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NON SI SALVANO NEANCHE I CONTI CORRENTI - PURE QUI NELL'ULTIMO ANNO SI SONO REGISTRATI RINCARI FINO AL 14%: VA MEGLIO PER I GIOVANI, VISTO CHE IL COSTO MEDIO CON I CONTI TRADIZIONALI È DI 71 EURO (+1%) E DI 23 EURO PER QUELLI ONLINE - FRA LE BANCHE CHE HANNO AUMENTATO L’ICC CI SONO UNICREDIT, BANCO BPM, CRÉDIT AGRICOLE, BPER, CHEBANCA E ILLIMITY - TRA CHI L’HA MANTENUTO STABILE CI SONO MPS, BANCA PUBBLICA. FRA CHI L’HA RIDOTTO, CREDEM, BNL E INTESA…

Pieremilio Gadda e Alessandra Puato per www.corriere.it

 

Gli aumenti e la svolta sui Bancomat

Si salvano i giovani, prezioso bacino d’utenti per le banche. Per il resto, nell’ultimo anno i conti correnti sono rincarati: sia per le famiglie sia per i pensionati con aumenti fra il 7% e il 14%.

 

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L’altra novità è che si comincia a dover pagare il canone per la carta di debito, cioè il Bancomat, proprio mentre si attende (entro il 29 aprile) la decisione dell’Antitrust sulla richiesta di Bancomat spa di sganciare dalla banca del cliente la commission e del prelievo di contante, per spostarla sulla banca proprietaria dello sportello automatico.

 

Una virata che toglierebbe visibilità alla spesa sui prelievi (oggi in media a 1,49 euro in banche diverse dalla propria, ma in alcuni casi anche zero) e potrebbe farla lievitare.

 

Il calcolo sull’Icc e le spese per i pensionati

I dati (ai quali nei conti correnti va aggiunta l’imposta di bollo da 34,20 euro per le giacenze sopra i 5 mila euro) vengono dall’indagine che Altroconsumo ha condotto per L’Economia del Corriere della Sera, selezionando i migliori prodotti fra circa 400 conti correnti.

 

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Rispetto al febbraio 2021 l’Indicatore dei costi complessivi annui (Icc) nei conti online e alternativi è salito del 14% a 41 euro per i pensionati con operatività media (189 operazioni all’anno) e del 13% a 34 euro per le famiglie con operatività media (228 operazioni). Restano cifre basse. Ma si rischia di scoraggiare l’uso del web.

 

Per i giovani bastano 23 euro all’anno online

Per i giovani il costo medio con i conti tradizionali è di 71 euro (+1%) e di 23 euro per quelli online (invariato). Qui le banche più convenienti sono rispettivamente Intesa Sanpaolo e Crédit Agricole, N26 e Banca Mediolanum.

 

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Fra le banche che hanno aumentato l’Icc ci sono Unicredit, Banco Bpm, Crédit Agricole, Bper, CheBanca e illimity. Tra chi l’ha mantenuto stabile spicca il Monte dei Paschi di Siena, banca pubblica. Fra chi l’ha ridotto, Credem, Bnl e Intesa.

 

Canone e versamenti: perché il cartellino del prezzo è salito

In particolare, dietro gli aumenti del cartellino Icc per Unicredit c’è la scelta di aumentare il canone annuo di un euro al mese; per illimity, quella di introdurre il servizio di versamento di contanti al supermercato (Viacash), che costa (2% di quanto versato).

 

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Banco Bpm ha poi sostituito il conto You Welcome New con il conto You, più caro a partire dal canone Bancomat (24 euro). E CheBanca! con il conto Digital ha introdotto le nuove carte di credito, più costose (l’istituto fa sapere che il suo conto di riferimento è ora un altro, Premièr, «per i clienti investitori»).

 

Le commissioni: su i bonifici e le carte di credito

Un’occhiata alle commissioni rende l’idea di ciò che sta cambiando (campione di 24 banche, dati all’8 febbraio scorso). Sono aumentati i costi dei bonifici, innanzitutto: dell’8,8% quelli in filiale, che toccano la media di 4,71 euro (con punte però di 8 euro, per esempio al Crédit Agricole); e del 5,26% quelli online che in media sono di 40 centesimi (ma possono superare i 2 euro, per esempio in Unicredit).

 

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Per il bonifico istantaneo va calcolato un sovrapprezzo intorno all’euro e mezzo. È sparita poi la differenza di prezzo fra «stessa banca» e «altra banca». Anche il canone della carta di credito è aumentato, +7,4% a 29 euro in media. Il pagamento con il CBill, il codice per saldare online i debiti con la pubblica amministrazione come le tasse universitarie o le multe, è recente ma è già di 1,68 euro in media: costa più del bonifico online.

 

Bancomat Pay stabile, si attende l’Antitrust per i prelievi

Quanto al Bancomat, due le tendenze. Il servizio di Bancomat Pay, per trasferire denaro, non è aumentato, 14 centesimi in media (ma è nuovo anche questo, si vedrà). Così come non è salita la spesa per il prelievo Atm su altre banche (1,49 euro in media, appunto).

 

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Ma la carta di debito non è più automaticamente gratis. Oltre al Banco Bpm la fanno pagare Bper (5 euro all’emissione), Deutsche Bank (15 euro l’anno la carta Maestro) e Intesa (17 euro l’anno, 23 l’internazionale).

