BERLUSCONI NEW STRATEGY: TV SATURA? VERSO LA CARTA CON ROTELLI, ANGELUCCI, RIGOTTI
IL VENTO E' CAMBIATO E CORRADINO FA RETROMARCIA: NON SBANCO DA BANCAINTESA
SCARONI TIENE D'OCCHIO IL PROGETTO SCORPORO-RETE DI BERNABE' - ARCURI CHE SVILUPPO
IL VENTO E' CAMBIATO E CORRADINO FA RETROMARCIA: NON SBANCO DA BANCAINTESA
SCARONI TIENE D'OCCHIO IL PROGETTO SCORPORO-RETE DI BERNABE' - ARCURI CHE SVILUPPO
1 - IL VENTO E' CAMBIATO E PASSERA FA RETROMARCIA: NON SBANCO DA BANCAINTESA
Corrado Passera, il banchiere innamorato di AirOne, è alto di statura e dotato di una calvizie disordinata che lo fa sembrare più vecchio dei 53 anni compiuti il 30 dicembre scorso. Non ha il fisico di George Clooney, ma ieri al Vittoriano durante la presentazione di una nuova iniziativa di BancaIntesa ha esclamato con forza: "no Eni, no party".
Con queste parole l'uomo McKinsey che ha studiato alla Bocconi ha voluto tagliar corto sulle voci che lo davano con insistenza in uscita da BancaIntesa per la poltrona della società petrolifera. In realtà ad alimentare l'ipotesi del suo esodo era stato lui stesso con la strenua battaglia in difesa della Compagnia di Carlo Toto e con l'intervista della settimana scorsa a "Panorama" che è apparsa a tutti il "manifesto" politico di un uomo pronto a scendere in campo.
Ad eccezione di Abramo-Bazoli e di Cesarone Geronzi che nuotano nel Palazzo del potere con la leggerezza con cui Mao Tse Tung a 80 anni guidava i compagni comunisti nel fiume, Corradino è certamente tra i banchieri più giovani quello più ricco di sensibilità politica. Ed è proprio questo attributo a indurlo a fare una precipitosa marcia indietro rispetto alle ipotesi che già lo vedevano lasciare BancaIntesa per la poltrona dell'Eni oppure per un incarico ministeriale. Passera ha capito infatti che il vento sta girando e lo scenario è poco propizio a nuove avventure.
Ieri il banchiere comasco 53enne ha tagliato corto, ma in realtà bisogna dire che la sua è una giustificazione non richiesta perchè nessuno - secondo quando risulta a Dagospia - gli ha mai offerto la poltrona dell'Eni dove siede Paoletto Scaroni. Come se non bastasse Passera ha negato con forza qualsiasi conflitto con il suo presidente Abramo-Bazoli. E qui i conti non tornano davvero perchè a Milano anche i vigili della Moratti (i famosi "ghisa") sanno che la frattura con Bazoli (convalescente per un piccolo incidente) esiste e serpeggia da settimane ai piani alti di BancaIntesa.
Di fronte a un orizzonte incerto e confuso Corradino ha ingranato la retromarcia senza rinunciare peraltro a dimostrare ancora una volta il suo grande innamoramento per AirOne e per una soluzione italiana piuttosto che francese. Anche questo è stato motivo di irritazione per Abramo-Bazoli, che cerca di capire per quali ragioni sentimentali il George Clooney di Como abbia messo il suo cuore tra le gambe di AirOne.
2 - PERCHE' SCARONI TIENE D'OCCHIO IL PROGETTO SCORPORO RETE DI BEBE' BERNABE'
Sulle nevi di Davos dove economisti e top manager di tutto il mondo tirano palle di neve mentre i mercati crollano, è previsto l'arrivo da un momento all'altro di Fulvio Conti, Paoletto Scaroni e Polegato. I tre personaggi andranno ad arricchire la misera lista degli italiani presenti che fino a sabato comprendeva soltanto i nomi di Alessandro Profumo e di Passera.
