giorgia meloni emanuele orsini confindustria dazi donald trump

GIORGIA È AVVISATA: COMUNQUE FINIRÀ LA TRATTATIVA SUI DAZI, SARÀ UN GUAIO PER L’ECONOMIA ITALIANA – IL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA, EMANUELE ORSINI, RIBADISCE CHE “ANCHE LE TARIFFE AL 10% CI PREOCCUPANO, PERCHÉ SOMMANDOLE CON LA SVALUTAZIONE DEL DOLLARO, PER L'IMPRESA ITALIANA È COMUNQUE UN PESO IMPORTANTE”. E CHIEDE A MELONI DI PREPARARE “POLITICHE DI SOSTEGNO PER I SETTORI CHE SOFFRIRANNO DI PIÙ” – CONFINDUSTRIA STIMA UNA PERDITA DI 20 MILIARDI PER L’INDUSTRIA ITALIANA E DI MEZZO PUNTO PERCENTUALE DI PIL ENTRO IL 2026. A PAGARE IL PREZZO PIÙ ALTO SARANNO I SETTORI DEI MACCHINARI, DALL’AUTOMOTIVE E DALLA FARMACEUTICA…

ORSINI, 'PREOCCUPA ANCHE L'IPOTESI DEI DAZI USA AL 10%'

EMANUELE ORSINI – ASSEMBLEA DI CONFINDUSTRIA – FOTO LAPRESSE

(ANSA) - ROMA, 10 LUG - "Siamo preoccupati ovviamente del tema dei dazi: è ovvio che anche il 10% ci preoccupa, perché sommandolo con la svalutazione del dollaro per l'impresa italiana è comunque un peso importante", avverte il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, dal settimo forum bilaterale con gli industriali francesi di Medef.

 

"Dobbiamo fare un'analisi dettagliata - avverte - perché ci saranno settori che riusciranno comunque ad essere performanti ed a continuare a vendere i propri prodotti verso gli Stati Uniti ma dobbiamo mettere in atto, comunque, per alcuni settori, politiche di sostegno per poter fare in modo che anche quei settori che saranno in difficoltà possano essere competitivi".

 

I CALCOLI SULL’IMPATTO PER L’ITALIA: I PIÙ COLPITI SONO I MACCHINARI, DANNI A FARMACI E ALIMENTARI

Estratto dell’articolo di Valentina Iorio per il “Corriere della Sera”

 

donald trump e la guerra dei dazi

Dazi al 10%, considerati il possibile punto di caduta della trattativa tra Bruxelles e Washington, sommati agli effetti della svalutazione del dollaro, comporterebbero una perdita di 20 miliardi per l’industria italiana e di mezzo punto percentuale di Pil entro il 2026.

 

Il settore che rischia di pagare il prezzo più alto è quello dei macchinari e degli impianti che potrebbe perdere 3,3 miliardi di euro, seguito dall’automotive (-1,7 miliardi), dai metalli di base (-1,6 miliardi) e dalla farmaceutica (quasi -1,5 miliardi). Mentre per l’industria alimentare la perdita stimata è di 1,4 miliardi, a cui si aggiungono altri 841 milioni in meno per quella delle bevande.

 

GIORGIA MELONI EMANUELE ORSINI

A fotografare la situazione è una stima del Centro studi di Confindustria, che tiene conto di un deprezzamento del dollaro sull’euro del 10% a inizio luglio rispetto alla media 2024 e dell’effetto delle tariffe già in essere: 50% su acciaio e alluminio, 25% su auto e componenti e 10% sugli altri prodotti [...]

 

La contrazione dell’export avrebbe ricadute anche sulla produzione. Per l’industria italiana dell’auto, già in difficoltà per la transizione all’elettrico e l’avanzata dei concorrenti cinesi, a fronte di una contrazione dell’export del 7,1% per effetto dei dazi e del dollaro debole, si stima un’ulteriore calo della produzione del 4,2%.

 

EXPORT MADE IN ITALY

«L’export è la locomotiva italiana. Su un saldo commerciale con gli Stati Uniti, che lo scorso anno si è attestato sui 39 miliardi di euro, una perdita di 20 miliardi rischia di avere un pesante contraccolpo», avverte Lucia Aleotti, vicepresidente di Confindustria. [...]

 

donald trump e la guerra dei dazi

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