GENERALI, BOLLORÉ PUNTA SU BOTIN - E MERLONI REGALÒ A PRODI LE SCARPE CON LE FIGURINE (EDIZIONE LIMITATA DEI MONDIALI) - TREMONTI CROCEFISSO - IRAQ, CLINTON D'ACCORDO CON BUSH (PAROLA DI BARROSO) - TUTTA MIKADO A DE AGOSTINI.

Da "Il Mondo"


1 - GENERALI, BOLLORÉ PUNTA SU BOTIN.

Reduce dal riassetto delle sue attività francesi e mentre è alle prese con le partite Aegis (il colosso della pubblicità di cui controlla il 29%) e free press (il gratuito di Le Monde che vorrebbe lanciare quest'anno), Vincent Bolloré non sembra affatto voler trascurare i suoi possedimenti italiani. Anzi. Il finanziere bretone sta tessendo in queste settimane una tela discreta che ha per obiettivo quello di accreditarlo non tanto come il cavallo di Troia di un'offensiva straniera sulle Generali bensì, piuttosto, come un fedele alleato dell'establishment nazionale in difesa di Trieste. Una delle carte che Bolloré si propone di giocare, stando a quanto ha raccontato nel corso dei suoi recenti colloqui in Italia, è Emilio Botin, il numero uno del Santander, scottato dalla fusione tra Sanpaolo Imi e Banca Intesa, che non intende ritirarsi né dalla penisola né tantomeno da Trieste dove sua figlia Ana siede nel consiglio d'amministrazione.

La partita Generali è in questo momento al centro dell'attenzione di Bolloré, anche e soprattutto per il ruolo di Mediobanca quale socio di riferimento della compagnia di assicurazioni e per le voci che danno Romain Zaleski, alleato di Giovanni Bazoli, in ascesa nel capitale del Leone. Ma il finanziere francese non disdegna nemmeno la grande partita del riassetto azionario di Telecom Italia. Bolloré avrebbe fatto sapere ad alcuni dei suoi interlocutori italiani che potrebbe essere interessato a entrare in Olimpia, la cassaforte che controlla il gruppo di telecomunicazioni, anche se non a un prezzo di tre euro per azione Telecom, ritenuto troppo caro.
In Francia si è d'altronde convinti che Bolloré sia pronto a mettere sul piatto 1 miliardo di euro per entrare nella partita delle tlc, tanto che si era anche ipotizzato il suo interesse per l'Alice francese nel caso in cui Marco Tronchetti Proverà l'avesse messa in vendita.

2 - ANCHE A ROMANO LE SCARPE DELLE FIGURINE.
Certo non passeranno inosservate. Non tanto per la tomaia giallo sole a strisce nere, quanto per le coloratissime figurine dei calciatori che le decorano: le scarpette sportive realizzate dall'Adidas per la Panini, in omaggio alla vittoria italiana ai Campionati mondiali di calcio del 2006, sono già un cult. Che però resterà riservato a pochi: prodotte in soli mille esemplari, le sneaker Mondiali sono state intatti acquistate in blocco da Vittorio Merloni (possiede il 25% della Panini) che le ha inviate come dono natalizio personale a vip dell'economia e della politica. Tra questi non poteva mancare Romano Prodi: il premier, noto sportivo e amico di vecchia data dei Merloni, è stato infatti tra i primi a ricevere le scarpette da collezione. Direttamente a Palazzo Chigi.

3 - VA IN ROSSO L'IMMOBILIARE DI TREMONTI.
Giulio Tremonti va in rosso. La Immobiliare Crocefisso, spa di Milano di cui l'ex ministro dell'economia possiede l'86%, ha chiuso l'ultimo esercizio in perdita di 26.328 euro rispetto all'utile di 86.992 euro del 2004. La perdita, dice la nota integrativa, è stata «sofferta dopo gli accantonamenti delle quote di ammortamento dei beni materiali per 37.019 euro e dei canoni di leasing per 120.164 euro». La società possiede l'immobile nell'omonima via nel centro di Milano love è ubicato lo studio dei commercialisti Enrico Vitali, Dario Romagnoli eLorenzo Piccardi che l'ex vicepremier più volte ha dovuto lasciare per via degli incarichi ministeriali. Immobiliare Crocefisso valuta l'edificio 1,15 milioni mentre i debiti sono saliti da 177.468 a 554.643 euro. (A.G.)



