NEL GIORNO DELLE PERQUISIZIONI A FINMENCCANICA GUARGUAGLINI GODE E SPARA A ZERO SU ORSI E MORETTI. E POI LA BOMBA: “ABBIAMO UN SISTEMA RADAR CHE AVREBBE POTUTO BLOCCARE GLI SBARCHI MA E’ BUTTATO IN UN MAGAZZINO NEL DESERTO LIBICO. CI E’ COSTATO 300 MILIONI’’

GUARGUAGLINI
PIERFRANCESCO 
GUARGUAGLINI PIERFRANCESCO

Filippo Caleri per Il Tempo

 

C’è un sistema, formato da radar e sensori infrarossi, costato centinaia di milioni di euro, che poteva fermare l’onda di immigrati verso l’Italia. Lo «commissionò» Gheddafi per blindare i confini della Libia, lo realizzò Finmeccanica, e a pagarlo alla fine fu solo l’Italia perché l’Europa non tenne fede ai patti ed evitò di versare la sua parte. Quel radar giace dimenticato in un magazzino ai confini del deserto. «Basterebbe attivarlo e gran parte dei problemi sarebbero risolti». A rivelarlo in quest’intervista esclusiva a Il Tempo è Pierfrancesco Guarguaglini, ex potentissimo dominus di Finmeccanica.

 

Scusi ingegnere, dov’è questo sistema?

ORSI GUARGUA CAPORALETTI agusta ORSI GUARGUA CAPORALETTI agusta

« Parte è imballato in un deposito a Bengasi e parte non è mai partito dall’Italia perché tutto si bloccò con la caduta di Gheddafi ».

 

L’Europa nicchia ancora sul problema dell’immigrazione, i soldi sono per ora solo annunci e lei dice che una buona parte dell’emergenza è sotto la sabbia?

GUARGUAGLINI E ORSI GUARGUAGLINI E ORSI

«In Libia ci sono stato più volte, la prima durante il governo D’Alema per risolvere un contenzioso che si era creato con l’Italia. Poi ho conosciuto bene il ministro dell’Interno libico che mi spiegò in termini semplici il loro punto di vista sull’immigrazione che prima di imbarcarsi passava sui loro territori».

 

Che cosa le disse?

guarguaglini guarguaglini

«Che la loro politica era chiara. Chiunque entrava nel loro territorio veniva preso e accompagnato sulla spiaggia dei barconi. Ci dissero che avrebbero impedito i flussi solo se li avessimo aiutati a fornire i mezzi per impedire l’ingresso in Libia di questa massa gigantesca di persone che premeva ai confini. Aggiunse che non potevano permettersi di tenere migliaia di persone a bighellonare nel loro Paese».

 

E cosa fece lei?

EZIO MAURO E PIERFRANCESCO GUARGUAGLINI IN TRIBUNA ALLO STADIOEZIO MAURO E PIERFRANCESCO GUARGUAGLINI IN TRIBUNA ALLO STADIO

«Proponemmo un sistema avanzato di controllo delle frontiere che costava 300 milioni di euro. La metà li doveva mettere l’Italia, gli altri 150 milioni la Libia. Ma alla fine intervenne Nicolas Sarkozy. Il presidente francese promise alla Libia che l’Europa avrebbe pagato gli altri 150 milioni di Euro. Un gesto nobile. In fondo l’immigrazione è un tema europeo. Già, l’appunto arrivò ai burocrati europei ma restò solo un pezzo di carta.

 

I GUARGUAGLINII GUARGUAGLINI

Dunque alla fine chi pagò?

«Non ricordo. Dovrei sentire mia moglie (prende il telefono e chiede alla consorte:<Ah bene....Sì). Sì alla fine pagammo tutto noi».

 

Ecco un pezzo inedito di storia. 300 milioni non sono uno scherzo. Ma almeno funzionava?

«Certo. Nel 2010 arrivarono i nostri tecnici per studiare la morfologia del territorio prima di installare i sistemi. E sono tornati in Italia dopo lo scoppio della rivoluzione dopo qualche peripezia».

 

Sarko e Gheddafi Sarko e Gheddafi

E il sistema?

«Una delegazione del nuovo governo libico mi disse che avevano visto le casse ancora imballate in alcuni depositi. Non erano distrutti. Forse funzionano ancora, il sistema è di quelli ancora all’avanguardia. La commessa era stata firmata. C’era il contratto e inviammo il materiale che era fatto da radar, sistemi a infrarossi e sistemi di comando a tre livelli. Era possibile avere il monitoraggio esatto di tutti i clandestini che cercavano di varcare la frontiera a qualsiasi ora del giorno e della notte. Quindi, volendo, potevano essere bloccati».

 

Tutti?

«Tutti. Il sistema era tarato per farlo. Anche se questa cosa non dovrei raccontarla, una volta in un viaggio in Libia incontrati il capo del Tuareg al confine. Raccontai quali erano i nostri progetti. Lui prima sorrise, poi mi disse: "A noi i vostri radar non servono. Quando qualcuno passa quella linea - indicando l’orizzonte - noi già sappiamo dove sono e quanti sono e dove vanno". Questo per dirle che, forse, anche loro erano parte del sistema dei traffici».

missili per gheddafi big missili per gheddafi big

 

Che ne dice di questo sistema?

