L’ITALIA AL TEMPO DELLA CRISI - DUE STORIE DEDICATE AL GOVERNO DEI BANCHIERI - HAI 31 ANNI, UN LAVORO FISSO DA 1.800 € AL MESE E VUOI COMPRARE CASA? SCORDATELO. A ROMA LE BANCHE NON APRONO NEMMENO LA PRATICA: LA RATA NON PUÒ SUPERARE IL 30% DELLO STIPENDIO, SENZA UN CORPOSO ANTICIPO IN CONTANTI AL MASSIMO PUOI SPERARE IN UN SEMINTERRATO A VIA GRADOLI - L’ELETTRICISTA SUICIDA A MILANO: “QUI NESSUNO PAGA PIÙ I LAVORI”. IL FIGLIO: PORTE CHIUSE IN BANCA…

1 - MUTUO SENZA SOCCORSO
Paola Zanca per "Il Fatto Quotidiano"

La responsabile Mutui della filiale Cariparma si alza in piedi. Si allunga verso l'altro lato della scrivania, prende le mani di quella giovane che le sta davanti: "Mi dispiace, cara". Le ha appena detto che il prestito per comprare casa se lo può scordare. Lei era entrata lì dentro solo per farsi un'idea sull'ammontare dell'anticipo. D'altronde, che altri intoppi ci potevano essere? È una ragazza fortunata: ha 31 anni, un contratto a tempo indeterminato, guadagna 1800 euro al mese. E con il nuovo anno ha deciso: si compra una casa. Certo, vive a Roma, dove ogni metro quadrato si paga oro. Ma anche gli affitti sono esorbitanti: basta buttare via soldi, pensiamo al futuro. Se non ora quando? Mai, a quanto pare.

La dipendente di Cariparma capisce che può sbrigarsela in pochi minuti: quella che ha di fronte è una che non ha capito in che mondo siamo finiti. "Non è più come fino a due anni fa. Io lo dico a tutti che è difficile: le banche i mutui non li danno più". Insistere? "Dunque: noi finanziamo fino al 60 per cento del valore dell'immobile.

La rata non può superare il 30 per cento dello stipendio. Lei quanto guadagna? Di quanto ha bisogno? Ecco, non ci siamo proprio". Non le è servita nemmeno la calcolatrice. "Non solo non è il momento, non so se ha letto i giornali - insiste nervoso il volto di Cariparma -. Ma poi se parte con una richiesta così, deve averne già quasi la metà". La nostra 31enne, ovvio, non ha un euro di risparmi. E le sue non sono richieste esorbitanti, considerato il contesto di Roma.

Con 150 mila nella Capitale si possono portare a casa al massimo 35 metri quadri a Torpignattara: un bilocale a Centocelle (terzo piano senza ascensore) tocca già i 180 mila. Cinquantotto metri quadri a Trigoria (altezza Grande Raccordo Anulare) sfiorano i 220 mila euro. Se vuoi avvicinarti un po' alla città, a Garbatella ti servono 250 mila euro per un monolocale di 40 metri quadri. E arrivi a 300 mila se osi chiedere 75 metri quadri (da ristrutturare) a Cinecittà o 60 metri quadri al Pigneto con vista tangenziale. Eppure in banca se aspiri a non vivere come un criceto in gabbia chiedi "troppo". "Settanta metri? O ti trovi qualcosa di più piccoletto...". O devi avere almeno la metà, lo ha già spiegato. "Ti sarai fatta un giro nelle altre banche, no? Te l'avranno detto, no?".

Alla filiale di Banca Intesa ha parlato con una signora che l'ha guardata per tutto il tempo come fosse sua madre. Brava, una giovane che si dà da fare, eccoli qua i nostri ragazzi, altro che bamboccioni. Ma l'entusiasmo è durato poco. 200 mila euro? "In 40 anni, tasso fisso del 6,40, anticipo zero... Rata da 1156 euro al mese, non è fattibile". Variabile? "Tanto la fattibilità si calcola sul tasso del fisso..." Alternative? "Un co-intestatario o una fidejussione: con mio figlio sono intervenuta io - ammette la bancaria - altrimenti non l'avrebbe mai preso".

