BROWN DISPERATO - IN 2 SETTIMANE SI È GIOCATO LA CARRIERA: DA 11 PUNTI DI VANTAGGIO È CROLLATO A MENO 7 - COSTRETTO A CHIEDERE AIUTO A BLAIR, CHE SI GODE LA VENDETTA E LO LASCIA NEI GUAI - E CHERIE LO ATTACCA: COLPA SUA LA GRAVIDANZA INTERROTTA.

1 - IL CROLLO DI GORDON
Londonspy per Dagospia


"Tony,Tony, aiutami tu ". A Downing Street dicono che Gordon Brown sia in uno stato di totale disperazione. Muove minacciosamente le sue mascelle canine, tratta male i suoi collaboratori e persino i suoi amici e minaccia l'ambiziosa moglie di sospendere la cura dimagrante, la tintura dei capelli e la distribuzione dello spray deodorante intorno al suo robusto corpo costantemente sudato.

Fino a pochi giorni fa non faceva che ricevere complimenti. Anche da conservatori e liberali. Veniva presentato come uno statista onesto e competente. Per dieci anni aveva fatto lo scudo di Tony Blair e, malgrado la lunga attesa per succedergli alla guida della nazione (promessagli nel 1994 in un ristorante italiano di Islington dinnanzi ad un piatto di tagliatelle) lo facesse infuriare spingendolo a qualche sgambetto per tentare di farlo cadere - aveva dato prova di sapersi ben controllare.

Finalmente era riuscito a diventare Premier e sembrava destinato a rimanere al numero dieci di Downing Street a lungo. Durante l'estate Brown sembrava al sicuro. I conservatori apparivano in crisi perché il loro tentativo di adottare politiche socialdemocratiche incontrava molte resistenza ed il loro leader, David Cameron, era contestato. Agli inizi di ottobre, il Labour di Gordon Brown era ben undici punti avanti ai tories; Brown aveva un partito unito, una stampa a lui favorevole, più di sessanta seggi di maggioranza ai Comuni, rispetto alla opposizione di tutti gli altri gruppi parlamentari. L'occasione per andare a chiede alla Regina di sciogliere il Parlamento e indire le elezioni politiche sembrava ghiotta. Poteva essere l'opportunità per dimostrare che il suo nuovo Labour era migliore e più popolare di quello ereditato da Tony Blair.

I suoi fedelissimi mnistri-moschettieri, detti giovani-turchi per via della loro bellicosità, lo spingevano. Il Ministro degli Esteri Ed Millibank, quello della Pubblica Istruzione Ed Balls e quello per la Scozia, Douglas Alexander, quarantenni d' assalto, avevano fretta e avevano mobilitato l'apparato propagandistico del partito. Inoltre avevano convinto Brown a recarsi subito in Iraq per farsi fotografare con le truppe in uniforme da combattimento e ad adottare le politiche economiche di riduzione fiscale sulle quali puntavano i conservatori. Ma, contro le loro aspettative, i tories hanno serrato le fila. Il discorso congressuale di Cameron è stato un successo, i trucchi per facilitare la vittoria elettorale sono stati sconfessati.

Brown ha dovuto rinunciare alle elezioni ed è apparso impacciato e poco convincente nelle conferenze stampa ed in parlamento. Da undici punti di vantaggio rispetto ai conservatori, il suo Labour è sceso a sette di svantaggio. In una diecina di giorni ha perso diciotto punti. E nel partito si teme che perderà altro terreno, specialmente se dinnanzi alla crisi della economia mondiale dovrà aumentare il peso fiscale, l'indebitamento pubblico ed il livello dei tassi di interesse.

Per queste ragioni chiede disperatamente aiuto a Tony Blair. Ma l'ex Premier ha ancora fresco il ricordo degli sgambetti, la pressione per farlo uscire dalla scena politica prima della scadenza del suo mandato ed il mancato riconoscimento dei meriti del suo lungo governo. Invece che accogliere l'SOS di Brown, Tony - che sta trattando l'acquisto di una favolosa tenuta con castello nella regione dello Herefordshire famosa per la caccia alla volpe e per i cavalieri in giacca rossa - potrebbe essere convinto da Cherie a lasciarlo affogare facilitando la sua pubblica umiliazione. Non per nulla gli esponenti "blairisti" hanno cominciato a criticare apertamente Gordon Brown denunciando il vuoto della sue scelte e la sua mancanza di qualità come uomo politico: è il caso di Lord Falconer, uomo legatissimo a Blair con il quale da studente ha diviso un appartamento e dal quale ha ricevuto il titolo di Pari del Regno, il Ministero della Giustizia e la Presidenza della Camera Alta.



