electrolux adolfo urso

ELECTRO-SHOCK! – L’IRA DEI DIPENDENTI DELL’ELECTROLUX, DOPO L’ANNUNCIO DI 1.700 LICENZIAMENTI NEL NOSTRO PAESE DECISI DAL COLOSSO SVEDESE, QUASI IL 40% DEL TOTALE DEGLI OCCUPATI: “UNA CARNEFICINA. PERDERANNO IL LAVORO MOLTE DONNE CON PIÙ DI 50 ANNI. COME FAREMO?” – I NUMERI HORROR DEL SETTORE INDUSTRIALE ITALIANO: NEL 2025 IL RICORSO ALLA CASSA INTEGRAZIONE È AUMENTATO DEL 57% RISPETTO AL 2024. E IL MINISTRO DEL MADE ITALY, ADOLFO URSO, CHE FA? RIMANE A GUARDARE? – L’ECONOMISTA DEAGLIO: “PERCHÉ GLI INVESTIMENTI INDUSTRIALI SONO DEBOLI IN ITALIA? MOLTI IMPRENDITORI METTEREBBERO SENZ'ALTRO LA BUROCRAZIA AL PRIMO POSTO E I DATI LO CONFERMANO. PER OTTENERE UN PERMESSO PER COSTRUIRE UNA FABBRICA OCCORRONO 18 MESI…”

1. L'INDUSTRIA TRADITA

Estratto dell’articolo di Claudia Luise per “la Stampa”

 

ELECTROLUX

«Siamo tutti cresciuti con mamma Zanussi, come veniva chiamata la fabbrica». Per comprendere cosa significa l'Electrolux per Pordenone basta guardare le foto in bianco e nero davanti alle catene di montaggio dello stabilimento di Porcia.

 

Sono le immagini dell'ex Zanussi, acquisita nel 1984 dal colosso svedese. «È come se ti avessero lanciato un sasso contro senza dirti il perché. Chiudere qualsiasi stabilimento non va bene ma rischiare di chiudere questo di Porcia, che ha una storia così radicata, è rinnegare un territorio» racconta Sara Curtarelli, 37 anni, magazziniera nello stabilimento in provincia di Pordenone. [...]

 

adolfo urso foto di bacco (3)

Dentro questa scritta c'è la rabbia che attraversa tutte le sedi italiane del gruppo dopo l'annuncio del piano di ristrutturazione: 1.700 esuberi, quasi il 40% dei dipendenti. A Porcia, lo stabilimento salvato dalla chiusura nel 2014, i lavoratori scandiscono al megafono: «Non è un piano industriale, ma una carneficina sulle spalle di chi lavora».

 

Oggi nel sito friulano lavorano circa 1.500 persone e il timore principale riguarda la possibile perdita della lavasciuga, il prodotto «a maggior valore aggiunto». Per i lavoratori la sensazione è che sia il primo passo di un ridimensionamento ancora più profondo.

 

ELECTROLUX

[...]  In produzione il 70% degli operai è donna. Una difficoltà ulteriore da gestire, anche perché l'età media è di circa 50 anni. «Gli impiegati forse devono ancora metabolizzare - sottolinea la magazziniera - ma gli operai hanno capito subito, perché ci erano già passati nel 2014».

 

Per comprendere cosa rappresenti davvero Porcia bisogna tornare agli anni della Zanussi, quando il sito arrivò a occupare fino a 12 mila persone e cambiò il volto della provincia di Pordenone. «Zanussi ha creato questo territorio», commenta Gianni Piccinin della Fim di Pordenone.

 

ELECTROLUX

Stefania Zille lavora lì da trent'anni. Ha attraversato tutte le trasformazioni della fabbrica, dalle ristrutturazioni ai contratti di solidarietà. «Quando arrivò Electrolux ci furono cambiamenti, ma anche investimenti e innovazione. C'era collaborazione tra azienda e sindacato. Poi le cose hanno iniziato a cambiare quando decisero di spostare gli essiccatori in Polonia. Lì abbiamo capito che qualcosa ci veniva tolto».

 

Da allora il sito ha affrontato crisi cicliche, riduzioni delle linee produttive e uscite incentivate. Nel 2014 si arrivò persino a ipotizzare la chiusura. «Facemmo presidi per mesi - ricorda Zille -. La nostra battaglia servì anche ad aprire strumenti che poi sono stati usati da altre aziende del territorio».

 

electrolux

Oggi, però, il quadro appare diverso. La competizione asiatica, il costo dell'energia e il rallentamento della fascia premium degli elettrodomestici stanno mettendo sotto pressione l'intero settore europeo. [...]

 

Il timore dei lavoratori è che, una volta persa quella produzione, il futuro dello stabilimento diventi ancora più fragile. Dentro la fabbrica lavorano intere famiglie. «Electrolux ha dato tanto al territorio - dice ancora Zille -. Ha dato lavoro a persone che lo avevano perso altrove, ha accolto famiglie straniere, giovani, lavoratori di aziende in crisi. Era un posto dove si entrava pensando di costruirsi una vita».

