1- PER RECUPERARE L'IMMAGINE CHE ANCHE IL "WALL STREET JOURNAL" E IL "FINANCIAL TIMES" GIUDICANO COMPROMESSA E PER RISALIRE DI QUALCHE PUNTO IN POPOLARITà, MONTI POTREBBE MANDARE A CASA I COLLEGHI PASTICCIONI COME LA LACRIMEVOLE FORNERO E IL GIARDA DALLE ORECCHIE GENEROSE 2- L’ACQUA, “ORO” DEL NUOVO MILLENNIO, FA GOLA A GAMBERALE E A GIANCARLO ELIA VALORI 3- ABI ADDIO: ORE DIFFICILI PER MUSSARI, GUZZETTI TIRA LA VOLATA AD ANTONIO PATUELLI 4- ANDREA “VIBRATOR” RAGNETTI INFILA NELLA BUSTA PAGA DEI DIPENDENTI ALITALIA UNA LETTERA PERENTORIA DIFFIDANDOLI DAL DIFFONDERE AI GIORNALI NOTIZIE “SENSIBILI” 5- VATTANI SOFFRE DI ALZHEIMER? SEI ANNI ALL’ICE E DIMENTICA SPRECHI E ASSUNZIONI

1- GIARDA CHE IMBRANATO
È davvero un gran peccato che i professori al Governo siano affogati dai problemi e dalle polemiche senza avere più il tempo di leggere e di studiare.

Per loro deve essere una grande sofferenza lasciare le biblioteche e le cattedre per misurarsi ogni giorno con quella politica che Andrea Riccardi, il patron di Sant'Egidio preposto alla Cooperazione internazionale, ha definito semplicemente "schifosa".

Se avessero il tempo potrebbero dopo una riunione del Consiglio dei Ministri attraversare piazza Colonna e andare nella libreria "Arion" che un tempo si chiamava "Paesi nuovi" e fu aperta dalla mamma di Paolo Glisenti. Qui potrebbero trovare la copia del libro "Le 48 leggi del potere", scritto da Robert Greene, un autore californiano che si è divertito ad elencare le 48 regole che si devono rispettare per evitare errori imperdonabili.

Una di queste regole impone a chi ha responsabilità di governo e di potere di non indossare gli abiti di qualcun altro. Questo principio si può adattare benissimo a numerosi tecnici e professori che Monti ha strappato dal sonno accademico, e può valere soprattutto per quegli accademici che hanno già avuto modo di misurarsi con le attività di governo.

È il caso di Piero Giarda, il 76enne economista che oltre a insegnare Scienza delle finanze alla Cattolica di Milano ha ricoperto per alcuni anni la carica di sottosegretario al Tesoro e alla Programmazione economica. Nel suo percorso ha prestato la sua opera ai governi Dini, Prodi, D'Alema e nel secondo governo di Giuliano Amato. Da tutte queste esperienze Giarda è uscito con il profilo di un tecnico colto e prestigioso che alternava la competenza sui numeri con l'insegnamento e le letture dei filosofi tedeschi.

Da quando Monti l'ha chiamato a gestire i rapporti con il Parlamento l'immagine di Giarda si è appannata in maniera paurosa fino a diventare semplicemente ridicola. Ormai non si ride più soltanto per le orecchie a sventola che l'hanno reso infinitamente simpatico ai bambini e alle mamme affascinate dalla sua timidezza, ma si infierisce sulle gaffes che riesce a collezionare durante il Consiglio dei ministri e le sedute del Parlamento.

L'ultima è di ieri quando Fini lo ha bacchettato in aula per i tre voti di fiducia richiesti dal Governo sul disegno di legge anticorruzione. Di fronte alla reprimenda del Presidente della Camera Giarda ha allargato le braccia e ha detto: "è colpa mia, sono un ministro inesperto...".

È un'affermazione che definire umiliante è davvero poco e che rimette in discussione il concetto di dignità che è sinonimo di decoro, rispettabilità e competenza. D'altra parte sul piano della competenza il professore milanese sembra aver abbassato la guardia nel momento in cui il collega economista SuperMario gli ha sfilato dalle mani la spending review attribuendo al supermanager Enrico Bondi i compiti che istituzionalmente Giarda avrebbe dovuto eseguire.

Forse a tagliargli le ali sul tema della spesa pubblica sono state le dichiarazioni incaute che ha rilasciato alla fine di maggio quando in un'intervista alla Radio Vaticana ha detto con leggerezza che si potevano tagliare 100 miliardi o forse addirittura 300.

