BPI: ACCORDO CON RICUCCI - FIAT CEDE BUC - GENERALI: PATTO PROROGATO - FONDIARIA: IN POLE PER IL 50% FINECO - SALVATORI: SERVONO TRE GRUPPI DI DIMENSIONI INTERNAZIONALI - MEDIASET: TETTO ANTITRUST A FREQUENZE NON APRIREBBE MERCATO - ABETE IN TRINCEA.

1 - GENERALI: PROROGATO PATTO CONSULTAZIONE UNICREDIT, BMPS E CAPITALIA.
(Asca) -
Il patto di consultazione tra Bmps, Unicredit e Capitalia, tutte azioniste di Generali con quote rispettivamente dell'1,65%, del 3,561% e del 3,196%, in scadenza a settembre 2005 e' stato automaticamente prorogato dal settembre 2006 al 13 marzo 2007. Lo riferiscono fonti finanziarie. Ieri, infatti, scadeva il termine per comunicare da parte degli aderenti l'eventuale disdetta dell'accordo. Ma, ''il Patto di Consultazione ha la durata di sei mesi, a decorrere dalla data di sua sottoscrizione, e si intendera' tacitamente prorogato per successivi periodi di pari durata qualora nessuna delle Parti abbia notificato il proprio recesso con lettera raccomandata inviata alle altre Parti entro il terzo mese precedente la scadenza originaria o prorogata'', recita una della clausole dell'accordo. Il patto tra le 3 banche e' stato originariamente stipulato nel 2003, e successivamente sempre prorogato, ai fini di difendere l'italianita' del Leone di Trieste.

2 - BANKITALIA: BENEFIT A FAZIO, PROCURA ROMA APRE FASCICOLO
(Adnkronos) - La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per accertare se, come sostiene un sindacato dei dipendenti della Banca d'Italia, sia legittimo che ad Antonio Fazio siano stati conservati dei benefit anche dopo l'abbandono della carica di governatore della Banca d'italia. L'esposto e' stato inviato inizialmente alla Corte dei Conti che ha aperto un'indagine e un'informativa dalla stessa Corte dei Conti e' stata inviata alla Procura della Repubblica di Roma la quale ha aperto un fascicolo secondo il modello 45 che non prevede allo stato alcune ipotesi di reato ma prelude ad un'indagine preliminare per sapere se i benefit sono stati concessi legittimamente. Chiarimenti potranno venire alla Procura di Roma dall'esame del regolamento della Banca d'Italia.

3 - COMPONENTE CONSIGLIO BANKITALIA: "SCONCERTATO" DA INDAGINI.
(Agi) "Sono sconcertato". Questa la prima reazione di uno dei componenti del Consiglio superiore della Banca d'Italia nell'apprendere che la Procura di Roma e la Corte dei Conti hanno avviato indagini sui cosiddetti benefit concessi all'ex governatore Antonio Fazio. "La Banca d'Italia - fa notare il consigliere che preferisce mantenere l'anonimato - e' dal punto di vista giuridico un ente privato, dunque i benefit non possono neanche essere considerati sperpero di denaro pubblico. Il Consiglio superiore ha ritenuto che concederli fosse nell'interesse della banca stessa perche' essi rispondono anche all'esigenza di consentire a Fazio l'accesso alla documentazione necessaria alla sua difesa. Si tratta di un aspetto che non tutela soltanto lui come persona, ma soprattutto come ex governatore. Si tratta quindi di misure prese nell'interesse del prestigio della stessa istituzione e della sua storia, passata e futura". Il consigliere fa inoltre notare di non aver ricevuto comunicazioni di alcun tipo da parte della Corte dei Conti o della Procura.