 

E i tassi? Quello sulle giacenze resta in media a zero, quello sullo scoperto cala invece al 13,73% (meno 1,3 punti). Intanto il portale per la comparazione dei conti correnti è ancora fermo. «Manca il decreto attuativo del Tesoro dice Anna Vizzari, economista senior di Altroconsumo — e lo stesso succede per la legge sui tempi di trasferimento dei conti correnti quando c’è un deposito titoli».

 

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Il 25 gennaio Altroconsumo ha scritto all’Antitrust chiedendo che per i prelievi Bancomat le condizioni non cambino, «per la tutela dei consumatori e un maggior grado di concorrenza e trasparenza».

 

Le nuove banche da smartphone (ma occhio alla trasparenza)

Il futuro della banca è comunque dentro lo smartphone. Ma le «challenger bank» nate nel 2015, con un modello di business centrato sull’accesso via mobile ai servizi finanziari di base e zero spese, stanno cambiando pelle: aumentano un po’ i costi e allargano l’offerta. Intanto arrivano nuovi operatori.

 

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Intesa Sanpaolo ha appena lanciato la sua creatura digitale, IsyBank. A dicembre, la fintech britannica Revolut, in Italia già dal 2017 come istituto di moneta elettronica e con 650 mila clienti, ha appena attivato in Italia la licenza bancaria. A ottobre, la banca spagnola Bbva è approdata con un’offerta 100% digitale a zero spese, che offre una carta super sicura (ha il cvv, il codice di verifica dinamico, cambia a ogni utilizzo) e servizi innovativi, come l’anticipo dello stipendio: avere 1.500 euro sul conto dieci giorni prima dell’accredito previsto costa un euro.

 

Altrove, va detto, la trasparenza non è sempre garantita. Revolut, ad esempio, benché operi con licenza bancaria, non fornisce (nè si trova su Internet) il documento informativo sulle spese con l’indicatore dei costi complessivi annui, che è obbligatorio. Nella partita delle «banche da smartphone» giocano anche istituti italiani.

 

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Negli ultimi due anni Dots, l’app di «light banking» di Bper, e Flowe ( Mediolanum), 682 mila clienti, hanno affiancato le «veterane» Hype (gruppo Sella), 1,5 milioni di conti, Buddybank, di Unicredit, 330 mila conti, e Illimity, più la tedesca N26 (750 mila clienti). Oltre alle new entry che offrono servizi digitali per le piccole e medie imprese, come Quonto, Aidexa, B-ilty (Illimity), appena partita, come Hype business.

 

I casi (e le differenze) da Hype e Dots a Revolut

Ma se Buddybank, Bbva e Illimity offrono un vero conto corrente, Hype, Flowe e Dots sono conti di moneta elettronica; come Revolut, che è un conto di pagamento multi-valuta, adatto a chi viaggia molto, e si può collegare a un deposito a vista.

 

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Non è solo una questione di sicurezza: per il conto di moneta elettronica non c’è la garanzia del fondo interbancario di tutela dei depositi, perché i fondi sono custoditi presso una banca, in conti intestati all’istituto di moneta elettronica e distinti da quelli dell’istituto, che non può quindi utilizzarli per concedere prestiti, come nel caso di una banca, dice Antonio Valitutti, ceo di Hype.

 

È anche un tema di servizio: i conti di moneta elettronica non possono andare in rosso e non hanno il libretto degli assegni. La logica dell’offerta è modulare. Hype, Flowe e Dots, ad esempio, offrono un conto di pagamento base a zero spese, ma con un importo massimo di ricarica di 2.500 euro l’anno.

 

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Il servizio diventa più ricco e il saldo massimo si allarga, se si sottoscrive il servizio premium, che ovviamente si paga. In media, comunque, molto meno rispetto a un conto tradizionale, a condizione di non usare la filiale.

 

D’altra parte, bisogna far quadrare i conti: chi è partito con una politica troppo aggressiva, sta tornando sui propri passi, cercando di fare ricavi sulle opzioni a valore aggiunto. C’è chi, come Hype, ha agganciato al conto avanzato una serie di servizi, già inglobati nell’app: è possibile acquistare e vendere Bitcoin (tramite Conio), sottoscrivere una polizza Rc auto, investire nei fondi d’investimento (con Gimme5 di Acomea), trasferire una somma sul conto deposito Illimity, chiedere un prestito o un mutuo.

 

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BuddyBank e i nuovi servizi su criptovalute e credito

Il conto corrente Buddybank funziona con una logica simile: i servizi di pagamento e l’operatività di base sono gratuiti ed è compreso un servizio di assistenza, sette giorni su sette.

 

Dall’app si può sottoscrivere una polizza Rc auto (con Zurich Connect), aprire una gestione patrimoniale in fondi passivi sostenibili (con Moneyfarm e la consulenza di BlackRock), chiedere un prestito e la carta di credito.

 

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Per il mutuo, invece, bisogna recarsi in una filiale Unicredit. Entro fine anno arriverà un servizio di micro-assicurazioni instantanee. E per chi vuole accedere al servizio di conciergerie di Quintessentially, il canone passa da zero a 9,90 euro mensili.

 

Alla ricerca di marginalità, è verosimile ipotizzare che anche Flowe (è l’unica società Benefit in questa platea) si possa orientare verso nuovi servizi in ambito criptovalute e credito. La competizione è sempre più agguerrita.

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