PINAULT IL DOGANIERE - CACCIARI: GUGGENHEIM NON HA PRESENTATO LA DOCUMENTAZIONE RICHIESTA - LA FONDAZIONE USA RIBATTE: ERA IMPOSSIBILE FARLO - POLEMICHE SULLA COMMISSIONE, COMPOSTA NON DA ESPERTI D'ARTE, MA DA FUNZIONARI COMUNALI.

Claudio Pasqualetto per "Il Sole 24 Ore"

L'arte contemporanea a Venezia è sempre più a marchio Pinault. Sarà l'imprenditore francese, infatti, a ristrutturare il prestigioso spazio di Punta della Dogana e a farne, sulla base di una concessione trentennale, un museo dedicato al contemporaneo.
Così ha deciso la commissione di funzionari del Comune di Venezia che ha preso in mano la questione dopo che una prima commissione di esperti d'arte, presieduta da Achille Bonito Oliva, aveva giudicato su un piano di assoluta parità la proposta di François Pinault e quella concorrente presentata da una cordata composta da Fondazione Guggenheim, Regione Veneto, Banca AntonVeneta e Munus spa del finanziere Alberto Rigotti.

Il sindaco Massimo Cacciari si è detto soddisfatto del risultato raggiunto e ha affermato di condividere in toto il giudizio della Commissione comunale perchè Guggenheim non ha presentato, come richiesto, l'elenco delle opere che avrebbero dovuto costituire la collezione permanente da sistemare a Punta della Dogana. Guggenheim, ha sintetizzato Cacciari, intendeva rinviare a una fase successiva l'individuazione delle opere, ma le nostre condizioni erano inequivocabili e nell'impossibilità di fare una valutazione parallela si è dato necessariamente via libera al negoziato con il solo Pinault.

Come era prevedibile la cordata perdente ha subito dato fuoco alle polveri di una polemica che non è certo destinata a finire in tempi brevi. Per oggi si annunciano considerazioni più articolate, ma intanto il presidente del Veneto Giancarlo Galan ha ironicamente chiesto di conoscere i nomi degli storici dell'arte che hanno affiancato i funzionari comunali nel loro lavoro.



Dalla Fondazione Guggenheim fanno sapere che il Comune era stato informato dell'impossibilità di definire una collezione permanente così come richiesto. In primis perchè con una permanente della durata di trent'anni non si può parlare di arte contemporanea. Poi perchè lo statuto della Fondazione prevede dei passaggi interni che non permettevano di elaborare un elenco ragionato nel breve tempo a disposizione.

Guggenheim, comunque, aveva precisato di possedere una collezione di almeno 4mila opere fra le quali aveva selezionato, comunicandola al Comune, una "rosa" di mille pezzi. La cordata aveva dato anche la disponibilità a concorrere fino alla spesa di 5 milioni per la costruzione del nuovo ponte dell'Accademia, tanto caro al sindaco Cacciari, un ponte in sintonia con quell'isola museale che si creerebbe, proprio ai suoi piedi, dando continuità a un percorso che parte dalle Gallerie dell'Accademia, passa per il Guggenheim, tocca Palazzo Cini, si allarga ai saloni-museo di Emilio Vedova e si conclude proprio a Punta della Dogana.

Sarà per il fatto che il ponte gratis non porta bene a Venezia, come insegna l'esempio di quello di Calatrava, che ha visto triplicare i costi ed è ancora in prova su una banchina di Marghera, che i funzionari comunali hanno deciso per Pinault? O non sarà piuttosto perchè l'imprenditore francese pare avesse minacciato di togliere le tende anche da Palazzo Grassi se non avesse ottenuto Punta della Dogana? Difficile pensare senza malizia a una commissione di funzionari comunali che si accolla l'onere di una tale scelta. Poi non si capisce perchè, come era successo con il Mose, questa città patrimonio del mondo, che potrebbe avere le migliori consulenze, finisce per affidare la sua voce a un gruppo di funzionari.


Dagospia 06 Aprile 2007