4 - BPI: RAGGIUNTO ACCORDO CON MAGISTE, CONCORDATO PER DOMANI
(Ansa) - E' stato raggiunto l'accordo tra la Magiste e Banca Popolare Italiana, principale creditrice della societa' di Stefano Ricucci. E' quanto si apprende da fonti finanziarie, che precisano come, dopo il via libera alla proposta di concordato preventivo, l'istanza dovrebbe venir depositata domani in tribunale. L'ultima parola sulla procedura che eviterebbe il fallimento del gruppo immobiliare, comunque, spettera' al giudice competente della sezione fallimentare, anche nel caso in cui i Pm romani chiedessero effettivamente il fallimento della societa', come sembrerebbero intenzionati a fare.

Una volta presentata al tribunale fallimentare, la richiesta di ammissione al concordato preventivo sara' sottoposta al vaglio, per un parere non vincolante, all' ufficio affari civili della procura di Roma. Il titolare della struttura, Salvatore Vitello, chiedera' ai pm Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli, che indagano sul dissesto della Magiste, di esprimere le loro valutazioni e quindi inoltrera' le sue conclusioni al tribunale fallimentare. Nei giorni scorsi i pm romani avrebbero manifestato l' intento di procedere alla richiesta di fallimento del gruppo dell' immobiliarista Stefano Ricucci. Il loro pensiero potrebbe ora cambiare alla luce dell' accordo raggiunto da Magiste con Bpi.

5 - FONDIARIA: IN POLE PER ACQUISIZIONE 50% FINECO ASSICURAZIONI
(Agi/Reuters) -
Fondiaria-Sai sarebbe favorita per l'acquisizione di meta' della Fineco Assicurazioni, societa' del gruppo Capitalia. Lo affermano fonti vicine all'operazione, spiegando che "l'offerta di FonSai e' pari a circa 50-60 milioni di euro. Anche Axa e' interessata, ma Fondiaria sembra essere la favorita". Fineco Assicurazioni opera nel ramo danni e Capitalia in passato non ha nascosto l'ipotesi di dismettere una parte del capitale. Il suo valore sarebbe di 100 milioni di euro. Le fonti aggiungono che Capitalia potrebbe anche assumere una decisione sull'operazione nella riunione mensile del cda, il 21 giugno, ma non si escludono rinvii.

6 - MEDIOBANCA R&S: DAIMLERCHRYSLER 1* AL MONDO PER TOTALE ATTIVO
(Asca) - E' la DaimlerChrysler al primo posto al mondo nella classifica delle imprese industriali piu' grandi per il totale dell'attivo. Il gruppo presenta un attivo (dati 2004) pari a 178 miliardi di euro, seguita dalla Toyota con 174,3 miliardi. Secondo la classifica redatta nel rapporto Mediobanca sulle multinazionali, a seguire figurano tre big del petrolio come Royal Dutch Shell, ExxonMobil e BP con valori tra 138 e 131 miliardi, poi altri gruppi dell'auto come GM 130 miliardi, Volkswagen 119 miliardi. In termini di fatturato (sempre dati 2004) l'industria del petrolio occupa il podio con BP con 209,2 miliardi di euro, Royal Dutch Shell con 194,7 miliardi, ExxonMobil. Tra i big del petrolio l'Eni si piazza al settimo posto. Tra le industrie manifatturiere, DaimlerChrysler al primo posto con 142 miliardi, poi Toyota 130 miliardi, GM 115 e Ford 108. Il primo nome italiano e' la Fiat al 17* con 46,7 miliardi di euro di fatturato.

