donald trump guerra inflazione

TRUMP SI È PORTATO LA GUERRA IN CASA – A CAUSA DEL CONFLITTO NEL GOLFO, AD APRILE L’INFLAZIONE NEGLI STATI UNITI HA SEGNATO UN +3,8%, IL DATO PIÙ ALTO DELL’ULTIMO TRIENNIO, IL PREZZO DELLA BENZINA È SALITO DEL 18,9% E QUELLO DEL GASOLIO DA RISCALDAMENTO DEL 44,2%. A QUESTO SI SOMMANO I DAZI, CHE CONTINUANO AD AVERE EFFETTI SUI BENI IMPORTATI. E ALLE ELEZIONI DI MIDTERM C’È DA SCOMMETTERE CHE GLI AMERICANI SI RICORDERANNO DEI RINCARI – IL PENTAGONO AMMETTE CHE FINORA IL COSTO DEL CONFLITTO NEL GOLFO È “VICINO AI 29 MILIARDI DI DOLLARI”, RISPETTO AI 25 MILIARDI INDICATI AL CONGRESSO DUE SETTIMANE FA…

Estratto dell’articolo di Giuliana Ferraino per il “Corriere della Sera”

 

donald trump

Negli Stati Uniti l’inflazione è tornata a correre più velocemente dei salari ad aprile, segnando +3,8% su base annua e +0,6% sul mese precedente. Le attese indicavano +3,7%. Ma preoccupa soprattutto l’inversione di tendenza, dopo mesi in cui sembrava che i prezzi si stessero normalizzando. A gennaio e febbraio l’indice era al 2,4%.

 

[…] e il dato di aprile, rilevato dal Bureau of Labor Statistics, è il più alto dell’ultimo triennio. A spingere i prezzi è l’energia, a causa della guerra in Iran. I costi energetici sono saliti del 12,5% su base annua: la benzina segna +18,9%; il gasolio da riscaldamento +44,2%.

 

A questo si sommano i dazi, che continuano a trasmettersi sui prezzi dei beni importati. Anche il cibo accelera: l’incremento mensile è il più alto da quasi quattro anni, con rincari su carne, latticini, frutta e verdura. L’inflazione core (quella che esclude energia e cibo) è al 2,6-2,8% annuo.

 

guerra in iran - inflazione e aumento del prezzo del petrolio negli stati uniti

La fiammata sui prezzi complica il mandato di Kevin Warsh, che a metà maggio sostituirà Jerome Powell alla guida della Federal Reserve. Con un target di inflazione del 2% ancora lontano, eredita una politica monetaria con margini di manovra ridotti. Prima dello scoppio della guerra in Iran i mercati si aspettavano almeno due tagli dei tassi da parte della Fed.

 

Alcuni economisti stimano ora che il mancato taglio possa tradursi in circa 200 miliardi di dollari di minore crescita economica. Intanto, i mutui trentennali Usa sono tornati sopra il 6%, aumentando il peso delle rate e raffreddando il mercato immobiliare.

 

ADESIVO DI DONALD TRUMP CHE HA FATTO SALIRE IL PREZZO DELLA BENZINA CON LE SUE GUERRE

Secondo il Financial Times il conflitto sta già producendo uno choc economico diffuso negli Stati Uniti, con effetti che potrebbero valere centinaia di miliardi di dollari in minore crescita e perdita di potere d’acquisto.

 

Il Pentagono ieri ha comunicato che finora il costo della guerra in Iran è «vicino ai 29 miliardi di dollari» rispetto ai 25 indicati al Congresso due settimane fa. Il conto per gli americani sarà molto più salato.

 

Il peso reale della guerra si manifesterà attraverso inflazione, maggiori interessi sul debito pubblico, rincari energetici e rallentamento dei consumi. Ma Trump ieri ha detto: «Non penso alla situazione finanziaria degli americani, penso solo che l’Iran non può avere un’arma nucleare».

 

DONALD TRUMP MOSTRA LA TABELLA CON I NUOVI DAZI

L’impatto più immediato è sul petrolio, che ha raggiunto i 108 dollari al barile. La chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui transitava un quinto dell’offerta mondiale di greggio, ha provocato un forte rialzo dei carburanti negli Stati Uniti.

 

La benzina è salita oltre i 4,5 dollari al gallone e il diesel si è avvicinato ai massimi storici e questo avrebbe già comportato per i consumatori americani una spesa supplementare di 35 miliardi, che pesa soprattutto sui redditi medio-bassi, mentre i grandi produttori energetici americani stanno beneficiando dell’impennata dei prezzi, con introiti record.

 

prezzo del petrolio e inflazione

Preoccupa anche la dinamica del debito pubblico. Gli Usa spendono ormai circa il 15% delle entrate fiscali soltanto per pagare gli interessi sul debito federale, contro il 4% registrato ai tempi della guerra in Iraq.

 

[...] L’indice della Federal Reserve di New York, che misura le tensioni nelle catene di approvvigionamento, è tornato ai livelli osservati durante la pandemia di Covid. I costi di spedizione dei container sono saliti rapidamente e ora molte imprese americane affrontano ritardi e rincari sui componenti industriali.

 

Non ultimo, c’è poi il tema del cibo. Il diesel più caro incide direttamente sulla refrigerazione, sul trasporto e sulla distribuzione dei prodotti deperibili. A questo si aggiunge il rincaro dei fertilizzanti: i prezzi dell’azoto sono aumentati di oltre il 30% dall’inizio della guerra, con il rischio di una nuova pressione sui prezzi agricoli e alimentari. [...]

donald trump e la guerra dei dazi

 

Ultimi Dagoreport

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…