I MESI CONTATI DI AGOSTINO (A SETTEMBRE ARRIVA LEONE)
TUTTI CONTRO SACCA': SILVIO B., FINI, RUTELLI, VELTRONI, COSSIGA
SCENDE IN PISTA LETTA - ARRIVANO I TECNICI (MAFFUCCI VERSO RAIUNO)

Sarà la Kpmg a "neutralizzare" il KGB di Agostino Saccà? Saputa la notizia che il CdA, su proposta di Luigi Zanda, aveva dato incarico alla società di consulenza economica Kpmg di verificare il sistema di appalti esterni Rai - in soldoni, quelli concessi da Raiuno (sotto la conduzione dell'attuale direttore generale Agostino Saccà) al produttore Bibi Ballandi, oggetto di una particolareggiata - perché basata su documenti - inchiesta del quotidiano "Libero"; subito, si sono scatenati rumors e boatos. Vedrete, scommettiamo, ma fra sei mesi, a settembre, Saccà sarà costretto a mollare la poltrona e al suo posto arriverà Giancarlo Leone.

Oggi, poi, Il Messaggero (forse Graldi - che smania di entrare nel giro delle nomine - ha qualche sassolino nel mocassino che fa un male cane) pubblica una tosta intervista di Luigi Zanda versus il neo direttore generale. «Nella proposta Saccà c'erano i nomi di buoni professionisti e c'erano molti nomi inadeguati" - osserva Zanda. "Ma c'è qualcosa che prescinde i nomi. Quello schema contraddiceva in maniera vistosa i principi di pluralismo in base ai quali i presidenti di Camera e Senato hanno nominato il CdA. Con la sua proposta Saccà si è messo in una posizione di ridotta legittimità istituzionale. Ho verificato una grande distanza tra le sue iniziali dichiarazioni e gli atti concreti che ne sono seguiti. Mi auguro che corregga la sua impostazione». Colpetto finale: "Per la Rai il sistema degli appalti esterni è un problema delicatissimo anche per il volume delle risorse impiegate. Una verifica è necessaria e urgente". E che l'aria sia bruttissima, Agostino, che non è nato ieri, l'ha capito subito: basta vedere come accompagna i consiglieri del CdA fino alle loro auto blu nel garage di viale Mazzini.

«Le nomine Rai? È una cosa di cui non mi interesso e non mi interesserò», continua a ripetere Silvio Berlusconi. In realtà, è incazzato come una biscia per l'insipienza politica di Baldassarre (Zaccaria, dopo 17 anni di consiglio di amministrazione Rai, una volta nominato presidente convocò per due giorni e due notti il neo CdA a Firenze, dopodiché si presentò a viale Mazzini con la lista delle nomine). Ma soprattutto Silvio B. è disidratato di adrenalina nei confronti di Saccà. Proprio nelle stesse ore in cui incassava la promozione a statista e diplomatico per aver architettato l'ingresso della Russia nella Nato (summit a maggio in Roma), il Divino Cavaliere subiva in casa l'ennesimo scacco di immagine: dopo la trombatura di Carlo Rossella - che Silvio B. voleva alla presidenza di viale Mazzini - ha dovuto prendere atto di aver commesso uno sbaglio madornale nell'aver "promosso" Saccà direttore generale. Promette tutto a tutti e non mantiene niente. Infatti, sta scendendo in campo il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta, l'aggiusta-tutto del Berlusca.

Vedasi il caso di Fabrizio Del Noce, "favorito" di Forza Italia per la direzione della rete uno. Da dove arriva il maggior ostacolo alla sua nomina? Dal centro? Dalla sinistra? Macché. E' Sant'Agostino da Reggio Calabria che vuole mettere sul trono il suo "vice" Sergio De Luca, ex socialista come lui e, soprattutto, di sua completa fiducia. E il motivo è semplice: se un direttore generale non controlla la rete uno non controlla un amato niente. Programmi, appalti, ospiti: sono cose troppo serie per lasciarle a Del Noce. Intanto, l'altro candidato, Claudio Donat Cattin, anche lui "sacca'-rino", fa sapere agli intimi che nel malaugurato caso di una nomina-Del Noce fa le valige.

Ma i guai, come le ciliege, arrivano a grappoli per Agostino che - non dimentichiamolo - fa lobby con Bruno Vespa. Quindi: non solo il CdA lo ha messo sotto schiaffo con la mossa Kpmg; non solo Silvio B. lo getterebbe come un sofficino Findus nell'olio bollente per aver troncato la candidatura di Rossella; c'è anche Alleanza nazionale che è divisa nei suoi confronti. Meglio: l'unico sponsor An di Saccà è Maurizio Gasparri. Fini, Alemanno, Storace, per non parlare di Ignazio La Russa (che illo tempore denunciò Saccà per aver invitato il fittizio fidanzato di Erika, pagando 30 milioni) sono furiosi per la campagna contro il loro candidato alla rete due Massimo Magliaro che, nelle trattative (poi abortite) Saccà ha bruciato per far posto ad Angela Buttiglione fortissimamente voluta da Pier-furby Casini.

