COME TI APPARECCHIO, D'ALEMA A CAMPORLECCHIO
CON VELARDI AI COLTELLI E VISSANI AI FORNELLI,
SALUTAME PERA E AGNELLI
CON VELARDI AI COLTELLI E VISSANI AI FORNELLI,
SALUTAME PERA E AGNELLI
Nella rossa Toscana, Massimino si è esibito nel nuovo "Borgo della Conoscenza", tra amici del mondo dell'economia e della finanza. E pure Umberto Agnelli sembrava una comparsa, oscurata dalla compagnia di Baffino, starring Claudio Velardi e Gianfranco Vissani.
"Scusi, dov'è il Borgo della Conoscenza?", chiede l'autista, che ottiene come risposta un impietoso "non lo conosco". Come inizio non c'è male, per trovare il "centro d'eccellenza per la formazione e la cultura del cambiamento", situato in quel di Camporlecchio, in provincia di Siena. Finchè, a un certo punto della strada, improvvisamente vieni circondato da carabinieri, poliziotti, agenti della guardia di finanza e della locale polizia municipale: ci siamo. E qui inizia una lunghissima, sgarrupata mulattiera che conduce - dopo chilometri - ai casali del "Borgo della Conoscenza": all'arrivo, decine di Lancia Thesis e Kappa, Mercedes e Bmw.
Tutti aspettano il magnifico trio chiamato ad inaugurare il borgo. Umberto Agnelli, Marcello Pera e - soprattutto - Massimo D'Alema. Il vertice del Monte dei Paschi di Siena è presente per baciare la pantofola di Baffino, e i più devoti sono Pier Luigi Fabrizi e Giuseppe Mussari. Nella landa desolata della Toscana rossa più profonda sono arrivati anche Pierluigi Crudele (Finmatica), Lucia Morselli (Tecnosistemi), Gilberto Gabrielli (ex presidente Cofiri), Giuseppe Corigliano (portavoce dell'Opus Dei), l'onnipresente capo della comunicazione di Confindustria Alfonso Dell'Erario, il burocrate Gianfranco Polillo e, in rappresentanza del blasone, Serge di Jugoslavia.
Il parterre della stampa offre una visione Fiat-centrica, e "La Stampa" è protagonista con i suoi pesi massimi, ovvero Flavia Podestà (versione bulldozer) e l'elegante Roberto Ippolito, che in realtà è venuto a Camporlecchio per curare le personali p.r., tanto che ha passato la giornata al telefonino per preparare la cena di domani, mercoledì, al ristorante romano "L'Antico Mastai" per festeggiare il suo libro e quelli di Adolfo Urso ed Enrico Letta. "Siamo arrivati a 54 posti, con i tavoli", è stata la sua ultima, preoccupata frase. E non poteva mancare l'agnellologo ufficiale, al secolo Salvatore Tropea, arrivato a bordo di una potentissima Alfa Romeo.
Per rompere il ghiaccio - e non solo - la mattinata passa in compagnia di Paolo Portoghesi, che dopo aver distribuito la monumentale rivista "Abitare la Terra" (stesso formato di "Eupalino", periodico che da solo occupava l'intera galleria portoghesiana di piazza Mignanelli, tanti anni fa, per la gioia della di lui moglie Giovanna Massobrio) parla dello "sviluppo verticale antinomico". Intanto Gianfranco Vissani si scatena ai fornelli, e Claudio Velardi - scortato dalle ammiratissime sorelle Ammirati, Antonia e Maria Pia - si frega le mani, pensando al programma del pomeriggio. E per dare un tono all'ambiente, ecco tonnellate di copie del quotidiano "il Riformista".
Parte l'assalto al buffet, e qualcuno si becca un'insolazione: la fila non è all'ombra, e il menù è invernale, tra ciauscolo e lardo, gnocchi e chianina. Fino a quando, prima del previsto, arriva Baffino.
Massimo D'Alema giunge in tempo per assaporare le delizie del "Maestro", ovvero Vissani-fegati-insani. Battute ai cuochi: "Non fatevi mettere sotto da questo capitano di ventura, esigete i diritti sindacali", e l'oste-orco di Baschi ride a crepa-trippa.
