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DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

 

Carlo Tarallo per Dagospia

 

la legge della camorra - locandina film

Peccato che sia tramontato il fenomeno dei poliziotteschi all’italiana che fece gran furore negli anni ’70, grazie anche a titoli ad effetto bombastico, del tipo: “La legge della camorra”, “Napoli... la camorra sfida, la città risponde”, ‘’I guappi non si toccano”, ‘’Sgarro alla camorra”, eccetera.

 

Davanti ai colpi di scena del gastro-criminal-horror-show con scappellamento catodico, starring Lavitola e Ranucci, il cine-ingegno produttivo di un Ciro Ippolito avrebbe stato subito scodellato sul grande schermo un bel filmone di serie B, intitolato: “La camorra indaga, la legge ringrazia”.

 

Il giorno dopo l'attentato dinamitardo del 16 ottobre 2025, Sigfrido è ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo. A caldo, racconta il clima di tensione alle inchieste di Report sul narcotraffico e sui centri per i migranti in Albania. Inoltre riferisce di avvertimenti arrivati da un avvocato vicino a un cartello messicano, il quale prospettava un "incidente" qualora i tentativi di delegittimazione mediatica fossero falliti.

 

LILLI GRUBER - SIGFRIDO RANUCCI

Alla Gruber sorge spontanea la domanda: "Perché non ci sono telecamere davanti e fuori casa?". Sigfrido spiega di non aver installato una video-sorveglianza davanti alla villetta di Campo Ascolano, frazione di Pomezia, per scelta personale e che la mancanza di telecamere nell’area circostante dipende dal Comune di Pomezia.

 

Il giornalista sottolinea come la zona sia complessa, con episodi di spaccio e presenza di soggetti sottoposti a soggiorno obbligato, legata anche al narco-traffico di matrice albanese, un contesto di cui ha parlato in più occasioni.

 

Infine, è Ranucci ad indirizzare le indagini del nucleo investigativo dei carabinieri e dei magistrati inquirenti della Procura di Roma sulla pista della camorra, tracciando immediatamente un parallelismo tra la dinamica dell'esplosione sotto la sua abitazione e i metodi tipici della criminalità organizzata campana.

valter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a roma

 

Racconta che meno di un mese prima dell’attentato, il 24 settembre 2025, una troupe di Report gira un servizio sul cantiere Cantiere Navale Vittoria di Adria, provincia di Rovigo, che ipotizza un intreccio tra criminalità camorrista e politica. Un’inchiesta che però va in onda il 16 novembre 2025, un mese dopo l’attentato.

 

 

Da parte sua, Ranucci sottolinea che “Ci sono coincidenze temporali con la storia del cantiere navale e io sono certo che i carabinieri e la procura stiano lavorando su varie piste. Si tratta di gente molto pericolosa che ha continuato a mettere bombe anche dopo averla messa a me”.

Gomes Clesio Tavares con Antonio Passariello e Pellegrino DAvino - 22 luglio 2024 tiktok

 

C'è pure una lettera anonima che tira in ballo la camorra che arriva alla redazione di Report il 14 novembre 2025: dietro la bomba rudimentale esplosa davanti alla villetta della famiglia Ranucci, ci sarebbe un politico della provincia di Caserta. “Un deputato”, si legge nella missiva, collegato a famiglie camorristiche, avrebbe fatto da “tramite tra gli esecutori e i mandanti”. 

 

La storia del Cantiere comincia a sgretolarsi quando i quattro bombaroli vengono beccati grazie a una telecamera installata sulla S.S. 148 "Pontina", a diversi chilometri di distanza da Campo Ascolano, che ha permesso di individuare una Fiat 500 X, risultata noleggiata in Campania, e di tracciarne il viaggio di andata verso Roma e il repentino ritorno nelle ore immediatamente successive all'attentato.

 

Centrale è stata l'analisi dei tabulati di traffico telefonico e telematico. I dati dei ripetitori hanno dimostrato che il percorso dei cellulari utilizzati dagli esecutori materiali era perfettamente sovrapponibile al tracciato della Fiat 500 X in viaggio dalla Campania a Torvaianica, sia il giorno dell'attentato sia in precedenza quando avevano effettuato un sopralluogo della zona.

 

 

tavares ranucci lavitola

Identificata la macchina che ha fatto avanti e indietro dall'Irpina, a quel punto i carabinieri hanno individuato le celle telefoniche di chi era a bordo e hanno avuto la conferma.

 

Individuati gli autori materiali dell’attentato, Pellegrino D'Avino e Antonio Passariello, Saverio Mutone e Marika De Filippis, e riscontrata la loro contiguità al clan Cava, storica organizzazione camorristica irpina originaria di Quindici, che ha esteso la sua influenza da Avellino a Napoli, un gruppo di carabinieri parte da Roma per sbrogliare un attentato che divampa su ogni media.

pellegrino davino - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranucci

 

Ovviamente, pressioni e intercettazioni, interrogatori e pedinamenti, mettono in fremebonda difficoltà il clan Cava, che per fare soldi con le loro attività (estorsioni, traffico di droga, prostituzione, mazzette sugli appalti), di tutto ha bisogno tranne che di riflettori accesi e agenti alle calcagna.