E questa sarebbe l'"affidabilità" del tuo Saccà?, hanno rinfacciato a Gasparri: stiamo messi bene.... Il ministro per le Comunicazioni, in marasma mentale, ha balbettato: «Attendiamo che il Cda faccia le sue scelte. Se c'e un po' di discussione, questo migliora la qualità delle decisioni che si prendono. La fretta non è una buona consigliera. Per la Rai è il momento di scelte epocali. Per la prima volta può fare delle scelte senza il monopolio del centrosinistra, ma mantenendo il pluralismo».

Non va poi sottovalutato l'affondo anti-Saccà di Francesco Cossiga (che nessun giornale ha riportato). Leggiamo il lancio dell'AdnKronos dell'11 aprile: "Fra i tanti problemi che
affliggono in queste ore la Rai
-afferma l'ex presidente della Repubblica- ho visto che il neo-direttore generale Agostino Sacca' ha trovato il tempo, in un incontro con i dirigenti dell'azienda, di renderli edotti che nella passata gestione si sono spesi troppi soldi per i new media e poco per il rinnovamento del prodotto televisivo".

"Spero proprio
- aggiunge Cossiga - di aver capito male: ai tanti errori della passata gestione forse bisognerebbe aggiungere invece proprio quella di aver speso ancora troppo poco in questo campo!
Perche' per lo sviluppo del Paese e' proprio l'alfabetizzazione multimediale e interattiva della popolazione che puo' contribuire al superamento del 'digital divide' di cui si sta discutendo in queste ore a Palermo in un convegno di livello internazionale".

"Mi auguro quindi che Sacca' (che, al primo incontro avuto con lui mi era sembrato uomo intelligente, capace, furbo e moderno!) sia incorso in un errore o difetto di comunicazione
- prosegue il senatore a vita - e si impegni piuttosto ad individuare le risorse, le modalita' organizzative e le professionalita' giuste per dare alla Rai nel settore dei new-media, settore del futuro, l'impulso che deve avere un moderno servizio pubblico in grado di favorire lo sviluppo della nazione: che non passa certamente dall'innovazione del solito spettacolo con qualche nuovo comico o qualche sculettante e procace (assunta chi sa poi perche'...)
ballerina!"
.

Scaricato anche dal Gatto-sardo - che ha nel consigliere Luigi Zanda, un "discepolo" nel CdA -, l'equilibrio di Saccà riceve botte destabilizzanti anche a sinistra. Su consiglio dell'amico Claudio Velardi, alias Massimo D'Alema, ha tirato fuori dal cilindro il nome di Stefano Balassone per la direzione di Rai3. A parte che da controllore (come ex consigliere) finirebbe a controllato, subito è partito il contrattacco di Veltroni e Melandri, che si stanno battendo per Giovanni Minoli (supportato anche dall'amico Enzo Carra, Margherita).

Il nome di Minoli - che viene etichettato come "professionista indipendente"- ha innescato l'opzione dei tecnici. Azzeriamo tutto, ci vuole professionalità, bisogna conoscere il prodotto, i giornalisti come Del Noce farebbero la fine di Maurizio Berretta, ed ecco spuntare il nome di una vecchia conoscenza della Rai democristiana, Mario Maffucci, vent'anni e più di dirigenza Rai alle spalle. Tra tanti litiganti, potrebbero essere loro, i "tecnici", la vera sorpresa.

Ed è sempre il centro-sinistra che ha alzato le barricate per stoppare la candidatura a vicedirettore del Tg2 - sempre su input di Saccà - di Stefano Marroni, giornalista di Repubblica che segue quotidianamente il Cavaliere. I Gentiloni dell'Ulivo, poco gentilmente, osservano che si ripete la storia di un altro cronista di Repubblica: Vittorio Testa, oggi vice direttore del Tg5, che volò ('94) da Milano a Roma per seguire le mosse politiche di Berlusconi, sollevando la stizza dei tanti giornalisti politici di piazza di Indipendenza: che fa, il Cavaliere si "sceglie" anche i giornalisti adibiti a cronichizzare le sue gesta?

E adesso, alle prime voci su Marroni, altre malevolenze velenose (in questo i giornalisti sono imbattibili): chi segue Berlusconi, prende un premio?



Dagospia.com 13 Aprile 2002