byd

CI VOGLIONO I CINESI PER RICORDARCI DELLA TRANSIZIONE ENERGETICA – BYD LANCIA UNA CAMPAGNA AMBIENTALISTA E GLOBALISTA: “MENTRE IL PIANETA SI SCALDA, QUALCUNO PENSA ANCORA AD ALZARE MURI”. IL MESSAGGIO DEL COLOSSO DELLE AUTO ELETTRICHE È ANCHE E SOPRATTUTTO POLITICO: UN AVVERTIMENTO ALL’UE, CHE STA INTRODUCENDO NUOVI DAZI, A NON COMMETTERE L’ERRORE DI CHIUDERSI E ADEGUARSI AGLI STATI UNITI DI TRUMP – IL “MURO” NON È SOLO UNA BARRIERA TARIFFARIA, MA IL CONCETTO STESSO DI SOVRANITÀ STATALE NOVECENTESCA. CHI L'AVREBBE MAI DETTO: L'ULTIMO BALUARDO DEL GLOBALISMO È PECHINO....

Il messaggio di BYD alle politiche europee

Estratto da https://www.formulapassion.it/

 

spot di byd per il clima

Mentre il termometro segna numeri da allarme rosso e le città italiane si svuotano come in tempo di guerra, sui giornali compare un messaggio firmato BYD. Dice, in sostanza: il caldo non ha passaporto, le emissioni nemmeno, e allora perché continuiamo a innalzare muri proprio quando dovremmo abbatterli tutti insieme?

 

È una frase che suona bene, quasi troppo. Sembra rubata a un vecchio manifesto pacifista, riadattata al presente: “Mentre il pianeta si scalda, qualcuno pensa ancora ad alzare muri”.

 

Il “qualcuno”, in questo caso, è un po’ l’Europa con le sue tariffe, un po’ l’Italia con le sue ordinanze, un po’ quella parte di burocrazia che, quando deve regolare la transizione ecologica, preferisce complicarla piuttosto che favorirla.

 

[…]

 

Prendiamo Roma. Da oggi, anche chi guida un’auto elettrica e non risiede nella ZTL dovrà pagare un contributo per entrarci. Non è una multa, è un “contributo”. La differenza lessicale è importante: la multa punisce, il contributo fa finta di essere una tassa di scopo. In entrambi i casi, però, il risultato è lo stesso: l’auto elettrica del pendolare o del visitatore diventa, di fatto, meno conveniente.

 

SALONE DELL'AUTO DI PECHINO - BYD

[…] BYD, che di auto elettriche e ibride ne vende in quantità industriali, ne approfitta per lanciare il suo grido di dolore. Le emissioni non conoscono confini, dice, quindi le soluzioni non dovrebbero conoscerne. […]

 

La proposta concreta che BYD mette in campo si chiama DM-i Super Hybrid.

 

Non è l’ennesima auto elettrica pura, con la sua ansia da autonomia e la sua dipendenza dalle colonnine. È un’ibrida plug-in pensata per essere, nelle parole dell’azienda, “due auto in una”: elettrica in città, termica quando serve. […]

 

Byd – tecnologia DM-i Super Hybrid

La verità scomoda è che la transizione energetica non sarà né globale né equa se continua a essere gestita con la stessa logica che ha prodotto il disastro: quella dei piccoli vantaggi locali, delle rendite di posizione, delle norme scritte da chi non userà mai l’auto che sta regolando. Il messaggio di BYD ha il merito di ricordarcelo, anche se lo fa – ovviamente – con l’interesse di chi vorrebbe vendere più auto. Ma il fatto che un’azienda debba ricordarci che il caldo non ha confini dice molto sulla nostra capacità di ragionare al di là del proprio cortile. […]

 

 

INFORMAZIONE CIVICA

Michele Kettmaier per https://michelekettmaier.nova100.ilsole24ore.com/

citta fabbrica di byd 3

 

La pubblicità di BYD non parla di automobili: parla di qualcosa di molto più profondo. Del passaggio da un mondo in cui il potere si esercitava controllando i confini a uno in cui si esercita controllando le infrastrutture che attraversano quei confini. L’Unione Europea continua a discutere di dazi e lascia che le sue comunità siano colonizzate mentre Stati Uniti e Cina stanno già preparando le nuove architetture del potere.

 

BYD, Build Your Dreams, è il più grande produttore mondiale di veicoli elettrici. È cinese, è parzialmente controllato dallo Stato, e sta conquistando il mercato europeo dell’auto con una velocità che le case occidentali non riescono a eguagliare.

 

byd

Usa 4 punti. Il clima come scudo morale: le emissioni non conoscono confini, la crisi è globale, opporsi è irresponsabile. Il bersaglio politico: “qualcuno pensa ancora ad alzare muri”, non una metafora, un attacco diretto ai dazi europei e al protezionismo occidentale, scritto con le parole che la sinistra europea ha coniato e ora si ritrova ritorte contro. La supply chain come infrastruttura di dipendenza: chi produce la batteria controlla la mobilità, e la Cina domina gran parte delle filiere strategiche delle batterie, dalla raffinazione del litio ai materiali critici.

 

Ma è il quarto piano che trasforma questa pubblicità, apparsa oggi su molti quotidiani italiani, in un documento del nostro tempo.

