peter thiel

IL BILDERBERG DI PETER THIEL – NEL 2000 IL “CAVALIERE NERO DELLA TECNODESTRA” HA FONDATO “DIALOG”, UN FORUM SEGRETO CHE RIUNISCE LE ÉLITE DI TECNOLOGIA, FINANZA, POLITICA E INTELLIGENCE – L’ACCESSO È RISERVATISSIMO: SI ENTRA SOLO SU INVITO, SI DEVONO PAGARE QUOTE MOLTO SALATE PER ISCRIVERSI E CHI PARTECIPA DEVE SIGILLARE I PROPRI TELEFONI IN CUSTODIE ANTINTERCETTAZIONE - È LÌ CHE L'AMERICA POTENTONA (DI DESTRA E SINISTRA) DECIDE IN SEGRETO LE SORTI DEL PAESE, E QUINDI DEL MONDO, MENTRE TRUMP FA IL CLOWN IN MONDOVISIONE. TRA I PARTECIPANTI CI SONO...

Estratto da “L’anima nera della Silicon Valley: la vera storia di Peter Thiel”, di Luca Ciarrocca (ed. Fuori/Scena)

 

PETER THIEL

La Thiel Foundation rappresenta […] il volto pubblico dell’offensiva. Il finanziere californiano, però, a un certo punto capisce di aver bisogno di una sala comando dove tessere le proprie trame, un «luogo» discreto, anzi nascosto. 

 

Peter Thiel fonda Dialog a metà anni Duemila. Lo fa insieme all’imprenditore Auren Hoffman per avere un tavolo stabile dove far sedere capitalisti tech, avvocati d’assalto, politici e strateghi dei media e trasformare idee in piani d’azione senza lasciare troppe tracce pubbliche.

 

Come si vedrà a breve, dopo anni di volontarie peregrinazioni, Washington ne diventerà a breve la base stabile, il che permetterà a Dialog di stare a un passo da agenzie, think tank, staff del Congresso e tribunali, vale a dire dal circuito dove le decisioni prendono forma. […]

 

Luca Ciarrocca - L’anima nera della Silicon Valley - La vera storia di Peter Thiel

Il nome, Dialog, suona aperto, collaborativo, neutro. È la prima maschera. L’accesso, infatti, segue rituali da loggia massonica, con regole ferree: si entra solo su invito, in un cerchio chiuso di circa cento persone.

 

I protocolli sono rigidi. A ogni riunione i telefoni vengono sigillati in custodie antintercettazione, i giornalisti sono trattati come un rischio biologico, non vengono tenuti verbali. Tutte le conversazioni restano off the records, attribuite agli individui e non alle istituzioni. Applicando la regola della britannica Chatham House: ogni informazione può essere utilizzata, ma l’identità di chi l’ha fornita deve rimanere segreta. Nessun verbale, niente tweet, niente leak.

 

Lo scopo è discutere di potere e accumularne altro, nell’ombra, senza apparire. I membri della «setta», selezionati a uno a uno da Thiel, si incontrano in questa bolla protetta per orientare il corso degli eventi.

 

Dialog non ha sito, né statuto. È un forum privato, non una fondazione trasparente con bilanci esibiti, come la Thiel Foundation. Al confronto, il tanto chiacchierato Gruppo Bilderberg – alle cui riunioni sia Thiel sia Karp hanno partecipato varie volte – sembra una rumorosa assemblea di condominio, con tutti i verbali pubblicati sul proprio sito web.

 

Dialog, per disegno, «non esiste». Secondo un partecipante citato in un articolo di «Axios» dell’agosto 2025, il forum si presenta come uno spazio in cui leader politici, imprenditori e intellettuali possono parlare «in modo franco attraverso le linee ideologiche, lontano dai telefoni e dalla pressione dei media e degli stakeholder».

 

peter thiel

Sul tavolo non si perde tempo con dispute sulla legalità o sulla moralità di un’azione, il criterio fissato da Thiel è uno solo: «Può funzionare?». Il consenso può arrivare dopo, oppure mai.  Entrare ha un prezzo. Agli inviti si accompagna una quota d’iscrizione, alta, pensata per un pubblico di ricchi.

