BOIA-RDO CHI MOLLA (IL SUPERSTIPENDIO)! - L’ANNUNCIATO (DA MONTI) TETTO AGLI STIPENDI DEI MANAGER DI STATO NON SI VEDE E LORO CONTINUANO A INCASSARE MILIONI - CLASSIFICA DEI PAPERONI PUBBLICI (IN BASE AI REDDITI COMPLESSIVI 2010): L’EX PRESIDENTE RAI, GARIMBERTI 670.304 - IL PRESIDENTE CDP BASSANINI 567.262; L’AD CDP GIOVANNI GORNO TEMPINI 1.925.997 - L’EX LEGHISTA DARIO FRUSCIO (AGEA) 1.048.478…

Stefano Feltri e Carlo Tecce per il "Fatto quotidiano"

Sono ricchi, talvolta ricchissimi, hanno storie diverse, alcuni lavorano tantissimo, altri hanno solo cariche di rappresentanza ma ben remunerate. Ma hanno tutti una cosa in comune: lavorano per la Pubblica amministrazione. Grazie a una legge del 1982, ogni anno i "titolari di cariche elettive e direttive di alcuni enti", cioè manager scelti dalla politica per guidare pezzi del potere economico statale o parastatale, devono rendere nota la loro dichiarazione dei redditi dell'anno precedente e la loro situazione patrimoniale, le auto che possiedono e le società di cui hanno azioni.

Attenzione: si parla dei redditi complessivi, non degli stipendi pagati dalla pubblica amministrazione (anche se per molti le due cose coincidono, soprattutto per quelli al vertice di istituzioni che rendono incompatibili gli incarichi privati). Dal bollettino pubblicato ieri sui redditi 2010 che il Fatto Quotidiano ha potuto consultare emerge uno spaccato della società italiana, il racconto di chi sono i veri ricchi di questo Paese (almeno i veri ricchi che non evadono, o quasi).

Nell'elenco compaiono alcuni politici, tipo Piero Fassino (128.191 euro) o Matteo Renzi (109.573 euro) in quanto presidenti di fondazioni locali, a Torino il teatro Regio, a Firenze il Maggio Fiorentino. Gianni Alemanno, citato in quanto presidente della Fondazione teatro dell'Opera di Roma, dichiara 152.055. Ma sembrano indigenti a confronto degli altri.

Gli stipendi più alti si trovano nella prima linea delle società controllate dal Tesoro, nomi poco conosciuti al grande pubblico ma strapagati: guadagna 727.170 euro Domenico Arcuri, amministratore delegato di quell'Invitalia che aveva scelto lo squattrinato Massimo Di Risio per rilevare la Fiat di Termini Imerese (ora è stato scaricato da tutti, dopo aver fatto perdere un anno di tempo). Il vicepresidente di Fintecna, società che sta passando dal Tesoro alla Cassa depositi e prestiti, Vincenzo Dettori, dichiara 392.392 euro.

Mentre i due vertici della Cassa depositi e prestiti sono su un altro ordine di grandezza: il presidente Franco Bassanini ha un reddito di 567.262, l'amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini 1.925.997. Ci sono anche figure di cui ci eravamo un po' dimenticati: a fine 2011 il professor Augusto Fantozzi si è dimesso da commissario straordinario di Alitalia, incaricato di liquidare quel che restava della bad company, ma per il 2010 ha dichiarato un reddito di 3.686.272.

Il suo compenso per l'attività di commissario è sempre stato misterioso e tuttora non sappiamo quanta parte di quei 3,6 milioni sia dovuta a tale attività. Il suo successore Stefano Ambrosini, che nel 2010 ancora non era subentrato a Fantozzi, si ferma a 957.379. L'ex leghista Dario Fruscio è stato per anni nel cda dell'Eni, poi è passato all'Agea, la società che gestisce i finanziamenti all'agricoltura, Umberto Bossi lo aveva rimosso e lui è riuscito a riprendersi la poltrona a colpi di ricorsi al Tar: deve essere ben pagata, visto che nel 2010 Fruscio ha dichiarato 1.048.478 euro. Un altro manager di area leghista, il varesotto Giuseppe Bonomi, alla Sea che gestisce l'aeroporto di Malpensa, dichiarava 919.847 euro.