Quello è stato il segno di una competenza spannometrica che perfino il Presidente del Senato Renato Schifani aveva condannato invitandolo a farsi aiutare e a sbrigarsi per dare al Parlamento un quadro di certezza.

Tutti sanno che dietro l'aria severa e sobria, Monti non ha il coraggio di tagliare le teste delle prime linee, al massimo può mandare a casa quei personaggi come Malinconico che non hanno pagato le fatture degli alberghi all'Argentario. Eppure per recuperare quell'immagine che anche il "Wall Street Journal" e il "Financial Times" giudicano compromessa, il Premier potrebbe recuperare qualche punto di popolarità nei sondaggi se mandasse a casa qualcuno di quei colleghi pasticcioni come la lacrimevole Fornero e il Giarda dalle orecchie generose.

Entrambi sono la testimonianza vivente che non bisogna infrangere la legge 41 del potere scritta nel libro dell'americano Robert Greene: "bisogna evitare di indossare gli abiti di qualcun altro".

Troppi professori l'hanno fatto. E se ne vedono le conseguenze.

2- L'ACQUA FA GOLA A GAMBERALE E A GIANCARLO ELIA VALORI
Dopo l'archiviazione da parte della Procura di Firenze dell'inchiesta sulla bretella toscana, don Vito Gamberale ha ripreso a sorridere.

Per il manager abruzzese ogni volta che affiorano problemi di natura giudiziaria si riaffaccia l'ombra delle vicende che anni fa lo portarono in carcere per abuso d'ufficio e concussione, accuse dalle quali è stato assolto con formula piena. A don Vito interessa portare avanti con determinazione la strategia espansiva di F2i, il Fondo creato nel 2007 che ha l'obiettivo di intervenire pesantemente sulle reti, gli aeroporti e le autostrade.

Nella testa di questo ingegnere che ha iniziato a lavorare nel 1968 in una società dell'Eni e ha collezionato successi soprattutto a Telecom Italia Mobile e in Autostrade, l'ultimo chiodo fisso è quello che riguarda l'acqua dove vorrebbe far entrare F2i perché è convinto che si tratti di un grande business.

In effetti leggendo oggi la pagina interamente dedicata dal "Corriere della Sera" al problema delle risorse idriche, si capisce che esistono enormi possibilità di business. Basti pensare che ogni famiglia italiana spende 4,2 euro la settimana per l'acqua in bottiglia e che per sistemare la rete del sistema idrico nazionale servono 65 miliardi. Il tema dell'acqua sta diventando sempre più caldo dentro le municipalizzate che gestiscono le risorse, questo "oro" del nuovo millennio. La conferma arriva dalle botte scandalose che si sono dati i consiglieri della Giunta Alemanno per la cessione del 21% di Acea.

Al contrario c'è chi come il sindaco di Napoli De Magistris che invece di cedere il bene prezioso ai privati vuole fare il percorso inverso attraverso la pubblicizzazione totale.

Per Gamberale che sta dimostrando un fiuto straordinario per i nuovi business, è arrivato il momento di aggiungere al suo Fondo (sostenuto con calore dai soldi e dall'impegno della Cassa Depositi e Prestiti) anche un intervento massiccio in questo settore.

Secondo il "Corriere della Sera" potrebbe addirittura dar vita a un fondo separato da quello delle reti per entrare a gamba tesa nella bagarre scoppiata dopo il referendum sull'acqua del giugno 2011.

Per una curiosa coincidenza l'acqua sembra entrata anche nelle corde di quello che in Autostrade e Benetton è stato il più grande avversario di don Vito: l'ineffabile e pluridecorato Giancarlo Elia Valori, l'uomo che con cadenza annuale, sforna libri di geopolitica sui quali riesce a montare presentazioni pubbliche piene di ministri, ambasciatori, amici e fratelli.

L'ultima fatica ha per titolo: "Geopolitica delle acque - la corsa all'oro del nuovo millennio", e sarà presentata giovedì 21 alle ore 17 nella sala Angiolillo a Palazzo Wedekind dove ha sede il quotidiano "Il Tempo". Non a caso moderatore dell'evento sarà il direttore del quotidiano romano, Mario Sechi, che dovrà pilotare gli interventi di Rocco Buttiglione, Stefano Folli, Paolo Savona e dell'ex-ambasciatore israeliano Avi Pazner (amico storico di Valori).

Accanto al "ragazzo di Meolo" autore del libro, potrebbe apparire all'improvviso anche don Vito Gamberale perché i due personaggi che si sono sfregiati nelle polemiche sono stati entrambi bagnati dal potere.