 

auto elettriche della cinese Byd

Il “muro” che BYD invita ad abbattere non è una barriera tariffaria. È il concetto stesso di sovranità statale novecentesca. Quando la mobilità, infrastruttura critica, non bene di consumo, viene appaltata a una catena del valore verticalizzata e controllata da una potenza straniera, una parte della sua autonomia strategica viene trasferita lungo la catena del valore,

 

Non governa più il territorio: subisce i flussi che lo attraversano. I dati di mobilità, i pattern di spostamento, le dipendenze energetiche legate alla ricarica, il controllo sul litio e sulle terre rare non sono elementi collaterali. Sono i nuovi vettori del potere politico. Il sovrano classico controllava il territorio, confini, dogane, eserciti, cose che si vedono. E Tesla non è un’eccezione occidentale alla logica cinese: è la sua versione domestica. Stessi dati di mobilità, stessa infrastruttura di ricarica come leva di dipendenza, stesso fondatore seduto al tavolo del potere esecutivo.

 

Il potere biopolitico ha spostato il bersaglio dai confini ai corpi, dalle frontiere alle popolazioni.

 

auto elettriche della cinese Byd

Il nuovo Leviatano tecnologico fa un passo ulteriore: non controlla né il territorio né direttamente i corpi, ma l’infrastruttura attraverso cui la vita si organizza. I dati di mobilità non sono informazioni sui cittadini, sono la mappa di come una società funziona, dove lavora, dove dorme, dove si cura, come consuma energia. Chi li detiene acquisisce una capacità di influenza sistemica che nessun governo può ignorare: governa il pattern che rende uno Stato leggibile e quindi governabile. Senza dichiararlo, senza basi militari e senza leggi, limitandosi a essere indispensabile, che è la forma di potere più difficile da contestare, perché contestarla significa rinunciare alla funzione, non solo al fornitore.

 

BYD DOLPHIN SURF

Questa retorica cinese dello spazio aperto non è nuova. È la Silicon Valley degli anni Novanta con un accento diverso. Allora si prometteva in modo libertario la democratizzazione dell’informazione per scardinare le sovranità a vantaggio dei monopoli digitali americani. Oggi si promette in modo statale capitalista la salvezza planetaria per scardinare le difese commerciali a vantaggio dei monopoli industriali cinesi. La grammatica politica è sorprendentemente simile. Cambiano i mezzi e le giustificazioni: ieri la libertà della rete, oggi la salvezza climatica. Rimane costante l’idea che l’apertura dei flussi coincida con l’interesse universale, mentre ridefinisce nuovi rapporti di dipendenza.

 

byd

Da un lato, l’imperialismo muscolare degli Stati Uniti sotto la guida di Trump, che militarizza l’energia e la geografia per alimentare la famelica infrastruttura dell’Intelligenza Artificiale delle proprie multinazionali. La ricerca americana di nuove enclave protette e confini ermetici non è che la cinica sottomissione della realtà ai bisogni computazionali e militari di Washington: il petrolio venezuelano o il controllo del Medio Oriente e dell’Iran non servono più solo a far muovere i vecchi motori a combustione, ma a garantire la stabilità energetica dei data center e la supremazia bellica automatizzata, a spese di qualunque attore locale. Pechino persegue lo stesso obiettivo di dominio ma specchiato nella forma, offrendo una finta globalizzazione “senza confini”, come quella di BYD,che in realtà nasconde la creazione di una dipendenza infrastrutturale totale e irreversibile.

 

Xi Jinping

Tutto già visto. Per anni l’Europa ha appaltato una parte della propria sfera pubblica alle piattaforme americane, scoprendo troppo tardi che uno spazio apparentemente aperto era in realtà un’infrastruttura proprietaria. I social erano il primo figlio di quella dipendenza: hanno organizzato la conversazione pubblica, raccolto dati, segmentato comunità, trasformato la cittadinanza in materiale di consumo e controllo.

 

Oggi la pubblicità di BYD suggerisce che lo stesso schema stia migrando nel mondo fisico. Non più la parola pubblica, ma la mobilità; non più il dibattito collettivo, ma l’energia, le batterie, la transizione ecologica. Cambia la tecnologia, cambia l’attore geopolitico, ma la logica rimane la stessa: trasformare un servizio in un’infrastruttura indispensabile e, attraverso quella infrastruttura, produrre nuove forme di dipendenza. L’intelligenza artificiale sarà il secondo figlio di questa trasformazione: ancora meno visibile, ancora più pervasivo, ancora più difficile da contestare.

 

byd

In questo scontro tra imperi, l’Europa continua a ragionare come se il problema fosse ancora il mercato. Ma la competizione non riguarda più soltanto merci e dazi: riguarda il controllo delle infrastrutture che rendono possibile la vita economica, politica e sociale.

 

La pubblicità di BYD non parla di automobili: parla di qualcosa di molto più profondo. Del passaggio da un mondo in cui il potere si esercitava controllando i confini a uno in cui si esercita controllando le infrastrutture che attraversano quei confini. L’Unione Europea continua a discutere di dazi e lascia che le sue comunità siano colonizzate mentre Stati Uniti e Cina stanno già preparando le nuove architetture del potere.

XI JINPING - PARATA MILITARE A PECHINO

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