1- C’E’ UN PIO PELLEGRINO CHE AVANZA SULLA STRADA DELLO IOR: PELLEGRINO CAPALDO (IL BANCHIERE FU UNO DEI TRE PROBIVIRI PER DIRIMERE LA QUESTIONE DEL AMBROSIANO IOR) 2- A PALAZZO CHIGI ANCHE GLI AUTISTI SANNO CHE IL SOGNO DI ENRICO BONDI È LA DIREZIONE GENERALE DELLA RAI. QUASI OGNI GIORNO IL MANAGER CHE HA “REGALATO” PARMALAT AI FRANCESI CHIAMAVA GIANNI LETTA PER ARRIVARE SULLA POLTRONA DI VIALE MAZZINI. E LA LENTEZZA CON CUI RIGOR MONTIS STA GESTENDO IL PROBLEMA DELLA RAI FA PENSARE CHE SI VOGLIA TRADURRE IN REALTÀ IL SOGNO DEL GRANDE RISANATORE 3- IL MESSAGGIO DI BAGNASCO CHE ORSI RISPETTERà PER NON FINIRE COME GOTTI TEDESCHI 4- L’ASSE TRA BAZOLI E CUCCHIANI METTE FUORI GIOCO ANDREA BELTRATTI. BAZOLI NON INTENDE MOLLARE LA PRESA CON LA BANCA D’ITALIA PER UNA RIFORMA DELLA GOVERNANCE CHE GLI CONSENTA DI GOVERNARE LA SUA BANCA INTESA PER ALTRI TRE ANNI 5- ROCCO SABELLI E’ PRONTO. PER L’AUTHORITY PER I TRASPORTI. PASSERA LO VUOLE!

1- C'E' UN PELLEGRINO CHE AVANZA SULLA STRADA DELLO IOR: PELLEGRINO CAPALDO
Dopo giorni di passione e di dolore ieri pomeriggio padre Federico Lombardi, il gesuita piemontese che dirige la Sala Stampa vaticana, ha tirato un sospiro di sollievo.

Lo ha fatto quando ha avuto la prova che la Provvidenza esiste davvero e si incarna a volte nella figura di un magistrato come quello di Cremona che ha fatto scoppiare la bomba del calcio-scommesse.

Intendiamoci: il gesuita, che nel luglio 2006 ha sostituito nella Sala Stampa quel furbacchione di Navarro-Valls dell'Opus Dei, non ha mai dubitato della Provvidenza, ma di sicuro lo scandalo del pallone è servito in maniera meravigliosa a spostare il volo dei corvi dalle stanze vaticane e a far passare in secondo piano gli intrighi che hanno portato al fermo del maggiordomo Paoletto e alla brutale cacciata del presidente dello Ior Gotti Tedeschi.

Così oggi di prima mattina Padre Lombardi ha potuto mettere sotto gli occhi del Papa una rassegna stampa in cui le vicende vaticane vengono trattate dopo le prime 9-10 pagine dei maggiori quotidiani sui quali domina la fragilità umana dei calciatori.

Per il gesuita di Saluzzo che ad agosto compirà 70 anni è arrivato il momento di ridimensionare le voci sullo scontro tra il cardinal Bertone e gli altri prelati che non vedono l'ora di mandarlo ai giardinetti. Adesso bisogna mettere un freno alla fantasia dei giornalisti che inventano corvi dall'identità sconosciuta, e a quei cattolici malati di protagonismo come il ministro Andrea Riccardi che ha avuto l'impudenza di rilasciare domenica scorsa un'intervista alla "Repubblica" dove il Vaticano era descritto come "covo di spie".

Per padre Lombardi resta da tenere a bada la bagarre che si è già aperta sulla successione alla presidenza dello Ior di Gotti Tedeschi, ma questo è un capitolo tutto sommato minore.

È chiaro che la decisione finale sarà presa da Benedetto XVI, ma i nomi che circolano sui giornali lasciano il tempo che trovano. Chi scrive ad esempio che Ratzinger vuole un tedesco come Tietmayer a capo della banca vaticana forse dimentica che l'ex-presidente della Bundesbank ha la veneranda età di 81 anni e pare non abbia alcuna intenzione di abbandonare le sue letture per l'amico Ratzinger che di anni ne ha 85.

