fabio gallia claudio costamagna piercarlo padoan

ARIA DI SCATOLONI A CASSA DEPOSITI – COSTAMAGNA, ORFANO DI RENZI, NON HA PIU’ PADRINI. E PADOAN VUOLE METTERE BOCCA – GALLIA CERCA LAVORO: ALLE POSTE O AL MONTEPASCHI, MA STRIZZA L’OCCHIO ALLA CARIGE DEI MALACALZA (MA JPMORGAN PAGA DI PIU’) – IL CASO DELLE BONIFICHE FERRARESI ED IL CONFLITTO D’INTERESSE DEL DIRETTORE DELLA COMUNICAZIONE DI CDP

 

Occhio di lince per Lettera 43

 

alberica brivio sforza claudio costamagna 665082alberica brivio sforza claudio costamagna 665082

Cosa succede alla Cassa Depositi e Prestiti? Eletto nell’assemblea di luglio 2015, il suo Consiglio di amministrazione non è in scadenza e dunque non dovrebbe entrare nel tritacarne dell’imminente giro di nomine pubbliche, eppure se ne parla come se si dovessero individuare un presidente e un amministratore delegato nuovi. Il fatto è che il quadro venutosi a determinare dopo il referendum costituzionale e il conseguente inciampo di Matteo Renzi ha cambiato le carte in tavola nel luogo del sistema economico che è più sensibile di qualunque altro agli equilibri politici e istituzionali.

 

COSTAMAGNA ORFANO DI RENZI

Per esempio, la scelta di Claudio Costamagna fu di Renzi, ma è soprattutto il rapporto che si è instaurato in corso d’opera tra i due che ora manca al presidente di Cdp. Abituato a entrare e uscire dall'ufficio presidenziale di Palazzo Chigi, a scambiarsi sms e messaggini WhatsApp a ripetizione con Matteo, a spiegargli cosa fare su questo o quel dossier, Costamagna si è talmente stufato che qualche giorno fa ha persino avuto un collasso. Nulla di grave, per carità. Ma comunque un campanello d’allarme che lo ha indotto a pensare seriamente di interrompere il mandato.

PADOAN SMORFIEPADOAN SMORFIE

 

PADOAN È TROPPO INGOMBRANTE

L’ex banchiere di Goldman Sachs è ricco, come anche sua moglie Alberica Brivio Sforza, che Vittorio Grilli ha portato a Jp Morgan Italia in posizione di rilievo essendo uscita (spintaneamente?) da Bnl dopo, guarda caso, il passaggio in Cdp di Fabio Gallia. Costamagna non ha bisogno di restare per forza in quella posizione. E ora, con Renzi in disparte, il Tesoro e il ministro Pier Carlo Padoan in particolare – che con Paolo Gentiloni sembra rinato – gli paiono fin troppo ingombranti per i suoi gusti.

 

L\'affamato Vittorio GrilliL\'affamato Vittorio Grilli

Inoltre, Costamagna ha perso per strada la sintonia con Gallia, che pure aveva voluto lui convincendo Renzi anche quando il premier gli aveva espresso perplessità su quel banchiere che aveva diverse partite giudiziarie aperte. Ora l'ex Goldman Sachs non sembra più disposto a tollerare una simile situazione.

 

E siccome non ha alcuna voglia di fare la guerra – non gli si addice – questo è un altro motivo per staccare la spina anzitempo. Anche Gallia non sta più bene dov'è, cosa di cui peraltro non fa mistero. Da tempo l’amministratore delegato ha fatto sapere che lascerebbe volentieri l’incarico, ma a differenza di Costamagna vuole una poltrona in cambio. Magari in una delle partecipate di Cdp, come Poste. Sì, è ormai sulla bocca di tutti che Gallia vorrebbe soffiare il posto a Francesco Caio. Ci riuscirà?

 

IPOTESI POSTE E MPS PER GALLIA

CAIOCAIO

L’idea di Gentiloni di confermare tutti i vertici in scadenza, con l’eccezione dell’inconfermabile Mauro Moretti a capo di Leonardo-Finmeccanica, farebbe dire di no. Ma quella di Caio è l’unica poltrona dei big delle aziende a presenza pubblica davvero traballante e la sua sostituzione potrebbe essere l’eccezione che conferma la regola.