«Lo ripeto: se il sistema è ancora funzionante, installato, può ancora monitorare e bloccare chi varca il confine. E soprattutto farebbe il suo mestiere meglio di altri sistemi di altri paesi

 

Un controllo via mare non lo avete messo a punto?

«A loro non interessava. Dell’uscita dei clandestini non si sono mai preoccupati. Avremmo potuto farlo solo se ce lo chiedeva il nostro di governo. In realtà già abbiamo il sistema Vts che controlla tutto quello che avviene in mare. Il Vts monitora l’intero traffico navale lungo le coste dello Yemen contro la pirateria. E controlla anche le coste italiane».

 

Almeno questo funziona?

«Si, ed è molto utile alla Capitaneria di Porto»

 

Perdoni l’ignoranza. Ma questo Vts funziona anche con i gommoni?

miliziani islamici in libiamiliziani islamici in libia

«Certo, comunque l’Italia ha anche altri sistemi , tipo il controllo aereo, basati sull’aereo Atr, che controlla tutto dall’alto. Infine c’è il Cosmo Sky Med, la rete satellitare italiana che ha una capacità di risoluzione di un metro che riesce a dare un’immagine nitida e passa su un punto geografico ogni sei ore. Dunque una zona resterebbe senza monitor per un tempo lungo. Ma se si utilizzassero i dati dei satelliti di tutti gli stati membri, il faro sul mediterraneo sarebbe sempre acceso».

 

Sta dicendo che gli strumenti per fermare l’immigrazione ci sono già ma occorrerebbe sincronizzarli meglio?

«Certo. Ricordo che della Libia e degli sbarchi parlai per la prima volta nel 2004 quando era ministro dell’Interno, Beppe Pisanu. E in Libia l’emergenza ci sarà a vita o almeno fino a che campo io, diciamo per i prossimi 20 anni (fa gli scongiuri, ndr) se non si affronta il problema in maniera strutturale.Che poi è quello accennato prima dall’ex ministro libico.

 

Fermarli in casa loro?

«Si. Aiutare la Libia a bloccare i loro confini. Per fare questo serve un governo libico che deve dire cosa vuol fare. Ognuno ha la sua soluzione ma la verità è che gli immigrati si bloccano alle frontiere a sud della Libia. Perché se entrano un milione di persone, Tripoli non può certo accontentarsi che l’Europa dica ne prendiamo solo una parte gli altri restano da voi. Non entra nella logica del paese nordafricano. In ogni caso il coordinamento tra i paesi Ue deve essere stretto sennò l’Italia resterà sempre sola».

 

Ma se non entrano dalla Libia i migranti non pensa che troverebbero altre strade?

MAURO MORETTI FS MAURO MORETTI FS

«Dal Marocco non entrano più perché la Spagna usa il pugno duro. In Algeria non ci vanno proprio, figuratevi in Egitto. Resta la Libia. Se si chiudono le sue porte i migranti non passerebbero. E una buona parte del problema sarebbe risolto».

 

Lasciamo la Libia e torniamo a Roma. A piazza Monte Grappa, sede di Finmeccanica. Le manca la sua azienda?

«Mi mancano alcune persone e il business. Da quando sono andato via in Finmeccanica manca una strategia orientata al mercato».

 

Cosa manca in Finmeccanica oggi?

«Una visione globale del business che si sviluppa soprattutto all’estero. Nel 2010 erano stati presi ordini per un valore superiore a 22 miliardi di euro, in quello 2014 ce ne sono solo 16».

 

Ma c’è stata la crisi.

«Nel 2010 eravamo nel pieno della crisi economica. Oggi alcuni paesi hanno già sperimentato la ripresa. E le commesse sono diminuite».

 

Che consigli darebbe all’attuale amministratore delegato?

«Abbandonare subito la visione per settori. Io andavo in giro a conoscere personalmente capi di stato e di governo. Più che vendere loro i prodotti cercavo di capire e anticipare le loro esigenze. Così si creano rapporti che fanno diventare utile l’azienda per un altro Stato. Oggi questa attività io non la vedo».

GHEDDAFI GHEDDAFI

 

Che altro?

«Bisogna avere pazienza, lavorare sodo e attendere per avere i risultati. Non si può correre troppo. Il passato va rispettato e se non ci si fida di quello che è stato fatto si brucia tutto senza prospettive. Infine occorre comprendere la delicatezza del business perché, oltre ai clienti, va tenuto conto delle altre aziende del settore. Queste in alcuni casi sono competitor, in alcuni casi sono alleati. Ad esempio siamo stati in alcuni casi con Lockeed e Boeing, in altri casi in corsa contro di loro. Inoltre il supporto del governo italiano è inferiore al supporto di altri governi. Da noi i ministri vengono solo a firmare gli accordi che le aziende stringono. In altri paesi non è così».

