alberto nagel francesco gaetano caltagirone

“CALTA” PRO DOMO SUA – “IL MESSAGGERO” DI CALTAGIRONE VA ALL’ATTACCO DI MEDIOBANCA CON UN ARTICOLO INTITOLATO “NAGEL PRO DOMO SUA”, IN CUI PONE DUBBI SULL’ACCELERAZIONE DELL’ASSEMBLEA DI PIAZZETTA CUCCIA PER IL VIA LIBERA ALL’OPS SU BANCA GENERALI. E CHIEDE L’ASTENSIONE DELLA LISTA DEL CDA AL VOTO NEL BOARD, “PERCHÉ SI TROVEREBBE IN UN CHIARO CONFLITTO DI INTERESSE”. CURIOSO CHE PARLI DI CONFLITTO DI INTERESSI ORA: QUANDO IL MEF HA VENDUTO IL 15% DI MPS A CALTA, MILLERI,BPM E ANIMA, TRAMITE BANCA AKROS (CONTROLLATA DA BPM), ANDAVA TUTTO BENE…

ARTICOLO DEL MESSAGGERO CONTRO MEDIOBANCA

(ANSA) - Dubbi sull'accelerazione dell'assemblea di Mediobanca per il via libera all'ops su Banca Generali vengono oggi rilanciati con grande evidenza da un articolo del Messaggero, il quotidiano del Gruppo Caltagirone.

 

L'articolo indica alcuni passaggi dell'operazione: dalla valutazione fatta da Banca Generali alle clausole previste per Assicurazioni Generali, definite pesantissime, dalla scelta di revocare o meno il lock up sulle azioni cedute, fino al fatto che la Consob avrebbe acceso un faro sui "contatti tra Mediobanca e i membri del consiglio prima della loro elezione e del lancio dell'ops su Banca Generali e sull'ops stessa".

 

L'articolo, firmato da Andrea Bassi, che apre le pagine di economia con il titolo "Nagel pro domo sua. Faro Consob sui consiglieri del Leone", sottolinea che sull'operazione di acquisizione di Banca Generali e rispetto ad un mese e mezzo fa piuttosto che fare chiarezza, le mosse di Alberto Nagel sembrano aver aggiunto alcune forzature".

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI

Il documento di offerta - scrive il giornale del Gruppo Caltagirone - ipotizza "un patto a tre, vale a dire tra Mediobanca, Generali e Banca Generali". L'eventuale proroga degli accordi - sempre secondo il Messaggero - "necessita del consenso della stessa Banca Generali" che "ha già fatto sapere al suo azionista, le Generali, che non intende trattare sotto la pressione di tempi contingentati".

 

Secondo la ricostruzione del quotidiano, l'amministratore delegato di Mediobanca avrebbe quindi "iniziato a parlare non più di un patto a tre, ma solo di un patto tra Mediobanca e Generali", un patto che "conterrebbe clausole pesantissime per il Leone di Trieste". Poiché appare "difficile se non impossibile, esprimersi con cognizione di causa su un'operazione così complessa in tempi tanto ristretti" - evidenzia il quotidiano - l'ad di Piazzetta Cuccia avrebbe "suggerito al fidato presidente di Generali, Andrea Sironi di dare una risposta qualunque, purché non sia un esplicito disco rosso, per dare in questo modo la possibilità a Mediobanca di procedere con l'operazione".

 

alberto nagel

Secondo l'articolo, le condizioni fondamentali contenute nello "schema di accordo che Mediobanca ha proposto a Generali" includerebbero "la proroga da 3 a 10 anni degli accordi con Banca Generali" e "la rinuncia del Leone di Trieste alla clausola che con il cambio di controllo Banca Generali perda il marchio Generali". Per il Messaggero, "è chiaro che il Leone di Trieste dovrebbe valutare attentamente l'opportunità di farlo poiché il marchio ha un valore (e si parla di un miliardo, un miliardo e mezzo)".

 

Altra questione che sottolinea il Messaggero è il lock-up sulle azioni Generali che sarebbero consegnate in cambio della quota triestina di Banca Generali. "Le possibilità sono due - è scritto nell'articolo - la prima è la rinuncia di Mediobanca al lock-up. In questo caso si riaprirebbe la partita del golden power" perché "se venisse meno questo elemento chiave, l'operazione andrebbe rinotificata e i tempi si allungherebbero".

 

PHILIPPE DONNET ALBERTO NAGEL

In caso contrario, "tutti gli altri azionisti di Banca Generali riceverebbe azioni libere dal lock up, mentre le Generali otterrebbero azioni vincolate, di valore inferiore". Ciò "significherebbe offrire ai soci condizioni diverse, mentre per legge devono essere uguali per tutti".

 

Il quotidiano del Gruppo Caltagirone conclude che, alla luce di tali elementi, "la maggioranza del board" essendo stata "nominata in base ad una lista presentata da Mediobanca", "dovrebbe astenersi perché si troverebbe in un chiaro conflitto di interessi". La Consob, scrive il quotidiano che cita "alcune fonti", "avrebbe acceso un faro sui contatti tra Mediobanca e i membri del consiglio prima della loro elezione e del lancio dell'ops su Banca Generali e sull'ops stessa".

francesco gaetano caltagirone l urlo di munch - fotomontaggio lettera43Lovaglio, Nagel, Caltagirone, Milleri

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