2 - CHERIE LO ATTACCA: COLPA SUA LA GRAVIDANZA INTERROTTA
Enrico Franceschini per "la Repubblica"

Tony Blair è «scontento» di lui e lo accusa di mancare di «visione» del futuro. Cherie Blair gli assegna la responsabilità della propria gravidanza interrotta e dell´attacco cardiaco sofferto da suo marito. Il Labour teme di vedergli ripetere l´errore e la sorte di Al Gore, il vicepresidente americano che, candidatosi alla Casa Bianca, prese le distanze da Clinton e perse le elezioni. Gordon Brown, insomma, è nell´occhio del ciclone: attaccato, oltre che dall´opposizione, il cui capo David Cameron gli dà dell´«ipocrita», anche dal suo stesso partito. Proprio mentre un nuovo sondaggio assegna ai Tory sette punti di vantaggio sui laburisti, 43 a 36 per cento, il miglior risultato da loro ottenuto negli ultimi quindici anni. Non c´è da meravigliarsi, se tutti i giornali del regno ieri ponevano la medesima domanda: riuscirà Brown a recuperare il danno di questi giorni oppure il suo destino è segnato?

La scontentezza di Blair nei suoi confronti è attribuita ad «amici» dell´ex-premier in prima pagina sul Sunday Times. Un portavoce di Blair smentisce seccamente che sia vero, ma è inevitabile che lo faccia. Di certo c´è che il giudizio negativo su Brown è condiviso da crescente settori del partito laburista. Almeno due ex-ministri, blairiani di ferro, Charles Clarke e Alan Milburn, si preparano a parlare pubblicamente contro Brown. In privato, la delusione di deputati, dirigenti del partito, consulenti politici, è ancora più palpabile: qualcuno si definisce «furibondo» per gli errori commessi dal premier.

Nell´articolo del Times, Blair gliene imputa tre: un discorso «fiacco e vuoto» al congresso laburista a settembre; la mancanza di un valido programma per il futuro; e l´apparente desiderio di differenziarsi dal New Labour, ossia dal blairismo, per dimostrare la propria autonomia di pensiero. Una prova sarebbe che, nel discorso al congresso laburista, Brown ha nominato Blair solo di sfuggita: una meschina ingenerosità verso colui che ha condotto il Labour a tre vittorie consecutive alle urne, per la prima volta nella storia.

Quanto alle accuse di Cherie Blair, riportate dal News of the World, sarebbero contenute nella «scaletta» del libro di memorie che l´ex-first lady ha accettato di scrivere (per un milione e mezzo di euro). Cherie affermerebbe che lo stress causato dagli attacchi di Brown a Blair, quando suo marito era primo ministro, è stato alla base della gravidanza interrotta sofferta da lei nel 2002 e del ricovero in ospedale per tachicardia di Tony nel 2003. Aggiunge che Gordon, quando discuteva con Tony a Downing street, era così aggressivo da far volare in frantumi tazze di tè e urlava al punto da farsi sentire al piano di sopra dai figli dei Blair. L´ex-first lady si lamenta che suo marito, messo sotto costante pressione da Brown, abbia rinunciato a completare il suo terzo mandato e deciso di lasciare la politica. Con i bei risultati per il Labour, è l´implicita riflessione, che si vedono oggi.

Morale: se in politica una settimana è lunga, come disse il premier laburista Harold Wilson, le ultime tre devono essere sembrate lunghe una vita a Brown. Il 23 settembre, all´avvio del congresso annuale del Labour, il primo ministro sembrava inaffondabile: le crisi che avevano scandito i suoi primi cento giorni al potere (attentati terroristici, alluvioni, nuovi casi di mucca pazza, corsa agli sportelli della banca Northern Rock per i mutui troppo facili) non erano riuscite a scalfirlo, la sua serietà pareva convincente agli elettori, i sondaggi gli davano dieci punti di vantaggio sui conservatori. Ma poi ha commesso una serie di errori, il più grave dei quali è stato apparire pronto a indire elezioni anticipate a novembre, per poi fare marcia indietro all´ultimo momento quando i sondaggi non gli erano più favorevoli, rifiutandosi di ammettere che la ragione era quella.

Non gli ha creduto nessuno, e l´epiteto di «ipocrita», affibbiatogli da Cameron, gli si è appiccicato addosso. La prudenza per cui Brown andava famoso è apparsa di colpo indecisione, incertezza: difetto imperdonabile in un leader. L´unica sua consolazione è che, se in politica una settimana è lunga, i due-tre anni di tempo che ha prima di andare alle urne sono un´eternità: abbastanza lunga da sperare di modificare un´immagine perdente. Ma non è detto che ci riesca.


Dagospia 15 Ottobre 2007