4ang34 calvesi guarguaglini mitoraij veltroni letta4ang34 calvesi guarguaglini mitoraij veltroni letta

 

Faccia un esempio?

«Un presidente di un Paese che non cito, a cui Fincantieri stava offrendo le proprie navi, mi disse che Berlusconi gli aveva garantito l’ammissione alla Nato senza chiedere nulla in cambio. Invece il primo ministro inglese del tempo disse: o compri da noi, oppure voto contro la tua ammissione nella Nato. Indovini da chi comprò le navi».

 

Gli inglesi sono il modello da seguire?

«Non solo loro. Ma il governo inglese si mette a lavorare al fianco del suo sistema senza sconti. Quando vendettero i loro Tornado all’Arabia Saudita a Riyadh avevano presenti 200 persone governative di supporto alla trattativa».

grgln35 guarguaglini di paolagrgln35 guarguaglini di paola

 

Abbiamo appena perso una commessa per gli elicotteri in Polonia per 2,5 miliardi di euro...

«Mi dispiace molto. L’ex ad Orsi era strasicuro di vincerla al punto che aveva acquistato un’azienda del posto».

 

Stiamo perdendo parecchie aziende. Che ne pensa della vendita di Ansaldo Sts ai giapponesi di Hitachi?

«Purtroppo abbiamo rinunciato a un gioiello tecnologico per disfarci di Ansaldo Breda»

 

Le inchieste penali che l’hanno coinvolta cosa le hanno lasciato?

grgln10 gianni letta guarguaglinigrgln10 gianni letta guarguaglini

«Molta amarezza. Non ho mai preso soldi. E se avessi sospettato di qualcuno lo avesse fatto lo avrei denunciato».

 

Dica la verità quella vera. La politica quanto conta in Finmeccanica?

«(sorride). Conta molto poco, pochissimo per le cose che contano come la politica industriale. Io decidevo le strategie ma ai politici ho sempre detto che se non erano d’accordo io me ne sarei andato. Nei consigli di amministrazione delle società controllate, i consiglieri espressione di Finmeccanica erano al maggioranza, e le decisioni più importanti venivano sempre vagliate dalla holding».

 

Ci dica un politico a cui l’Italia dovrebbe dire grazie per l’impegno con Finmeccanica

«Tra quelli che si sono spesi per sostenerci sicuramente Gianni Letta. Sapeva ascoltare le nostre richieste ed era sempre propositivo».

 

lbc34 angelo rovati pier francesco guarguaglinilbc34 angelo rovati pier francesco guarguaglini

Noi de Il Tempo ci siamo battuti per la liberazione dei marò in India. Qualcuno ha evocato interessi economici che si sono messi di traverso per il rilascio dei marinai sequestrati. Poi c’è la commessa Agusta e tanto altro...

«L’India è un mercato variegato. Per la commessa degli elicotteri non c’è stata corruzione. Sono sicuro che i rapporti si sbloccheranno. L’Italia è sempre stata un partner fondamentale sono fiducioso. Nella mia gestione ho solo un rimpianto».

 

Quale?

«Sulla gara per vendere a New Delhi l’Eurofighter si è fatto poco. Se si fosse chiesto con insistenza l’appoggio degli Usa, che nella prima fase erano stati esclusi dalla gara, puntando sul fatto che Italia e Gran Bretagna avevano acquisito gli F35, avremmo avuto maggiori possibilità di vincere».

 

PIERFRANCESCO GUARGUAGLINI EMMA MARCEGAGLIA PIERFRANCESCO GUARGUAGLINI EMMA MARCEGAGLIA

Invece?

«I 10 miliardi di euro sembra che siano andati ai francesi con il Rafale. Attenzione sono stati selezionati. Non hanno ancora il contratto e finché c’è vita c’è speranza».

 

Non ci ha detto niente sui marò

«Quando c’ero io il problema non si era posto. Non ne so nulla».

 

In tanti, dopo la vicenda della Diaz, hanno chiesto le dimissioni dell’attuale presidente di Finmeccanica, Gianni De Gennaro. Lei che ne pensa?

«Non spetta a me dare una risposta».

 

 

Ultimi Dagoreport

tajani meloni annarita patriarca

NAPOLISPIA! - FRATELLI D'ITALIA E FORZA ITALIA FIRMANO UN “PATTO DI NON ANNESSIONE”: NESSUNO DEI DUE PARTITI ACCOGLIERÀ PARLAMENTARI FUORIUSCITI DALL’ALTRO IN VISTA DELLE ELEZIONI – UN ACCORDO CHE HA UNA LOGICA INOPPUGNABILE, MA METTE NEI GUAI (POLITICAMENTE) LE MIRE DEI PICCOLI RAS LOCALI E STOPPA IL TRASLOCO DAGLI AZZURRI AI MELONIANI DI ANNARITA PATRIARCA, DEPUTATA DI FI SCHIERATA CON I “RIBELLI” DI GIORGIO MULÈ - LUNEDÌ PROSSIMO A NAPOLI SBARCA ARIANNA MELONI, IN PIENA CAMPAGNA ELETTORALE PER LA SUA CANDIDATURA ALLE POLITICHE…

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...