Quindi è il momento di Umberto Agnelli, che viene immediatamente arpionato da Susanna Bina, l'amministratore delegato del borgo, che cinge affettuosamente il presidente della Fiat. E' un tenero incontro tra torinesi. E guardando le Lancia Thesis di Umbertino, i fotografi commentano: "Se c'era Gianni, quello faceva distruggere il vigneto per atterrare con l'elicottero, altro che Thesis.".
Dietro il nuovo reuccio della Sacra Ruota, ecco a ruota Massimino. Che invitato ad entrare, prima del convegno, in una sala d'attesa, se ne esce con un "ma è un luogo di decantazione?". Aspettando Marcello Pera, il solito ritardatario. Intanto, chi va al bagno nota che i rubinetti sono privi di acqua, e qualche maniglia cade dalle porte: dettagli.
Finalmente il presidente del Senato matura ed appare. E allora, via: tutti ad ascoltare. Massimino! Che delizia il pubblico con frasi quali "il potere è una coperta stretta", "torna la necessità di una forte leadership politica", "uno è guida se è seguito, non è un esercizio solipsistico, diciamo.", fino a spiegare la sua parabola politica. "In Italia, quando fai dei passi avanti, i nemici pensano 'questo ci vuole fregare', e i tuoi 'questo ci vuole tradire'. Ne so qualcosa.".
Il popperiano del Senato tenta di arrotondare ogni spigolo dialettico, ottenendo da D'Alema un "il fatto che io e Pera siamo d'accordo vuol dire che non porterà a nulla", e lascia spazio ad Umberto Agnelli. Che, stretto nella morsa della politica, parla di economia, della Fiat e di se stesso per dire che "l'ingegner Morchio ha qualcuno che in qualsiasi momento - salvo che diventi matto - è disposto ad aiutarlo", e se ne va. Ma il dibattito prosegue, a due, tra Pera e D'Alema. La politica, come sempre, ha vinto.
Il blabla finisce, e ricomincia il buffet, denominato stavolta "merenda": Facile, per tutti, parlare di "compagni di merende". Gilberto Gabrielli, però, come al solito, per differenziarsi da tutti, insieme ai suoi collaboratori non perde tempo e in un angolo lavora, lavora: sotto gli occhi, carte intestate "Plug It".
Dagospia.com 1 Luglio 2003
"Scusi, dov'è il Borgo della Conoscenza?", chiede l'autista, che ottiene come risposta un impietoso "non lo conosco". Come inizio non c'è male, per trovare il "centro d'eccellenza per la formazione e la cultura del cambiamento", situato in quel di Camporlecchio, in provincia di Siena. Finchè, a un certo punto della strada, improvvisamente vieni circondato da carabinieri, poliziotti, agenti della guardia di finanza e della locale polizia municipale: ci siamo. E qui inizia una lunghissima, sgarrupata mulattiera che conduce - dopo chilometri - ai casali del "Borgo della Conoscenza": all'arrivo, decine di Lancia Thesis e Kappa, Mercedes e Bmw.
Tutti aspettano il magnifico trio chiamato ad inaugurare il borgo. Umberto Agnelli, Marcello Pera e - soprattutto - Massimo D'Alema. Il vertice del Monte dei Paschi di Siena è presente per baciare la pantofola di Baffino, e i più devoti sono Pier Luigi Fabrizi e Giuseppe Mussari. Nella landa desolata della Toscana rossa più profonda sono arrivati anche Pierluigi Crudele (Finmatica), Lucia Morselli (Tecnosistemi), Gilberto Gabrielli (ex presidente Cofiri), Giuseppe Corigliano (portavoce dell'Opus Dei), l'onnipresente capo della comunicazione di Confindustria Alfonso Dell'Erario, il burocrate Gianfranco Polillo e, in rappresentanza del blasone, Serge di Jugoslavia.
