petrolio iran

IL PARADOSSO DELLA GUERRA IN IRAN: TEHERAN SI ARRICCHISCE PIÙ DI PRIMA – GLI INCASSI DELL’IRAN DALLE VENDITE DI PETROLIO AUMENTANO CON IL CONFLITTO: GLI AYATOLLAH CONTINUANO A ESPORTARE ALMENO DUE MILIONI DI BARILI AL GIORNO (PRINCIPALMENTE VERSO LA CINA), MA CON IL RADDOPPIO DEL PREZZO, E LO STOP AMERICANO ALLE SANZIONI, HANNO GIÀ INCASSATO ALMENO 10 MILIARDI DI DOLLARI – CON L’INTRODUZIONE DEL PEDAGGIO ALLE NAVI CHE PASSANO DI HORMUZ, APPENA APPROVATA DAL PARLAMENTO, IL FLUSSO POTREBBE CRESCERE ANCORA – LA MINACCIA DEGLI HOUTHI SUL MAR ROSSO: SE INTERVENISSERO ANCHE LE MILIZIE SCIITE IN YEMEN, IL TRAFFICO GLOBALE DI GREGGIO SI FERMEREBBE…

PARLAMENTO IRAN APPROVA L'INTRODUZIONE DEL PEDAGGIO PER LE NAVI A HORMUZ

PRODUZIONE DI PETROLIO IN IRAN

(ANSA) - Il parlamento iraniano ha approvato i piani per l'introduzione di un pedaggio per le navi che transitano nello Stretto di Hormuz: lo riporta l'agenzia di stampa iraniana Fars.

  

Nel testo si afferma il "ruolo sovrano" dell'Iran e delle sue forze armate nello stretto, la cooperazione con l'Oman e il divieto a qualsiasi Paese di imporre sanzioni unilaterali a Teheran. Nello Stretto di Hormuz normalmente transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gnl e dall'inizio della guerra l'Iran ha già imposto un pedaggio alle navi per un transito sicuro. Secondo Nbc, alcuni avrebbero pagato anche milioni per transitare.

 

PECHINO, CINA E PAKISTAN RAFFORZERANNO LA LORO COOPERAZIONE SULL'IRAN

raffineria di petrolio colpita da israele in iran

(ANSA) - Cina e Pakistan "rafforzeranno" la loro cooperazione sull'Iran. Lo ha dichiarato il ministero degli Esteri di Pechino, in occasione della visita di alti funzionari di Islamabad nella capitale cinese. "I due ministri degli Esteri rafforzeranno la comunicazione strategica e il coordinamento sulla situazione iraniana" e "compiranno nuovi sforzi per promuovere la pace", ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning.

 

LA CARTA DEGLI HOUTHI: CUSTODI DELLO STRETTO DI BAB EL MANDEB

Estratto dell’articolo di G.O. per il “Corriere della Sera”

 

HOUTHI - MAR ROSSO - STRETTO DI HORMUZ

Il conflitto ha due punti critici: il primo è rappresentato dallo Stretto di Hormuz e il secondo è Bab el Mandeb, l’ingresso meridionale del Mar Rosso. Questo secondo passaggio, «la porta delle lacrime» entra ed esce nelle analisi degli esperti, un’oscillazione determinata dai custodi di questo snodo. Ossia gli Houthi dello Yemen.

 

[…]  Un paio di giorni fa hanno interrotto la tregua accettata nel 2025 lanciando missili e droni contro il territorio israeliano, la ripetizione di quanto fatto per mesi. L’azione è stata interpretata […] come […] un […] segnale calibrato agli avversari.

 

[…] La carta Houthi è troppo importante per essere bruciata in questa fase. In quanto le loro incursioni sono in grado di infliggere un ulteriore colpo al traffico marittimo globale costringendo cargo o petroliere a circumnavigare l’Africa invece che proseguire verso il Canale di Suez.

 

stretto di hormuz

Il flusso era già diminuito nei mesi scorsi ma si è in parte revitalizzato con la decisione saudita di aumentare l’export di petrolio dal terminale di Yambu, proprio in Mar Rosso. Un’alternativa alla rotta di Hormuz.

 

[…] L’Iran usa la minaccia del coinvolgimento degli Houthi come ulteriore leva negoziale. Mentre Trump e Netanyahu sono stati molti confusi sugli obiettivi finali della campagna militare Teheran ha seguito un percorso abbastanza lineare: ad ogni spinta dell’avversario reagiremo allargando l’area del confronto bellico.

E la porta delle lacrime è perfetta per descrivere quali saranno le conseguenze.