7 - MEDIOBANCA: MULTINAZIONALI ITALIA, ENI PRIMA, BENE UTILI
(Ansa) - Le multinazionali nel mondo diventano sempre piu' grandi e si fondono fra loro sfruttando gli effetti della globalizzazione ma quelle italiane restano indietro nella crescita e, nonostante il buon andamento dell'Eni e il recupero di Fiat, sono ben al di sotto della classifica dei 'giganti' dominata dalla DaimlerChrysler. D'altra parte i grandi gruppi del Bel Paese registrano una crescita dei profitti molto piu' vivace dei colossi stranieri anche grazie al ritorno all'utile di Fiat nel 2005. E' questa la fotografia scattata dall'ultima edizione dell'indagine sulle multinazionali di R&S di Mediobanca. Il rapporto esamina le imprese multinazionali del settore manifatturiero, energetico, telecomunicazioni e utilities e non contempla le banche. In particolare l'Eni resta prima assoluta fra le italiane con 58,3 miliardi di fatturato nel 2004 e un attivo totale di 66 miliardi. Numeri che la pongono pero' solo al sesto posto nel settore petrolifero ed energetico mondiale dietro colossi come RoyalDutch (137,9 miliardi) o Exxon (137,5), mentre nel 1993 occupava la terza posizione.

Dietro la compagnia del cane a sei zampe figura Fiat con 46,7 miliardi di fatturato e 53,8 miliardi di attivo che la pongono all'11esimo posto fra le aziende mondiali del settore auto (13 anni fa era al quinto) e al 17esimo fra le manifatturiere. Nella classifica delle italiane (che prende in esame quelle con 2 miliardi di euro di fatturato all'estero e almeno l'1% del totale paese tagliando cosi' fuori molte delle nostre multinazionali 'tascabili') segue a larga distanza Finmeccanica (8,9 miliardi di fatturato) che pero' nel mondo e' fra quelle che piu' investe in Ricerca e Sviluppo (sesto posto) al contrario di quanto avviene normalmente in Italia. Non figura invece l'Enel poiche' le sue attivita' internazionali non raggiungono quota 2 miliardi. La Indesit nel periodo 2004-2004 fa il suo ingresso nella classifica nazionale a quota 3,1 miliardi grazie all'acquisizione della britannica General Domestic che le permette di mantenere il 29esimo posto nella classifica mondiale del settore contro quota 28 del 1993. Entra anche la Buzzi, che ha acquisito la tedesca Dyckerof. Escono invece Parmalat per le note vicende giudiziarie e la Benetton che ha visto diminuire la quota dei ricavi. La Barilla, con 3 miliardi di attivo e ricavi per 4,6 miliardi scala una posizione nel settore alimentare mondiale rispetto a 13 anni fa grazie all'acquisizione di Kamps, mentre Pirelli (attivo di 9,8 miliardi nel 2004) rimane al quarto posto nel settore pneumatici e cavi, anche se il 27% di tale somma e' riferito agli investimenti in Telecom Italia.

Se rimangono ancora piccole rispetto ai concorrenti di Europa, Giappone e Nord America, tuttavia le multinazionali italiani realizzano buoni numeri di bilancio. Nei primi sei mesi del 2005 infatti le multinazionali italiane hanno visto una crescita del fatturato del 12,2% (+5,3% escludendo l'Eni) contro il 14,2% dell'Europa e il +10,4% del Nord America, mentre la crescita dell'utile netto e' stata del 68,2% contro il 24,5 dell'Europa e il 9% del Nord America. Sul capitale investito comunque le multinazionali italiane hanno la maggiore quota di debiti finanziari che rappresentano il 48,2% del totale, contro il 41,5% della media Europa e il 29,2% del Nord America.

8 - SALVATORI (UNICREDIT): IN ITALIA SERVONO TRE GRUPPI DI DIMENSIONI INTERNAZIONALI.
(Adnkronos) - ''Al sistema bancario italiano servono ''tre grandi gruppi che abbiano dimensioni internazionali''. E' l'opinione del vicepresidente di Unicredit Carlo Salvatori, che e' intervenuto oggi all'assemblea del gruppo lombardo della Federazione nazionale dei Cavalieri del Lavoro.''Auspico - ha proseguito Salvatori - ulteriori concentrazioni all'interno del Paese e anche operazioni cross borber. L'Italia ha bisogno'', oltre a tre grandi Gruppi di taglia internazionale ''anche di sei o sette banche di dimensione nazionale'', oltre al sistema delle banche locali. ''Banca Intesa - ha proseguito Salvatori, al tavolo degli oratori insieme a Corrado Passera, ad di Banca Intesa - e' per definizione un attore del consolidamento, ma anche le altre possono agire''. (segue)