L'ipotesi Tietmayer, l'uomo che oltre a guidare per 30 anni la Bundesbank ha servito sei cancellieri ed è membro della Pontificia Accademia delle Scienze, nasce probabilmente dalla voglia di scacciare qualsiasi candidatura italiana. E la ragione è plausibile pensando a cosa è successo a Gotti Tedeschi dopo appena quattro anni dalla successione ad Angelo Caloja, il banchiere bianco che dopo aver lasciato l'incarico ha rovinato la sua reputazione in un libro-intervista dai contenuti disastrosi.

Se, come probabile, Tietmayer non sarà il nuovo presidente dello Ior, non sono nemmeno credibili gli altri nomi dei candidati italiani che circolano sui giornali. E davvero si stenta a capire come "la Repubblica" tiri fuori tra gli altri quello di Peppiniello Mussari, l'ex-presidente del MontePaschi e attuale capo dell'Abi che deve vedersela con problemi giudiziari così grandi da indurre i carabinieri di Siena a rovistare perfino a casa sua.

I bookmaker non danno credito nemmeno al nome di Paolo Mennini, il manager che gestisce il patrimonio della Santa Sede ed è figlio di quel Luigi Mennini, ex-direttore dello Ior, coinvolto anni fa nel crac ambrosiano.

Sulla piazza romana c'è forse un banchiere che avrebbe qualche chances ed è vicino al Vaticano: Giampietro Nattino, presidente di Banca Finnat che si è sempre mosso con abilità trasversale tra la finanza laica e quella cattolica fino a diventare Consultore della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede. Ma anche questa appare una candidatura debole anche se dietro si intravedono le ombre di Cesarone Geronzi e Caltariccone.

A questi nomi bisogna aggiungere quello del torinese Antonio Maria Marocco, un notaio di 77 anni che siede tra i consiglieri di Unicredit e gode della simpatia del cardinale Giuseppe Versaldi, che nel 2011 fu nominato da Benedetto XVI presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.

Fin qui il balletto dei potenziali candidati a raccogliere l'eredità di Gotti Tedeschi, ma c'è un nome che finora nessuno ha fatto e sul quale Dagospia nella sua infinita miseria ha raccolto rumors autorevoli. È Pellegrino Capaldo, il banchiere economista di Atripalda che ha sempre avuto un rapporto di forte contiguità con il mondo cattolico e il Vaticano. Non a caso all'inizio degli anni '80 Capaldo al quale viene riconosciuta una fine intelligenza da intellettuale della Magna Grecia (alla pari del suo amico Ciriaco De Mita), è stato uno dei tre probiviri designati dal Vaticano per dirimere la questione del Banco Ambrosiano-Ior.

La sua storia è quella di un banchiere che dopo aver guidato la Cassa di Risparmio di Roma ha preferito evitare il braccio di ferro con Cesarone Geronzi e nel dicembre '95 è ritornato alla sua redditizia attività professionale.

L'unica pecca nel curriculum resta la vicenda legata alla liquidazione della Federconsorzi e al relativo processo da cui è stato assolto con formula piena. Ciò che più conta è comunque l'impegno che Capaldo ha sempre dimostrato nel mondo cattolico raccogliendo attestati di stima nella Democrazia Cristiana dove nel 1998 contribuì a creare la formazione politica Udr di Cossiga.

Più volte ha preso carta e penna per scrivere manifesti sul volontariato cattolico e documenti ispirati dalla volontà di creare una nuova aggregazione politica. Queste benemerenze potrebbero essere un buon biglietto da visita per riportare il "professor sottile" a fare il banchiere.


2- LA CONNECTION MONTI-ENRICO BONDI

Ieri è stata la giornata di Enrico Bondi, il manager aretino al quale Monti ha affidato il compito di usare la mannaia per tagliare la spesa pubblica.

Rivedendo la sua faccia accanto al premier qualcuno si è chiesto che fine abbiano fatto gli altri due superconsulenti, Giavazzi e Amato, che sembrano spariti nel nulla. Mentre la ricerca continua Bondi, sotto gli occhi e le orecchie del ministro Giarda, ha potuto sfoderare le forbici e ha promesso che entro il 12 giugno la spending review (che Monti pronuncia in inglese perfetto e in modo diverso rispetto ai giornalisti) diventerà realtà.