Prima di partire per il piccolo comune dei Grigioni, il capo dell'Eni, Scaroni, ha seguito con attenzione l'esito della riunione che si è svolta ieri a Milano tra Bebè Bernabè e i membri del Comitato strategie di Telecom. Sul tappeto c'era il tema della separazione della rete che dovrebbe servire per portare ossigeno nelle casse dell'azienda. L'incontro è durato più di tre ore e si è concluso con l'impegno di portare al board del 4 febbraio dove saranno presenti anche gli spagnoli di Telefonica, le bozze del Piano industriale che sarà presentato il 7 marzo.
Il progetto di Bernabè per separare la rete (secondo le direttive europee antitrust), è destinato ad avere una diretta ripercussione anche sull'Eni. Qualora infatti prendesse corpo la separazione dall Holding Telecom del cosiddetto Ultimo Miglio, diventerebbe difficile per Paoletto Scaroni continuare a difendere la proprietà e il controllo di Snam Rete Gas, la società di distrubuzione dell'Eni.
Le pressioni dei suoi competitor privati sono fortissime, ma oltre a questo pressing c'è un risvolto internazionale di grande rilievo. L'ultima mossa di Paoletto è stata infatti quella di firmare gli accordi con Gazprom per il nuovo gasdotto paneuropeo, un'operazione che è stata celebrata dai media e sulla quale pare che il freddo Vladimir Putin abbia addirittura esclamato: "grazie, Paolo!". C'è però un risvolto importante. L'accordo con Gazprom è stato possibile proprio in virtù del fatto di possedere con Snam l'intera infrastruttura nazionale per la distribuzione del gas. Una volta rotto il muro dei monopoli delle reti pubbliche diventerebbe assai difficile difendere questo status di eccezione.
Per queste ragioni Paoletto tiene d'occhio il progetto di Bebè Bernabè che può diventare un modello anche per la sua azienda.
3 - BERLUSCONI CAMBIA STRATEGIA: SATURA LA TV SI ALLARGA VERSO LA CARTA: ROTELLI, ANGELUCCI, RIGOTTI
Di fronte alla prospettiva di uno scontro elettorale il Cavaliere di Arcore in questi mesi non è stato con le mani in mano.
Nella sua strategia di comunicazione c'è stata la sceneggiata "popolare" in piazza San Babila, è avvenuta la sostituzione al Tg5 di Carlo Rossella con Clemente Mimun, ma sottotraccia il Cavaliere di Arcore ha lavorato in altre direzioni. Per anni Berlusconi ha privilegiato le tv e il direct marketing sommergendo gli elettori con montagne di lettere e di gadget, mentre ha sempre snobbato la stampa.
Ebbene, alla primavera 2008 il Cavaliere si affaccia avendo messo a posto negli ultimi mesi alcuni tasselli davvero importanti. Il primo è Mediobanca, il tempio di piazzetta Cuccia dove si regolano le faccende di potere del Gruppo Rcs-Corriere della Sera e dove Berlusconi è presente con il 3,38% di Mediolanum mentre Fininvest sta salendo dall'1 al 2% con l'acquisto delle quote che Unicredit ha dichiarato di vendere.
Nella Holding Rcs-Corriere della Sera può contare inoltre su Giuseppe Rotelli, l'industriale delle cliniche private che in quattro mesi è salito a oltre il 10% del pacchetto azionario diventando il secondo socio del "Corriere" dopo Mediobanca.
Dal rapporto con i fratelli Angelucci (capofila proprio con Rotelli del business delle cliniche private) gli deriva inoltre l'appoggio del quotidiano "Libero" diretto dal panzer Vittorio Feltri, ma come è noto gli Angelucci Brothers si stanno assicurando anche la "Gazzetta del Sud" e l'"Unità" con grande panico dei redattori del giornale di Gramsci (ma non di VeltronJohn: il segretario del Pidì chiuderebbe il giornale senza tanti problemi).
