MA CHE BRAVI I BANCHIERI CATTO-PRODIANI: I MEJO BUSINESS AL CREDIT AGRICOLE (FIAT-FIDIS) - BREAKINGVIEWS: MANAGER COME COLAO NON SONO DA PERDERE ("L'INCESTUOSA RELAZIONE TRA I MEDIA E I GRANDI AFFARI IN ITALIA") - TE LO DO' IO LO STIPENDIO DI GNUDI.

1 - BREAKINGVIEWS: MANAGER COME COLAO NON SONO DA PERDERE
(AGI)
- L'Italia non può permettersi di perdere manager di alta caratura internazionale come Vittorio Colao. La riflessione è di 'breakingviews', la pagina online di commento finanziario fondata dal giornalista Hugo Dixon (che firma l'articolo), secondo cui le dimissioni dell'amministratore delegato di Rcs la scorsa settimana «illustrano l'incestuosa relazione tra i media e i grandi affari in Italia, così come gli ostacoli a cui vanno incontro coloro che cercano di modernizzare il Paese».

Secondo Dixon, «le ragioni per cui Colao è stato silurato sono estremamente poco chiare», e avanza l'ipotesi che per qualche azionista forse «il manager stava ristrutturando il gruppo in maniera troppo aggressiva». Secondo 'breakingviews' comunque la vicenda Colao è da leggere come «un microcosmo del disperato bisogno dell'Italia di cambiare». E, prosegue, «se il paese deve modernizzarsi deve piuttosto contare sui suoi Colao invece che allontanarli».

2 - MA CHE BRAVI I BANCHIERI CATTO-PRODIANI: I MEJO BUSINESS AL CREDIT AGRICOLE (FIAT-FIDIS)
Prosegue nel presumibile, consueto silenzio dei media amici l'acquisto di fatto dei migliori business di Banca Intesa da parte di Credit Agricole, suo primo socio, che di fatto continua ad aggirare in tal maniera ogni seccatura di OPA.
I fatti sono noti. Intesa in questi anni ha perso tempo e denaro nella questione Fiat. Si era perlomeno portata a casa un pezzo di buon business, ovvero la Fidis, i finanziamenti ancillari alle vendite. In quota ovviamente con le altre tre banche del famoso convertendo. Esprimendo tuttavia il proprio Top Manager Gaetano Miccicché al vertice della società che, congiuntamente con Fiat, controlla FIDIS.

Ebbene, ora accade che finita la tempesta alla cassa passa invece il Credit Agricole. Che subentrerà al 50% nel business, lasciando l'altro 50% sempre a Fiat. Quindi subentra alle banche, Intesa in primis.
Diventando partner europeo di Fiat per le operazioni di credito al consumo. Non poteva farlo Intesa? No, ovviamente, perché non ha caratura europea - avendo Passera accuratamente dismesso persino la filiale Comit di Madrid - e comunque la regola non scritta ma efficace del patto che governa Intesa, in barba agli interessi dei piccoli azionisti, è che Intesa lasci un bel diritto di primogenitura all'Agricole sulla "ciccia"...senza che l'Agricole si scomodi mai a fare costose OPA su Intesa.
E bravi i banchieri prodiani.



Pensate se una cosa del genere l'avesse fatta il Berlusca a favore dei suoi amici. Ma si sa, le operazioni fatte dai banchieri "abilitati" - tutti rigorosamente di centro sinistra e possibilmente cattolici - sono operazioni che di volta in volta vengono classificate come "per il bene del Paese" quando non "culturali" o "spirituali". Gli affari degli altri invece sono sempre sporchi affari.

Poi ogni tanto i banchieri di Dio ci lasciano le penne, ma questa è un'altra storia.
Si sa che la finanza clericale disprezza intimamente concetti quali il controllo del mercato, il render conto alla pubblica opinione, la trasparenza sui media circa il proprio operato.
Sono controlli e concetti della economia di mercato ritenuti da certa cultura alla Antonio Fazio poco "eleganti", concetti che non colgono il disegno superiore che muove i banchieri di Dio alla faccia dei risparmiatori...
E così via con Parmalat, Ambrosiano, Popolare Novara, Popolare Intra, Popolare Lodi, Roveraro....Del resto dove finirà l'ex Governatore Fazio? Allo IOR, come tutti ormai sussurrano, campioni entrambi di regole e trasparenza)
Vedremo cosa scriverà il Corrierone di Prodone Perricone sul nuovo affarone di Intesa/Agricole...

3 - TE LO DO' IO LO STIPENDIO DI GNUDI
Lettera di Enel Comunicazione al Corriere della Sera
In merito all'articolo pubblicato lunedì 17 luglio alle pagine 6 e 7 del CorrierEconomia che analizza le retribuzioni dei non executives directors, e in particolare alla tabella relativa agli emolumenti dei presidenti di società quotate e alla didascalia "I meglio pagati", Enel precisa che l'emolumento per la carica di presidente del dottor Piero Gnudi per il 2005 è stato di 700.755,14 euro, cui si è aggiunto l'importo di 199.998,30 euro come parte variabile dell'emolumento relativo all'esercizio 2005, per un ammontare totale quindi di 900.753,44 euro e non di 3.740.000 euro come indicato nella tabella.

Probabilmente l'ufficio studi di Governance Consulting che ha realizzato le tabelle ha incluso, oltre ai 900.753,44 euro sopra descritti, ulteriori somme percepite dal dottor Piero Gnudi nel corso del 2005 a titolo straordinario. In particolare si tratta di 2.640.000 euro che rappresentano un compenso determinato in base a un piano di phantom stock option riferito ai tre anni del mandato 2002-2005 assegnato dal consiglio di amministrazione al momento del conferimento della carica, e soggetto a tassazione ordinaria, nonché di 200.000 euro erogati per la positiva definizione della cessione di Wind a Weather. Due voci evidentemente non ricorrenti che non possono essere integralmente sommate all'effettivo emolumento annuale del 2005 riconosciuto al presidente di Enel Piero Gnudi.


Dagospia 24 Luglio 2006