Nessuno ha capito bene come il 78enne manager della chimica che ha risanato la Montedison e Parmalat potrà esercitare il suo potere superando l'autonomia delle regioni e degli enti locali. Resta il fatto che dal suo piano dovranno saltar fuori almeno 4,2 miliardi di risparmi, la cifra che coincide esattamente con l'aumento dell'Iva. Qualcuno dubita che il manager di Arezzo dalle occhiaie profonde possa portare a compimento la missione e c'è chi ricorda con una certa malizia come sia sempre stato in grado di tagliare piuttosto che creare sviluppo.

Il caso più clamoroso è proprio quello di Parmalat dove ha esercitato un'azione formidabile nei confronti delle banche italiane e straniere per recuperare circa 14 miliardi, ma quando se ne è andato non è stato capace di muovere un dito per evitare che i francesi di Lactalis diventassero proprietari dell'impero del latte. Eppure in quel momento in cassa Parmalat risanata aveva un miliardo di liquidità con il quale si potevano fare acquisizioni per rafforzare le gambe della società.

Il paradosso è saltato fuori nei giorni scorsi quando si è appreso che i francesi di Lactalis con grande disinvoltura e fottendosene altamente dell'Italia hanno spostato il tesoretto negli Stati Uniti per comprare con 904 milioni di dollari Lactalis American Group. In questo modo il baricentro del colosso francese si sposta su un altro mercato per le solite ragioni legate a sinergie industriali che comunque penalizzano lo sviluppo di Parmalat in Italia.

Adesso non è il caso di rifare il processo a Bondi e alla sua mancanza di visione strategica perché non si può chiedere a un sarto di usare le forbici per un vestito da cerimonia e al tempo stesso obbligarlo a fare il maestro delle danze. C'è solo da augurarsi che le forbici del manager entrino in azione tagliando gli sprechi con criterio razionale. Se la sua iniziativa avrà successo Bondi uscirà di scena con la discrezione del civil servant e sarà premiato.

A Palazzo Chigi anche gli autisti che sostano nel piazzale interno sanno che il suo sogno è la direzione generale della Rai. Chi ha vissuto l'ultimo anno accanto al Cavaliere peccaminoso sa che il discreto e riservato Bondi telefonava quasi ogni giorno a Gianni Letta per arrivare sulla poltrona di viale Mazzini. La lentezza con cui Monti sta gestendo il problema della Rai fa pensare che si voglia tradurre in realtà il sogno del grande risanatore.


3- UN MESSAGGIO DI BAGNASCO CHE ORSI DOVRÀ RISPETTARE PER EVITARE LA FINE DEL SUO AMICO PIACENTINO GOTTI TEDESCHI.

Ai piani alti di Finmeccanica c'è stata molta attenzione per il licenziamento del presidente dello Ior Gotti Tedeschi.

La ragione è molto semplice: Giuseppe Orsi, comandante supremo del Gruppo, è originario di Piacenza come il banchiere decapitato, e fa parte dell'advisory board che il sindaco di Piacenza, Roberto Reggi, ha creato per avere un contributo di idee sui problemi della città.

Finora il Comitato, di cui sono partecipi anche personaggi come Giampio Bracchi e Alessandro Bernini, si è riunito poche volte, ma Orsi ci tiene a questo rapporto con la sua terra d'origine perché trova la spinta per andare avanti nella sua missione.

Dopo l'ultima Assemblea si è ringalluzzito e alcuni giornali opportunamente ispirati parlano di commesse stratosferiche in arrivo dagli Stati Uniti e di una gran voglia di fare pulizia.

Per adesso non si è visto un dollaro dei 150 miliardi che il quotidiano "La Stampa" aveva annunciato in arrivo per una maxicommessa dei trasporti ferroviari. E a parte qualche briciola arrivata ieri con piccoli contratti, qualcuno pensa che quella dei 150 miliardi di dollari sia un'autentica stupidata scritta da un giornalista troppo affettuoso.