 

STRETTO DI HORMUZ - PETROLIERE

TEHERAN E L'«EFFETTO» GUERRA LE ENTRATE DA PETROLIO STANNO (PERSINO) SALENDO

Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

Senza fare troppe domande, per anni Dubai ha offerto servizi bancari all’industria del petrolio iraniana e agli oligarchi russi sanzionati in Europa.

 

E oggi che è sotto il tiro dei droni di Teheran, orientati dall’intelligence di Mosca, non può cambiare: l’emirato ha trovato una sua vocazione come capitale finanziaria, in buona parte, proprio perché chiunque può depositarvi fondi senza temere sequestri, sanzioni o anche solo un po’ di trasparenza. Tornare indietro su questi metodi per Dubai significa trasformarsi, letteralmente, in una cattedrale nel deserto.

 

MEME SUL CARO BENZINA

Il paradosso delle prime cinque settimane di guerra è che i flussi di petrodollari (o petroyuan) di Teheran potrebbero persino aumentare. È improbabile che ne passino ancora molti proprio a Dubai, perché oggi le banche di Hong Kong o della stessa Cina sono ritenute dagli esportatori più affidabili.

 

Ma appare certo che dall’inizio dei bombardamenti l’Iran stia fatturando anche più di prima, al punto che neanche la distruzione o la perdita dell’isola di Kharg - minacciata esplicitamente da Donald Trump - porterebbe all’asfissia finanziaria del regime.

 

[…]  Secondo TankerTracker, una piattaforma che segue da satellite il traffico marittimo di petrolio e gas, nell’ultimo anno Kharg ha caricato 344 imbarcazioni con 572 milioni di barili di greggio o carburanti: esattamente 1,56 milioni di barili al giorno, pari al 95% delle esportazioni iraniane di petrolio.

 

isola di Kharg in iran - produzione di petrolio

Perciò l’isola ha 55 serbatoi, alimentati tramite una conduttura dalla terra ferma, in grado di contenere allo stesso tempo un terzo della produzione giornaliera di greggio del mondo.

 

Kharg è così importante per l’Iran che Trump si è convinto di poter sconfiggere il regime prendendone possesso o distruggendola, perché taglierebbe le entrate di Teheran. O almeno, lo minaccia per costringere i nemici a riaprire Hormuz.

 

La realtà però è più sfumata, come dovette constatò Saddam Hussein quando fece bombardare l’isola - senza risultato - durante la guerra Iran-Iraq degli anni 80. Teheran infatti ha progettato varie alternative, per non essere esposta su un unico punto letale. Un terminale si trova fuori e a Sud rispetto allo stretto di Hormuz, in un luogo della costa chiamato Kooh Mobarak collegato a un oleodotto di mille chilometri verso Nord-Ovest.

 

EXPORT DI GREGGIO IRANIANO

Da lì è partita una sola nave nell’ultimo anno prima dell’inizio della guerra - secondo TankerTrackers - ma già due nell’ultimo mese. Secondo “Bloomberg” inoltre l’Iran ha altri punti di carico nelle isole di Lavan, Sirri e Qeshm, quest’ultima situata proprio nel punto più stretto di Hormuz. Per non parlare dei tre terminali sulla costa da cui il Paese può ancora esportare dei gas liquido.

 

Se il calcolo della Casa Bianca è costringere la Guardia rivoluzionaria a riaprire lo stretto intervenendo su Kharg, esso resta da provare. L’Iran ridurrebbe il suo export, forse a un terzo dei volumi attuali, ma non ridurrebbe molto le proprie entrate rispetto a prima della guerra.

 

isola di Kharg in iran

TankerTracker stima che il regime esporti fuori da Hormuz il contenuto di una petroliera al giorno, pari ad almeno due milioni di barili: più o meno come prima della guerra. Ma proprio per la guerra il prezzo del greggio e del raffinato iraniano è esploso, da meno di 50 dollari a barile a oltre cento oggi. Inoltre gli Stati Uniti hanno tolto sanzioni a 150 milioni di barili di Teheran già sugli oceani all’inizio delle ostilità, per un valore di almeno dieci miliardi di dollari. I guardiani della rivoluzione sono sotto le bombe, senz’altro. Ma da tempo i loro conti in banca a Hong Kong e Dubai non erano stati tanto bene.

LA GEOGRAFIA DELL IRAN E LO STRETTO DI HORMUZ nave the grand wisdom danneggiata sullo stretto di hormuz durante la guerra tra iran e iraq 1980una torre di perforazione agli albori dello sviluppo dei giacimenti petroliferi persiani.

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