Bisogna rassegnarsi: se uno stipendio da 1800 euro non basta nemmeno nella banca che concede mutui al 100 per cento, figuriamoci nelle altre, dove serve un 20 per cento di anticipo.

Mamma e papà, aiutatela. "Un genitore, una zia, una sorella?", chiedono all'Unicredit. Anche qui la donna allo sportello sciorina l'albero genealogico. "Anche se lei ha un reddito alto dovrebbe co-intestare o trovarsi un garante".

La nostra 31enne pensa di avere l'età per ballare da sola: "Lo capisco, ma allora deve avere una cifra iniziale più alta: noi finanziamo l'80 per cento, con il suo reddito possiamo concederle al massimo una rata da 585 euro... quindi siamo sotto i 100 mila euro di prestito: lo so, non ci compra niente". Che pessimisti. Le agenzie immobiliari dicono che con quella cifra la nostra dipendente a tempo indeterminato può intestarsi una "piccola costruzione 20 mq con pergolato" messa in piedi in una terrazza del Labaro, oppure un "seminterrato di 27 mq in via Gradoli", frequentatissima dai clienti dei transessuali romani.

Allo sportello del Monte dei Paschi di Siena il preventivo non lo provano nemmeno a fare: "Per carità, una richiesta formale si può presentare sempre, non voglio scoraggiarla. Sto solo cercando di essere realista". E il realismo dice che "siamo in una fase in cui la banca ha difficoltà a erogare il credito". In compenso, non mancano i consigli. A lunga ("Sia ottimista per il futuro") e a breve scadenza ("Cominci a mettere da parte una quota di reddito in vista di un momento migliore"). Ma nel frattempo l'affitto con che "quota di reddito" lo paga?

Alla Deutsche Bank le condizioni sono più o meno le solite: finanziamento massimo dell'80 per cento, rapporto tra rata e stipendio che non può superare il 30 per cento. "Già al 30,1 ce lo bocciano" spiega la consulente per far capire come ragionano i tedeschi. Attenzione: il reddito lo calcolano sull'ultimo anno. Se il contratto te l'hanno appena fatto, non vale nemmeno la pena di mettere piede in filiale. Lei comunque parte fiduciosa: "Proviamo con 240 mila euro". Il terminale quasi esplode: con un mutuo di 25 anni, la rata inciderebbe sul 73 per cento del suo stipendio. Si ridimensiona all'istante: "Proviamo con 120 mila", la metà. Niente da fare: "711 euro al mese, non ci siamo. Il punto è che non vogliamo affamare il cliente".

"Proviamo a spalmarli su 30 anni". Macché. Quei 120 mila che dovrebbe restituire da qui al suo sessantunesimo compleanno sono ancora troppo pesanti per la sua busta paga. "Niente, dobbiamo scendere ancora: dunque, 100 mila, per 30 anni...ok, ci siamo! 541 euro, è lo 0,28". E la casa? Con quella cifra le rimane solo il seminterrato di via Gradoli... "È il massimo a cui posso aspirare?". "Eh già. Oddio, c'è sempre l'ipotesi di vincere al Superenalotto".

2 - «NESSUNO PAGA PIÙ I LAVORI» L'ELETTRICISTA UCCISO DALLA CRISI
Giovanna Maria Fagnani e Cesare Giuzzi per il "Corriere della Sera"

Nella nebbia che soffoca i rumori, tra i capannoni deserti degli artigiani ancora chiusi per ferie, dietro gli alberi spogli che cingono via Belgio ci sono i miagolii dei gatti dell'elettricista Giancarlo. E le loro ciotole vuote, davanti al portone anonimo della Chiodini srl di Vigano di Gaggiano. Non ci sono mazzi di fiori, non c'è il furgone Citroen azzurro, né l'eco dello sparo che s'è portato via Giancarlo. Un colpo solo, alla tempia, sparato lunedì pomeriggio per disperazione, per depressione, per chiudere tutto.