Sul piano delle pulizie sabato "MilanoFinanza" ha parlato di 45 manager cacciati e per dare più forza e smalto all'azione di Orsi si leggeva nell'articolo che era stata venduta la Maserati in dotazione a Guarguaglini "sostituita da una più sobria Lancia Delta", mentre al posto del Falcon 50 utilizzato negli anni precedenti d'ora in avanti i top manager dovranno usare un piccolo aereo della Piaggio da 6 posti.

Le forbici cadranno anche sugli omaggi, le spese di rappresentanza, le consulenze (prime fra tutte quelle nell'area della comunicazione dove operano d'amore e d'accordo Carlo Maria Fenu e il mite Marco Forlani) e l'operazione pulizia sarà consacrata in una raffica di direttive che usciranno il 30 giugno.

Questa esibizione muscolare è davvero fantastica e degna di ammirazione, ma non sembra smuovere più di tanto il cardinale Bagnasco che segue con apprensione la sorte degli oltre 4mila dipendenti di Finmeccanica a Genova. Finora il presidente della Cei ha taciuto sui corvi vaticani e probabilmente sta preparando la presa di posizione dei vescovi, e nelle ore calde ha preferito parlare di Finmeccanica. Lo ha fatto nell'omelia pronunciata domenica al santuario ligure della Madonna della Guardia dove ha detto che Finmeccanica deve trovare il modo di "evitare allontanamenti incerti da Genova". Poi ha aggiunto: "abbiamo bisogno di saggezza".

Un messaggio che Orsi dovrà rispettare per evitare la fine del suo amico piacentino Gotti Tedeschi.


4- L'ASSE BAZOLI-CUCCHIANI FA FUORI BELTRATTI
C'è mancato poco che i partecipanti all'Assemblea di IntesaSanPaolo non si mettessero a piangere.

L'emozione è stata fortissima quando l'amministratore delegato Enrico Cucchiani ha affrontato con voce rotta il tema della sua retribuzione. A un azionista che contestava il compenso, l'ex-"tedesco" di Allianz ha fatto presente che in Europa la retribuzione degli amministratori delegati è di 80,5 volte superiore a quella dei dipendenti, mentre la sua raggiunge soltanto 42,6 volte.

Di fronte a queste cifre che secondo il barbuto successore di Passera devono essere valutate in base alle condizioni di mercato, al merito "e se possibile anche in base all'etica", dovrebbero rientrare le preoccupazioni dei sindacati dopo l'annuncio della settimana scorsa quando la banca ha comunicato l'intenzione di chiudere 1.000 filiali contro le 500 previste dal piano di impresa. Per dare un valore ancora più "etico" alle sue parole, il buon Cucchiani ha aggiunto: "certamente sono un privilegiato, non ho avuto figli e conduco una vita sobria. I soldi che risparmierò non me li porterò appresso ma li lascerò in beneficienza".

Gli uscieri di IntesaSanPaolo giurano che questa dichiarazione contribuirà a rendere ancora più saldo il rapporto tra Cucchiani e Abramo-Bazoli, il mistico presidente di IntesaSanPaolo che alla parola "etica" vibra come la corda di un violino. D'altra parte gli uscieri sanno che dopo una certa diffidenza iniziale il rapporto tra Bazoli e Cucchiani è diventato molto solido fino al punto da mettere in difficoltà Andrea Beltratti, il professore torinese che dal maggio 2010 presiede il Consiglio di Gestione.

Di fatto - si dice nei corridoi della banca - Cucchiani ha esautorato Beltratti e parla solo con Bazoli. Quest'ultimo si è ringalluzzito (come si è visto nelle ultime vicende di Rcs) e non intende mollare la presa con la Banca d'Italia per una riforma della governance che gli consenta di governare la sua Intesa per altri tre anni.


5- ROCCO SABELLI E' PRONTO. PER LA PRESIDENZA DELL'AUTHORITY PER I TRASPORTI

Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Rocco Sabelli, l'ex-amministratore delegato di Alitalia, è pronto.

Dal ministero dello Sviluppo Economico gli è stato fatto sapere che Corradino Passera ha intenzione di richiamarlo presto dalla vacanza e dai campi di calcetto di Agnone che Sabelli frequenta per hobby, in modo da affidargli al più presto la presidenza dell'Authority per i Trasporti".

 

 

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