 

L’incazzatura dell’organizzazione camorrista di essere accostata alla “bomba d’amore” tocca il climax quando scoprono che Antonio Passariello, l’unico loro affiliato del quartetto bombarolo (gli altri tre non erano organici al clan ma solo manovalanza free-lance), aveva commesso uno sgarro inammissibile: non si era preoccupato minimamente di informare i boss del clan, né tantomeno di ricevere il loro via libera, per compiere l’attentato presso la villetta di Ranucci.

 

savierio mutone - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranucci

A quel punto, i camorristi si trasformano in giornalisti d'inchiesta e dopo aver ben indagato decidono di indirizzare i magistrati e i carabinieri sulla pista giusta.

 

E’ passata da 28 minuti la mezzanotte dello scorso 6 aprile, quando il pm Carlo Villani, il primo a occuparsi dell’attentato a Ranucci, riceve una mail da un indirizzo di posta elettronica creato pochi minuti prima.

 

La mail ha come oggetto “Regalo di Pasqua” e recita il seguente messaggio. “Spett. Dott. Villani”, vi do una mano a prendere quel deficiente ha fatto quel casino fuori casa di Ranucci... non sto scherzando… ma se me lo vendo è perché lui ha lavorato per il clan Moccia di Afragola senza avvisare ai compagni che ha intorno e con i quali fa altre attività malavitose che a lei NON interessano…

 

il pm carlo villani

Quindi lei potrebbe capire una cosa per un’altra, lui lavora per gli amici di Nola e se c'è lo avrebbe detto NON glielo avremmo mai permesso perché Ranucci a noi NON ci ha fatto niente e questo sono guai che NON vogliamo, allora prima che si mischiano le carte, le cose stanno cosi:

 

Si chiama Antonio e abita al rione Gescal di Cicciano Napoli...usa due 3 auto, una Mito nera, una cinquecento nera e una utilitaria bianca. Cambia sempre numero, quello attuale è (…). Si fece accompagnare da un ragazzo che dorme a casa sua si chiama Luca (…) (…), sta usando questi due numeri...

 

il boss della camorra biagio cava

Si vantano dalla mattina alla sera che hanno fatto saltare in aria questa bomba per conto del clan Moccia... questo Antonio ha un passato in questo clan e si è fatto un sacco di anni di carcere in passato, è basso tarchiato e porta la barba nera... in questo rione abitano a piano terra in un basso e hanno due telecamere che vedono tutto, lui spaccia per gli amici di Nola e non si doveva permettere.

 

La sua compagna che abita con lui si chiama (…) di cognome il nome non me lo ricordo… ma le forze dell'ordine li conoscono bene. Con queste info e il telefono sotto controllo li prendete in due minuti, ma cambiano sempre le schede oggi sono queste domani chissà… e che regalo Villani che hai avuto! Saluti”.

IOLE MORICCA

 

“Il contenuto della e-mail risultava pienamente attendibile”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare del gip Iole Moricca, “in quanto tutti i riferimenti in essa contenuti trovavano riscontro oggettivo negli elementi investigativi già acquisiti”.

 

Ma non solo: contiene anche un numero di telefono intestato a un’altra persona ma utilizzato da Passariello, che gli investigatori non avevano ancora scoperto.

 

Ma chi è il mittente della mail? Gli inquirenti lo scoprono in dieci minuti perché ha creato la casella di posta da un telefonino, utilizzando il cellulare di un suo collaboratore extracomunitario: si tratta di Davide Netti, pregiudicato, arrestato nel 2023 per l'incendio dell'auto del cognato e scarcerato nel 2026, che aveva raccolto le confidenze degli autori dell’attentato.

antonio passariello - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranucci

 

Il riferimento al clan Moccia, secondo i pm, è un ulteriore depistaggio, ma il messaggio è chiaro: la camorra vuol far sapere (e in effetti si scoprirà che è così) di non avere avuto nessun ruolo nell’attentato a Ranucci.

 

E’ una mossa decisiva: perché conferma che la banda ha agito al di fuori delle logiche dei clan, fatto del quale né i pm né i carabinieri erano ancora sicuri.

 

CLESIO GOMES TAVARES CON LA KATANA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dai quattro bombaroli campani all’identificazione di colui che li ha arruolati l’attentato, il passo è breve. Il camerunense Gomes Clesio Tavares (noto anche come Clelio Gomes Tavares, il cui vero nome secondo i documenti ufficiali sarebbe Tchoukoua Ckuidieu) non è solo lo spiccia-faccende del pescivendolo del Cefalù Bistrò, conosciuto nel 2015 all'interno del carcere di Secondigliano.

