alfredo altavilla byd

LA TRAGEDIA DI UN PAESE RIDICOLO: L’ITALIA HA UN BISOGNO DRAMMATICO DI INVESTIMENTI MA SCACCIA CHI VUOLE METTERE I SOLDI – BYD, COLOSSO CINESE DELL’AUTO ELETTRICA, STA PER APRIRE UN SECONDO IMPIANTO IN EUROPA, MA HA SCARTATO L’ITALIA, NONOSTANTE ABBIA RAGGIUNTO IL 4,1% DELLE IMMATRICOLAZIONI TRICOLORE (+200% SU BASE ANNUA): SPAGNA E FRANCIA SARANNO LE PRINCIPALI CANDIDATE PER L’ACQUISIZIONE DI IMPIANTI GIÀ OPERATIVI APPARTENENTI A COSTRUTTORI “TRADIZIONALI” – SI ERA PARLATO DI UNA TRATTATIVA CON STELLANTIS PER CASSINO E MIRAFIORI, POI SI È BLOCCATO TUTTO. E IL GOVERNO STA A GUARDARE - L’ALLARME DI ALFREDO ALTAVILLA, CONSULENTE DI BYD PER L’EUROPA, PER LA CRISI DRAMMATICA DI VOLKSWAGEN, CHE TAGLIERÀ 100MILA POSTI DI LAVORO: “È IL PRIMO VERO CAMPANELLO D’ALLARME PER L’INDUSTRIA UE”

byd

1 - BYD: ALTAVILLA, PRESTO DECISIONE SU SECONDO IMPIANTO EUROPEO, SPAGNA E FRANCIA IN POLE

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il produttore cinese Byd è vicino a una decisione per rilevare uno stabilimento automobilistico già esistente in Europa, accelerando così la propria espansione nel continente.

 

“La decisione deve essere presa molto presto”, ha detto Alfredo Altavilla, consulente speciale di Byd per l’Europa, intervenendo a Francoforte alla conferenza Automotive Europe, facendo riferimento alle proposte normative Ue sul modello Made in Europe, pensate per rafforzare la produzione locale. Altavilla ha indicato Spagna e Francia come principali candidate per investimenti brownfield, cioè l’acquisizione di impianti già operativi appartenenti a costruttori tradizionali, con una decisione attesa a breve.

 

“Questa settimana abbiamo due team che stanno valutando tutti gli aspetti, quindi siamo vicini a una scelta”, ha detto, mettendo in discussione la competitività degli stabilimenti tedeschi, che risultano inoltre penalizzati da bassi livelli di utilizzo della capacità produttiva.

 

ALFREDO ALTAVILLA - BYD

Le sue dichiarazioni arrivano in un contesto in cui i costruttori tradizionali stanno cercando di gestire l’eccesso di capacità produttiva, continuando al contempo a investire massicciamente nello sviluppo di prodotto e in tecnologie come batterie e software.

 

2 - BYD: IN ITALIA A GIUGNO SOPRA IL 4% MA PER NUOVA FABBRICA EUROPA PUNTA SU SPAGNA E FRANCIA

(Adnkronos) - Nuova forte crescita a giugno del marchio Byd in Italia, dove registra 6.071 immatricolazioni totali, tocca una quota del 4,1% che porta l'incremento su base annua sopra il 200%.

 

I risultati di giugno - che vedono il costruttore cinese triplicare le vendite sul nostro mercato nei primi sei mesi con 29.489 immatricolazioni - portano Byd al primo posto nel comparto elettrificato con una quota del 19,6%. Ma l'attenzione oggi è tutta per la attesa decisione su un secondo impianto europeo, che sarebbe ormai imminente come ha indicato Alfredo Altavilla, consulente speciale di BYD per l'Europa, anche se l'Italia appare ormai fuori dai giochi.

auto elettriche byd

 

''La decisione deve essere presa molto presto'', ha confermato Altavilla, intervenendo a Francoforte in occasione della conferenza Automotive Europe, organizzata da Reuters. Altavilla ha indicato Spagna e Francia come principali candidate per investimenti brownfield, cioè l'acquisizione di impianti già operativi appartenenti a costruttori tradizionali, con una decisione attesa a breve.

 

''Questa settimana abbiamo due team che stanno valutando tutti gli aspetti, quindi siamo vicini a una scelta'', ha dichiarato, mettendo in discussione la competitività degli stabilimenti tedeschi, che risultano inoltre penalizzati da bassi livelli di utilizzo della capacità produttiva. Nessun riferimento all'Italia come già avvenuto in occasione di un recente incontro a Roma. Il nuovo impianto raddoppierebbe la presenza europea di Byd che nel quarto trimestre del 2026 si prepara ad avviare la produzione della fabbrica realizzata in Ungheria. "Combattere l'invasione cinese è assolutamente inutile" ha osservato Altavilla.

byd

 

3 - BORSA HONG KONG: +8% BYD, AUMENTO VENDITE A GIUGNO E VERSO SECONDO SITO IN EUROPA

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 2 lug - Byd corre alla Borsa di Hong Kong, sospinta dall'imminente decisione per un secondo stabilimento in Europa, come ha dichiarato Alfredo Altavilla, consulente speciale del gruppo automobilistico e sulla scia dei positivi dati delle vendite di giugno. Il titolo del produttore cinese di auto elettriche ha messo a segno un guadagno dell’8,1% a 78,30 dollari Hk.