 

Un caso documentato c’è: nel 2022 il professor Andrew Gelman ha pubblicato lo screenshot del link privato ricevuto per l’iscrizione a un meeting di Dialog, costo indicato 16.846 dollari, con la nota che la registration fee includeva i pasti e che gli sarebbe stato applicato uno sconto del 70 percento.

 

In sala, i big della Silicon Valley, alcuni in jeans e sneakers, siedono accanto a ministri in completo grigio scuro, capi di agenzie come CIA e FBI e gestori di fondi da trilioni di dollari. L’obiettivo ufficiale suona accattivante: «dialogo costruttivo». 

 

donald trump e Peter Thiel

Quello reale, secondo le puntigliose ricostruzioni del giornalista Teddy Schleifer sulla sua newsletter «Puck News» – una delle poche testate che, grazie a fonti anonime, ha bucato la cortina di segretezza – è ridurre al minimo il «rumore di fondo della democrazia», scavalcando Congresso, media, social e, sempre più spesso, contropoteri come la magistratura. 

 

[…] Insomma, è la falange privata che lavora a fianco della Casa Bianca quando la politica diventa spettacolo. Tradotto: mentre lo show presidenziale occupa il palcoscenico mediatico con dichiarazioni reboanti, post su Truth (il social network di Trump, lanciato nel 2022), conferenze stampa e atti muscolari, Dialog prepara dietro le quinte  dossier, scenari, liste di nomi e priorità.

 

[…]Così, su molti dossier, le stanze chiuse di Dialog finiscono per sovrapporsi allo Studio Ovale. E, sicuramente, lo influenzano. Il risultato è un sistema con poche voci, tutte allineate alla strategia della destra nazionalista, opposizioni ridotte a rumore di fondo, regia nelle mani di chi comanda davvero, parlando l’unica lingua che ha valore: quella del potere […] . 

peter thiel, elon musk fondatori di paypal

 

[…]  È un’operazione tutt’altro che improvvisata, costruita  con metodo. Non esiste un elenco ufficiale dei partecipanti. I nomi affiorano solo per indiscrezioni, tasselli sparsi che, messi insieme, delineano il perimetro del potere americano. Una fonte ha descritto una riunione come un tavolo dove si incrociano mondi che di solito non si parlano, forze che paiono inconciliabili sedute fianco a fianco.

 

La scena è questa. Elon Musk è a colloquio con Larry Summers, l’uomo che ha guidato l’economia sotto Clinton e Obama. Poco distante, Henry Kravis, titano di Wall Street, prende appunti, mentre nemici giurati del Senato come il liberal Cory Booker e il falco repubblicano Ted Cruz siedono vicini.

 

larry summers

A pochi metri, Jared Kushner, genero di Trump, ideatore del progetto immobiliare della Gaza Riviera e architetto della tregua tra Hamas e Israele, conversa con Richard Haass, presidente emerito del Council on Foreign Relations (una delle lobby più potenti degli Stati Uniti), e con Larry Fink, CEO di BlackRock, l’uomo che  gestisce 13 trilioni di dollari. Nella stanza si muovono anche Eric Schmidt, ex CEO di Google, e Chamath Palihapitiya, originario dello Sri Lanka, investitore ed ex dirigente senior di Facebook.

 

Ma il vero punto di fusione tra tecnologia, apparato di sicurezza e Deep State è la presenza  di ex direttori della CIA e, soprattutto, di Tulsi Gabbard,  direttrice della National Intelligence sotto Trump. La sua presenza suggella l’alleanza tra la nuova aristocrazia tecnologica e l’establishment della sicurezza nazionale. Per qualche ora, a porte chiuse, la feroce guerra tribale tra repubblicani e democratici propalata dai media «tradizionali» viene sospesa, le rivalità si dissolvono.

larry fink

 

I padroni delle  reti digitali e i loro presunti controllori governativi smettono di essere avversari e diventano alleati. Insieme, al riparo da ogni scrutinio, prendono le decisioni che contano. Se non è autocrazia questa. 