9 - MEDIOBANCA: SALVATORI, SE FIAT NON RESTA TROVEREMO ALTRE SOLUZIONI
(Adnkronos) -
Se Fiat decide di rimanere nell'azionariato e nel patto di Mediobanca ''mi fa piacere, ma se non rimane si troveranno altre soluzioni di equilibrio''. Ad affermarlo il vicepresidente di Unicredito e di Mediobanca Carlo Salvatori oggi a margine dell'assemblea del Gruppo lombardo della Federazione nazionale dei cavalieri del lavoro. ''Questo paese -ha proseguito Salvatori- e' capace di risorse''. ''Io mi auguro -ha proseguito il banchiere- che Fiat rimanga perche' e' un elemento di equilibrio dentro Mediobanca, pero' sono loro che devono fare le loro scelte''.

10 - BNL: ABETE, IO SONO STATO AL FRONTE A VOLTE DA SOLO.
(Adnkronos) - ''Io ho fatto parte di quelli che stavano al fronte. E in certi momenti ci sono stato da solo''. Cosi' il presidente di Bnl Luigi Abete ha rievocato le recenti vicende che hanno visto coinvolta la Banca romana, intervenendo oggi all'assemblea del gruppo lombardo ella Federazione Nazionale dei cavalieri del lavoro, alla societa' del Giardino di Milano. ''Sono convinto -ha proseguito Abete- di avere fatto la scelta giusta. Per Bnl la soluzione non era essere assorbiti da un operatore italiano, ma entrare in un processo di specializzazione in termini di economia di scala all'interno di un grande gruppo internazionale. La nostra scelta di impresa e' stata vincente, anche se alla fine ci siamo integrati con un altro operatore internazionale e non con il Bbva''.

11 - FIAT: CEDE PER 260 MLN A BSI LA BANCA UNIONE DI CREDITO DI LUGANO
(Adnkronos) - Il gruppo Fiat, attraverso Internazionale Holding Fiat, cede a Bsi, societa' del gruppo Generali, il 100% del capitale sociale della Banca Unione di Credito di Lugano (Buc). Il valore della transazione, si legge in una nota congiunta, e' di circa 400 milioni di franchi svizzeri, pari a circa 260 milioni di euro, salvo gli esiti della due diligence. L'accordo sara' soggetto all'approvazione delle competenti autorita' regolamentari e antitrust. Per il gruppo Fiat, si legge nella nota, l'operazione ''rientra nella strategia di focalizzazione sul core business automotoristico, che prevede anche la cessione di attivita' non strategiche''. La cessione della Banca Unione di Credito alla piu' antica banca del Cantone Ticino ''e' una garanzia di continuita' per il percorso di rinnovamento intrapreso e per lo sviluppo della Buc stessa''.

Per Bsi, l'operazione si inquadra ''in un programma di crescita nel settore della gestione patrimoniale secondo la mission attribuitale dal gruppo Generali, confermando la politica d'espansione progressiva del gruppo Bsi che ha visto la recente acquisizione di Ifabanque a Parigi''. Grazie a questa operazione, la massa patrimoniale del nuovo Istituto superera' i 60 miliardi di franchi svizzeri.

Con questa acquisizione Bsi consolida la propria presenza in Ticino e nelle piu' importanti piazze finanziarie elvetiche, in particolare a Zurigo e a Ginevra, rafforzandosi quindi nel suo principale mercato di riferimento. Dall'unione con la Buc ''nasce una banca ancor piu' stabile, con maggiore opportunita' di crescita, e con una piu' elevata capacita' di generare valore. La clientela, a sua volta, beneficera' dei vantaggi derivanti da sensibili economie di scala, traendo profitti dalle sinergie ottenute da maggiori competenze e dalle professionalita' del capitale umano''.