Un altro amico e partner d'affari, Alberto Rigotti, si è invece assicurato, insieme a Marcello Dell'Utri, la catena dei quotidiani free-press, "EPolis", rilevata in ottobre da Nicola Grauso e salvata dalla liquidazione. Proprio in questa settimana la diffusione delle testate cittadine di "EPolis" è stata rinforzata e nella sola edizione milanese sono state stampate 100mila copie in più al giorno.
Quella del Cavaliere è insomma una campagna serrata che è stata aperta con la nomina di Maurizio Belpietro alla direzione di "Panorama" e di Mario Giordano al "Giornale", il quotidiano di proprietà del fratello Paolo.
Il modello Berlusconi per allargare la propria influenza sull'informazione stampata, piace molto a Nicolas Sarkozy, che tra una toccatina e l'altra alle forme sinuose di Carla Bruni, vuole infilare il fratello Guillaume nel Consiglio di sorveglianza del quotidiano "Le Monde".
4 - ARCURI CHE SVILUPPO
Domenico Arcuri, il 43enne calabrese che il governo Prodi ha nominato al vertice di Sviluppo Italia, prende carta e penna e risponde incazzato a chi l'accusa di inerzia.
Con una lunga lettera al "Sole 24 Ore" il manager già amministratore delegato di Deloitte Consulting, rifiuta l'accusa di non aver fatto nulla per smantellare il carrozzone di via Calabria che gli è stato lasciato in eredità da Massimo Caputi.
Per difendersi Arcuri snocciola una serie impressionante di numeri e dice: avevamo 36 società controllate, oggi ne abbiamo solo 3; avevamo 216 società partecipate, ne abbiamo già chiuse 117; avevamo 492 consiglieri di amministrazione che costavano 6 milioni di euro l'anno, oggi i consiglieri esterni sono solo 12; avevamo un organico di 1.719 risorse, adesso sono 1.366 e diventeranno probabilmente 931.
L'idea "immarcescibile" del carrozzone non piace ad Arcuri che ieri ha firmato un accordo con la Mitsubishi Bank di Tokyo, la sesta banca nel mondo, per attirare nuovi investimenti di aziende giapponesi in Italia. Per il manager calabrese questi sono i numeri che dovrebbero chiudere la bocca a chi vuole chiudere per sempre il vecchio carrozzone.
Dagospia 24 Gennaio 2008
Corrado Passera, il banchiere innamorato di AirOne, è alto di statura e dotato di una calvizie disordinata che lo fa sembrare più vecchio dei 53 anni compiuti il 30 dicembre scorso. Non ha il fisico di George Clooney, ma ieri al Vittoriano durante la presentazione di una nuova iniziativa di BancaIntesa ha esclamato con forza: "no Eni, no party".
Con queste parole l'uomo McKinsey che ha studiato alla Bocconi ha voluto tagliar corto sulle voci che lo davano con insistenza in uscita da BancaIntesa per la poltrona della società petrolifera. In realtà ad alimentare l'ipotesi del suo esodo era stato lui stesso con la strenua battaglia in difesa della Compagnia di Carlo Toto e con l'intervista della settimana scorsa a "Panorama" che è apparsa a tutti il "manifesto" politico di un uomo pronto a scendere in campo.
Ad eccezione di Abramo-Bazoli e di Cesarone Geronzi che nuotano nel Palazzo del potere con la leggerezza con cui Mao Tse Tung a 80 anni guidava i compagni comunisti nel fiume, Corradino è certamente tra i banchieri più giovani quello più ricco di sensibilità politica. Ed è proprio questo attributo a indurlo a fare una precipitosa marcia indietro rispetto alle ipotesi che già lo vedevano lasciare BancaIntesa per la poltrona dell'Eni oppure per un incarico ministeriale. Passera ha capito infatti che il vento sta girando e lo scenario è poco propizio a nuove avventure.
