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COSA FARE CON QUEL BUCO NERO CHIAMATO ILVA? – PER TENERE IN PIEDI GLI STABILIMENTI DI TARANTO DAL 2012 A OGGI LO STATO HA SBORSATO 4 MILIARDI DI EURO. OGNI MESE PERDONO TRA I 40 E GLI 80 MILIONI. ORA SUL PIATTO SI SONO DUE OFFERTE DI ACQUISTO AL RIBASSO, DELL’AMERICANA FLACKS E DELL’INDIANA JINDAL, CON LA PROSPETTIVA DI SEMILA LICENZIAMENTI – MILENA GABANELLI: “E SE ALLA FINE, IN MANCANZA DI UN ACQUIRENTE IDEALE CHE NON C’È, LA SOLUZIONE FOSSE PROPRIO IL RITORNO ALLE ORIGINI CON LA NAZIONALIZZAZIONE? PER TORNARE A PRODURRE IN CASA QUELL’ACCIAIO DI CUI TANTO ABBIAMO BISOGNO” – VIDEO

GUARDA QUI LA VIDEO INCHIESTA DI MILENA GABANELLI SULL’EX ILVA

 

Articolo di Mario Gerevini, Michelangelo Borrillo e Milena Gabanelli per il “Corriere della Sera”

 

milena gabanelli - ex ilva di taranto- dataroom

L’ arcivescovo di Taranto, Ciro Miniero, lo ha detto senza filtri: dopo tanti sacrifici e nessun risultato tenere aperta quella che fu la più grande acciaieria d’Europa non conviene più. Il suo destino verrà deciso nei prossimi giorni.

 

Allo stato attuale, l’ex Ilva ogni giorno apre i battenti per perdere, secondo le stime più ottimistiche, sui 40 milioni di euro al mese; in quelle più pessimistiche, tra gli 80 e i 100 milioni al mese.

 

ex ilva di taranto – 14 anni di crisi - dataroom

Una situazione che va avanti dal 2012, quando si è chiusa l’era della famiglia Riva con il primo sequestro preventivo dello stabilimento di Taranto disposto dal Gip per gravi violazioni ambientali. Da allora lo Stato si è fatto carico di costi ingentissimi.

 

La prima amministrazione straordinaria risale a gennaio 2015 e dura fino al 2017, quando l’ex Ilva viene assegnata ad ArcelorMittal; dal 2021 al 2024 lo Stato ha poi cogestito l’acciaieria attraverso la partecipazione minoritaria (38%) di Invitalia al fianco di ArcelorMittal; nel marzo 2024 nuova amministrazione straordinaria, e ora commissariamento. […]

 

I costi per lo Stato

milena gabanelli - ex ilva di taranto - dataroom

Il costo per i contribuenti italiani arriva dalle risposte date dalla sottosegretaria al ministero delle Imprese Fausta Bergamotto all’interpellanza del 24 gennaio 2025.

 

I finanziamenti statali erogati durante la prima amministrazione straordinaria ammontano a circa 600 milioni, a cui vanno aggiunti 1 miliardo e 80 milioni del 2021 e 2023 con l’ingresso di Invitalia come socio di ArcelorMittal.

 

Poi c’è il finanziamento ponte disposto nel 2024 per 320 milioni di euro a seguito dell’uscita di Arcelor, quindi lo stanziamento deliberato dal Consiglio dei ministri il 23 gennaio 2025 di ulteriori 250 milioni per garantire la continuità produttiva. Ma a luglio 2025 si sono aggiunti altri 200 milioni concessi con decreto legge, e i 149 milioni approvati nel gennaio scorso.

 

soldi pubblici utilizzati dal 2012 a oggi per tenere in vita l ex ilva di taranto - dataroom

Ma sono soldi pubblici anche quelli utilizzati per la cassa integrazione: Assonime li stima in 750 milioni, ai quali aggiungerne altri 250 fra finanziamento Sace e contributo a fondo perduto per la tutela dell’indotto del 2024.

 

Che vanno sommati ai circa 10 milioni di compensi per i commissari, nonché ai costi delle consulenze, che solo per gli incarichi stipulati tra marzo e maggio del 2024 ammontano a 3,5 milioni di euro.

 

Da ultimo i 390 milioni autorizzati dalla Commissione europea a febbraio 2026 per un prestito di salvataggio, a patto che venga firmato il contratto di vendita. Alla fine, mantenere in vita l’Ilva è costato all’incirca 4 miliardi di euro.

 

Cosa è successo con ArcelorMittal

ex ilva di taranto e prezzo dell acciaio – dataroom

È più o meno la stessa somma messa sul tavolo nel 2017 dalla cordata capeggiata dal più grande produttore di acciaio mondiale, ArcelorMittal: il colosso franco-indiano si aggiudicò la prima gara per la cessione dell’ex Ilva con un’offerta di 1,8 miliardi, impegnandosi a investirne 2,4 in sette anni, di cui 1,1 in risanamento ambientale.

 

[…]

 

L’era di ArcelorMittal però dura fino al 3 novembre del 2019, quando viene annullata la cosiddetta immunità penale sul pregresso, voluta nel 2015 dall’allora ministro dello sviluppo Carlo Calenda. Il decreto esonerava i commissari e il futuro acquirente dalle richieste di risarcimento danni dovute all’inquinamento preesistente, a condizione di implementare le bonifiche.