 

Byd è vicino a una decisione per rilevare uno stabilimento automobilistico già esistente in Europa, per accelerare la propria espansione nel continente, ha indicato Altavilla, intervenendo a Francoforte alla conferenza Automotive Europe. “La decisione deve essere presa molto presto”, ha detto il manager, facendo riferimento alle proposte normative Ue sul modello Made in Europe, pensate per rafforzare la produzione locale.

ALFREDO ALTAVILLA - BYD

 

Altavilla ha indicato Spagna e Francia come principali candidate per investimenti brownfield, cioè l’acquisizione di impianti già operativi appartenenti a costruttori tradizionali. “Questa settimana abbiamo due team che stanno valutando tutti gli aspetti, quindi siamo vicini a una scelta”, ha aggiunto. Se l'acquisizione andrà a buon fine, Byd disporrà di un secondo sito di assemblaggio europeo, dopo quello in Ungheria, dove l'inizio della produzione è previsto per il quarto trimestre.

 

Byd ha il favore degli investitori anche per la crescita delle vendite globali per il secondo mese consecutivo a giugno, grazie all'impennata delle esportazioni che ha compensato la debolezza della domanda sul mercato cinese. Le vendite totali sono aumentate del 5,5% su base annua, raggiungendo quota 403.472 veicoli il mese scorso, in base a un documento depositato in Borsa e pubblicato mercoledì.

 

byd

La performance segue l'aumento dello 0,3% registrato a maggio, che aveva interrotto una serie negativa di otto mesi. Le vendite internazionali di Byd sono balzate del 94,7% rispetto a giugno 2025, raggiungendo quota 175.349 veicoli, attenuando così la fragilità del mercato cinese, dove le vendite sono diminuite del 22%, prolungando una serie di cali annuali iniziata a maggio 2025.

 

4 - I CINESI COMPRANO LE FABBRICHE CHE NOI NON USIAMO PIÙ

Vincenzo Borgomeo per https://www.formulapassion.it/

 

BYD è vicina a comprare uno stabilimento europeo già esistente. Lo ha detto, con una chiarezza quasi brutale, Alfredo Altavilla, il consulente speciale per l’Europa del colosso cinese. La decisione arriverà “molto presto”, forse già nelle prossime settimane. Spagna e Francia sono le candidate più probabili. La Germania, per ora, no: troppi problemi di sottoutilizzo, costi alti, rigidità. Meglio prendere qualcosa di già fatto, piuttosto che costruire da zero.

 

È un dettaglio tecnico che dice molto più di quanto sembri. BYD, che in Europa ha venduto quasi 188 mila auto lo scorso anno (+270%) e ne ha già superate le centomila nei primi cinque mesi del 2026, non ha più bisogno di chiedere il permesso. Ha bisogno di spazio. E lo sta cercando dove l’industria europea, da anni, ne ha in eccesso.

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La frase più significativa, però, non riguarda le mappe o le tempistiche. È quella in cui Altavilla dice, senza giri di parole: “Combattere questa invasione è inutile”. Non è un’uscita polemica da convegno. È la constatazione di chi ha già vinto la prima parte della partita. I dazi europei, le norme sul “Made in Europe”, le discussioni infinite su quanto sia “cinese” un’auto assemblata in Ungheria o in Spagna: tutto questo, per BYD, è ormai rumore di fondo. Il tempo delle proteste è finito. È arrivato quello delle acquisizioni.

 

Il campanello di allarme

 

Nel frattempo, in Germania, Volkswagen valuta la chiusura di quattro stabilimenti e il taglio di centomila posti di lavoro. È, secondo lo stesso Altavilla, “il primo vero campanello d’allarme” per l’industria automobilistica europea. Un campanello che suona da un pezzo, in verità, ma che solo ora qualcuno sembra sentire davvero. I cinesi non stanno rubando il lavoro. Stanno comprando la capacità produttiva che gli europei non riescono più a usare in modo redditizio.

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C’è qualcosa di quasi grottesco in questa scena. I costruttori tradizionali passano gli anni a discutere di joint venture in cui i cinesi dovrebbero entrare come soci di minoranza, lasciando però le tecnologie più avanzate. I cinesi, invece, stanno comprando interi stabilimenti. Non chiedono di partecipare: chiedono di rilevare. E lo fanno con i soldi che hanno guadagnato vendendo auto che, fino a pochi anni fa, molti in Europa consideravano irrilevanti.

 

Due fabbriche

 

BYD avrà presto due siti produttivi nel continente: uno in Ungheria (dove la produzione partirà entro fine anno) e un secondo, probabilmente in Spagna o in Francia, preso in affitto o acquistato da qualcuno che non sapeva più cosa farsene. Non è un’invasione nel senso classico del termine. È qualcosa di più freddo e più definitivo: è l’acquisizione progressiva di una capacità industriale che l’Europa non riesce più a difendere con le sole parole d’ordine.

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Si può discutere all’infinito su quanto sia giusto o sbagliato. Si può invocare il protezionismo, si può parlare di dumping, si può sperare che le norme europee rallentino il processo. Ma la realtà, nel frattempo, continua a muoversi. E si muove nella direzione di chi ha deciso di non perdere altro tempo a negoziare i termini della propria ritirata.

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