 

ADOLFO URSO E GIANCARLO GIORGETTI

E nel tempo gli investimenti non sono mancati, anche recenti. I sindacati parlano di circa 400 milioni investiti per ammodernare le linee, di cui quasi 250 milioni per introdurre la linea di montaggio della nuova generazione di frigo da incasso a Susegana, dal 2020 in poi. Per questo un annuncio del genere non era atteso.

 

«Personalmente non me l'aspettavo e ci ha colti di sorpresa. Nel 2014 avemmo Regione e sindaci al nostro fianco. Chiederemo aiuto di nuovo», dice Andrea Marchetti che lavora nel magazzino dal 1999 ed è Rsu della Uilm. Anche sua moglie Lucia lavora nello stesso stabilimento. Lei è entrata quando l'azienda era ancora Zanussi.

 

Oggi ha 50 anni, quasi tre decenni passati in produzione e addetta proprio alle lavasciuga. «Se dovessero licenziarmi non saprei dove andare. Abbiamo un figlio e un mutuo da pagare» sottolinea. [...]

 

2. TANTA BUROCRAZIA E POCHI INVESTIMENTI ECCO IL MORBO CHE CONTAGIA LE FABBRICHE

Estratto dell’articolo di Mario Deaglio per “La Stampa”

 

MARIO DEAGLIO

Le notizie dal mondo delle crociere ci hanno rivelato l'esistenza di un nuovo virus potenzialmente molto pericoloso. Le notizie provenienti dal mondo dell'industria italiana ci notificano invece l'aumento della cassa integrazione, con punte massime in Piemonte; anche queste cifre raccontano di un vecchio virus potenzialmente molto pericoloso, presente oggi in maniera molto diversa dal passato.

 

La "nuova" cassa integrazione (escludendo i grandi stabilimenti della siderurgia) è infatti un indicatore di debolezza strutturale in un settore – quello, appunto, dell'industria – sul quale l'Italia, il settimo-ottavo Paese più industrializzato al mondo, continua a puntare per mantenere una presenza di rilievo nel quadro mondiale.

 

CASSA INTEGRAZIONE

Questo virus economico colpisce oggi soprattutto piccoli stabilimenti, che impiegano poco più di qualche decina di persone ma fanno parte di un circuito mondiale, spesso diretto da qualche grande società estera che intende spostare la produzione verso mercati più dinamici.

 

[...]

 

L'importanza di questa cassa integrazione è determinata dalla debolezza degli investimenti nell'industria italiana, che sta operando una trasformazione importante: dalle grandissime fabbriche e imprese di un tempo a imprese medie e medio-grandi che operano però in un mercato mondiale.

 

ELECTROLUX

Settori diversissimi tra loro, dalle macchine per fare il pane alle attrezzature sportive, per non parlare di molti prodotti alimentari e dell'industria della moda, rientrano in queste categorie.

 

I loro "quartier generali" e centri di ricerca sono nel nostro Paese con una parte della produzione spostata altrove; è qui, oltre che in un indispensabile quadro europeo, che l'industria italiana rappresenta un "esperimento industriale" iniziato ai primi del Novecento, e che finora ha retto a moltissimi urti, e si gioca il proprio futuro.

 

Perché gli investimenti industriali sono complessivamente deboli in Italia? Molti imprenditori metterebbero senz'altro la burocrazia al primo posto e i dati lo confermano.

 

CASSA INTEGRAZIONE

Nei tempi necessari in Italia per tutte le pratiche necessarie alla costruzione di un nuovo stabilimento (diciamo mediamente 12-18 mesi), in altri Paesi, sedi di concorrenti, il sito viene costruito. [...]

 

In secondo luogo, si deve collocare meglio il mondo bancario. Il lavoro degli istituti di credito (e non solo in Italia) si sta trasformando, concentrandosi sui capitali finanziari e sul finanziamento del settore immobiliare. Il che è certamente molto diverso dal passato quando il mondo bancario dialogava con maggiore frequenza e maggiore interesse con il mondo dell'industria.

 

Infine, è necessario considerare gli imprenditori stessi. Molti proseguono attività di famiglia, fenomeno che produce spesso vantaggi importanti nei rapporti interni ma, a un certo punto, quando raggiunge dimensioni notevoli, il "gruppo famigliare" dovrebbe "aprirsi" cercando nuovi capitali da coinvolgere nelle e quotandosi in Borsa.

 

GIORGIA MELONI E ADOLFO URSO AL SENATO - FOTO LAPRESSE

Cioè, non chiudersi in un proprio mondo interno ma invece elaborando strategie di nuovo tipo. Impostando politiche di risoluzione di queste tre debolezze strutturali, l'industria italiana può avere un importante futuro davanti a sé. E forse allora molti di quei giovani che, nell'ordine di centinaia di migliaia negli ultimi dieci anni, si sono trasferiti all'estero - per studiare o svolgere lavori alle dipendenze, ma anche per mettersi in proprio - potrebbero valutare un rientro non solo per un periodo di vacanze o per salutare genitori e nonni.

ELECTROLUXELECTROLUX

 

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