svizzera referendum

SVIZZERA A NUMERO CHIUSO – DOMANI I CITTADINI ELVETICI DECIDERANNO SE IMPORRE UN LIMITE ALLA POPOLAZIONE DEL PAESE: SE VINCESSE IL SÌ AL REFERENDUM, PROMOSSO DAL PARTITO DI DESTRA UDC/SVP, LA POPOLAZIONE RESIDENTE NON POTRÀ SUPERARE I 10 MILIONI DI ABITANTI PRIMA DEL 2050 – NON È SOLO UNA QUESTIONE DEMOGRAFICA: IN PROSPETTIVA, SONO A RISCHIO I RAPPORTI CON L’UNIONE EUROPEA E ANCHE LA TENUTA ECONOMICA DEL PAESE ALPINO, CHE SI BASA SUGLI SCAMBI CON GLI ALTRI PAESI E SULL'APERTURA (OLTRE CHE SUL RICICLAGGIO)

Estratto da www.editorialedomani.it

 

SVIZZERA REFERENDUM

Domenica 14 giugno gli elettori svizzeri sono chiamati a decidere su una delle iniziative popolari più discusse degli ultimi anni, promossa dall’UDC/SVP, il principale partito della “destra-destra” svizzera: l’inserimento in Costituzione di un limite alla crescita demografica del paese.

 

Se vincesse il sì, infatti, il paese dovrebbe mettere in atto alcune politiche volte a impedire che la popolazione residente permanente non superi i 10 milioni di abitanti prima del 2050 (oggi ci sono 9,1 milioni di cittadini).

 

Il dibattito ruota attorno a una domanda semplice solo in apparenza: la Svizzera sta diventando troppo popolata? Per i sostenitori del sì, l’aumento della popolazione mette sotto pressione il mercato immobiliare, i trasporti, il territorio e i servizi pubblici. Per gli oppositori, invece, il problema non è il numero degli abitanti ma la capacità di pianificare la crescita, mentre limitare l’immigrazione rischierebbe di danneggiare economia, occupazione e relazioni con l’Unione europea.

 

SVIZZERA REFERENDUM

Il Consiglio federale e il parlamento hanno invitato a respingere l’iniziativa [...]. Alcuni sondaggi pubblicati nelle settimane precedenti al voto hanno mostrato una competizione molto serrata tra favorevoli e contrari.

 

[...] Per capire perché questa consultazione è così importante bisogna partire da una caratteristica fondamentale della Svizzera contemporanea. Con poco più di 9 milioni di abitanti, il paese è uno dei più ricchi del mondo in rapporto alla popolazione e ha costruito buona parte della propria prosperità sull’apertura economica verso l’estero. Fin dagli anni del boom industriale del secondo dopoguerra, la crescita svizzera è stata accompagnata dall’arrivo di lavoratori stranieri, prima soprattutto italiani, poi provenienti da tutta Europa e dal mondo intero.

 

Dall’introduzione della libera circolazione delle persone con l’Unione europea, entrata in vigore nel 2002, la popolazione è aumentata di circa 1,7 milioni di persone, principalmente grazie all’immigrazione. Lo stesso governo sottolinea che molte imprese, ma anche ospedali, case di cura e servizi pubblici, fanno affidamento su lavoratori provenienti dall’area europea per coprire carenze di personale qualificato.

confine italia svizzera

 

Parallelamente, la composizione della società svizzera è cambiata profondamente. I cittadini stranieri rappresentano circa il 28 per cento della popolazione residente. Se si considera invece il cosiddetto background migratorio — cioè persone nate all’estero oppure figlie di immigrati — la quota supera il 40 per cento della popolazione adulta. In altre parole, la Svizzera è oggi uno dei paesi europei in cui il contributo dell’immigrazione alla crescita demografica è più rilevante.

 

[...]

 

Che cosa accadrebbe se vincesse il sì? Il cuore dell’iniziativa è il limite dei 10 milioni di abitanti. Tuttavia le conseguenze scatterebbero prima. Una volta raggiunta la soglia di 9,5 milioni di residenti permanenti, il Consiglio federale e il parlamento sarebbero obbligati ad adottare misure per impedire il superamento del limite. [...]

 

svizzera - riciclaggio del denaro sporco

La parte più delicata riguarda però il rapporto con Bruxelles. Se, nonostante queste misure, la popolazione superasse i 10 milioni di abitanti, la Svizzera sarebbe tenuta a denunciare gli accordi internazionali che favoriscono tale crescita. Tra questi figura l’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea.

 

Secondo le spiegazioni ufficiali del governo federale, la sua cessazione farebbe scattare anche la cosiddetta “clausola ghigliottina”, che travolgerebbe l’intero pacchetto dei Bilaterali I, ossia una serie di accordi fondamentali per l’accesso della Svizzera al mercato europeo. Verrebbero inoltre messe in discussione la partecipazione agli accordi di Schengen e Dublino, che regolano aspetti cruciali della cooperazione in materia di sicurezza e asilo.

 

Per l’Unione europea non si tratterebbe quindi soltanto di una questione migratoria. Una vittoria del sì aprirebbe una fase di forte incertezza nei rapporti con uno dei principali partner economici del continente. La Svizzera non fa parte dell’Ue, ma gran parte delle sue relazioni commerciali e della mobilità dei lavoratori si basa proprio sugli accordi bilaterali negoziati negli ultimi decenni.

 

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svizzera - riciclaggio del denaro sporco

 

Anche sul piano economico gli effetti potrebbero essere significativi. Il governo federale sostiene che l’iniziativa introdurrebbe un elevato livello di incertezza per imprese e investitori. Molti settori dell’economia svizzera dipendono infatti dall’arrivo di lavoratori stranieri qualificati. Non si parla soltanto di multinazionali e banche, ma anche di professioni essenziali come infermieri, medici, tecnici specializzati e personale dell’assistenza.

 

In un paese che invecchia rapidamente e registra una natalità relativamente bassa, ridurre drasticamente l’immigrazione potrebbe rendere più difficile trovare manodopera sufficiente. I sostenitori del sì ribattono che una crescita meno intensa ridurrebbe la pressione sugli affitti, sulle infrastrutture e sul consumo di suolo.

 

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