gualtieri conte

MA CHE SORPRESA: I SOLDI DEL RECOVERY FUND NON SONO GRATIS – I MILIARDI DEL PIANO “NEXT GENERATION EU”, MAGNIFICATI COME UN REGALO DELLA BENEVOLA BRUXELLES, IN REALTÀ SONO PRESTITI DA RIMBORSARE CON CONDIZIONI RIGIDE. NON È UN CASO CHE GUALTIERI VOGLIA DESTINARE 87 MILIARDI A SPESE GIÀ PREVISTE. COSÌ NON AUMENTA IL DEBITO, MA CAMBIA SOLO IL FINANZIATORE (L’UE ANZICHÉ I MERCATI)

Giuseppe Liturri per “La Verità”

 

GIUSEPPE CONTE IN UN MOMENTO DI PAUSA DURANTE LE TRATTATIVE SUL RECOVERY FUND

«All'apparir del vero tu, misera, cadesti». Ci perdoneranno i lettori se ci rifacciamo nuovamente ai famosi versi di Giacomo Leopardi per descrivere l'evoluzione del dibattito politico sul Recovery fund. Allora a cadere fu l'ingenua speranza del poeta, oggi si dissolve come neve al sole la concreta efficacia del Ngeu ai fini della ripresa dell'economia del nostro Paese.

 

A questo fine dobbiamo essere grati al leader di Italia viva, Matteo Renzi, che ha posto nei giorni scorsi con grande chiarezza il tema dell'entità e della destinazione della spesa dei fondi Ue: 127 o 209 miliardi? Cosa finanziamo? Il dissesto idrogeologico o i progetti di fatto preconfezionati secondo le linee guida della Commissione che riflettono le priorità delle filiere industriali tedesche, come la transizione ambientale?

 

SANCHEZ CONTE RUTTE ALLA DISCUSSIONE SUL RECOVERY FUND

Ieri, dopo essere stati a lungo voce solitaria sul tema, è finalmente arrivato il confronto con la realtà. Sono caduti miseramente i sogni partoriti in afose serate agostane da invincibili task force e gli improbabili Stati generali (ma non ci sono le Camere e le audizioni parlamentari?) si sono rivelati una passerella in favore di telecamere.

 

La realtà fonda su tre pilastri:

 

conte e merkel by osho

1 Quei fondi, raccolti dalla Ue sui mercati e prestati agli Stati membri, sono per la gran parte debiti da rimborsare. E la Bundesbank è dell'idea che anche i contributi futuri (circa 50 miliardi per l'Italia) che serviranno alla Ue per rimborsare i bond emessi per i sussidi vadano inclusi nel debito nazionale già oggi.

 

2 Proprio per questo motivo, il ministro Roberto Gualtieri è fermo nella sua posizione di destinare almeno 87 dei 127 miliardi complessivi a spese già previste nel bilancio dello Stato ma non ancora finanziate. Non aumenterebbe così il debito, cambierebbe solo il finanziatore dell'Italia (Ue anziché i mercati). Gli investimenti aggiuntivi che contribuiranno alla crescita si riducono quindi a 40 miliardi.

GIUSEPPE CONTE PAOLO GENTILONI ROBERTO GUALTIERI

 

3 Esiste un ferreo vincolo posto dalla Commissione sulla destinazione della spesa: non meno del 57% dei fondi a favore di transizione ambientale e digitale e tutto il resto sarà comunque sotto la tagliola della coerenza con le raccomandazioni Paese e con tutto lo strumentario del semestre europeo (patto di stabilità in testa).

 

giuseppe conte roberto gualtieri

Noi lo scrivevamo da mesi non perché avessimo chissà quali fonti a Bruxelles, ma perché ci eravamo semplicemente sobbarcati la fatica di leggere almeno un migliaio di pagine di bozze di Regolamenti, oggetto di negoziati terminati solo il 22 dicembre scorso.Oggi è un coro e la prima voce, quasi dal sen fuggita, è stata quella del vice ministro dell'economia, Laura Castelli, che il 28 dicembre ha dichiarato al Fatto quotidiano: «Penso che i toni usati in questi giorni siano esagerati, perché alla fine a decidere è la Ue».

laura castelli con mascherina

 

Infatti la Commissione avrà 8 settimane per valutare l'ammissibilità dei progetti e portarli all'approvazione del Consiglio, che dovrà farlo entro 4 settimane. La Commissione utilizzerà una griglia a maglie strettissime ed abbiamo il sospetto - fondato proprio sulla parziale incoerenza tra i progetti finora elencati nel Recovery plan e le linee guida della Commissione - che il recente accapigliarsi su contenuto e governance del piano sia proprio il risultato di una prima non felice interlocuzione con i burocrati di Bruxelles.

GIUSEPPE CONTE MARIO MONTI

 

Chi, come Mario Monti, queste cose le sa, ieri sul Foglio ha avvertito che un errore da non compiere è quello di «dimenticare che anche questa volta l'Europa chiede risanamento dei conti e riforme, che sono nel nostro interesse, e che questa volta avrà anche l'autorità morale per esigerli». Sono le condizioni sopra illustrate.

 

Ci permettiamo solo di aggiungere che la Ue avrà anche l'autorità giuridica per imporci austerità e riforme, altrimenti non riceveremo un cent.Monti conferma anche la differenza tra la linea di Gualtieri e quella di Renzi: «I prestiti del Recovery fund [] andrebbero pur sempre ad accrescere il debito complessivo dello Stato.

GIUSEPPE CONTE FA LA FOTO ALLA MERKEL

 

È possibile che altri, non trovandosi esposti in prima linea come il Mef e il ministro che lo guida, considerino invece un'opportunità mancata un eventuale utilizzo non pieno dei prestiti». In altre parole: accumuleremmo troppo debito e non riusciremmo nemmeno ad avere sufficienti progetti ammissibili a quei fondi. Meglio chiederne meno.

 

A versare la secchiata gelata finale, ieri ha concorso Federico Fubini sul Corriere della Sera, che già in precedenza aveva evidenziato il tema dei prestiti per investimenti aggiuntivi: «Se Next Generation Eu non fosse mai nato, l'Alta velocità al Sud si sarebbe fatta semplicemente emettendo titoli di Stato. In altri termini cambia il creditore (e l'Unione europea di fatto non chiede interessi, a differenza degli investitori privati) ma non il progetto, né l'ammontare sostanziale di deficit e debito necessari per realizzarlo».

 

rutte merkel ursula conte by osho

Va solo detto, per inciso, che la Ue non fa beneficenza e che anche un Btp a 5 anni ha tassi negativi. Fubini solleva un punto chiave: siamo sicuri che la Ue riterrà finanziabile la proroga del credito d'imposta per industria 4.0 (esisteva già nel 2020) o quella del superbonus 110%? Tutte spese in parte in già in programma e finanziabili con normale indebitamento. È molto probabile che la Ue chieda più progetti tecnologici e infrastrutture che sgravi a pioggia per famiglie o imprese.È il paradosso del Ngeu: più ne prendiamo e meno conviene.

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