Per finire qui, in questo quartiere artigianale alle porte di Milano, dove il Naviglio grande con le sue cascine e i campi di riso fa sembrare quasi antica questa terra contadina minacciata dalla metropoli. Aveva 64 anni Giancarlo Chiodini, aveva due figli, Katia e Luca, e aveva avuto una moglie. Il rapporto s'era perso negli ultimi anni, era affondato lentamente. E s'era portato via una parte della vita di Giancarlo. Solo una parte. L'altra l'ha sbranata il lavoro in pochi mesi, negli ultimi mesi. La ditta, dove lavorava anche il figlio Luca titolare di una piccola quota, aveva retto per trent'anni. Poi in dodici mesi il tracollo con le commesse sempre meno frequenti, i conti da pagare, lo spettro del fallimento. S'è ammazzato per salvare la sua ditta dalla crisi, anche se senza di lui non ci sarebbe stato più niente da salvare.

Adesso da soccorrere ci sono anche i suoi gatti, la colonia felina di Vigano, che aveva iniziato ad accudire quasi per caso. Ogni giorno, un pasto al giorno, erano diventati i suoi gatti. Oggi miagolano senza pausa. Il lavoro, Katia e Luca e i gatti. La sua vita era qui.

Giancarlo Chiodini era un uomo riservato. La sua è la storia di un uomo normale, senza colpi di scena, né eroismi. Aveva una pistola, un revolver, ma a parte qualche tiro al poligono sembra non l'avesse mai usata. Forse l'unico eccesso di quella vita «normale» che ricordano gli amici della cooperativa dove Giancarlo Chiodini pranzava tutti i giorni. Dove in fondo ci si conosce tutti e dove oggi i clienti entrano e chiedono se l'elettricista suicida per la crisi sia proprio quel Giancarlo.

Dopo la separazione dalla moglie, aveva vissuto a Gaggiano, poi a Magenta e da un mese e mezzo aveva preso in affitto un appartamento a Robecco sul Naviglio, tutto in pochi chilometri. Non ha lasciato spiegazioni, non era il tipo da scrivere lettere o biglietti.

I carabinieri di Abbiategrasso hanno parlato di «cause legate alla situazione finanziaria in corso». Ai carabinieri l'ha detto il figlio Luca, elettricista come lui: «I ritardi nei pagamenti, la difficoltà ad avere prestiti dalle banche». Problemi comuni a tanti piccoli imprenditori e da tempo denunciati a gran voce dalle associazioni di categoria.

Luca lo ha sentito al telefono domenica. Una chiamata veloce, come tante altre, per mettersi d'accordo su chi sarebbe andato al capannone l'indomani. «Anche se era preoccupato a noi non l'avrebbe mai detto», racconta adesso il genero. Sua moglie Katia è sconvolta, non sa spiegare un dolore grande e inaspettato. A settembre, l'elettricista e suo figlio erano andati a installare un videocitofono nel condominio di via Roma, a Magenta, in cui la famiglia aveva vissuto prima della separazione.

I ragazzi sono nati lì. «Era stata l'occasione per rivedersi. Qui aveva degli amici molto cari. Si parlava di lavoro e non mi sembrava proprio una persona disperata. Non riesco a crederci», racconta una vicina. Chiodini sarebbe dovuto tornare la prossima settimana al condominio per installare l'impianto elettrico di un negozio. Non un grande lavoro, ma una respiro d'ossigeno in giorni difficili. «I problemi ci sono per tutti, non solo nel lavoro», raccontano molti piccoli imprenditori della zona. Chiodini aveva 64 anni, la pensione alle porte. Forse la prospettiva di chiudere con il suo lavoro lo angosciava. Forse l'idea di lasciare un giorno questo suo mondo modesto di viali, capannoni e piccole aziende sarebbe stato un altro passo verso il baratro.

Ha scelto di caderci da solo, anche sapendo che nessuno avrebbe capito questa sua morte. Nello stesso giorno in cui, da parti opposte d'Italia, altri tre uomini «normali» si uccidevano angosciati dalla crisi.

 

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