Il parterre della stampa offre una visione Fiat-centrica, e "La Stampa" è protagonista con i suoi pesi massimi, ovvero Flavia Podestà (versione bulldozer) e l'elegante Roberto Ippolito, che in realtà è venuto a Camporlecchio per curare le personali p.r., tanto che ha passato la giornata al telefonino per preparare la cena di domani, mercoledì, al ristorante romano "L'Antico Mastai" per festeggiare il suo libro e quelli di Adolfo Urso ed Enrico Letta. "Siamo arrivati a 54 posti, con i tavoli", è stata la sua ultima, preoccupata frase. E non poteva mancare l'agnellologo ufficiale, al secolo Salvatore Tropea, arrivato a bordo di una potentissima Alfa Romeo.
Per rompere il ghiaccio - e non solo - la mattinata passa in compagnia di Paolo Portoghesi, che dopo aver distribuito la monumentale rivista "Abitare la Terra" (stesso formato di "Eupalino", periodico che da solo occupava l'intera galleria portoghesiana di piazza Mignanelli, tanti anni fa, per la gioia della di lui moglie Giovanna Massobrio) parla dello "sviluppo verticale antinomico". Intanto Gianfranco Vissani si scatena ai fornelli, e Claudio Velardi - scortato dalle ammiratissime sorelle Ammirati, Antonia e Maria Pia - si frega le mani, pensando al programma del pomeriggio. E per dare un tono all'ambiente, ecco tonnellate di copie del quotidiano "il Riformista".
Parte l'assalto al buffet, e qualcuno si becca un'insolazione: la fila non è all'ombra, e il menù è invernale, tra ciauscolo e lardo, gnocchi e chianina. Fino a quando, prima del previsto, arriva Baffino.
Massimo D'Alema giunge in tempo per assaporare le delizie del "Maestro", ovvero Vissani-fegati-insani. Battute ai cuochi: "Non fatevi mettere sotto da questo capitano di ventura, esigete i diritti sindacali", e l'oste-orco di Baschi ride a crepa-trippa.
Quindi è il momento di Umberto Agnelli, che viene immediatamente arpionato da Susanna Bina, l'amministratore delegato del borgo, che cinge affettuosamente il presidente della Fiat. E' un tenero incontro tra torinesi. E guardando le Lancia Thesis di Umbertino, i fotografi commentano: "Se c'era Gianni, quello faceva distruggere il vigneto per atterrare con l'elicottero, altro che Thesis.".
Dietro il nuovo reuccio della Sacra Ruota, ecco a ruota Massimino. Che invitato ad entrare, prima del convegno, in una sala d'attesa, se ne esce con un "ma è un luogo di decantazione?". Aspettando Marcello Pera, il solito ritardatario. Intanto, chi va al bagno nota che i rubinetti sono privi di acqua, e qualche maniglia cade dalle porte: dettagli.
Finalmente il presidente del Senato matura ed appare. E allora, via: tutti ad ascoltare. Massimino! Che delizia il pubblico con frasi quali "il potere è una coperta stretta", "torna la necessità di una forte leadership politica", "uno è guida se è seguito, non è un esercizio solipsistico, diciamo.", fino a spiegare la sua parabola politica. "In Italia, quando fai dei passi avanti, i nemici pensano 'questo ci vuole fregare', e i tuoi 'questo ci vuole tradire'. Ne so qualcosa.".
Il popperiano del Senato tenta di arrotondare ogni spigolo dialettico, ottenendo da D'Alema un "il fatto che io e Pera siamo d'accordo vuol dire che non porterà a nulla", e lascia spazio ad Umberto Agnelli. Che, stretto nella morsa della politica, parla di economia, della Fiat e di se stesso per dire che "l'ingegner Morchio ha qualcuno che in qualsiasi momento - salvo che diventi matto - è disposto ad aiutarlo", e se ne va. Ma il dibattito prosegue, a due, tra Pera e D'Alema. La politica, come sempre, ha vinto.
Il blabla finisce, e ricomincia il buffet, denominato stavolta "merenda": Facile, per tutti, parlare di "compagni di merende". Gilberto Gabrielli, però, come al solito, per differenziarsi da tutti, insieme ai suoi collaboratori non perde tempo e in un angolo lavora, lavora: sotto gli occhi, carte intestate "Plug It".
Dagospia.com 1 Luglio 2003