 

Il Mandingo partenopeo è soprattutto il socio di Lavitola l’Africano (carbon credit), con l’hobby del dinamitardo a fin di bene: secondo Valterino, quella bomba rudimentale era per indurre le autorità a potenziare la scorta di Sigfrido, finito nel mirino dei servizi segreti israeliani....

SERGIO COLA - FOTO LAPRESSE

 

“In data 15.4.2026, si legge nell’ordinanza, “e in un momento in cui già gli esecutori materiali avevano maturato il convincimento di essere stati identificati come i responsabili materiali dell'azione delittuosa, veniva captato un colloquio all'interno dell'abitazione di Passariello.

 

D’Avino Pellegrino riferiva a Passariello, che “’O Niro” gli aveva inviato un messaggio di recarsi dall'avvocato “Cola“, “che è uno dei più forti di Napoli”. “Se per caso dovesse succedere qualcosa, l'avvocato già sa come deve fare per non farmi prendere nessun guaio”.

 

GOMES CLESIO TAVARES INTEVISTATO DAL TG1 IN CAMERUN

“Passariello”, si legge ancora nell’ordinanza della gip Iole Moricca, “domandava chi avrebbe pagato le prestazioni del legale e D'Avino riferiva che l’onere sarebbe stato sostenuto da “quello” lasciando intendere che l'evento delittuoso in questione era stato realizzato nell'interesse di una terza persona.

 

Immediatamente dopo queste battute, nel prosieguo della conversazione in ambientale, si captava Passariello chiamare telefonicamente (chiamata non intercettata poiché avvenuta su altro dispositivo non monitorato o in traffico dati) l'avvocato Cola e presentarsi come suo cliente a nome “Gomez” (cioé ’O Niro), come suggeritogli da D'Avino che si trovava accanto.

valter lavitola maria rosaria boccia sigfrido ranucci - meme by edoardo baraldi

 

L’avvocato Sergio Cola, già deputato di Alleanza Nazionale per tre legislature, insieme al figlio Arturo difende Valterino Lavitola da ben 11 anni, ha precisato di non aver mai incontrato i personaggi in questione. Ma con il suo “no comment” alla domanda se Ranucci sapesse dell'attentato organizzato da Lavitola ha dato i titoli a tutti i giornali di ferragosto.

 

E rieccoci ancora qui, alle prese con le tante coincidenze di questa storia. A Pompei, regno di Maria Rosaria Boccia, protagonista del giallo di due estati fa, lavora infatti, come archeologa al Parco archeologico, Gelsomina Tuorto, compagna di Clesio Tavares Gomes (relazione oggi finita, precisa la donna agli inquirenti, ndr).

 

VALTER LAVITOLA

Un’ulteriore conferma del ruolo di Gomes nell’attentato avviene quando si scopre che per il sopralluogo effettuato presso l’abitazione di Ranucci sei giorni prima dell’attentato i bombaroli hanno utilizzato una Renault Megane intestato a Pasquale Tuorto, papà di Gelsomina, totalmente estraneo all’inchiesta.

 

“I successivi accertamenti”, si legge negli atti dell’inchiesta, “consentivano di appurare che il veicolo veniva utilizzato prevalentemente da Gelsomina Tuorto. Sul conto di quest’ultimo venivano svolti accertamenti dai quali emergeva che lo stesso risultava censito con diversi alias e gravato da precedenti di polizia”.

 

sgarro alla camorra

Ed è la Tuorto a inguaiare Lavitola: il 25 maggio scorso, gli inquirenti intercettano una chat whatsapp tra lei e Gomes. La donna si lamenta dell’assenza del compagno: “E allora fammi capire, fammi capire sarà sempre così? Devo parlare con lui? Che devo fare? Comunque, io voglio fare una telefonata a Valter. Senti, senti, senti, manchi dal 13 aprile”.

 

Basta poco agli investigatori per ficcare il naso da remoto nella rubrica di Gelsomina e trovare un contatto registrato come “Walter L”. Il numero è quello di Valterino….

 

Ma le sorprese, si mormora tra il Vesuvio e la Procura di Roma, non sono ancora finite: siamo ancora alla punta dell’iceberg del multitasking Lavitola, un tipino che passa indifferentemente dal servizio a tavola ai servizi segreti…

 

VALTER LAVITOLA IN AFRICA - 3

 

L'ARRESTO DI VALTER LAVITOLAsigfrido ranucci lavitola e un amico MURALES NAPOLI CAMORRAil nome di sergio cola nella locandina per l inaugurazione della sede di fdi a somma vesuviana VALTER LAVITOLALAVITOLA NEL SUO RISTORANTE PESCHERIAsilvio berlusconi valter lavitola lulaberlusconi al tribunale di napoli per il processo lavitolaVALTER LAVITOLA

salvatore cava detto tore

 

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