 

Ma quando a Calenda subentra Luigi Di Maio questo «scudo» viene cancellato, e a quel punto ArcelorMittal recede dal contratto. In realtà il colosso resta fino al 2024, con una convivenza mai proficua con il socio pubblico (Invitalia) che nel frattempo era subentrato nella Newco Acciaierie d’Italia.

 

Sono gli anni post Covid e il mercato dell’acciaio vola, ma l’ex Ilva non riesce a cavalcarli, poi la Russia invade l’Ucraina e i costi dell’energia schizzano mettendo alle strette il settore siderurgico.

 

Le trattative che saltano

i dati dell ex ilva di taranto oggi - dataroom

Ora lo Stato ha fretta di liberarsi dell’eredità della vecchia Italsider, ma non ci riesce. Nel marzo 2025 gli azeri di Baku Steel superano la concorrenza del gruppo indiano Jindal e sono a un passo dall’ex Ilva, però in seguito all’incendio dell’Altoforno 1 e al sequestro disposto dai pm di Taranto fanno marcia indietro. A settembre 2025 si presentano 10 potenziali acquirenti che via via si ritirano.

 

In campo resta solo il gruppo americano Flacks: l’offerta di acquisizione è di zero euro, con la promessa di 5 miliardi di investimenti. […]

 

Chi è Michael Flacks

Michael Flacks

Gli azionisti del gruppo sono Michael Aubrey Flacks, e la moglie, Deborah Rhonda. Il loro family office ha proprietà immobiliari rilevanti, acquista aziende medio piccole da risanare, nessuna esperienza nella gestione di grandi gruppi e tantomeno della complessità dell’ex Ilva.

 

Tuttavia riesce a convincere i commissari. Flacks Group non fornisce bilanci: nulla su ricavi, utili, perdite, debiti, dipendenti ecc. Nel portafoglio del Gruppo si vede che nel 2022 acquistò una storica azienda americana di vernici (Kelly Moore Paints) da 400 milioni di fatturato e 1.200 dipendenti. Ebbene, l’azienda ha chiuso per sempre dopo poco più di un anno.

 

Michael Flacks

Sul sito di Flacks Group il progetto Kelly-Moore Paints è sotto il titolo «I nostri recenti successi». Nel documento ufficiale che fotografa le attività si legge che ad agosto 2025 indicava in oltre 4 miliardi di dollari il valore degli asset gestiti e 500 milioni la quota che Flacks è disposto a investire di tasca propria. A gennaio, con il negoziato sull’ex Ilva caldissimo, il patrimonio lievita miracolosamente a 7 miliardi.

 

Nell’ultimo incontro a Palazzo Chigi dello scorso 5 marzo il commissario Fiori non si sarebbe ritenuto soddisfatto dalle garanzie offerte da Flacks sui fondi necessari per il proseguimento degli investimenti. È più probabile che il finanziere-immobiliarista fiuti i business dello spezzatino industriale e della speculazione immobiliare.

 

Il ritorno di Jindal

stabilimenti ex ilva a taranto

Lo scorso 11 marzo, poi, è arrivata la manifestazione d’interesse del gruppo indiano Jindal Steel. Lo schema prevederebbe dal 2030 un solo forno elettrico da 2 milioni di tonnellate di acciaio, mentre 4 milioni di tonnellate di semilavorati arriveranno dagli impianti di Jindal in Oman.

 

In sostanza il piano degli indiani prevede un’Ilva dimezzata, con conseguenti ripercussioni sull’occupazione: i posti di lavoro passerebbero da 10 mila a 4 mila.

 

[…]  Per i commissari la scelta fra le due offerte al ribasso (Jindal o Flacks), non sarà facile. Per i sindacati è invece facilissima: né gli uni, né gli altri, ma il ritorno dello Stato.

 

Il countdown di 5 mesi

altoforno 1 - stabilimento ex ilva di taranto

Nelle scorse settimane è poi arrivato un altro provvedimento che ha complicato ancor più la vendita: il Tribunale di Milano ha disposto la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dal 24 agosto se l’ex Ilva non adeguerà l’Autorizzazione integrata ambientale.

 

Dunque la chiusura dello stabilimento non è mai stata così vicina. E costerà anche più di quanto già non sia stato speso dai contribuenti per tenerla aperta dal 2012 a oggi, considerando i circa 10 mila lavoratori da mantenere in cassa integrazione a vita, il costo delle bonifiche di almeno 4-5 miliardi di euro, e i debiti delle cause in corso.

 

GIORGIA MELONI E ADOLFO URSO AL SENATO - FOTO LAPRESSE

E se alla fine — in mancanza di un acquirente ideale che non c’è — la soluzione fosse proprio il ritorno alle origini con la nazionalizzazione?

 

Forse hanno ragione i sindacati quando chiedono di destinare i soldi pubblici alla tutela del lavoro e della salute con l’adeguamento degli impianti, per tornare a produrre in casa, con continuità di gestione, quell’acciaio di cui tanto abbiamo bisogno.

altoforno 1 - stabilimento ex ilva di tarantoex ilva di taranto - acciaierie d italia

 

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