joe biden stati uniti petrolio

ALTRO CHE DECLINO AMERICANO: LO ZIO SAM CE L'HA ANCORA DURO! – NEGLI ULTIMI DIECI ANNI, GLI STATI UNITI SONO DIVENTATI IL PRINCIPALE PRODUTTORE AL MONDO DI GREGGIO - FUBINI: “GLI USA SONO RIUSCITI A SUPERARE L’ARABIA SAUDITA SVILUPPANDO NUOVE TECNOLOGIE DI ESTRAZIONE: HANNO IL PETROLIO DI SCISTO NEL SOTTOSUOLO. QUESTO HA RIDOTTO IL POTERE DI RICATTO DELL’OPEC ALLARGATA ALLA RUSSIA”

Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

JOE BIDEN - BENJAMIN NETANYAHU

In un ordine internazionale che si incrina ogni mese di più, è facile restare ipnotizzati dal caos e farsi sfuggire ciò che si muove nel senso contrario. Due guerre drammatiche alimentano la percezione di perdita di controllo degli Stati Uniti sul sistema di relazioni formatosi dopo il 1989. Eppure, a guardare sotto la superficie, per alcuni aspetti l’America non ha bisogno di essere resa «great again»: grande lo è già, e sotto certi parametri lo è come non lo era mai stata.

 

 In particolare i fatti, almeno loro, se solo si prova a metterli in fila, raccontano una storia più complessa dalla narrazione trumpiana di un’America prigioniera di un inarrestabile declino.

 

Biden Putin

[…] Il Medio Oriente è scosso da un conflitto più pericoloso di quelli degli anni Settanta. All’uscita dal Golfo Persico, dove passa quasi un quinto della produzione mondiale di greggio, la Guardia rivoluzionaria di Teheran ha già sequestrato due cargo in pochi mesi. Il traffico nel Mar Rosso è più che dimezzato a causa degli attacchi degli Houthi filo-iraniani, che le poderose missioni navali euro-americane non riescono a sopprimere. La Russia, terzo fornitore di petrolio con circa un decimo della produzione mondiale, è sotto sanzioni di un’ampiezza mai vista nella storia a causa dell’aggressione all’Ucraina.

 

petrolio - stati uniti

Il Cremlino e Riad intanto stanno orchestrando un profondo taglio di produzione dell’Opec «plus» (un club che ora include anche Mosca) per far salire i prezzi e strizzare fino all’ultimo dollaro o euro dalle tasche dei consumatori occidentali.

 

E dopo i 350 missili e droni lanciati per la prima volta direttamente verso Israele da un Iran il cui programma nucleare militare è ormai esplicito, fermare la spirale fra i due Paesi sembra sempre più difficile. Sono tutti segni, innegabili, che l’ordine internazionale a guida americana è oggi sotto attacco.

 

BIDEN E BIN SALMAN

Eppure, si parva licet , guardate dov’è il prezzo del petrolio. È un po’ più alto di un anno fa, certo. Ma nell’ultimo paio di settimane è sceso di quasi il 6%, malgrado le ritorsioni in corso fra l’Iran e Israele che rischiano di trascinare l’intero Medio Oriente in una guerra senza precedenti.

 

[…] La stagione che stiamo attraversando, già difficile, sarebbe ancora più dura. Invece almeno per ora non accade. La ragione principale di questa piccola isola di relativo ordine nel caos si trova negli Stati Uniti.

 

Negli ultimi dieci anni sono diventati il principale produttore di greggio al mondo, davanti all’Arabia Saudita: non solo perché hanno il petrolio di scisto nel sottosuolo, ma soprattutto perché hanno investito immense quantità di capitale e sviluppato nuove tecnologie di estrazione.

MOHAMMED BIN SALMAN - JOE BIDEN - BENJAMIN NETANYAHU

 

Già solo questa svolta ha messo un calmiere sulle quotazioni e drasticamente ridotto il potere di ricatto dell’Opec allargata alla Russia. Negli ultimi quindici mesi il cartello ha tagliato la propria produzione di due milioni di barili al giorno, per far salire i prezzi. E gli Stati Uniti — seguiti dal Canada e dal Brasile — hanno incrementato la loro di altrettanto. Naturalmente non tutto è così semplice.

 

Per quanto tenga Teheran sotto sanzioni, ora rafforzate, la Casa Bianca di Joe Biden ha permesso all’Iran di triplicare la produzione di greggio in modo da tenere sotto controllo i prezzi per il consumatore (e l’elettore) americano. Per lo stesso motivo anche le sanzioni sul petrolio russo sono più morbide del necessario: il necessario, ovviamente, a fermare l’apparato militare-industriale del Cremlino.

 

prezzo petrolio vertice opec

Ma la traiettoria di fondo non corrisponde affatto alla retorica sul declino americano. È vero il contrario, almeno sul piano economico, produttivo, dell’innovazione, delle tecnologia e dei mercati finanziari. Quella degli Stati Uniti è l’unica grande economia il cui tasso di crescita sia stato rivisto fortemente al rialzo, ancora una volta, nelle ultime previsioni del Fondo monetario internazionale.

 

Solo nell’ultimo anno il Paese ha integrato e messo al lavoro tre milioni di nuovi immigrati — il triplo delle attese — eppure viaggia ancora su un regime di piena occupazione. Un’altra è che continua a trasformare il mondo con sempre nuove ondate di innovazione.

 

PETROLIO RUSSIA

In confronto, l’Europa è quasi irrilevante e la Cina ha perso la direzione. Anche per questo il reddito per abitante in America è ormai circa doppio rispetto all’Italia e al Giappone, di un terzo sopra la Germania (anche parametrato al potere d’acquisto di un dollaro o euro in ciascun Paese). E anche per questo le borse americane ormai pesano per la metà dei mercati mondiali. «It’s not only the economy, stupid», si potrebbe dire parafrasando Bill Clinton.

 

In questa epoca geopolitica e populista tanto altro entra nell’equazione, certo. Ma i racconti sul declino irreversibile dell’America sono ampiamente esagerati.

SANZIONI PETROLIO RUSSIAdonald trump vs joe biden immagine creata con midjourney 3joe biden arriva a gedda

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