TE LO DO IO IL JAKARTONE – “MORATTI AMA PIÙ L’INTER DEI SOLDI, THOHIR IL CONTRARIO” - MA “ET” VUOLE SCACCIARE I DUBBI (E I MISTERI): VENDERA’ I 76ERS PER STUPIRE L’ITALIA…

Ettore Livini per "La Repubblica"

Primo atto: operazione simpatia. L'indecifrabile Et (al secolo Erick Thohir), l'alieno indonesiano sbarcato sul pianeta nerazzurro, ha messo le truppe sul piede di guerra. Al 26esimo piano di Plaza Asia, nel suo quartier generale perso nel cielo lattiginoso di smog di Jakarta, le luci sono accese anche di notte. Obiettivo: conquistare l'anima, oltre che le azioni, dell'Inter. E cancellare tutti i dubbi (e i misteri) che accompagnano la cordata con cui è partito all'assalto della Beneamata.

L'impresa non è facile. E non solo perché di Massimo Moratti, quanto a passione, ce n'è uno solo. Anche qui, a casa sua, Thohir gioca in trasferta. «La Curva Nord - dice Entong Nursanto, editore del primo quotidiano sportivo nazionale e organizzatore
della trionfale tournée nel paese di Zanetti & C. nel 2012 - non deve farsi illusioni. Sono amico di Erick. Non è né Abramovich né Mansour. Moratti ama più l'Inter dei soldi, lui il contrario. Tutto qui. Altro che vincere, primo obiettivo sarà il pareggio. Di bilancio». Più Udinese che Real Madrid, più portafoglio che cuore. Possibile? Di sicuro è difficile parlare d'amore a prima vista.

«La prima volta che Erick mi ha parlato dei nerazzurri - ricorda Hasani Abdul Ghani, ad del Mahaka Sport 12, una delle creature del tycoon - è stato a inizio 2013.
"Ehi, mi ha detto, stanno vendendo l'Inter e costa pure poco"». Manco fossimo ai saldi di fine stagione. «E a noi 15mila soci dell'Inter Club Indonesia non ha neppure fatto un chiamata di cortesia », confessa amara Lola Winata, pasionaria della "torcida" locale e orgogliosa testimone oculare al Meazza del derby 2012 vinto per 4 a 2 sul Milan.

«Sono equivoci. Thohir ha grande considerazione della storia nerazzurra. E se finora ha tenuto un profilo basso, è stato per rispetto di Moratti» spiega Anthony Macri, suo braccio destro e ad della Nba asiatica messa in piedi dal tycoon assieme a Tony Fernandez, patron della Caterham in F1. «E i soldi non sono certo un problema» assicura Luigi Gastel, numero uno di Pirelli in Indonesia e l'uomo - vuole la vulgata - che ha messo in
contatto Moratti e il tycoon asiatico.

Peccato che il Mahaka group, la holding nei media di Thohir, valga alla Borsa di Jakarta solo 21 milioni - dicono gli scettici - nove volte meno della Saras. «Scherziamo? - ride Gastel - la famiglia di Erick è una delle più ricche del paese. E assieme a lui entrerà nel capitale dell'Inter un gruppo di imprenditori che rappresenta le grandi famiglie locali. Gente che non ha di sicuro problemi di cassa...».

Problemi di cassa no, qualche gatta da pelare sì. Rosan Roeslani, fondatore di Recapital (attività dalle banche all'acqua minerale) e futuro azionista nerazzurro è stato travolto in questi giorni da una bufera finanziaria su cui indaga l'anti-frode britannica. L'accusa: avrebbe fatto sparire 201 milioni dalle casse del colosso del carbone Bumi.

Roeslani, sostiene l'ex socio Nat Rothschild, avrebbe fatturato milioni per operazioni fasulle, chiesto 3 milioni di rimborso per viaggi (fantasma, sostiene Rothschild) con il suo jet privato e si sarebbe gonfiato lo stipendio a 3,8 milioni. Dal grattacielo grigio della Recapital negano. «Falsità, abbiamo chiarito. E il capo è a La Mecca in pellegrinaggio». Lui, nel dubbio, ha accettato di restituire 173 milioni. Segno, a voler vedere il bicchiere mezzo pieno, che i soldi non gli mancano davvero.

L'operazione simpatia, insomma, avrà bisogno di buoni comunicatori visto che il miglior risultato ottenuto finora è nascondere il fatto che Aga, il quarto figlio di Thohir, è juventino.

E che Erick, assicura Nursanto, «ama più il basket del calcio». E allora perché comprare l'Inter? «Forse - butta lì - c'entra Freud. È un modo per sfilarsi dall'ombra ingombrante del padre, ex-patron di un colosso da 20 miliardi e del fratello maggiore "Boy Garibaldi". Che con Adaro Energy ha messo in piedi una realtà che vale 2,3 miliardi in Borsa».

«La psicologia non c'entra - ride Macri - abbiamo soldi, passione e progetti. Ed Erick è un vincente: ha risanato e portato a otto scudetti in dodici anni il Satria Muda Britama, l'ex-Cenerentola della pallacanestro locale. E il Dc United, la squadra di calcio che ha comprato a Washington, è arrivata alle semifinali dei playoff lo scorso anno e nel 2013 ha conquistato la Us Open Cup».

Altro che "Jakartone". I soldi? «Erick non ha paura di spendere per operazioni che hanno senso economico» conclude. E per dimostrare quanto tiene all'Inter potrebbe vendere nelle prossime settimane la sua quota dei Philadelphia 76ers (la franchigia Nba) per concentrarsi sui nerazzurri e sul Dc United.

«Ben venga Thohir - dice Ernesto Paolillo, ex dg dell'Inter protagonista (rimpiantissimo qui) della tournée del 2012 - il pallone è un business globale. Il cuore non porta lontano, i soldi sì». Basta non dire ai tifosi dell'Inter che il Dc United, colpa degli infortuni dicono in Indonesia, viaggia mestamente all'ultimo posto della Major league soccer.

 

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