ATTENZIONE LEONARDINO, È UN ATTIMO PASSARE DA PREDATORE A PREDA – L’IMPRENDITORE CECO MICHAL STRNAD HA FATTO UNA PROPOSTA DI ACQUISTO PER DELFIN, LA HOLDING DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO – STRAND AVREBBE OFFERTO UNA CIFRA INTORNO AI 30 MILIARDI PER IL 100% DEL CAPITALE, MA SI ACCONTENTEREBBE ANCHE DEL 62,5%, PUR DI PRENDERE IL CONTROLLO DEL GRUPPO (CHE OLTRE A ESSILUX, HA IL 10% DI GENERALI E IL 17 DI MPS) – L’OPERAZIONE STA ALIMENTANDO NUOVA TENSIONE CONTRO IL PRESIDENTE, FRANCESCO MILLERI, CHE SAREBBE STATO AL CORRENTE DELL’OFFERTA, MENTRE ALCUNI SOCI SAREBBERO STATI INFORMATI IN RITARDO – IL RICCHISSIMO STRAND È BEN CONOSCIUTO DAI GOVERNI DI MEZZO MONDO: LA SUA AZIENDA, LA CSG, VENDE ARMI…
Estratto dell’articolo di Vittorio Malagutti per www.editorialedomani.it
C’è una nuova puntata nella saga dell’eredità contesa di Leonardo Del Vecchio, il fondatore di Luxottica scomparso quattro anni fa. E per la prima volta gli otto litigiosi soci della holding lussemburghese Delfin sono chiamati a confrontarsi su un’offerta concreta per rilevare il gruppo di famiglia.
Secondo quanto Domani ha potuto ricostruire, infatti, nei giorni scorsi l’amministratore delegato di Delfin, Romolo Bardin, ha ricevuto una proposta d’acquisto per l’intero capitale della società con base nel Granducato.
La lettera, cinque pagine in tutto, che illustra le condizioni dell’ipotetico affare è siglata da Michal Strnad, imprenditore e finanziere con base a Praga pronto a sborsare una somma pari al valore patrimoniale netto (Nav) di Delfin diminuita di uno sconto del 30 per cento. Siamo quindi nell’ordine dei 30 miliardi per il 100 per cento del capitale, ma l’aspirante compratore si accontenterebbe anche del 62,5 per cento pur di prendere il controllo di un gruppo che oltre alla multinazionale degli occhiali Essilux, comprende partecipazioni strategiche in Generali (10 per cento), Unicredit (2,7 per cento) e Mps (17 per cento).
L’operazione, però, non sembra partita nel migliore dei modi se è vero, come risulta a Domani, che alcuni soci lamentano di essere stati informati in ritardo della lettera inviata da Strnad e datata 20 ottobre.
Questo non fa che alimentare nuovi contrasti con Francesco Milleri, il presidente di Delfin e ad di Essilux, che invece sarebbe stato al corrente sin dall’inizio dell’offerta in arrivo, valida per soli 30 giorni. Milleri da tempo è in rapporti tutt’altro che buoni con alcuni soci. È di poche settimane fa lo scontro che ha portato alle dimissioni di Leonardo Maria Del Vecchio da ogni incarico in Essilux proprio a causa dei dissapori con Milleri.
LEONARDO MARIA DEL VECCHIO - FRANCESCO MILLERI
Anche il prezzo offerto da Strnad viene ritenuto insufficiente e in ambienti legali si fa notare che l’eventuale cambio di proprietà della holding potrebbe far scattare l’obbligo di opa sulla Essilux quotata in Borsa a Parigi, che pur viaggiando ai minimi degli ultimi tre anni vale comunque oltre 80 miliardi di euro.
Il fuoco di sbarramento si annuncia quindi nutrito, ma Strnad, da parte sua, si dice pronto a mobilitare le risorse necessarie per portare a termine l’acquisizione. Protagonista di un’ascesa che in pochi anni lo ha proiettato tra gli uomini più ricchi del mondo (68esimo posto della classifica di Forbes), il patron di Csg è un nome poco noto dalle nostre parti.
