla grande dell'appoggio di Cesare Geronzi. Gli indizi vanno oltre la presunta spaccatura tra il "grande vecchio" e il giovane amministratore di via Minghetti. Dopo il ritorno di ieri dietro la sua scrivania il clima tra i due big di Capitalia è apparso più sereno che mai.
Missili terra-aria come quelli spediti ieri sembrano partire piuttosto dagli ambienti finanziari di Milano. Ma nei corridoi di BancaIntesa, uno dei soggetti chiamati in causa, si escludono categoricamente operazioni di così basso profilo. E ieri mentre Nanni Bazoli discuteva a Roma nella villa di Laterza sulla "Mala Costituzione", Corrado Passera che in due anni ha incassato 31 milioni di euro di plusvalenze, ha dichiarato di voler reinvestire nella sua banca i 14 milioni di stock options guadagnati nel 2005.
3 - LUCHINO VUOLE L'ARTONI AL GOVERNO
Luchino di Montezemolo continua a tacere. Dalla notte della contrastata vittoria elettorale il presidente di Confindustria non ha pronunciato alcun commento. Sembra quasi che la politica, la sua vera passione dopo la Ferrari, non lo interessi più. A piazza SS. Apostoli nessuno l'ha visto, e nell'ufficio di Prodi è entrato soltanto monsignor Maurizio Beretta, sempre più curvo sotto il peso delle aspettative personali (leggi la direzione generale della Rai).
Anche ieri non è trapelato alcun comunicato dopo la riunione del Comitato di Presidenza e del Direttivo di viale dell'Astronomia che oggi pomeriggio nel corso di una Giunta straordinaria dovrà approvare il programma di Luchino per il prossimo biennio.
Sul sito internet di Confindustria c'è una scritta meravigliosa che vale la pena di riprendere perchè dice così: "quello che c'è da sapere dell'Associazione imprenditoriale più diffusa, e più articolata al mondo". Il tono è trionfalistico, ma se cercate l'opinione di Luchino e degli imprenditori sulla partita politica di questi giorni, l'impresa è assolutamente inutile.
Dopo la botta di Vicenza la parola d'ordine è il silenzio, ma dietro le quinte si sa che il pluripresidente di Fiat, Ferrari, Fondo Charme, Luiss, Fiera di Bologna (e chi più ne ha più ne metta) sta mandando segnali forti a Prodi perchè inserisca nella lista di governo la bionda presidente degli industriali emiliani, Anna Maria Artoni.
Le ultime voci la danno al Commercio Estero, ma ieri sera al Tg de "La7" la signora è sfuggita con imbarazzo alle domande del conduttore che le chiedeva una conferma.
4 - MA QUANTO SPENDONO LE BANCHE IN PUBBLICITÀ
Una marchetta di 7 minuti di incommensurabile valore, uno spot che alle tariffe della Sipra sarebbe costato milioni di euro. E' questo il significato più veritiero del lungo servizio sulla Cassa di Risparmio di Torino trasmesso dal Tg regionale del Piemonte alle 19,40 di ieri.
Ma quanto spendono le banche in pubblicità sui media? Nel 2005 gli istituti di credito hanno aumentato del 64,1% gli investimenti passando da 126.104 milioni a 206.893. "Ti amo bancario!", esclamava Luciana Littizzetto testimonial del San Paolo nelle campagne degli anni precedenti, e lo stesso grido d'amore lo fanno gli editori dei giornali anche se il boccone più grosso (49,9%) è destinato alla televisione.
In testa alla classifica dei top spender c'è il Gruppo Capitalia che è passato dai 10 milioni del 2004 ai 66 dell'anno scorso; segue a ruota Monte dei Paschi (43 contro 8) e il San Paolo (10 contro 3). Per BancaIntesa le cifre sono più modeste: 1 milione di euro, la stessa cifra spesa nel 2004.
5 - BERNABE': MATTEI, MANEGGIONE POLITICO
Per ricordare il centenario della nascita di Enrico Mattei, Paoletto Scaroni e i suoi collaboratori hanno messo a punto, senza particolare enfasi, un calendario di eventi che prevede spettacoli ("Il signore del cane nero" al Piccolo teatro di Milano il 5 maggio) rassegne cinematografiche, e l'inaugurazione a Pomezia dell'archivio storico del Gruppo.
Poi il manager con gli occhiali da seminarista terrà una conferenza all'università di Bologna il 16 maggio sull'insegnamento e l'attualità del mitico fondatore del Gruppo.
Ed è proprio sull'insegnamento e l'attualità di Enrico Mattei che si ferma oggi in una lunga intervista sul settimanale "Economy", Franchino Bernabè di Vipiteno, il manager-banchiere che da Reviglio-boy ha guidato l'Eni dal '92 al '98.
Non è tenero il giudizio di Franchino sull'uomo che morì a Bescapè il 27 ottobre 1962. Pur ammettendo che la visione internazionale di Mattei era per il suo tempo lucida e straordinaria, Bernabè mette il dito sui difetti dell'uomo di Acqualagna nato il 29 aprile 1906. "Uno per tutti era il suo difetto: il permanente e cinico maneggio politico", così dice Franchino. E dopo aver ricordato che Mattei faceva e disfaceva moltissimo nella politica italiana sottolinea l'"abitudine allo scambio" che è rimasta in piedi dopo la morte come il peggio della gestione matteiana. Poi Franchino scivola nella memoria e ricorda che "qualsiasi rottame industriale girasse per l'Italia, purchè protetto da un politico, finiva all'Eni".
Il giudizio non è del tutto corretto perchè nel caso del salvataggio del Pignone di Firenze, che Mattei effettuò su pressioni del sindaco "santo" Giorgio La Pira, quel salvataggio fu lungimirante.
6 - UN FORO PER LA FORUM SPA
Una piccola battaglia sotterranea si sta svolgendo in queste ore a Roma per l'inaugurazione di Forum PA, la fiera della Pubblica amministrazione che si aprirà lunedì 8 maggio. L'imbarazzo per gli organizzatori è alle stelle e il programma della cerimonia inaugurale è ancora per aria. L'evento cade in un momento balordo e non si capisce chi saranno i ministri presenti per il taglio del nastro.
Linda-Belinda Lanzillotta, futuro ministro dell'Innovazione che incorporerà anche la Funzione pubblica, non ha sciolto le sue riserve, e Mario Baccini supertrombato di lusso alle comunali capitoline, ha fatto sapere che di questa mostra non gliene frega niente. L'unica presenza che viene data per sicura è quella del neo-senatore Lucio Stanca, ex-manager dell'Ibm che si è battuto per dare 516 milioni di euro alla riforma tecnologica dello Stato.
Dagospia 27 Aprile 2006