La Buc e' un istituto di credito di diritto svizzero fondato nel 1919 dal Credito Italiano. Dal 1947 appartiene al gruppo Fiat e ha sede a Lugano con filiali a Zurigo e Ginevra. Conta patrimoni in
gestione per 4,6 miliardi di franchi svizzeri e fondi propri per 281 milioni di frs al 31 dicembre 2005.

12 - NIERI (MEDIASET): TETTO ANTITRUST A FREQUENZE NON APRIREBBE MERCATO
(Adnkronos) - ''Un limite antitrust sulle frequenze non avrebbe alcuna ricaduta automatica sul pluralismo e sulla facilita' d'accesso al settore televisivo''. E' il responsabile degli Affari regolamentari e consigliere di amministrazione di Mediaset Gina Nieri a 'bocciare' cosi', in un'intervista a .Com l'ipotesi di un 'tetto' di questo tipo che potrebbe seguire al nuovo catasto delle frequenze che sara' messo a punto da ministero e Authority delle Comunicazioni.
Del resto, sottolinea, anche ottenendo frequenze un potenziale nuovo soggetto sul mercato avrebbe ''poi la necessita' di usufruire degli impianti di un operatore di rete. Altrimenti se questi impianti li volesse costruire da zero, dovrebbe affrontare costi altissimi e tempi omerici per le concezioni edilizie necessarie''. Per Nieri ''la limitazione che esiste per legge sul numero dei programmi massimo per ogni soggetto invece discende dalla necessita' di assicurare il pluralismo'' (si tratta del 20% n.d.r.): in altre parole ''non importa tanto chi possiede la capacita' trasmissiva dal momento che, per legge, e' obbligato a cederla a terzi a prezzi di mercato. Guardi Telecom -procede la manager di Mediaset- ha la proprieta' di tutta la rete di infrastrutture telefoniche ma la deve mettere a disposizione degli altri operatori''.

13 - PPR: LE MONDE, CESSIONE IN VISTA PER 'LE PRINTEMPS'
(Adnkronos) -
Ppr sarebbe sul punto di vendere 'Le Printemps', il grande magazzino situato sul prestigioso Boulevard Haussman a Parigi. A rivelarlo e' 'Le Monde' che cita una fonte vicino al 'dossier', secondo la quale ''la scelta dell'acquirente dovrebbe essere annunciata entro la fine della settimana''. In lizza per acquistare il gruppo francese presente a Parigi ed in provincia con 17 negozi ci potrebbero essere les Galeries Lafayette, il concorrente storico di 'Le Printemps' che potrebbe allearsi con un fondo immobiliare. Ma interessati al grippo sarebbero anche Unibail, l'olandese Rodamco, La Rinascente e il gruppo spagnolo El Corte Ingles.

Nonostante le ripetute smentite del gruppo guidato da Francois-Henri Pinault, l'intenzione di Ppr di cedere 'Le Printemps', scrive il quotidiano, ''non e' un segreto per nessuno''. Il gruppo, ricorda 'Le Monde', ''e' stato per mesi in trattativa con Unibail. Nonostante non si siano concluse, queste discussioni hanno permesso a Ppr di trovare delle 'astuzie' in termini di valorizzazione immobiliare che gli permettono di ricavare il miglior prezzo possibile per la vendita del suo asset'', la cui cessione potrebbe aggirarsi tra 800 milioni e un miliardo di euro.
La cessione di 'Le Printemps', spiega il quotidiano, ''si inserisce nella strategia di Ppr che ha deciso di concentrarsi nel lusso attraverso la controllata Gucci. Il comparto grandi magazzini rappresenta, infatti, solo un giro d'affari di 752 mln di euro per il gruppo, il 4,2% del fatturato''.



Dagospia 14 Giugno 2006