3- ORE DIFFICILI PER PEPPINIELLO MUSSARI, GUZZETTI TIRA LA VOLATA AL SUO CANDIDATO ANTONIO PATUELLI
Sono ore difficili per Peppiniello Mussari, l'ex-presidente di MontePaschi che aspetta la riconferma al vertice dell'Abi, l'Associazione dei banchieri italiani.

Il conto alla rovescia terminerà venerdì con il verdetto del Comitato dei saggi composto da Abramo-Bazoli, Federico Ghizzoni, Giovanni Berneschi, Camillo Venesio, Alessandro Azzi. Il loro giudizio sarà determinante per il Comitato esecutivo del 20 giugno, l'appuntamento che dovrà decidere la sorte di Mussari.

L'avvocato di Catanzaro che a 38 anni era già presidente della Fondazione MontePaschi e a 43 dirigeva la banca passata poche settimane fa nelle mani di Alessandro Profumo, teme che il suo secondo mandato all'Abi venga interrotto a causa delle vicende giudiziarie che lo hanno visto coinvolto.

A parte quella relativa all'Antonveneta per la quale i carabinieri e la guardia di finanza sono penetrati negli uffici di Siena, c'è da capire se la riconferma di Mussari sarà compromessa dal rinvio a giudizio per le vicende della privatizzazione dell'aeroporto senese di Ampugnano.

Ancora ieri Peppiniello negava alle agenzie di aver ricevuto una notifica, ma la Reuters ha insistito con un lancio delle ore 15,21 in cui si leggeva: "le fonti giudiziarie dicono che la richiesta di rinvio a giudizio è stata depositata al Giudice per l'udienza preliminare (Gup) nei giorni scorsi".

A preoccupare l'avvocato che dopo l'uscita da MontePaschi ha dato una sforbiciata ai boccoli, sono soprattutto le manovre che sta portando avanti Giuseppe Guzzetti, l'anziano presidente di Cariplo che in tutte le vicende bancarie degli ultimi anni ha avuto un ruolo "coperto" ma decisivo. Sembra infatti che sulla partita dell'Abi il 78enne banchiere stia operando nella sua qualità di vicepresidente dell'Acri, l'Associazione che riunisce le casse di risparmio, e tiri la volata al suo candidato Antonio Patuelli.

Per chi non ha memoria si può ricordare che Patuelli è stato vicesegretario del Partito Liberale ed è approdato alla Camera per la prima volta nel 1983. Ora, all'età di 62 anni non è soltanto un proprietario terriero e un imprenditore agricolo, ma occupa la carica di presidente della Cassa di Risparmio di Ravenna. Inoltre è uno dei quattro vicepresidenti dell'Acri che hanno nell'anziano Guzzetti il loro nume tutelare. Tempo fa l'ex-boccoluto Mussari ebbe occasione disse che la sua vera professione era l'avvocato. Molti indizi fanno pensare che riprenderà ad esercitarla.

4- QUANTO E' "SENSIBILE" ANDREA RAGNETTI
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che al ritorno da Pechino dove ha partecipato alla riunione delle compagnie aeree mondiali, Andrea Ragnetti, il 52enne nominato a capo dell'Alitalia nel marzo scorso, ha scritto una lettera perentoria ai dipendenti della Compagnia diffidandoli dal diffondere ai giornali notizie "sensibili" sull'Alitalia.

A quanto si apprende Ragnetti è rimasto colpito dalle indiscrezioni diffuse anche da quel sito disgraziato di Dagospia in cui si ricordavano le sue esperienze alla Philips olandese dove avrebbe fatto brevettare tre vibratori elettrici.

L'ultimatum di Ragnetti ha colpito in modo particolare le hostess che di fronte alla lettera inserita nella busta paga sono rimaste a bocca aperta".

5- VATTANI SOFFRE DI ALZHEIMER?
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che l'ex-presidente dell'Ice, Umberto Vattani, ha scritto oggi un lungo articolo sul "Sole 24 Ore" per difendere le sue memorabili imprese alla presidenza dell'Istituto soppresso dal governo Monti e ripristinato come agenzia sotto la guida del manager Riccardo Monti, caro alla famiglia della Regina Giovanna Passera.

Vattani ripercorre la storia a suo dire gloriosa dell'Istituto, ma non fa alcun cenno agli sprechi e al numero pletorico dei dipendenti che hanno accompagnato la sua presidenza dal 2005 al 2011 con dispendiose missioni ai quattro angoli del globo".

 

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