berlusconi e li yonghong

MILAN, LA CINA E’ VICINA (MA NON TROPPO) - IN VISTA DELLA CHIUSURA DI VENERDI’ DELL’OPERAZIONE DI CESSIONE DEL MILAN ALLA CORDATA DI PECHINO, RESTANO I DUBBI SUI NOMI DEGLI INVESTITORI - “CHINA MERCHANT BANK” SI SFILA: "NON NE SAPPIAMO NIENTE" - I SOLDI CON CUI VERRA’ SALDATA LA CAPARRA SEMBRA CHE ARRIVERANNO DA HONG KONG...

Alessandra Spalletta per Agichina.it

Ha collaborato Wang Jing

BERLUSCONI E LI YONGHONGBERLUSCONI E LI YONGHONG

 

"Non sappiamo niente dell'investimento di China Merchant Bank nel Milan". A parlare è la responsabile delle pubbliche relazioni della banca che, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe stata presente nella lista finale dei nomi che compongono la cordata di Sino Europe Sport (Ses), il consorzio guidato da Li Yonghong che entro il 3 marzo - data del closing - dovrebbe acquisire il controllo del club rossonero.

 

Secondo quanto emerso finora, la lista vedeva China Construction Bank, China Merchant Bank e una società di Hong Kong, andarsi ad aggiungere ai nomi dati per certi nelle ultime settimane, quelli di Haixia Capital e Huarong. Ma dopo la smentita di Huarong (colosso finanziario pubblico che opera nel segmento del debito "distressed") resa nota da Business Insider, anche China Merchant Bank si sfila ora dalla cordata.

 

Contattata da AgiChina, la responsabile delle pubbliche relazioni dell'istituto ha spiegato l'impossibilità per una banca privata cinese di investire in un club calcistico straniero. "Siamo quotati in Borsa, quindi trasparenti - ha detto - una notizia del genere, se fosse stata vera, sarebbe stata già resa pubblica".

BERLUSCONI CINABERLUSCONI CINA

 

Mentre il closing si avvicina, dunque, aumentano i dubbi sui nomi degli investitori cinesi interessati a rilevare il Milan. Sembra che arriveranno da Hong Kong i soldi con cui verrà saldata la caparra: ai 200 milioni di euro già versati, se ne aggiungeranno altri 320, cui vanno sommate le garanzie bancarie, arrivando così a un totale di 700 milioni. Senza contare il ripianamento delle perdite del club, nonché adeguate garanzie sui futuri investimenti.

 

Di recente sulla stampa italiana si sono rincorse voci su possibili forme rateali di pagamento, facendo quindi dubitare che i nuovi investitori siano realmente in possesso della liquidità necessaria e della garanzie bancarie sufficienti a chiudere l'operazione nei termini indicati dalla lettera di intenti firmata il 5 agosto scorso.

 

BERLUSCONI SEMBRA MAO NEGLI AUGURI DEI CINESIBERLUSCONI SEMBRA MAO NEGLI AUGURI DEI CINESI

Sul ritardo del closing, slittato diverse volte, pesano vari fattori: primo fra tutti, la stretta sulla fuoriuscita di capitali imposta dalle autorità cinesi a partire da fine novembre scorso, che per il consorzio Ses si è tradotto in lungaggini burocratiche. In assenza delle autorizzazioni da Pechino, Ses ha percorso una strada parallela, impegnando capitali che sono già fuori dalla Cina.

 

"Sono soldi dei medesimi investitori che compongono la cordata", hanno detto fonti vicine all'operazione, "ma non sappiamo se appartengono a tutti i soci o solo ad alcuni di questi, ovvero coloro che avevano capitali già disponibili all'estero". L'obiettivo iniziale di Ses sarebbe stato quello di quotare il Milan in una delle Borse cinesi.

 

"Le banche cinesi generalmente comprano altre istituzioni finanziarie oppure immobili a proprio uso", ha spiegato Alberto Forchielli, fondatore del Fondo Mandarin, il primo fondo di private equity ad aver ottenuto capitale in gestione dal governo cinese. "Soprattutto in un momento in cui il governo di Pechino ha imposto norme restrittive agli investimenti outbound, frenando gli investitori soprattutto nel settore calcistico, sarebbe inverosimile che una banca privata come China Merchant decidesse di aggirare il dictat di Pechino".

 

BERLUSCONI CIN CINBERLUSCONI CIN CIN

Senza dimenticare che gli istituti di credito cinesi hanno un problema fondamentale di solidità finanziaria, in quanto pesa su di esse l'incognita sul valore dei crediti. "Non ho mai sentito di una banca cinese che abbia concluso operazioni di equity in soggetti che non fossero altre istituzioni finanziarie", ha aggiunto Forchielli. Si tratterebbe dunque di un'operazione "sconveniente dal punto di vista finanziario, legale e politico".

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