Ieri il banchiere comasco 53enne ha tagliato corto, ma in realtà bisogna dire che la sua è una giustificazione non richiesta perchè nessuno - secondo quando risulta a Dagospia - gli ha mai offerto la poltrona dell'Eni dove siede Paoletto Scaroni. Come se non bastasse Passera ha negato con forza qualsiasi conflitto con il suo presidente Abramo-Bazoli. E qui i conti non tornano davvero perchè a Milano anche i vigili della Moratti (i famosi "ghisa") sanno che la frattura con Bazoli (convalescente per un piccolo incidente) esiste e serpeggia da settimane ai piani alti di BancaIntesa.
Di fronte a un orizzonte incerto e confuso Corradino ha ingranato la retromarcia senza rinunciare peraltro a dimostrare ancora una volta il suo grande innamoramento per AirOne e per una soluzione italiana piuttosto che francese. Anche questo è stato motivo di irritazione per Abramo-Bazoli, che cerca di capire per quali ragioni sentimentali il George Clooney di Como abbia messo il suo cuore tra le gambe di AirOne.
2 - PERCHE' SCARONI TIENE D'OCCHIO IL PROGETTO SCORPORO RETE DI BEBE' BERNABE'
Sulle nevi di Davos dove economisti e top manager di tutto il mondo tirano palle di neve mentre i mercati crollano, è previsto l'arrivo da un momento all'altro di Fulvio Conti, Paoletto Scaroni e Polegato. I tre personaggi andranno ad arricchire la misera lista degli italiani presenti che fino a sabato comprendeva soltanto i nomi di Alessandro Profumo e di Passera.
Prima di partire per il piccolo comune dei Grigioni, il capo dell'Eni, Scaroni, ha seguito con attenzione l'esito della riunione che si è svolta ieri a Milano tra Bebè Bernabè e i membri del Comitato strategie di Telecom. Sul tappeto c'era il tema della separazione della rete che dovrebbe servire per portare ossigeno nelle casse dell'azienda. L'incontro è durato più di tre ore e si è concluso con l'impegno di portare al board del 4 febbraio dove saranno presenti anche gli spagnoli di Telefonica, le bozze del Piano industriale che sarà presentato il 7 marzo.
Il progetto di Bernabè per separare la rete (secondo le direttive europee antitrust), è destinato ad avere una diretta ripercussione anche sull'Eni. Qualora infatti prendesse corpo la separazione dall Holding Telecom del cosiddetto Ultimo Miglio, diventerebbe difficile per Paoletto Scaroni continuare a difendere la proprietà e il controllo di Snam Rete Gas, la società di distrubuzione dell'Eni.
Le pressioni dei suoi competitor privati sono fortissime, ma oltre a questo pressing c'è un risvolto internazionale di grande rilievo. L'ultima mossa di Paoletto è stata infatti quella di firmare gli accordi con Gazprom per il nuovo gasdotto paneuropeo, un'operazione che è stata celebrata dai media e sulla quale pare che il freddo Vladimir Putin abbia addirittura esclamato: "grazie, Paolo!". C'è però un risvolto importante. L'accordo con Gazprom è stato possibile proprio in virtù del fatto di possedere con Snam l'intera infrastruttura nazionale per la distribuzione del gas. Una volta rotto il muro dei monopoli delle reti pubbliche diventerebbe assai difficile difendere questo status di eccezione.
Per queste ragioni Paoletto tiene d'occhio il progetto di Bebè Bernabè che può diventare un modello anche per la sua azienda.
3 - BERLUSCONI CAMBIA STRATEGIA: SATURA LA TV SI ALLARGA VERSO LA CARTA: ROTELLI, ANGELUCCI, RIGOTTI
Di fronte alla prospettiva di uno scontro elettorale il Cavaliere di Arcore in questi mesi non è stato con le mani in mano.