Nel rapporto curato dalla presidenza del Consiglio ci sono anche curiose eccezioni verso l'alto e verso il basso. L'imprenditrice milanese Diana Bracco, che figura in quanto presidente di Expo 2015, ha un reddito di 5,6 milioni di euro, ma non stupisce più di tanto, è noto che il suo gruppo sia redditizio. Sorprende invece un po' la situazione di Mauro Cipollini, amministratore delegato di TechnoSky, una controllata dell'Enav, l'ente nazionale per l'aviazione civile che è finito al centro di alcune inchieste per presunte tangenti.

Cipollini nel 2010 ha dichiarato soltanto 3.987 euro. Eppure nel 2007 ha comprato una Mini Cooper e l'anno successivo, nel 2011, immatricola una Porche Cayenne. Altra curiosità: nell'elenco c'è perfino il professor Francesco Alberoni, un tempo guru della sociologia all'Università di Trento oggi pensionato ed editorialista (nel 2010 ancora al Corriere della Sera) e presidente del Centro sperimentale di cinematografia: reddito da 396.389 euro.

Chi lavora alla Rai e alla Banca d'Italia ha redditi decisamente superiori. L'ex presidente della tv pubblica, il giornalista Paolo Garimberti, nel 2010 guadagnava 670.304 euro, l'allora direttore generale Mauro Masi ne dichiarava quasi altrettanti, 695.466, la sua sostituta Lorenza Lei si fermava a 424.106. Alla Banca d'Italia nel 2010 il più ricco era Mario Draghi, allora governatore, con 1,021 milioni di euro. Il suo direttore generale, Fabrizio Saccomanni, che ora potrebbe essere riconfermato dopo aver sfiorato la nomina a governatore, non se la passava tanto peggio: 838.596 euro.

Ignazio Visco, suo vice all'epoca e oggi governatore, dichiarava la metà ma comunque cifre consistenti: 405.201 euro. Poi c'è Finmeccanica, società controllata dal Tesoro e di cui tutto è noto, visto che è quotata in Borsa. O meglio, sono noti gli stipendi dei suoi top manager ma non le loro dichiarazioni dei redditi. Eccole: nel 2010 Giuseppe Orsi, oggi presidente, dichiarava 1,654 milioni, l'allora presidente Pier Francesco Guarguaglini 5,5 milioni, Giorgio Zappa e Alessandro Pansa, entrambi con la carica di direttore generale, avevano rispettivamente un reddito di 2,5 e 2,6 milioni.

Da quasi sei anni diversi governi hanno provato a mettere un tetto agli stipendi, anche cumulati, dei manager che lavorano nel settore pubblico. L'ultimo tentativo è del governo Monti che a marzo ha fissato il limite a 294mila euro lordi all'anno. Sarebbe un bel crollo del reddito di molti dei protagonisti del rapporto di palazzo Chigi.

Per rendere operativo il tetto serve un decreto del ministero del Tesoro che, come ricordato ieri da Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, ancora non si è visto. Qualche mese fa il presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua, reddito 2010 da 1,36 milioni, si era detto sicuro che nel 2013 avrebbe dichiarato soltanto i 294 mila euro previsti dal governo. Forse era stato troppo pessimista.

 

PAOLO GARIMBERTI e domenico arcuri foto mezzelani gmt FRANCO BASSANINI GORNO TEMPINI AUGUSTO FANTOZZI DARIO FRUSCIODIANA BRACCO Mauro Masi PIER FRANCESCO GUARGUAGLINI GIUSEPPE ORSI

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