4 - BILL D'ACCORDO CON BUSH PAROLA DI BARROSO.
Confidenze esplosive da Barroso. Sarà, come sostiene lo scrittore austriaco Thomas Bernhard, che nei governanti spesso «i teatri delle operazioni belliche, non importa se segnati da una vittoria o da una sconfitta, sono i luoghi culminanti di tutta la loro vita». Ma davanti a una pattuglia di giornalisti italiani convocata a cena all'hotel Ambasciatori in via Veneto il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso si è lasciato andare a una rivelazione (scoop?) non da poco sull'invasione in Iraq. Ovviamente il numero uno della Ue parlava off records quando, tra una portata e un buon bicchiere di vino italiano, si è lasciato sfuggire che quando lui era ancora alla guida del Portogallo era stato l'ex presidente degli Stati Uniti, il democratico Bill Clinton, a confermargli, proprio alla vigilia dell'invasione, che Saddam Hussein aveva in cantina armi di distruzione di massa. Sì, proprio il rivale di George W. Bush da poco insediatosi alla Casa Bianca.

Barroso forse sa bene di cosa parla. L'attuale presidente della Commissione europea, succeduto a Romano Prodi nel novembre 2004, ebbe infatti il privilegio, il 16 marzo 2003, di ospitare alle Azzorre il vertice tra Bush, il premier inglese Tony Blair e quello spagnolo José Maria Aznar. Un summit che fu considerato come l'ultima chance da offrire al dittatore Saddam Hussein prima che scattasse la risoluzione dell'Onu 1441, che avrebbe dato il via alla guerra in Iraq. (Tom A. Celli)

5 - TUTTA MIKADO A DE AGOSTINI.
Settimana chiave per i piani cinematografici di De Agostini, il big mediatico di Novara. Al cda del 19 gennaio è affidata l'ultima parola sull'acquisto del 22% ancora in mano ai fondatori della Mikado, Roberto Cicutto e Luigi Musini (rispettivamente il 9,9% e il 12,1%).
DeA communications già detiene il 75% della storica casa di produzione e distribuzione cinematografica milanese che ha portato su-gli schermi italiani Krzysztof Kieslowski, Jane Campion e da ultimo Ferzan Ozpetek con "La finestra di fronte" e altre pellicole come "Lost in translation" di Sofia Coppola.

DeA possiede anche un 10% della società di produzione cinematografica Cattleya. Ma se per quest'ultima la partecipazione nasce da un rapporto personale tra uno dei soci, Giovanni Stabilini (che assieme a Riccardo Tozzi, l'ex capo delle produzioni Mediaset, l'ha fondata), e Pietro Boroli della DeA, ed è per il momento una «presenza sleeping» come dice al Mondo l'ad di De Agostini Lorenzo Pellicioli, l'acquisizione del rimanente 22% di Mikado è invece ormai alla firma.

DeA dovrebbe arrivare a controllare il 97% circa di Mikado. L'operazione dovrà infatti tenere conto di due piccolissime quote di un paio di professionisti, Severino Salvemini e Carlo Zito. La poltrona di ad, sin qui occupata da Musini, dovrebbe andare all'attuale dg Alessandro Usai, arrivato nel settembre scorso da Cinecittà holding. Cicutto e Musini manterrebbero comunque un legame con DeA e, forse, un posto nel cda. Completata l'acquisizione, DeA dovrà pensare al rilancio: i conti di Mikado non brillano, con 3,4 milioni di perdite su 15,4 milioni di ricavi nel 2005. E allo studio un piano triennale che punterà sull'home video, ovvero sulla Dolmen. E sui new media (dal cinema sul web a quello su telefonino). (Enrica Roddolo)


Dagospia 19 Gennaio 2007