Nella sua strategia di comunicazione c'è stata la sceneggiata "popolare" in piazza San Babila, è avvenuta la sostituzione al Tg5 di Carlo Rossella con Clemente Mimun, ma sottotraccia il Cavaliere di Arcore ha lavorato in altre direzioni. Per anni Berlusconi ha privilegiato le tv e il direct marketing sommergendo gli elettori con montagne di lettere e di gadget, mentre ha sempre snobbato la stampa.
Ebbene, alla primavera 2008 il Cavaliere si affaccia avendo messo a posto negli ultimi mesi alcuni tasselli davvero importanti. Il primo è Mediobanca, il tempio di piazzetta Cuccia dove si regolano le faccende di potere del Gruppo Rcs-Corriere della Sera e dove Berlusconi è presente con il 3,38% di Mediolanum mentre Fininvest sta salendo dall'1 al 2% con l'acquisto delle quote che Unicredit ha dichiarato di vendere.
Nella Holding Rcs-Corriere della Sera può contare inoltre su Giuseppe Rotelli, l'industriale delle cliniche private che in quattro mesi è salito a oltre il 10% del pacchetto azionario diventando il secondo socio del "Corriere" dopo Mediobanca.
Dal rapporto con i fratelli Angelucci (capofila proprio con Rotelli del business delle cliniche private) gli deriva inoltre l'appoggio del quotidiano "Libero" diretto dal panzer Vittorio Feltri, ma come è noto gli Angelucci Brothers si stanno assicurando anche la "Gazzetta del Sud" e l'"Unità" con grande panico dei redattori del giornale di Gramsci (ma non di VeltronJohn: il segretario del Pidì chiuderebbe il giornale senza tanti problemi).
Un altro amico e partner d'affari, Alberto Rigotti, si è invece assicurato, insieme a Marcello Dell'Utri, la catena dei quotidiani free-press, "EPolis", rilevata in ottobre da Nicola Grauso e salvata dalla liquidazione. Proprio in questa settimana la diffusione delle testate cittadine di "EPolis" è stata rinforzata e nella sola edizione milanese sono state stampate 100mila copie in più al giorno.
Quella del Cavaliere è insomma una campagna serrata che è stata aperta con la nomina di Maurizio Belpietro alla direzione di "Panorama" e di Mario Giordano al "Giornale", il quotidiano di proprietà del fratello Paolo.
Il modello Berlusconi per allargare la propria influenza sull'informazione stampata, piace molto a Nicolas Sarkozy, che tra una toccatina e l'altra alle forme sinuose di Carla Bruni, vuole infilare il fratello Guillaume nel Consiglio di sorveglianza del quotidiano "Le Monde".
4 - ARCURI CHE SVILUPPO
Domenico Arcuri, il 43enne calabrese che il governo Prodi ha nominato al vertice di Sviluppo Italia, prende carta e penna e risponde incazzato a chi l'accusa di inerzia.
Con una lunga lettera al "Sole 24 Ore" il manager già amministratore delegato di Deloitte Consulting, rifiuta l'accusa di non aver fatto nulla per smantellare il carrozzone di via Calabria che gli è stato lasciato in eredità da Massimo Caputi.
Per difendersi Arcuri snocciola una serie impressionante di numeri e dice: avevamo 36 società controllate, oggi ne abbiamo solo 3; avevamo 216 società partecipate, ne abbiamo già chiuse 117; avevamo 492 consiglieri di amministrazione che costavano 6 milioni di euro l'anno, oggi i consiglieri esterni sono solo 12; avevamo un organico di 1.719 risorse, adesso sono 1.366 e diventeranno probabilmente 931.
L'idea "immarcescibile" del carrozzone non piace ad Arcuri che ieri ha firmato un accordo con la Mitsubishi Bank di Tokyo, la sesta banca nel mondo, per attirare nuovi investimenti di aziende giapponesi in Italia. Per il manager calabrese questi sono i numeri che dovrebbero chiudere la bocca a chi vuole chiudere per sempre il vecchio carrozzone.
Dagospia 24 Gennaio 2008