 

E se così non fosse? Gallia sta guardando anche ad altro. Per esempio a Siena, anche se il ministro Padoan di tutto ha voglia tranne che di tornare sui giornali per avere defenestrato un altro capo di Montepaschi. Senza contare che per Gallia il ritorno nel privato, specie nel mondo bancario e della finanza, è sempre possibile.

 

I LEGAMI CON I MALACALZA

vittorio malacalza   vittorio malacalza

Per esempio, da giorni circola la voce che Vittorio Malacalza intenda fare fuori l’amministratore delegato di Carige, Guido Bastianini. Si è detto che ne abbia parlato con Corrado Passera, il quale però non è per nulla interessato al dossier. Viceversa Gallia, che da tempo coltiva rapporti con Davide e Mattia Malacalza, figli di Vittorio, potrebbe dirgli di sì, se il patriarca glielo chiedesse. Ma c’è invece chi scommette che il suo obiettivo sia Milano, magari in una banca d’affari straniera (Jp Morgan?) dove le remunerazioni sono al top.

 

D’altra parte, a pesare sul vertice ci sono anche i risultati conseguiti. Ogni anno ha portato la sua pena. Nel 2015, appena insediato, il tandem C&G ha puntato oltre 900 milioni per rilevare il 12,5% di Saipem, che oggi ne vale meno di 600. Nel 2016 i due si sono buttati nell’avventura Atlante con altri 500 milioni. E “buttati” è la parola giusta, visto come sta finendo il fondo salvabanche tra crisi di nervi di Alessandro Penati e litigi tra gli azionisti su chi svaluta di più. Nel 2017 i poveri risparmiatori postali dovranno davvero farsi il segno della croce, perché l’intervento in Ilva è dato per certo e all’orizzonte si profila l’incubo Alitalia.

BONIFICHE FERRARESI  magesBONIFICHE FERRARESI mages

 

IL MISTERO DI BONIFICHE FERRARESI

Tra le altre operazioni, che neppure un giocoliere potrebbe riuscire a definire in attività strategiche, se ne segnala una dai contorni opachi passata totalmente sottotraccia: l’ingresso con delisting e successiva quotazione di una nuova holding in Bonifiche Ferraresi. Società che conta tra i suoi soci – guarda caso – la Fondazione Cariplo, e sappiamo quanto Giuseppe Guzzetti sia decisivo in Cdp, e Carlo De Benedetti, sponsor di Renzi (almeno fino al referendum).

 

gabriele lucentini cdpgabriele lucentini cdp

La logica dell’investimento è misteriosa, o quantomeno i vertici della Cassa non hanno speso una parola per spiegarla, quasi avessero dovuto obbedire controvoglia a un ordine superiore (ma a loro discarico va detto che, se dipendesse dai due, anche Ilva e Alitalia resterebbero dove stanno).

 

In attesa di sapere se e quando C&G usciranno, in Cdp si vive con fibrillazione crescente questa fase. Perché ci sono alcuni che si ritengono in condizione di sostituire Gallia qualora se ne andasse e altri che resterebbero orfani dell’amministratore delegato o del presidente (in poco più di un anno e mezzo sono state centinaia le assunzioni e infinite le consulenze acquisite). Tra questi c'è Gabriele Lucentini capo, come recita il suo profilo Linkedin, di “Group Head Identity, Communications & Sustainability” di Cdp.

 

LO SPINOSO CASO LUCENTINI

MARINA SALAMONMARINA SALAMON

Lucentini è finito nel mirino dei giornali per avere mantenuto la proprietà di una società di comunicazione (iCorporate) che annovera tra i suoi clienti Saipem, controllata della Cassa. Al Tesoro hanno segnato con la matita rossa nei loro taccuini la questione e Lucentini si è affrettato prima a non rinnovare il contratto con Saipem e poi a spossessarsi di iCorporate, cedendone l’80% (l’altro 20% fa capo alla Doxa di Marina Salomon). Le azioni sono andate al suo principale collaboratore, Francesco Foscari, una sorta di portage che gli permetterà di tornare tranquillamente in iCorporate al termine della esperienza in Cdp.

 

(*) Con questo “nom de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

 

 

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