donald trump big tech

LA PIÙ GRANDE ARMA DI TRUMP CONTRO L’EUROPA È BIG TECH – LE GRANDI CORPORATION AMERICANE HANNO IL MONOPOLIO DELLE NOSTRE VITE ONLINE: DAI PAGAMENTI AI SOCIAL NETWORK FINO ALLE PRENOTAZIONI E ALL’E-COMMERCE, TUTTO VIAGGIA SU SISTEMI STATUNITENSI – L’EUROPA È TERRORIZZATA DA UN BLACKOUT TOTALE, E LAVORA ALLE ALTERNATIVE: MA SERVONO ANNI, E CENTINAIA DI MILIARDI DI INVESTIMENTI (ARRIVIAMO TARDI E DIVISI, SAI CHE NOVITÀ)

Sintesi dell’articolo di Paola Tamma e Barbara Moens per il “Financial Times”

 

Nicolas Guillou

Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro Nicolas Guillou, giudice della Corte penale internazionale dell’Aia, hanno mostrato in modo concreto quanto l’Europa sia vulnerabile rispetto ai servizi tecnologici e finanziari americani.

 

Dopo aver firmato i mandati d’arresto contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per presunti crimini di guerra a Gaza, Guillou è stato inserito nella lista delle sanzioni Usa nell’agosto 2025.

 

fare a meno della tecnologia degli stati uniti esperimento financial times

Nel giro di pochi giorni si è trovato escluso da numerosi servizi legati a società statunitensi: carte di credito inutilizzabili, bonifici respinti, prenotazioni cancellate su piattaforme come Booking.com ed Expedia, difficoltà con assicurazioni sanitarie, consegne e servizi pubblici che richiedono garanzie tramite circuiti finanziari americani.

 

Guillou racconta che i dipartimenti compliance delle aziende temono talmente le conseguenze di eventuali violazioni delle sanzioni statunitensi da evitare qualsiasi rischio.

 

Secondo Paola Tamma e Barbara Moens in un articolo pubblicato dal “Financial Times”, il caso è diventato per molti funzionari europei il simbolo della capacità degli Stati Uniti di interrompere rapidamente servizi essenziali ben oltre i propri confini, sfruttando il controllo su tecnologie, infrastrutture digitali e sistemi di pagamento.

 

mark zuckerberg - lauren sanchez - jeff bezos - sundar pichai elon musk al giuramento di trump

L’ipotesi che Washington possa usare l’accesso ai servizi digitali come leva geopolitica è considerata oggi meno remota rispetto al passato, soprattutto dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e il deterioramento dei rapporti con diversi alleati europei.

 

Per decenni il rapporto economico transatlantico si è basato su una forte integrazione: l’Europa esporta soprattutto beni, mentre importa servizi dagli Stati Uniti. Nel 2023 l’Unione europea ha registrato un surplus commerciale sui beni di 156,6 miliardi di euro, ma un deficit nei servizi pari a 108,6 miliardi.

 

La dipendenza è particolarmente evidente nell’economia digitale. Bruxelles sta cercando con maggiore urgenza alternative europee ai grandi gruppi tecnologici e finanziari statunitensi.

 

fare a meno della tecnologia usa nella vita quotidiana financial times 8

In alcuni comparti il continente mantiene posizioni strategiche, come nel caso della società olandese ASML, dominante nei macchinari per la produzione di semiconduttori avanzati, o delle aziende europee delle telecomunicazioni Nokia ed Ericsson. Tuttavia le filiere restano profondamente intrecciate: ASML stessa dipende da componenti americani e impiega negli Usa circa il 20% della propria forza lavoro.

 

Per ridurre la vulnerabilità, l’Europa sta accelerando diversi progetti. Nel settore finanziario si lavora a sistemi di pagamento paneuropei alternativi a Visa e Mastercard, anche se uno dei principali progetti previsti coprirà soltanto 13 Paesi entro il 2027. Parallelamente la Banca centrale europea sta portando avanti il progetto dell’euro digitale, ma l’introduzione non è prevista prima del 2029 a causa delle difficoltà negoziali nel Parlamento europeo.

 

MARK ZUCKERBERG - LAUREN SANCHEZ - JEFF BEZOS - SUNDAR PICHAI ELON MUSK - INAUGURATION DAY

L’eurodeputata Aurore Lalucq ha paragonato la necessità di costruire un sistema europeo dei pagamenti a quella che fu la creazione di Airbus nel settore aeronautico. La Commissione europea, inoltre, dovrebbe presentare a breve un pacchetto sulla “sovranità tecnologica” per rafforzare cloud, intelligenza artificiale e produzione di chip, senza però escludere le aziende americane.

 

Molti osservatori riconoscono comunque che l’Europa non è in grado di replicare l’intero ecosistema digitale statunitense. Alexandre Roure, della Computer & Communications Industry Association, sostiene che il problema principale sia la frammentazione del mercato europeo, che rende difficile creare e far crescere grandi aziende tecnologiche continentali.

 

fare a meno della tecnologia usa nella vita quotidiana financial times 2

Alcuni governi europei puntano anche sulla leva fiscale. Francia, Italia, Spagna, Austria, Ungheria e Polonia hanno già introdotto forme di tassazione sui servizi digitali, mentre altri Paesi stanno valutando misure simili. Ma secondo l’ex ministro delle Finanze tedesco Jörg Kukies il rischio è che i maggiori costi vengano scaricati sui consumatori europei, vista l’assenza di alternative locali in settori come cloud, social media e intelligenza artificiale.

 

Tra le opzioni più drastiche discusse a Bruxelles c’è anche la possibilità di limitare l’accesso al mercato europeo per le grandi aziende tecnologiche americane. Durante la crisi diplomatica legata alla Groenlandia, quando Trump minacciò di prendere il controllo del territorio danese con la forza, diversi governi europei si mostrarono favorevoli all’uso dell’Anti-Coercion Instrument, soprannominato “bazooka”, che permette all’Ue di colpire le importazioni di servizi.

 

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Il dibattito resta aperto e divide gli Stati membri. Intanto, con l’espansione dell’intelligenza artificiale, la dipendenza europea dai colossi tecnologici americani potrebbe crescere ulteriormente. Guillou sostiene che solo vivendo direttamente l’esperienza delle sanzioni ci si renda conto di quanto servizi ritenuti sotto controllo personale dipendano in realtà da infrastrutture esterne.

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