UN OBOLO PER UNICREDIT - DOPO LA LIBIA DI GHEDDAFI, SPUNTANO ALTRI DUE FONDI SOVRANI INTERNAZIONALI PER LA RICAPITALIZZAZIONE DI UNICREDIT: LA QATAR INVESTMENT AUTHORITY (QIA) E IL FONDO CINESE CIC - IL PRIMO IN PASSATO HA INVESTITO 2,8 MLD $ NELL’IPO DI AGRICULTURAL BANK OF CHINA E POSSIEDE QUOTE IN BARCLAY, CREDIT SUISSE E LSE - IL SECONDO È VENUTO IN ITALIA INCONTRANDO ESPONENTI DEL GOVERNO E LA CDP - GHIZZONI AVREBBE BISOGNO DI 7,3 MLD €…

Rosario Dimito per Il Messaggero

Spuntano due fondi sovrani internazionali nelle more della ricapitalizzazione di Unicredit i cui tempi però sarebbero ancora incerti: il team di Federico Ghizzoni, pur continuando a imbastire il rafforzamento patrimoniale all'interno del piano industriale, sarebbe tentato di prendere tempo rispetto al consiglio di lunedì 14 che approverà i conti a settembre, per attendere che si chiariscano alcuni aspetti. Ma le banche candidate a prendere parte al consorzio di collocamento e garanzia sarebbero invece dell'orientamento di assumere una decisione subito, altrimenti non ci sarebbero i termini per impiantare l'aumento sul rendiconto al 30 settembre.

Qatar investment Authority (Qia) e il fondo cinese Cic, secondo quanto risulta a Il Messaggero, sarebbero stati contattati per coinvolgerli nell'operazione di rafforzamento patrimoniale: entrambi avrebbero dato la disponibilità. Qia che in passato ha investito 2,8 miliardi di dollari, nell'ipo di Agricultural Bank of China e possiede quote in altre istituzioni internazionali tra cui Barclay, Credit Suisse e Lse, sarebbe propensa a sottoscrivere i diritti di opzione che eventualmente non dovesse coprire la Libia, azionista col 7,5%.

Cic è invece il fondo sovrano che in settembre è venuto in Italia incontrando alcuni esponenti del governo e la Cdp. Il possibile arrivo dei due fondi sarebbe un forte supporto alla ricapitalizzazione i cui termini sarebbero ancora da definire. La squadra di Ghizzoni prosegue nella stesura del nuovo piano triennale come se dovesse essere approvato tra due settimane. Ma l'incertezza sulla possibilità di contabilizzare i 3 miliardi di cashes nel core tier1 e soprattutto le nuove indicazioni dell'Eba che diventeranno definitive solo entro fine anno, sarebbero due elementi fondamentali da considerare nel computo dei mezzi freschi.

In base all'esercizio dell'Eba, Unicredit avrebbe bisogno di un buffer aggiuntivo di 7, 379 miliardi anche se piazza Cordusio, al netto di azioni di capital management, conta di ridurre la necessità a 4,3 miliardi, somma che, però, deve contemperare i coefficienti previsti per le banche sistemiche (Sifi) attese a giorni. «Un conto sono le stime dell'Eba - ha detto Ghizzoni a Radiocor ieri - un altro sono le valutazioni interne che tengono conto dei cashes». Poi il banchiere ha aggiunto che le indicazioni dell'Eba «non sono all'ordine del giorno del prossimo cda».

In questo contesto le banche che dovrebbero prendere parte al consorzio, nei colloqui col management avrebbero segnalato l'opportunità di prendere decisioni tra due lunedì. Merrill Lynch sarebbe già attiva sul dossier come global coordinator, dove dovrebbe essere affiancata da Mediobanca; joint bookrunner sarebbero Deutsche, Credit Suisse, Goldman, Ubs seguite da altri istituti sotto. Per rilasciare la comfort letter i revisori richiedono un periodo non oltre i 135 giorni tra la chiusura dei conti di fine settembre e il termine dell'aumento. Calendario alla mano, occorrerebbe decidere subito e tenere l'assemblea il 15 dicembre: in questo modo l'aumento si chiuderebbe il 15 febbraio 2012.

 

 

Sede Unicredit piazza Cordusio Federico Ghizzoni UNICREDIT Dieter Rampl di unicredit Palenzona Merrill Lynch

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