 

Diversamente dal Gruppo Bilderberg, che ogni anno finisce sui giornali con tanto di lista degli invitati, Dialog  ha agito per anni come un’entità fantasma, un network nomade senza sede fissa. La congrega si riunisce in santuari del lusso scelti per la loro impenetrabilità. In Florida ha fatto tappa al Four Seasons di Orlando, enclave  protetta dentro il regno autosufficiente del Walt Disney World Resort. In Arizona ha scelto l’isolamento del deserto al Ritz-Carlton Dove Mountain. E per un altro incontro […] ha requisito un antico ex  monastero sull’Isola di San Clemente a Venezia.

 

Di recente, però, Thiel ha cambiato impostazione e vuole dare al  suo network invisibile una base stabile. Nel citato articolo dell’estate 2025 «Axios» ha rivelato che Dialog ha comprato un’area in Virginia, nei sobborghi di Washington, per costruire un campus fisso. La sede è strategica, a venti minuti d’auto da Capitol Hill, dal quartier generale della CIA a Langley e dal Pentagono, con apertura prevista entro il 2026.

 

peter thiel

[…]   La ricostruzione più meticolosa delle attività di Dialog, finora, è stata fatta da Teddy Schleifer nella sua già citata  newsletter «Puck News». Il teatro degli eventi da lui ricostruiti è Venezia. Per un fine settimana l’Isola privata di San Clemente viene trasformata in una fortezza. La base operativa è il San Clemente Palace Kempinski, un albergo del gruppo Mandarin di Hong Kong. La posizione è perfetta: l’unico accesso via acqua funziona da fossato naturale, motoscafi privati pattugliano la laguna, il personale è addestrato a una discrezione assoluta.

 

Lì, raccontano le fonti di Schleifer, la delegazione della Silicon Valley vicina a Thiel si incontra con un gruppo selezionato di politici, banchieri, industriali e funzionari europei. L’obiettivo è creare un canale diretto e riservato tra chi costruisce le piattaforme digitali in California e chi scrive le regole a Bruxelles.

 

PETER THIEL

[…] Al riparo dagli spalti, le idee ancora troppo radicali per il  dibattito pubblico vengono normalizzate e trasformate in operazioni concrete: fusione delle banche dati pubbliche  e private, deregolamentazione strategica di interi settori,  un’unica architettura di difesa che collega i sensori della sorveglianza civile ai sistemi di puntamento militare. È il  listino che Thiel e Palantir offrono da anni. A chi comanda questo potere piace, amministrazione Trump in testa. 

 

In un’epoca in cui ogni parola può diventare uno scandalo, la segretezza viene trattata come l’asset più ambito, il prodotto di punta, cercato come la soluzione a un problema che solo chi governa e dispone di capitali sostiene di poter capire: il continuo show mediatico della democrazia impedisce di prendere le decisioni ritenute necessarie  per il futuro del mondo. 

 

[…]  Immaginiamo un mondo in cui leggi pubbliche e dibattiti parlamentari lascino il posto a protocolli privati, dove sistemi di difesa e di intelligenza artificiale si intreccino con decisioni prese da pochi a porte chiuse. Le scelte cruciali – sorveglianza, controllo digitale, guerra, economia, mercati finanziari – vengono concepite e poi attuate da una piccola casta di miliardari, dall’élite delle Big Tech e dai capi  dello spionaggio, mentre i politici scivolano nel ruolo di  semplici esecutori.

 

peter thiel 3

Il vecchio «decisionismo» è superato a destra: si tratta di un colpo di Stato silenzioso e permanente, condotto con armi nuove, algoritmi d’intelligenza artificiale al posto dei carri armati. Il futuro che questi nuovi padroni del mondo, con Peter Thiel in prima fila, stanno  costruendo lontano dagli occhi degli elettori somiglia alla  Macchina di Person of Interest, o a Matrix. La democrazia resta fuori dalla scena.

 

 

 

TULSI GABBARDJARED KUSHNER - 60 MINUTESchamath palihapitiyated cruzdonald trump tulsi gabbard

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