In compenso, il giovane miliardario ceco, 34 anni, è ben conosciuto dai governi di mezzo mondo per un motivo molto semplice: la sua azienda vende armi. E di questi tempi, con due guerre in corso e le tensioni alimentate da minacce vere e presunte, il cosiddetto mercato della difesa è in crescita verticale.
Strnad è così riuscito a trasformare la piccola azienda di famiglia radicata nella Repubblica Ceca in un colosso multinazionale in grado di offrire una vasta gamma di prodotti: cartucce per i fucili da caccia (controlla anche l’italiana Fiocchi) e proiettili di grosso calibro per i cannoni, mezzi blindati e sistemi elettronici di difesa.
Nell’arco di tre anni, la corsa globale alle armi ha più che raddoppiato i ricavi della Czechoslovak Group, in sigla Csg, che nel 2026 dovrebbero toccare i 7,6 miliardi di euro e le sole vendite in Ucraina valgono un paio di miliardi. I profitti del gruppo (900 milioni nel 2025) sono cresciuti di conseguenza e adesso Strnad è più liquido che mai, pronto a investire i capitali accumulati grazie al boom del mercato.
A gennaio, tra l’altro, ha piazzato in Borsa il 15 per cento di Csg incassando circa 3 miliardi. Quasi un miliardo è stato impiegato a luglio per comprare il 14 per cento di Pirelli messo in vendita dai cinesi di Sinochem, costretti a fare marcia indietro dopo lo stop imposto, tramite golden power, dal governo di Giorgia Meloni. Strnad, che si è presentato come un investitore di lungo periodo, è ora il terzo azionista di Pirelli, alle spalle del presidente Marco Tronchetti Provera forte di una quota del 26 per cento e a Sinochem a cui resta un 20 per cento circa.
L’offerta per Delfin segna però un salto di qualità, se non altro per le dimensioni dell’operazione. Il patron di Csg sarebbe pronto a mettere sul piatto una trentina di miliardi, una somma che in parte verrebbe raccolta tramite prestiti bancari e anche grazie al sostegno finanziario di non meglio precisati partner.
Non è solo una questione di soldi, però. Le ambizioni di Strnad rischiano di cadere nel vuoto per l’effetto combinato dello statuto della holding e dei contrasti tra i soci di Delfin. Come noto, infatti, le quote della holding sono riservate ai soli eredi designati di Leonardo Del Vecchio. Per cambiare le regole, decise a suo tempo dal fondatore di Luxottica, è necessario il voto favorevole di azionisti che rappresentino almeno l’88 per cento del capitale. E visto che gli eredi sono 8, ognuno proprietario del 12,5 per cento, il conto è presto fatto: tutti devono essere d’accordo.
LA GALASSIA DI PARTECIPAZIONI DELLA HOLDING DELFIN
Del resto, è lo stesso Strnad che, come condizione per procedere nell’offerta per Delfin, cita espressamente il cambio dello statuto con l’abolizione del quorum dell’88 per cento. La sua speranza, evidentemente, è che messi di fronte alla possibilità di liquidare in fretta le proprie quote ricevendo un ricco compenso cash, gli eredi trovino finalmente il modo di andare d’accordo.
Non sarà facile, visti e considerati i differenti interessi di ciascuno e il groviglio di cause che ne è derivato. Tre azionisti, Luca, Clemente e Paola hanno a suo tempo accettato l’eredità con beneficio d’inventario bloccando la distribuzione di dividendi oltre la quota massima del 10 per cento dell’utile. Leonardo Maria Del Vecchio, che ha tentato senza successo di acquistare le quote di Luca e Paola, ha fatto causa al fratellastro Rocco Basilico (entrambi figli di Nicoletta Zampillo) contestando il suo diritto alla piena proprietà delle azioni per poi fare anche a lui un’offerta che è stata rifiutata. […]
L IMPERO DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO
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